Brunilda

Brunilda

Brunilda viene spesso udita parlare - con pari devozione - di insolite pozioni, gatti neri e antenati defunti, il che le conferisce un'aura stregonesca decisamente poco consona al suo razionalismo e all'amore verso ogni forma d'intelligenza propriamente detta. Silenziosa osservatrice di comportamenti altrui, che talvolta si diletta a evidenziare con un lieve ma palese moto del sopracciglio destro, coltiva il sogno di possedere un cervello puramente algoritmico.

E la spesa si fa eco. Forse

 Posted by on 6 Gennaio 2011  No Responses »
Gen 062011
 

Come ormai abbiamo avuto modo di vedere, dal primo gennaio 2011 è entrato in vigore il divieto di mettere in commercio le comuni buste di plastica non biodegradabile per la spesa, ossia i cosiddetti shopper; i vari esercizi commerciali hanno la possibilità di smaltire le scorte senza tuttavia addebitarne il costo al cliente. E fin qui ci siamo. L’iniziativa è decisamente apprezzabile e se ne riconosce la preoccupazione ambientale che la muove.

E una volta esaurite le scorte? Beh, supermercati e negozi vari avranno comunque la possibilità di commercializzare le buste biodegradabili, già da tempo in vendita. In alternativa, si farà ricorso alla classica “sporta” della nonna o comunque a borse riutilizzabili, in qualche occasione generosamente donate. Non si può dunque che approvare tale decisione.

Indugiano però come fastidiose cimici sul vetro di una finestra al sole due domande, anzi “domandone”, che ci si augura troveranno risposta quanto prima:

1) Adesso che i sacchetti tradizionali di plastica sono fuorilegge, dove le mettiamo le “scoasse”. la “rumenta”, la “monnezza”… l’immondizia, insomma? Nelle borse biodegradabili, che si rompono al solo guardarle? Negli appositi sacchetti neri che dovremo immancabilmente acquistare, magari dai cinesi, che costano meno? E quelli forse non inquinano?

2) Ma i supermercati ci lasceranno davvero entrare con le nostre brave borse riutilizzabili, dato che già adesso se solo osi  tentare di entrare con in mano un minisacchettino prima ti radiografano come un terrorista, dopodiché ti sigillano la borsa dello scandalo?

Considerato che l’anno è ai suoi primi vagiti, aspetteremo e vedremo. A me però vien da ridere al pensiero di andare al solito ipermercato e vedermi sigillare le borse… dentro un’altra borsa. Di plastica naturalmente. Speriamo solo sia biodegradabile.

Cauteliamoci

 Posted by on 7 Ottobre 2010  1 Response »
Ott 072010
 

Rimbalza di sito in sito trascinandosi dietro una scia di più che legittimi mugugni la dichiarazione forse incautamente fatta dal presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua al forum Ania – Consumatori (chi desidera approfondire gli argomenti del forum può scaricarne il comunicato stampa). Il tema scottante – cui peraltro sarebbe stato opportuno dare maggior rilievo – riguarda principalmente gli iscritti alla gestione separata Inps e le modalità di consultazione online della propria posizione previdenziale.

Tale modalità di consultazione non permetterebbe infatti la simulazione della potenziale pensione che verrà percepita. Il motivo – citiamo – sarebbe il seguente: “se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale” (fonte). Insomma, un tentativo di cautelarsi da paventate sommosse popolari di risorgimentale memoria.

Una dichiarazione del genere risulta assai grave, soprattutto in bocca a chi rappresenta l’ente cui, per forza o per amore, tanti cittadini debbono rivolgersi in vista e nella speranza della futura pensione. E’ però anche ammirevole la sincerità (o forse l’ingenuità?) con cui almeno una volta tanto si cerca di dire pane al pane: per i precari non c’è futuro tra le braccia dello Stato. Ci auguriamo solo che la suddetta affermazione possa di fatto contribuire al nascere di un atteggiamento proattivo da parte dei diretti interessati e di un minimo di vergogna in chi ci governa, cosa quest’ultima purtroppo alquanto utopica.

Crazy Train

 Posted by on 30 Settembre 2010  3 Responses »
Set 302010
 

Lo titola il Corriere, e fa un certo effetto vedere che il quotidiano nazionale ha ancora un residuo di sana polemicità tra scandali, scandaletti e cavalieri.
Trenitalia offre al gentil sesso la possibilità a ottobre di viaggiare gratis su alcuni treni a media e lunga percorrenza, nella fattispecie Frecciarossa e Frecciargento. Ma “solo” se accompagnate. Da famiglia con pargolo durante la settimana, in coppia il sabato. Il meccanismo dietro questo genere di promozione è elementare: si vuole farsi pubblicità senza perderci in profitto, anzi, magari guadagnandoci sopra. Ecco che allora per ogni donna che non paga, a dover acquistare il biglietto è il resto della famiglia o l’altro/a partecipante alla coppia, gente che magari di prendere il treno non ne aveva punto voglia. Tuttavia, questa raffazzonata promozione è – consentitecelo – alquanto odiosa, perché va a discriminare proprio quelle donne sulla cui sicurezza vorrebbe sensibilizzare: le viaggiatrici sole. Al di là del fatto che è deprimente vedere come, alle soglie del 2011, in Italia l’essere femminile si riempia di significato solo in rapporto a una funzione (moglie, fidanzata, madre, amante) con l’altro sesso, in mancanza della quale la donna diventa invisibile, rimane il fastidio di vedersi ancora una volta falsamente rappresentate. Un po’ come dire, se hai famiglia o sei in coppia, ti accettiamo. In caso contrario, sei aberrante e come tale vai emarginata.
Cara Trenitalia, la prossima volta i biglietti gratis mettili in lotteria. Sarà per lo meno più onesto.

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Fuori tema: se avete voglia di dilettarvi un po’ con la canzone del titolo, la trovate qui.

Chi decide cosa leggiamo?

 Posted by on 18 Settembre 2010  2 Responses »
Set 182010
 

E’ risaputo che la libertà d’informazione passa attraverso una pluralità di vedute cui venga concessa una concreta possibilità di esprimersi. Ne abbiamo avuto un esempio con la tanto discussa ed esecrata “legge bavaglio” che ha scatenato il (meritato) vespaio mediatico.

Di recente tuttavia a picconare questa pluralità di vedute hanno contribuito altri due sassi lanciati in una piccionaia ahinoi rimasta pressoché inerte. Ci riferiamo ai recenti danni subiti dalla piccola editoria indipendente, i cui prodotti spesso contribuiscono a immettere nel panorama culturale  – così solerte a promuovere letture “usa e getta” – buoni elementi di riflessione. Il primo di questi sassi lo ha lanciato quatto quatto la scorsa primavera il decreto interministeriale che sopprime le tariffe agevolate per l’editoria (eccezion fatta per le onlus, la cui sorte è tuttavia ancora incerta). Questo significa che i piccoli editori – i quali non possono avvalersi di un sistema di distribuzione capillare ed esclusivo – sono costretti a mettere in conto un aumento non proprio irrisorio delle spese di spedizione, a danno loro, del lettore e dell’offerta in generale.

Il secondo sasso è una pasticciata “legge sul prezzo del libro” (il cui primo firmatario è, guarda caso, colui che già nel precedente governo vagheggiava di bavagli), che ufficialmente avrebbe lo scopo di contribuire allo sviluppo della lettura e della cultura libraria nel Paese, ma che di fatto allo stato attuale liberalizza le campagne promozionali del prodotto-libro a vantaggio dei grandi gruppi editoriali (con annesse catene) e a detrimento di piccoli editori e librai indipendenti (che non possono permettersi una perenne promozione), arrecando in ultima analisi un danno anche al lettore, che pur beneficiando di promozioni per undici mesi all’anno, correrà il rischio di veder minato l’accesso a una varietà culturale già sofferente. Spiega infatti una libraia indipendente: “Il problema ovviamente non è solo quello degli sconti, gli sconti illudono il lettore di potersi avvicinare ai libri — e in parte è così – ma il dramma è che i lettori in questo modo si avvicinano in realtà solo ai libri che decidono gli editori“.
L’appello alla modifica della proposta è consultabile qui. La proposta di legge verrà discussa in Senato il prossimo 21 settembre.

Veleno in visone

 Posted by on 17 Settembre 2010  No Responses »
Set 172010
 

Autunno, tempo di riprendere la marcia un po’ rallentata dall’estate, tempo di nuovi inizi, tempo di rentrée. Non – come preferiremmo – la rentrée letteraria che come ogni anno per un breve periodo anima il mondo francofono, bensì quella decisamente deprecata e, lasciatecelo dire, assai di cattivo gusto, che sembra aver caratterizzato il settore della moda quest’anno.

Si sa che periodicamente la moda ci ripropone, reinventandoli nel bene e nel male, temi di stagioni e decenni passati: stile anni Sessanta, Settanta, Ottanta… Per quest’inverno, forse in un tentativo di esorcizzare una volta per tutta l’odiosa parola “crisi” o forse per le pressioni di qualche “addetto”, a tornare in voga sono le pellicce. Non, si badi bene, quelle ecologiche tanto care a Topolino. No, proprio le costose – in termini di vita – pellicce animali.

Ci rendiamo conto che le nostre Geremiadi sulla risibile motivazione di una scelta del genere (in parole povere, il vanto) possono rispecchiare qualcosa di detto e ripetuto. Lasciateci però puntare comunque il dito contro una pratica resa più barbara dalla futilità del suo scopo e dalla natura effimera dei criteri che soddisfa. L’allevamento e l’uccisione di esseri viventi per futili motivi è già di per sé un qualcosa di alienante; se poi consideriamo quanto dura una moda, cioè lo spazio di una stagione, possiamo renderci conto di che fine farà quella pelliccetta trendy che sfoggiavamo orgogliosi all’ora dello struscio. Per non parlare poi del compulsivo paradosso femminile, che ci vede visitare l’estetista puntuali come orologi svizzeri per farci rimuovere fino al più minuscolo pelo di ogni anfratto corporeo, per poi correre a ributtarceli addosso. C’è solo da augurarsi un inverno tropicale.

Mar 022010
 

I quotidiani nazionali riportano la notizia che la varietà di patata geneticamente modificata “Amflora” potrà essere coltivata in Europa a scopo “alimenti per animali”. Senza entrare nel merito dei potenziali rischi per la salute  –  a tutt’oggi però ancora da dimostrare per mancanza di tempo e studi su larga scala – preme sottolineare la natura “gossipara” della notizia, tendenza  (pare)  sempre sempre più in voga. La Stampa e il Corsera, per esempio, nell’edizione online titolano “Fine dell’embargo“, dando l’impressione di avere a che fare con qualche “stato canaglia”  (a questo proposito, era assai più preferibile il termine “moratoria” utilizzato dall’Ansa).

Un embargo rende certamente la notizia maggiormente “d’effetto”, ma richiamando situazioni ben più drammatiche, in questo caso non ha molto a che vedere con lo stop alla coltivazione di un tubero. Oltretutto, il termine reca in sé una connotazione di “ingiustizia” che trasforma il via libera della patata in questione in  qualcosa di ancora più legittimo. Infine fuorviante, quantunque in questo caso non “gossiparo” ma proprio fuori luogo (letteralmente), il commento attribuito al Vaticano. Forse la Santa Sede ritiene che in Italia (in Europa, diciamolo) rischiamo di morire di fame?

Feb 222010
 

Poco meno di un anno fa, Rupert Murdoch proponeva  – a guisa di ricetta anticrisi “salvaeditoria” – di portare a pagamento i contenuti dei periodici online. Lo stesso lamentava poi il fatto che i motori di ricerca, Google in primis, “carpissero” le notizie mettendole a disposizione del vasto pubblico internettiano for free, chiedendo a gran voce di non essere incluso nel privilegio. Questa presa di posizione intendeva senz’altro  salvaguardare gli interessi del magnate, ma risultava retrograda e poco coerente con l’andamento assunto dalle modalità di acquisizione delle informazioni.

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Se con una mano ti do…

 Posted by on 17 Gennaio 2010  No Responses »
Gen 172010
 

La recente firma del Decreto Bondi, le cui implicazioni e liceità sono qui lucidamente analizzate, implica una futura gabella ad usum SIAE su tutti i supporti dotati di memoria, in quanto potenziali strumenti di registrazione e dunque di creazione di copie private. Gabella che molto probabilmente si riverserà sui prodotti hi-tech in generale, a meno che i produttori, bontà (o disperazione) loro, non scelgano la via dell'”e io pago“. Insomma, attraverso questa gabella io, acquirente di un sistema dotato di memoria (artificiale, è il caso di specificarlo, altrimenti rischiamo di farci tassare il cervello), elargisco a te, artista, un compenso per l’eventuale copia da me o da qualcun altro effettuata delle tue opere. Lo Stato si trasforma in un paladino dell’arte, dunque? Non proprio. Insomma, se con una mano ti do, con l’altra…

All’armi, allarmi

 Posted by on 19 Dicembre 2009  No Responses »
Dic 192009
 

In materia di copyright, la legislazione statunitense prevede la clausola del cosiddetto fair use, ossia l’equo utilizzo di parte del materiale protetto da copyright senza previa autorizzazione. Tale clausola si articola in quattro punti, qui riassunti in italiano. Essendo la clausola molto chiara, infrangerla equivale a un suicidio legale. Cosa che una mente ragionevole non ha molta voglia di fare. Continue reading »

Nel calderone del precariato

 Posted by on 23 Novembre 2009  No Responses »
Nov 232009
 

Di precariato si parla e – temo – si continuerà a parlare per parecchio. Spesso però se ne parla come di un grosso calderone in cui qualcuno versa e mescola a piacimento un’eterogenea umanità in età lavorativa, spesso dimenticando che dietro al tanto inviso termine “precario” ci sono facce, ci sono individui, ci sono competenze, ci sono storie di vita. Oggi, lunedì di una nuova settimana di lavoro che per alcuni non conosce né sabati né domeniche, spegniamo il fuoco sotto al calderone e andiamo a conoscere più da vicino una realtà da precari.

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