Jaques M. Hotteterre

Jaques M. Hotteterre

Jacques-Martin Hotteterre è omonimo, ma non coevo, dell'autore de "L'art de préluder sur la flûte traversière". Sulla scia dell'opera del celebre flautista settecentesco ha scritto "Barbera,Champagne et flûte", libello passato del tutto inosservato. Il fiasco letterario è all'origine di quella mal repressa e rancorosa polemica verso tutto e tutti che connota i suoi scritti.

mag 192012
 

Lo scopo di un atto di terrorismo – indipendentemente da chi ne sia l’autore – è quello di incutere paura. Chiudere la gente nelle proprie case e modificarne le abitudini. Farle vivere nel timore di essere una potenziale futura vittima.

Quello che è successo stamani a Brindisi rientra in questa logica criminale. E l’unica risposta che può dare una collettività è quella del rifiuto di questa logica, pena la sua stessa sopravvivenza.

E’ quello che, per fortuna, sta succedendo in molte piazze italiane che si riempiono di gente comune. Perchè, come al solito, la gente è ben più avanti della classe politica che la rappresenta. Una classe politica, a partire dal sindaco di Roma che ha lanciato l’iniziativa poi ripresa a livello nazionale, che non ha saputo trovare di meglio che annullare la Notte dei Musei per lutto.

Sospendere la Notte dei Musei è controcultura, anzi è cultura della paura tout court. E’ il segno di debolezza che il terrorismo si augura di vedere.

Un dopocena museale alla riscoperta della nostra arte, della nostra storia, delle nostre radici è riscoprire o fortificare il nostro senso di cittadinanza. Proprio ciò che il terrorismo non vuole.

Nel frattempo continuano a svolgersi gli Internazionali d’Italia di tennis, la tappa del giro d’Italia di ciclismo, la Coppa America di vela e domani la finale di Coppa Italia di Calcio.

Con il consueto, ipocrita minuto di silenzio.

mag 172012
 

L’Italia si sta sempre di più secolarizzando. A dircelo è l’Eurispes col suo “Rapporto Italia 2012” dal quale emergono dei dati che depongono per un progressivo distaccarsi degli italiani dalla dottrina della chiesa cattolica.

Leggiamo qualche dato:

Testamento Biologico.Il 65,8% è favorevole all’istituzione del testamento biologico. Sebbene il tema non sia più presente come in passato nei media – vedi il caso di Eluana Englaro – la maggioranza degli Italiani ritiene che sia necessario legiferare in materia.

Eutanasia. Sulla “buona morte” le opinioni sostanzialmente si equivalgono, con un 50,1% di favorevoli a fronte di un 46,6% di contrari. Va ricordato che altre confessioni religiose come, ad esempio, la Chiesa Valdese si sono espresse favorevolmente alla sua regolamentazione per legge.

Suicidio assistito.Gli Italiani sono ancora fortemente contrari al suicidio assistito. Sono infatti il 71,6% coloro che sono e i favorevoli sono appena il 25,3% favorevoli.

Pillola abortiva RU486. L’introduzione della RU486 è vista con favore dal 58% d’italiani contro il 39,3% dei non favorevoli.

Divorzio breve.Letteralemnte un plebiscito per la sua introduzione con un 82,2% di favorevoli contro l’appena 15,8% di contrari.

mag 122012
 

Nelle ultime settimane sessanta persone – e il numero purtroppo è destinato a crescere – hano compiuto l’estremo gesto del suicidio a causa del fallimento della propria attività o per la perdita del posto di lavoro. Persone che hanno visto svanire, soprattutto, la possibilità di una esistenza dignitosa.

L’Italia è il paese dove al cittadino-contribuente è chiesto un pesante contributo al risanamento dell’economia nazionale. Ma dove contemporaneamente continuano a sussitere assurdi privilegi e sprechi che rasentano la follia. Spending review è il termine coniato – fa molto operatore della City – per apportare delle riduzioni mirate e settoriali alla spesa pubblica. Su questo il Governo ha invitato i cittadini a segnalare sprechi e fornire suggerimenti. Noi accogliamo l’invito parlando delle missioni militari all’estero e del loro insostenibile costo.

Ad oggi sono 6.923 i militari dislocati in 27 paesi-aree impiegati in 25 missioni internazionali. I dati sono forniti dal Ministero della Difesa. (Qua i dati in dettaglio).

L’indennità per ciascun militare impiegato in missione all’estero ( indennità extra stipendio) varia dai 130 ai 170 euro al giorno. La diversità dell’importo è data dal grado rivestito e dal tipo di missione svolta (ONU o NATO). Facendo una media di 150 euro, ogni giorno le missioni gravano sul bilancio dello stato per 980.000 euro. Circa 357 milioni di euro su proiezione annua. Questa cifra, lo ricordiamo, solo per le spese d’indennità al personale impiegato.

A questo dobbiamo aggiungere i costi di funzionamento e manutenzione del materiale; quelli relativi ai trasporti e alla logistica. Giusto per fare un esempio con un mezzo dispiegato in Afghanistan – l’elicottero da combattimento Mangusta – ogni ora di volo ha un costo di  circa 4.000 euro. A questo si deve aggiungere la manutenzione ordinaria che diventa spesso straordinaria viste le spesso proibitive situazioni ambientali d’impiego.

Complessivamente nel 2012 le missioni internazionali ci costeranno 1,4 miliardi di euro. Il governo Monti, sovvertendo la consuetudine degli stanziamenti semestrali, ha già provveduto a dare copertura finanziaria per tutto il 2012 per un importo di 1,4 miliardi di euro.

Dobbiamo poi aggiungere anche il tributo – incalcolabile – dato dalla perdita di vite umane.

In tempi di crisi, come lo sono questi, per l’Italia mantenere all’estero una struttura militare così complessa e articolata è un lusso che non si può permettere.

E tutto ciò senza considerare un aspetto – non secondario – relativo alla dubbia coerenza di alcune missioni con la Carta Costituzionale (art.41).

mag 102012
 

Il Presidente Giorgio Napolitano ha sbagliato nel liquidare in maniera sbrigativa – e con un’infelice battuta – il successo elettorale del Movimento 5 Stelle.

Egli è il Presidente della Repubblica, ovvero colui che garantisce e rappresenta l’Unità nazionale. Come tale non può entrare nel merito di una competizione elettorale. Entrarci poi a “urne aperte” – cioè fra un primo turno e il turno di ballottagio – è stato ancor più grave. Egli è, e dovrebbe sempre rimanere, super partes e solo prendere atto del risultato scaturito dalle urne.

Irridere, perchè di questo alla fine si è trattato, la scelta democratica di centinaia di migliaia di persone esercitata attraverso il diritto di voto, denota una scarsa aderenza al ruolo istituzionale ricoperto. Ciascun elettore, indipendentemente dalla scelta operata nel segreto dell’urna, merita dignità e rispetto.

Poi su Grillo, sul Movimento 5 Stelle e sui “grillini” si può discutere, parlare e accapigliarci quanto si vuole. Se il successo delle liste M5S è un effetto piuttosto che una causa. Se è il trionfo dell’antipolitica piuttosto che “dell’uomo-qualunquismo“.

Ma lo può fare, ad esempio, chi scrive e non Giorgio Napolitano fintanto egli è Capo dello Stato.

mag 082012
 

Ritorniamo sul costo dei  Cappellani Militari, argomento che avevamo già trattato. Lo stato, scrive L’Espresso, sborsa circa 17 milioni di euro l’anno per i cappellani militari. Costo derivante da stipendi, pensioni e mantenimento degli Uffici Centrali. Solo per quest’ultimi il costo è di 2 milioni di euro l’anno. Un ennesimo esempio di come la Chiesa cattolica costi al contribuente italiano e goda di privilegi pubblici .

A sollevare il problema del costo dei Cappellani Militari è stata un’interrogazione presentata dai radicali per conto del Partito per la tutela dei diritti dei militari (PDM) al Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola.

E in Italia nell’esercito ci sono 176 sacerdoti, 5 vicari episcopali, un pro-vicario generale, un vicario generale e l’arcivescovo ordinario, per una spesa totale in stipendi di almeno 8,5 milioni. Non solo, c’è anche il capitolo delle pensioni. L’Inpdap ha ammesso candidamente il ministro, non riesce a fornire cifre precise sulle pensioni ai cappellani poichè, integrati nella Forza Armata ai rispettivi parigrado, rientrano nel computo generale.

Tramite l’ordinariato militare si è venuto a sapere che negli ultimi vent’anni sono andati in pensione 4 ordinari militari, 4 vicari generali, 8 ispettori e circa 140 cappellani militari. E la Difesa ha stimato pensioni per circa 43.000 euro lordi per ciascuno di questi.

Non solo, i cappellani ricevono stipendi e pensioni dallo Stato ma possono maturare la pensione con largo anticipo rispetto al cittadino comune ma anche rispetto al militare pari grado. Non mancano casi di baby-pensionati e tra questi lo stesso cardinale Angelo Bagnasco Presidente della Cei, ma anche ex ordinario militare. Il prelato, infatti, riveste il grado di Generale di brigata in congedo con diritto a una pensione fino a 4.000 euro mensili. Questo nonostante abbia prestato servizio per soli 3 anni. Compiuti i 63 anni – età per la quale un Generale di brigata viene collocato in congedo – ha maturato il vitalizio.

Luca Marco Comellini, del Partito per la tutela dei diritti dei militari (PDM), ritiene che “i cappellani sono un costo che in tempi di vacche magre la Difesa dovrebbe eliminare”. E che la Chiesa dovrebbe farsene carico “utilizzando una parte dei proventi derivanti dall’8 per mille”.

Anche perché il ministero della difesa prevede un taglio di 33.000 militari e di 10.000 dipendenti civili. Ma nessuno nel governo pare voler mettere in discussione le prebende dei cappellani militari.

Lie to me

 di - 7 maggio 2012  Commenta »
mag 072012
 

 

Non si può dire che nella sua pur breve carriera politica Renzo Bossi si sia fatto mancare niente. Ha partecipato persino - ed è lui stesso a dircelo dal suo blog – a un colloquio ai massimi livelli fra Silvio Berlusconi e Hillary Clinton il 9 maggio 2011. Tema dell’incontro fu la partecipazione militare NATO in Afghanistan.

Ma in quale veste il giovin Bossi partecipò al colloquio? Non certo in quella, politicamente modesta, di consigliere regionale della Lombardia (all’epoca lo era). Fu il padre, Umberto, a svelarcelo un paio di mesi dopo:

«In quell’occasione [l'incontro Berlusconi-Clinton, N.d.A.] c’era mio figlio Renzo a fare da traduttore, perché lui parla bene l’inglese, studia a Londra».

Già, Londra. Capitale dell’Albania e sede della prestigiosa Universiteti Kristal.

mag 032012
 

Si ritorna a parlare di unioni civili. Sono sette le proposte di legge depositate alla Camera dei deputati. Compito della presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, sarà quello di  mettere a punto un testo unificato.

L’on. Rita Bernardini chiederà l’abbinamento alla discussione di una sua proposta (e di Marco Beltrandi) che prevede che «la diversità di sesso tra gli sposi non è condizione necessaria per contrarre matrimonio». In pratica il riconoscimento anche delle unioni civili omosessuali.

Vediamo, di seguito, come sono relogolate le unioni civili in alcuni paesi europei e non:

Andorra. E’ del 2005 la legislazione che prevede la “registrazione delle unioni civili” indipendentemente dal sesso. La pratica dell’adozione è prevista per le sole coppie eterosessuali.

Austria. Dal 2010 le “unioni civili” sono riconosciute per legge.

Brasile. Nel maggio 2011 la Corte Suprema ha riconosciuto alle coppie gay “gli stessi diritti” delle coppie etero, aprendo la strada al riconoscimento delle unioni civili omosessuali pur in mancanza di una legislazione specifica.

Croazia. Fin dal 2003  una legge disciplina gli aspetti finanziari ed ereditari (reciproco sostegno e diritto all’eredità) per le unioni civili sia etero che omosessuali.

EIRE. Nella repubblica d’Irlanda dal 2011 sono riconosciute le coppie di fatto.

Finlandia. Dal 2002 è in vigore una legge che riconosce alle unioni civili – etero e omosessuali – la stessa dignità delle coppie sposate ma senza la possibilità di ricorrere all’adozione.

Francia. Nel 1999 il Parlamento ha approvato i PACS – patti civili di solidarietà – contratti tra partner maggiorenni – etero o omosessuali – che consentono loro di acquisire gli stessi diritti delle coppie etero sposate. Per le coppie che si sono avvalse dei PACS non è consentita l’adozione.

Germania. Dal 2001 è riconosciuta alle coppie omosessuali la possibilità di registrarsi sottoscrivendo un “contratto di vita comune”. Nel 2009, poi, la Corte Costituzionale Federale ha esteso tutti i diritti e i doveri del matrimonio alle coppie dello stesso sesso registrate (i partner possono scegliere di assumere un unico cognome o lasciare a ognuno il proprio; i parenti della coppia diventano parenti acquisiti; la coppia può ricorrere all’adozione; sono previste diverse soluzioni per l’eredità e la tassazione);

Gran Bretagna. Nel 2005 il “Civil Partnership Act” ha disciplinato le unioni civili  – etero e omosessuali – equiparandole sia nei diritti che nei doveri alle unioni coniugali. E’ consentita l’adozione. Recentemente il Premier David Cameron ha dichiarato la volontà sua e quella del partito Conservatore di approvare una legge specifica per i matrimoni omosessuali.

Lussemburgo. Dal 2004 è in vigore una legge che istituisce le “unioni civili registrate” di fatto equiparate aalle unioni matrimoniali.

Nuova Zelanda. Dal 2004 la legge garantisce alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle eterosessuali.

Polonia. E’ dal 2004 che le unioni civili sono sancite da una legge.

Repubblica Ceca. Dal 2006  sono state introdotte le “unioni registrate” per le coppie delle stesso sesso. Non è prevista l’adozione.

Slovenia. Nel 2005  sono state riconosciute le convivenze civili ma solo al fine di disciplinare gli aspetti ereditari e finanziari.

Svizzera. Nel 2007 è stata introdotta la “unione domestica registrata” per le coppie di fatto omosessuali con preclusione all’adozione.

Ungheria. Dal 2007 sono riconosciute le unioni civili eterosessuali. Nel 2010 sono state riconosciute anche le unioni civili omosessuali.

Uruguay. Nel 2008  ha approvato una legge per l’“unione concubinaria”, ovvero le coppie di fatto sia etero che omosessuali. Dopo cinque anni di convivenza, la coppia, potrà formalizzare la propria unione con l’iscrizione in un registro. Ciò gli garantirà gli stessi diritti di cui godono le coppie sposate.

mag 012012
 

1° Maggio 1886. Quel giorno cadeva di sabato, allora giornata lavorativa. Ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400.000 lavoratori incrociarono le braccia per la conquista della giornata lavorativa di otto ore.

Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80.000. Tutto si svolse pacificamente. Ma nei due giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì, sempre a Chicago, la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati in Haymarket Square davanti alla fabbrica di macchine agricole Mc Cormik, provocando quattro morti fra i dimostranti e sette morti, per fuoco amico, fra le forze di polizia. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno successivo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti.

Il giorno dopo, a Milwaukee, la polizia sparò contro i manifestanti (operai immigrati polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici (due americani, un immigrato inglese e cinque immigrati tedeschi) malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all’attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l’11 novembre 1887.

Il processo, nelle Università americane, viene indicato agli studenti di giurisprudenza come uno dei più gravi casi di malagiustizia nella storia degli Stati Uniti.

Dal 1890 il ricordo dei “martiri di Chicago” rivive nella giornata ad essa dedicata: il 1° Maggio.

apr 262012
 

Il Parlamento – se si fossero svolte in queste giorni le elezioni politiche – sarebbe costituito da quattro “poli”. Questo secondo l’ultimo sondaggio che l’Espresso-La Repubblica hanno commissionato a Demopolis. Il quarto “polo” sarebbe il Movimento 5 Stelle.

In caso di elezioni, infatti, il centrosinistra si attesterebbe al 42%, mentre il centrodestra unito (Lega Nord e PdL) non andrebbe oltre un 30%. L’area centrista – Casini, Fini, Rutelli e transfughi vari – arriverebbe al 12%, mentre il M5S – ecco la novità – salirebbe quasi all’8%. Un risultato lusinghiero a livello nazionale. Un risultato scaturito da una miscela composta da monologhi (senza contraddittorio), strizzate d’occhio all’ambiente e all’antieuropeismo ma, soprattutto, grazie alla sponda offerta a Grillo dalle inchieste – e dai privilegi ingiustificati – che coinvolgono la classe politica. Il Movimento 5 Stelle è entrato in quello spazio – quasi abissale – che separa la casta politica dal cittadino con la parola d’ordine – al momento pagante – del “no a tutto”, sempre e comunque.

A livello di singoli partiti il PD, pur restando primo con il 26%, calerebbe di un punto percentuale. Il Pdl sarebbe al 23% segnando una lieve ripresa a discapito della Lega. E la Lega Nord, appunto, scesa al 7% e con solo il 55% di elettori che la voterebbero di nuovo.

Dato preoccupante su cui riflettere è quello relativo alla fiducia degli italiani nei partiti. Nel sistema su cui si regge la nostra democrazia crede, secondo Demopolis, solo il 5% degli intervistati. E non è casuale che il termine “Partito”  sia stato di fatto abbandonanto – salvo il PD e pochi altri minori – per appriopriarsi della parola “Movimento”, termine questo che rimanda ad una aggregazione della base; una spinta dal basso verso l’alto. Un espediente che dovrebbe, nelle intenzioni degli autori, attirare i voti degli anti-casta e degli anti-politica.

Un espediente, appunto. Che è cosa diversa da un progetto.

mar 272012
 

 

In un articolo di ieri su La Repubblica, Ilvo Diamanti affronta e analizza i dilemmi che attanagliano in questo momento il Partito Democratico.

Ne individua – a parer nostro in maniera molto chiara – quattro: obiettivi, alleanze, primarie, leadership.

In breve il PD non sa cosa vuol fare, non sa con chi vuole farlo, non sa chi comanderà per farlo e non sa come scegliere chi dovrà farlo.

Insomma non sa niente di niente. Un mondo politico fatto di nulla.

E il PD, in base ai sondaggi, potrebbe essere in termini percentuali il primo partito nazionale.

Andiamo bene.