Jaques M. Hotteterre

Jaques M. Hotteterre

Jacques-Martin Hotteterre è omonimo, ma non coevo, dell’autore de “L’art de préluder sur la flûte traversière”. Sulla scia dell’opera del celebre flautista settecentesco ha scritto “Barbera,Champagne et flûte”, libello passato del tutto inosservato. Il fiasco letterario è all’origine di quella mal repressa e rancorosa polemica verso tutto e tutti che connota i suoi scritti.

Dic 052013
 

titanic

Con il pronunciamento della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima – in alcune parti –  l’attuale legge elettorale finisce la seconda repubblica.

Finisce male sancendo il default della politica che ha saputo solo darsi regole contro qualcuno, anzichè regole condivise per la collettività.

E così ritorniamo al 1992 come se questi ventanni siano stati solo una parentesi, una vergognosa parentesi.

Gioiranno coloro che sono fautori del proporzionale e ultras delle larghe intese. Gioiranno gli inciuciatori di professione, coloro che con un seguito da prefisso telefonico potranno dettare le regole ricattatorie per la governabilità. Quelli stessi che  nella prima repubblica hanno con la loro politica di meschina sopravvivenza, amplificata la corruzione.

E magari adesso staranno scegliendo la musica da far suonare all’orchestra non accorgendosi che l’iceberg del populismo becero e fascistoide è sempre più drammaticamente vicino.

Qualcosa di sinistra

 Posted by on 7 novembre 2013  No Responses »
Nov 072013
 

New York Post vs Bill De Blasio

Basta privatizzazioni […] basta attacchi ai sindacati che devono invece estendere il loro ruolo […] parlare dei problemi di chi, pur lavorando sodo, fatica ad arrivare a fine mese è onesto e patriottico: servono 200mila case popolari, basta chiudere gli ospedali di quartiere. E i ricchi devono dare di più per finanziare gli asili e il doposcuola delle scuole medie.

Civati? Cuperlo? Pittella? Renzi? Macchè, è Bill De Blasio neo sindaco democratico di New York nel suo ultimo comizio elettorale.

Ott 222013
 

Schermata 2013-10-21 alle 16.12.23

 

€ 3.400.000.000 è quanto sarebbe bastato per abolire l’IMU e per non aumentare dell’ 1% l’ IVA.

Sapevatelo.

Ott 152013
 

A Victorian Prison

L’amnistia è di “sinistra”? E la legalità è di “destra?”

Amnistia, diamo qualche numero giusto per capire di cosa stiamo parlando. I detenuti in Italia al 31 ottobre 2012 (rapporto Antigone) erano 66.685 a fronte di una capacità recettiva regolamentare dei 206 penitenziari italiani di 46.795 posti.  Sempre secondo il rapporto Antigone “ben 26.804 detenuti, il 40,1%, non sconta una condanna definitiva ma è in carcere in custodia cautelare. Nonostante vi sia una decrescita rispetto al 2011, in base ai dati pubblicati dal Consiglio d’Europa nel marzo 2012 questa percentuale è del 23,7% in Francia, del 15,3% in Germania, del 19,3% in Spagna e del 15,3% in Inghilterra e Galles. La media dei paesi del Consiglio d’Europa è del 28,5% e questo dato rappresenta certamente l’anomalia maggiore del nostro sistema“.

Questa è la fotografia delle carceri italiane a un anno fa. Un drammatica realtà che rende  disumane le condizioni di vita dei detenuti e trasforma questi strutture – che dovrebbero riabilitare – in vere e proprie scuole di violenza e crimine.

A fronte di questa emergenza, la politica italiana risponde con la proposta – sollecitata dal Presidente della Repubblica – di un’ amnistia. L’ultima fu concessa nel  2006 e oggi la situazione è ritornata a essere quella di sette anni fa. Perchè l’aministia, da sola, agisce in maniera temporanea su una situazione contingente. Fra sette anni, senza strumenti strutturali, il dramma carcerario si ripresenterà tale e quale ad oggi.

Del resto dal 2006 non è stato fatto niente per risolvere “a monte” il problema. Parliamo di un serio piano di edilizia carceraria, della depenalizzazione di alcuni reati minori: solo quelli derivanti dalla legge Bossi-Fini (immigrazione clandestina) e dalla Fini-Giovanardi (uso di droghe leggere) incidono del 30% sulla popolazione carceraria. Parliamo di misure alternative per altri reati minori e della drastica riduzione della custodia cautelare attraverso una seria riforma del processo penale.

Se, quindi, la risposta sarà solo l’amnistia si avrà l’ennesimo provvedimento tampone “svuotacarceri” e si differirà un serio problema di diritti umani. In più verrà lanciato un ulteriore pessimo messaggio: che il rispetto delle regole in questo paese è possibile, ma non certo. Lo stesso messaggio che in passato è stato quello dei ripetuti condoni edilizi e degli scudi fiscali che hanno permesso che la devastazione del territotio e l’evasione fiscale diventassero problemi emergenziali.

Una comunità che si rispetti si fonda sul rispetto delle regole che si è data, e quando non c’è il rispetto di tali regole a farne le spese sarà sempre il cittadino più debole e onesto.

Ritornando quindi alle domande iniziali concludiamo ponendone una terza: è così inconciliabile per uno di sinistra prendersi a cuore il rispetto rigoroso della legalità e la difesa del cittadino più debole e agire, contemporaneamente, per rendere il sistema carcerario italiano rispettoso della dignità umana?

La banda dei Proci

 Posted by on 2 ottobre 2013  No Responses »
Ott 022013
 

polverini

 

Ma credete veramente alle due anime del berlusconismo? Ai “falchi” come la Santanchè, Verdini, Bondi, Capezzone e alle “colombe” o meglio ai “diversamente berlusconiani” come Alfano, Di Girolamo e – udite, udite – Cicchitto?

Credete veramente che i secondi rompano con i primi in nome di un senso di responsabilità che, peraltro, non hanno mai dimostrato di possedere?  E credete veramente che il motivo del contendere sia il basso grado di liberalismo che alberga nella rinata Forza Italia?

Se credete a questo, siete degli illusi. Loro, nati politicamente e cresciuti all’ombra del capo, sono esattamente come lui: avidi, indifferenti a ogni cosa che non sia legata al proprio tornaconto personale e di parte, privi di ogni interesse che riguardi il bene comune del paese.

E in vista della fine di Berlusconi sono in guerra fra loro per accaparrarsi le poltrone e le cariche della nuova formazione politica. Per spartirsi le spoglie e i tesori.

Il motivo del loro apparente contendere sta tutto qua.

Esattamente come i Proci alla corte di Ulisse.

Caro Enrico Letta,

 Posted by on 30 settembre 2013  No Responses »
Set 302013
 

bonelli editore

Adesso ci viene a dire che le dimissioni dei ministri del PdL sono un folle gesto dai motivi personali di Berlusconi. Trovo questa sua affermazione opportunista o stupida, dipende da come vuole guardarla.

Sa benissimo che il Silvio Berlusconi di oggi è lo stesso dell’aprile scorso. E’ lo stesso uomo che ha sempre disprezzato le Istituzioni e la Costituzione e che delle regole se ne è sempre beffato bellamente, piegandole ai suoi interessi personali. L’unica – aggravante – differenza è che adesso è un pregiudicato conclamato. Cinque mesi fa lo era “solo” al secondo grado di giudizio.

Nonostante questo, e in nome di un fumoso senso di responsabilità al servizio di un “Monarca della Repubblica” lei ha scelto di governarci insieme. Oddio, “governare” è un termine improprio visti i risultati. Il solo esito confortante è stato la sospensione dell’IMU. Cioè il cavallo di battaglia della campagna elettorale di Berlusconi. Altre iniziative quali – in primis – la riforma della legge elettorale, i costi della politica, le politiche sul lavoro e sull’occupazione giovanile non risultano nemmeno essere state affrontate seriamente.

Sapeva benissimo, cinque mesi fa, che sarebbe finita così. Che Berlusconi  avrebbe condotto il gioco tenendola sotto ricatto e lasciandola bollire insieme agli altri (ir)responsabili dirigenti – passati e attuali – del PD.

Sapendo tutto questo, valeva la pena di governare sei mesi con i sodali di un pregiudicato? Direi di si, se l’obiettivo era quello giocare, in nome e per conto di una dirigenza del PD decotta, l’ultimo giro di poltrone.

Lo stesso obiettivo che ora la porterà a cercare una nuova scilipotesca maggioranza. Pur di sopravvivere, politicamente parlando.

Con profonda, profondissima disistima.

Se, e sottolineo se…

 Posted by on 27 settembre 2013  No Responses »
Set 272013
 

Stan Laurel and Oliver Hardy

 

…  il prossimo 4 ottobre il Senato voterà la decandenza di Silvio Berlusconi e i deputati del PdL daranno seguito alla minaccia dimettendosi in blocco, dove sta la pessima notizia?

Capitalismo nostrano

 Posted by on 26 settembre 2013  No Responses »
Set 262013
 

L’acquisto di Telecom da parte della spagnola Telefonica dovrebbe far riflettere su che razza d’imprenditoria abbiamo avuto – e continuiamo ad avere – in Italia.

Invece di urlare allo scandalo per la perduta italianità di Telecom dovremmo interrogarci perchè i capitalisti e gl’imprenditori nostrani hanno goduto per decenni di vantaggi fiscali e d’incentivi statali passando per intrecci – più o meno oscuri  e molti dei quali al limite del lecito – con banche e politica.

Telecom non è un caso isolato e in questi giorni s’intreccia, non casualmente, con la faccenda Alitalia. Già, la compagnia di bandiera salvata a spese del contribuente da una cordata fatta da gente come Riva, Caltagirone, Angelucci, Ligresti. Tutti nomi che leggiamo più frequentemente nelle cronache giudiziarie che non in quelle finanziarie.

Una cordata fortemente voluta – ricordate? – da un pregiudicato per frode fiscale. E’ anche questo il capitalismo nostrano.

Set 102013
 

Ricorso

(la c. sta per contro: Silvio Berlusconi contro l’Italia)

Alla fine non è molto complicato capire: la legge Severino, approvata (pur con molte limitazioni rispetto al suo impianto originale) per garantire un Parlamento più pulito, non può che basarsi sul principio della retroattività. In caso contrario, visti i tempi della giustizia, i suoi effetti potranno manifestarsi solo fra anni.

La legge, come sappiamo, è stata approvata in via definitiva solo a gennaio. Se fosse applicabile solo da quella data in poi avremmo due risultati: che tutti i ladri e furfanti del passato potrebbero candidarsi e che tutti coloro che sono stati coinvolti nei recenti scandali  ne sarebbero immuni. Nel frattempo un procedimento partito solo a gennaio, tra indagini preliminari, udienza preliminare, processo, appello e Cassazione potrebbe arrivare a sentenza definitiva fra anni. E tutto questo lasso di tempo sarebbe coperto dall’immunità. Che sarebbe meglio chiamare impunità.

Salvare il pregiudicato Berlusconi significherebbe spalancare le porte del Parlamento ad altri pregiudicati: “batman” Fiorito, il tesoriere della Margherita Lusi, Belsito della Lega, a Nicola Cosentino, – li ricordate? – anche se fossero condannati in via definitiva potrebbero tranquillamente candidarsi una volta scontata la pena. Perché i fatti loro addebitati sono precedenti al gennaio 2013.

In tal caso domandiamoci chi dovrebbe fare ricorso alla Corte dei Diritti dell’Uomo: se Silvio Berlusconi o tutti gli italiani.

Set 092013
 

Cuore, 8 aprile 1991

Renato Schifani:

«Abbiamo dato una risposta pronta e celere a tutti i cittadini che vogliono dal Parlamento un’azione di contrasto ferreo del potere legislativo a questo male terribile».

Angelino Alfano:

«Nasce da una nostra proposta che aveva come prima firma quella del sottoscritto».

Alfredo Mantovano:

«Va messo da parte chi ha subito condanne per fatti gravi o avuto una condotta non esemplare».

Queste dichiarazioni risalgono alla fine del 2012 quando il governo Monti – sostenuto da PD e PdL – volle la cosiddetta “Severino”. Una legge con un messaggio chiaro: niente più pregiudicati in parlamento. Pregiudicati indiscutibilmente condannati in via definitiva e per determinati reati a più di due anni.

Questi signori, adesso, sostengono il pregiudicato – che è a capo del loro partito – nel ricorso che quest’ultimo ha presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Perchè secondo loro questa legge – che hanno voluto e votato – viola l’art.7 della convenzione europea.

Si, hanno la faccia come il culo.

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