Dama di Carità

 Posted by on 18 novembre 2013  Add comments
Nov 182013
 

Sfugge qualcosa nella pervicacia con la quale viene difesa la permanenza della Cancellieri al Governo.

Altri ministri sono stati indotti alle dimissioni per molto meno. E pur in un paese come il nostro dove la parola “dimissioni” è un tabù, alla fine  se ne sono andati. Qualunque fosse la loro appartenenza politica.

Lei, Anna Maria Cancellieri no. Chiede udienza dal Capo dello Stato che le offre la protezione sperata. Letta le riconferma quella fiducia che non offrì – giustamente – a Iosefa Idem. Il PD e il PdL – o quel che ne rimane di esso –   sono in imbarazzo quasi che la loro sopravvivenza sia legata, anche, a questa vicenda.

La crisi più dura e preoccupante che si ricordi dal 1945 sta mordendo famiglie e imprese. Tuttavia ci dobbiamo preoccupare delle telefonate di una signora benestante – incidentalmente ministro della giustizia – con un figlio milionario e ben piazzato nei salotti buoni che contano. Una Dama di Carità dal tratto gentile e liberale che spende il suo tempo per chiamare i parenti di arrestati perché amici di famiglia e assicurando loro quell’attenzione che gli è data dal ruolo sociale rivestito.

In un paese normale tutto ciò sarebbe stato risolto in pochi giorni: o con le dimissioni o con una mozione di sfiducia votata da tutto il Parlamento.

Da noi no. In Italia siamo ancora a dibattere se ha chiamato lei o a chiamato la famiglia Ligresti. Come se questo fosse il punto dirimente della brutta vicenda. Dimenticando invece – a noi Italiani piace dimenticare – che quella telefonata la Dama di Carità non doveva ne farla, ne riceverla.

E in tutto questo discutere non ci accorgiamo di sprofondare sempre più nella melma.

(immagine: Esercito della Salvezza. Londra 1920)

 

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