Dic 072013
 

Dirty Sexy Money è un prodotto stoppato al 13° episodio della seconda stagione, con un finale in sospeso, ma con il 90% dei punti narrativi chiariti. Perché guardarlo allora? Per il semplice piacere di guardare, per le finezze narrative disseminate lungo il testo, per la maturazione della scrittura. E poi le soluzioni possibili per la conclusione della storia sono minori delle dita di una mano.

Al centro della narrazione è posta la più potente, controversa e ricca famiglia americana, i Darling, intercettata mentre il patriarca, Patrick “Tripp” III, Donald Sutherland, è impegnato a manovrare per assicurare al primogenito (Patrick IV, William Baldwin) un posto in Senato. La strada, che alla fine dovrebbe portare i Darling per la prima volta alla Casa Bianca, viene minata dalla morte dell’avvocato di famiglia, uomo di fiducia, risolutore di problemi, Dutch George, miglior amico di Tripp, che precipita con l’elicottero.

Dopo essere così uscito anni addietro dalla porta di servizio, rientra nella vita dei Darling il figlio di Dutch, Nick (Peter Krause di Six Feet Under), PM di pubblica fama, noto per le battaglie dalla parte dei deboli in contrasto con le possibilità di ricchi potenti. Il buono e giusto.

Cresciuto in casa Darling come il bambino in più della dinastia, una cotta, e più, giovanile, ricambiata, per Karen (Natalie Zea), mezzana della famiglia, regina delle cronache mondane, collezionista di matrimoni, Nick si era allontanato da un mondo opposto ai propri principi, in pieno conflitto col padre, assente, balia dei Darling capaci di creare qualsiasi baraonda, una madre impachettata in Francia poiché pazza.

Il procuratore decide comunque di far luce sull’assassinio del padre, ufficialmente normale incidente, e, sospettando che il mandante si annidi fra i Darling stessi o nei giochi di potere della famiglia, accetta l’invito di Tripp a prendere il posto del genitore e rientrare nell’universo odiato. La trama dell’indagine sarà quindi infiocchettata attraverso segreti svelati della Discendenza (la relazione extraconiugale di Letitia, moglie di Tripp, con Dutch; la passione per i transessuali di Patrick IV; il figlio segreto di Brian, terzo genito Darling e pastore episcopale), lotte economiche con gli oppositori della dinastia (il principale, Elder, uno dei sospettati dell’omicidio), problemi familiari di Nick, spinto a ricalcare il cammino paterno dalle beghe dei cinque figli Darling, con una moglie impaurita di perderlo.

Ad irritare nella narrazione è immediatamente il quadro ironico dipinto sopra le righe: un po’ feuilleton, un po’ soap opera, DSM calca forzatamente la mano nella caratterizzazione Darling, accentuata nel doppiaggio, utilizzando beceramente la soluzione di bambini viziati e troppo cresciuti. Superato questo primo impatto, entrati nella filosofia sarcastica del prodotto, DSM riesce ad intrattenere dispensando perle di scrittura fra Paris Hilton stereotipate e capricciose figure alla Nixon. Quando, al culmine del climax di seconda puntata, Tripp rivela di conoscere la password della valigia di Dutch, la data di nascita di Letitia, ammettendo di conoscere da anni la relazione fra moglie e amico, si capisce come la serie abbia a disposizione potenziali di scrittura difficilmente rintracciabili in altri lavori. Peccato che tali finezze appaiano intermittenti, ma da una parte il piacere di scovarle, dall’altra la maturazione dei personaggi (la moglie di Nick si rivelerà la più influenzata dai Darling; la crescita del giovane Jeremy; la crisi d’età, esistenziale e di fede, di Brian che scopre pure di essere stato “parcheggiato” in chiesa per la propria sicurezza), DSM appassiona episodio dopo episodio fino all’ultimo colpo di scena, la risoluzione del caso Dutch, lasciando alla fantasia dello spettatore la conclusione del racconto.

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