Jeremy A. Brady

Jeremy A. Brady

Jeremy Alistair Brady - detto perfidamente JAB dai rari amici - è un Poeta, Scrittore, Fotografo, Pittore, Poliglotta, Incisore, Fine Dicitore, Cantautore, Cembalista, Ebanista, Piastrellista e Idraulico Tubista. Il suo eclettismo avrebbe ispirato a Charles Dickens il personaggio di Samuel Pickwick. Personaggio nel quale egli, ovviamente, si riconosce.

mag 192012
 

In questo periodo, come ogni anno, c’è una bella fetta di denaro da spartirsi: l’8×1000. E come ogni anno le varie confessioni religiose fanno la loro campagna pubblicitaria. Una campagna dai costi non trascurabili. Solo la Chiesa Cattolica – o meglio la CEI – spende 9 milioni di euro.

Le altre confessioni non possono permettersi promozioni pubblicitarie così onerose. I Valdesi, ad esempio, hanno ricevuto  dall’8×1000 nel 2011 10 milioni di euro – poco più di quanto spende la Chiesa cattolica in sola pubblicità –, mentre gli avventisti e i luterani non superano i 5 milioni. Complessivamente si può dire circa 10 milioni di euro circa il denaro speso nella campagna pubblicitaria per l’8×1000. E con quali vantaggi? Pochi, soprattutto per la CEI che, dato il particolare meccanismo della ripartizione, potrebbe tranquillamente non spendere in pubblicità e utilizzare il denaro risparmiato in opere caritative.

Nella ripartizione dell’8×1000, la Chiesa cattolica ha il 37% delle preferenze, lo Stato il 5,2% e la Chiesa Valdese lo 0,9% e le rimanenti confessioni lo 0,4%. Si noti come solo 43,5% dei contribuenti indichi una scelta, mentre la maggioranza, il 56,5%, non si esprime. La legge, però, prevede che le scelte inespresse siano ripartite proporzionalmente tra tutti i soggetti coinvolti. Ed ecco come la Chiesa cattolica si aggiudica l’85% dell fetta avendo ricevuto solo il 37% di preferenze. (Consulta la fonte.)

E come viene speso questo fiume di danaro? Secondo i dati presentati dalla Cei per l’anno 2011, la Chiesa ha ricevuto quasi un miliardo e 200 milioni di euro. Di questi solo 235 milioni di euro sono stati impiegati in opere caritative (un 20% circa), mentre il resto è stato utilizzato per gli stipendi del clero, per l’esigenze pastorali e per l’edilizia di culto (quest’ultima spesso finanziata anche dallo Stato, dalle regioni e dai Comuni). Gli Avventisti e i Valdesi, invece, non usano i fondi per stipendiare i ministri di culto e destinano ad opere di carità – in Italia e all’estero – il 90% di quanto percepito. Un esempio di destinazione è dato dalla Chiesa Valdese che utilizza una parte dei fondi finanziando progetti per giovani disoccupati.

Lo Stato utilizza l’8xmille per l’acquisto di aerei anti-incendio della Protezione civile e per la costruzione di nuove carceri. In passato ha utilizzato i fondi dell’8×1000 per rifiniziare le missioni militari “di pace” all’estero. Mentre niente destina alle Onlus e al Terzo Settore.

Anarchia?

 di - 15 maggio 2012  Commenta »
mag 152012
 

 

L’attentato a Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la Federazione Anarchica Informale (FAI).

Il gruppo è apparso per la prima volta nel 2003 quando rivendicò l’invio di un pacco-bomba indirizzato a Romano Prodi. Gli “anarco-insurrezionalisti” della FAI sono anche ritenuti responsabili dell’ordigno ritrovato nei pressi della Questura di Genova pochi giorni prima del G8 del 2001.

Una sigla – quella del FAI – nebulosa, dentro la quale ci può essere tutto e il contrario di tutto. E che, comunque, mai si era spinta ad organizzare un attentato con un modus operandi che ricorda quello delle prime Brigate Rosse.

Rimane quindi il dubbio di chi ci sia dietro a questa sigla che, occorre ricordarlo, “clona” forse non casualmente l’acronimo della Federazione Anarchica Italiana. La Federazione storica degli Anarchici italiani, quella fondata da Errico Malatesta nel 1920 e che niente ha a che vedere con questi “anarco-insurrezionalisti”.

E molte sono le perplessità dovute al fatto che a dieci anni dalla sua apparizione ancora non si sia riusciti a comprendere la struttura di una organizzazione che non esitiamo a definire pseudo anarchica.

La carta stampata  poi – non è una novità -  ha usato nelle prime pagine (vedi il quotidiano La Stampa) il termine “Anarchia” quale sinonimo di disordine, violenza, guerra civile. E’ un  antico vizio coltivato da chi ignora, volutamente o meno, che Anarchia non è assenza di ordine (o caos che dir si voglia) ma assenza di capi e, di conseguenza, di subordinati. Cosa profondamente diversa.

Ma si sa che in mancanza di meglio fa sempre comodo sbattere l’anarchico in prima pagina.

mag 092012
 

L’esito del voto amministrativo ci ricorda ciò che avvenne vent’anni fa. Era il 1992 l’anno di Tangentopoli e di mani pulite. I partiti tradizionali della prima Repubblica squagliati come neve al sole nell’arco di pochi mesi. Dal 30%, a zero consensi. Qualcosa di analogo sta avvenendo adesso, soprattutto nel centro destra. Il PD limita i danni  e “vince perchè gli altri perdono” ma non riesce a raccogliere il voto in fuga da PdL e Lega andato a alimentare il successo, al di là delle previsioni, del M5S. Un PD che ha corteggiato per mesi  il Terzo Polo, scoprendo poi che il Terzo Polo non esiste.

Quello del 1992 fu uno stravolgimento politico-istituzionale dal quale prese vigore la Lega Nord. Quella di Roma ladrona, per capirci. Quella che inneggiava a Di Pietro e agli altri magistrati del pool milanese mostrando un cappio da patibolo. Da quelle macerie nacque anche il Berlusconi politico – lui uomo di Craxi – col suo messaggio “nuovo” fatto di TV, lustrini, iperboliche promesse, detassazioni e ghe pensi mi.  Vent’anni fa nacque un sodalizio – Berlusconi, Bossi, Fini – che, fra alterne vicende e ripensamenti, nel 2008 ha prodotto l’attuale Parlamento. Un ventennio nato da macerie politiche e che termina – non è un paradosso – fra le macerie di una seconda Repubblica forse mai decollata.

Già, il Parlamento. Quello attuale è espressione di quel momento politico che pare lontano come un’era geologica. Eppure sono trascorsi appena quattro anni. Un Parlamento che non rappresenta più il paese reale. Dimostrazione, questa e se mai ce ne fosse bisogno, della faglia profonda che separa la classe politica prodotto di questo ventennio dall’opinione pubblica.

Siamo convinti che i governi tecnici – che poi tecnici non sono perchè fanno politica con altri mezzi, giusto per parafrasare Von Clausewitz – debbano restare in carica solo per il tempo strettamente necessario dettato dalle situazioni contingenti. Il pensiero che l’esecutivo Monti debba ancora governare per un anno perchè c’è lo spread, la Merkel, il FMI piuttosto che i nazisti dell’Illinois, ci appare assurdo. Com’è innaturale il fatto che questo governo si regga su una maggioranza parlamentare che non rappresenta più il paese reale.

E poi – lo immaginate? – ancora un anno fatto d’interviste e di proclami di vetero politici. Di urla di neo-politici approdati alla politica. Di altri che, politicamente, non hanno più niente da dire da un decennio ma che, ostinatamente, tenteranno di convicerci che il loro “zero virgola qualcosa” rappresenta il nuovo. Questo mentre il paese affonda, la disoccupazione giovanile è al 30% e la gente s’uccide.

No, la Democrazia, pur con tutte le sue imperfezioni, non funziona così. Basterebbero due passaggi per uscire dal caos politico-economico-istituzionale nel quale i partiti – che pur abbiamo sostenuto col nostro voto, ricordiamolo – ci hanno infilato. Una rapida approvazione di una legge elettorale sul modello francese o sul modello, ce l’abbiamo in casa, di elezione dei sindaci. Un beau geste finale di una classe politica che ha, proprio col suo essere casta intoccabile, alimentata la disaffezione degli italiani per la politica.

E ridare poi la parola ai cittadini fra quattro, massimo cinque mesi.

Poi chi vince, vince. E governa.

25 Aprile

 di - 25 aprile 2012  Commenta »
apr 252012
 

«Combattevamo Mussolini come corruttore, prima che come come tiranno; il fascismo come tutela paterna prima che come dittatura; non insistevamo sui lamenti per mancanza della libertà e per la violenza, ma rivolgemmo la nostra polemica contro gli italiani che non resistevano, che si lasciavano addomesticare».

Piero Gobetti

 

apr 112012
 

Il World Happiness Report 2012 è un  rapporto di 158 pagine stilato dal Columbia University’s Heart Institute che esamina lo stato di felicità nel mondo.

La classifica vede ai primi tre posti tre paese scandinavi, rispettivamente Danimarca, Finlandia e Norvegia.

Sono tre paesi dove vige un’economia di mercato liberale ma non liberista. Ma dove al contempo lo stato, in maniera socialisteggiante, offre coperture e garanzie da noi inimmaginabili per quanto riguarda l’istruzione, il mondo del lavoro, la sanità, i trasporti.

Paesi dove le patrie galere sono, prima di tutto, luoghi uman e dove l’ergastolo è praticamente bandito. Paesi dove le donne sono presenti, qualitativamente e quantitativamente sia in politica che nel management, nella stessa misura, se non di più, degli uomini.

Tre paesi dove le coppie eterosessuali e omosessuali hanno pari dignità e pari diritti e dove i congedi di paternità esistono da molti anni.

Nazioni dove nessuno ha mai sollevato il reaganiano concetto di riduzione della tasse e nessun partito – conservatore o socialista – lo ha mai posto nel proprio cartello elettorale.

Nazioni dove tutti pagano tante tasse e si sentono felici per quanto ricevono in cambio.

 

apr 052012
 

In quale altro paese occidentale gli ex presidenti del Parlamento continuano a godere dei privilegi a vita una volta cessati dalla carica ? In nessuno. Lo stesso presidente Obama una volta terminato il suo mandato tornerà ad essere un comune cittadino senza ricevere nessun benefit statale o federale.

Da noi in Italia, invece, si verifica un’anomalia abnorme. Gli ex presidenti di Camera e Senato continuano a mantenere l’uso dell’ufficio a palazzo Giustiniani con cinque segretari, con l’auto di servizio con autista e voli gratis. Fino a qualche giorno fa questo privilegio veniva loro garantito per tutta la vita. Adesso, anzichè essere abolito come giusto sarebbe, è stato ridotto a “soli” dieci anni dal termine del mandato. Tranne che al Senato dogli ex presidenti  che hanno svolto il mandato prima del 2001 continueranno a mantenere i benefit a vita.

Le reazioni sono state varie. Si va da Pier Ferdinando Casini – dal 1983 ininterrottamente in Parlamento – che ha annunciato di rinunciare immediatamente ai benefit (ma perchè solo ora che è emersa la questione? non poteva fare il nobile gesto tre anni fa?), a A Luciano Violante che ha, invece, bollato il gesto di Casini come venato da ipocrisia.

Fausto Bertinotti – pilatescamente -  si è rimesso a ciò che le istituzioni decideranno in materia. Irene Pivetti – presidente della camera dal 1996 al 1998 – è invece infuriata per la “voglia di forca” dell’antipolitica e farà ricorso contro una riduzione che, poverina, la penalizza. E anche Marcello Pera denuncia come la deriva giustizialista dell’antipolitica abbia preso il sopravvento nel Paese e nel giornalismo facendo di tutta l’erba un fascio.

Questi signori hanno dimenticato – se mai l’hanno perseguito – il concetto classico di Politica. Nel difendere questi privilegi – in particolare nel momento in cui si chiedono gravissimi sacrifici ai giovani, ai pensionati – essi dimostrano di essere fuori da ogni realtà. Non si vergognano di rivendicare, esplicitamente, l’appartenenza a quella che è stata definita, con azzeccata scelta, una casta.

Vadano a spiegare ai pensionati che i privilegi di cui godono sono necessari per una loro dignitosa esistenza.

Parlano, questi signori, di antipolitica confondendo l’effetto con la causa. Non sono loro a subire l’effetto di una degenerazione, essendone, invece, la causa diretta. Sono loro l’unica e ammorbante antipolitica che affligge questo paese.

 

mar 242012
 

Come un fiume carsico, migliaia di tonnellate di rifiuti elettronici spariscono ogni anno in Europa per emergere in Africa. È quanto sostiene Andreas Manhart dell’ ÖKo Institute, in Germania.

Il ricercatore ha collaborato alla realizzazione dello studio “Dove finiscono i R.A.E.E. (rifiuti apparecchiature elettriche e elettroniche) in Africa?” prodotto dal programma Ambiente delle Nazioni Unite. I rifiuti elettronici prodotti dai cittadini europei vengono riciclati solo per un terzo all’interno dei confini UE, il resto va in discarica o esportato come componentistica di seconda mano nei paesi africani. Stati dell’Africa occidentale, come Benin, Costa d’Avorio, Ghana, Liberia e Nigeria, assorbono decine di migliaia di tonnellate di scarti elettronici tra elettrodomestici vecchi, televisori, telefoni cellulari e computer.

Secondo lo studio delle Nazioni Unite, 220mila tonnellate di prodotti elettrici ed elettronici sono stati spediti dall’Unione europea in Africa occidentale nel 2009. In Ghana solo il 30% della componentistica elettronica arrivata dall’Europa era riutilizzabile, il resto, secondo il rapporto, è inutilizzabile. E l’80% dei container carichi di raee arriva nel paese africano proprio dall’Europa, contro un 4% di provenienza asiatica.

Il rapporto può essere letto (e scaricato) qua.

Bene

 di - 16 marzo 2012  Commenta »
mar 162012
 

Dieci anni fa, il 16 marzo 2002, moriva Carmelo Bene, uno dei massimi esponenti della cultura italiana del secolo scorso. Teatro soprattutto, ma anche cinema, letteratura, poesia, televisione. Un artista poliedrico, quanto controverso. Amato e criticato, Carmelo Bene è stato  un grande innovatore del linguaggio ed un superbo interprete.

 

Carmelo Bene  - L’infinito  di Giacomo Leopardi

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Carmelo Bene – Il manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti

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mar 152012
 

Fingere di avere una patologia disabilitante  e percepire, per anni, la relativa  l’indennità. Un fenomeno che non ci colpisce più di tanto, talmente è diffuso nel nostro paese. Ma quando invece avviene in paesi del nord Europa, ad esempio il Regno Unito, la cosa ci sorprende. Evidentemente la crisi globale morde dappertutto e tutto il mondo diventa paese.

Il caso inglese riguarda una signora di Cardiff, in Galles, che per cinque anni – dal 2005 al 2010- ha percepito indebitamente l’indennità di malattia accusando gravi problemi di deambulazione. E’ stata scoperta attraverso un video girato dall’ex amante durante le vancanze nel sud della Francia nella quale la si vede esibirsi in scivoli d’acqua, passeggiate e nuotate. La donna, definita dal ministro del Welfare Freud criminal, ha subito una detenzione di dieci settimane al termine delle quali è stata condannata a restituire allo stato (entro sei mesi) la cifra di £ 16,403 (circa 20.000 euro). Cosa che ha fatto vendendo la casa di proprietà.

Ci dimenticavamo il nome della “criminale” in questione: Annunziatina “Tina” Attanasio.

Made in Italy?

Volare, oh oh

 di - 12 marzo 2012  Commenta »
mar 122012
 

Siamo ad ottobre 2011 e il “Governo del fare” proclama solennemente che:

A fine anno Alitalia raggiungerà per la prima volta il pareggio operativo, nonostante la crisi e l’impatto negativo che ha avuto sui prezzi delle forniture. La crescita dei passeggeri nel 2011 è continuata e raggiungerà i 24,5 milioni di clienti: nel 2010 erano stati 23,2 milioni. Inoltre in questi tre anni Alitalia ha garantito un posto di lavoro a 25 mila persone. Questi i risultati dei primi tre anni di attività della nuova Alitalia, fortemente voluta dal governo Berlusconi nel 2008, con la scelta di puntare sulla “cordata italiana” di imprenditori per salvare la compagnia di bandiera.

Solo qualche mese dopo la risposta dei mercati è stata questa:

La notizia è fondamentale per gli equilibri del trasporto aereo passeggeri, che secondo la Iata è cresciuto a gennaio del 5,7% rispetto allo stesso mese dell’anno prima, di pari passo al load factor (i velivoli sono pieni in media al 76,6%). Con 28,1 milioni di passeggeri da e per l’Italia imbarcati nel corso del 2011 (+20% rispetto al 2010) Ryanair è ufficialmente la prima compagnia operante nel Belpaese. Da gennaio a dicembre dello scorso anno il vettore irlandese ha raccolto dunque più clienti dell’azienda di bandiera Alitalia, ferma comunque alla ragguardevole quota di 25 milioni.