giu 102011
 

Non basterebbe uno scaffale di libri per mettere sul tavolo le ragioni pro e contro il nucleare. Questo articolo si limita ad informare riguardo ad un singolo aspetto, quello dell’uranio. E del suo possibile esaurimento entro i prossimi quarant’anni. Il governo dice che le centrali saranno pronte entro il 2020. Quello che nessuno dice è che per allora l’uranio potrebbe essere sulla via dell’esaurimento.

Lo scorso ottobre l’analista Adam Schatzker, del gruppo finanziario RBC Capital Markets, ha affermato che le previsioni sulle estrazioni di uranio registreranno dei deficit a partire dal 2012-13, con un conseguente aumento del suo costo sul mercato. Un deficit destinato a crescere negli anni a seguire. Solo in questo primo scorcio di 2011, ad esempio, il prezzo è aumentato già del 32% rispetto all’anno prima.

A determinare la scarsità dell’elemento, a parere di Schatzker, sarà l’impennata della domanda nel mondo e soprattutto della Cina. Lo scorso luglio Pechino ha annunciato l’intenzione di costruire 60 nuove centrali entro il 2020, che andrebbero ad aggiungersi a quelle già esistenti. Secondo la World Nuclear Association, se il progetto andrà in portò la potenza nucleare cinese toccherà quota 85.000 megawatt, circa nove volte quella attuale. Continue reading »

Un Paese in vendita

 di - 7 giugno 2011  2 Risposte »
giu 072011
 

In Messico per la festa dell’equinozio, lungo la via che porta a Teotihuacan i contadini messicani vendono dei grossi sassi per permettere poi ai turisti di avere una seduta nei pressi della piramide Maya. In Messico vendono proprio tutto, sono alla disperazione.

In Italia, invece, i nostri Sindaci si limitano a vendere la terra, la nostra terra. In Emilia-Romagna due anni fa ben tre Comuni, nel medesimo giorno, “cedettero” le reti del gas (pubbliche) ad Hera, senza nemmeno fare un’ asta. Solo una piccola conseguenza di questo gesto folle: lo scorso inverno una mamma di due bambine che alloggiava in una casa popolare e che non aveva i soldi per pagare le bollette del riscaldamento, si è vista chiudere il gas. Ha così posto una stufetta per riscaldare la sua famiglia, l’apparecchio ha perso monossido di carbonio e la donna è morta. Le due bimbe sono ora orfane.

Anche noi siamo orfani, hanno svenduto le nostre radici, la terra che i nostri nonni hanno conquistato  e lavorato. Ed è notizia di oggi che Pisapia ha trovato un Comune pieno di debiti (non lo sapeva prima?) e quindi si inizia a “svendere” per risanare le casse comunali. Nulla di diverso rispetto al resto del Paese, ma una domanda davanti a queste operazioni sorge spontanea: ma a chi vendono? Chi diventa padrone della nostra terra?

Forse, anche i nostri contadini fra un paio d’anni venderanno i sassi. A meno che i Sindaci non abbiano venduto pure quelli.

mag 192011
 

Siamo appena stati cacciati dal Global Fund (di cui eravamo co-fondatori). Il Fondo Globale è una partnership internazionale che si occupa di raccogliere e distribuire risorse per prevenire HIV, malaria e tubercolosi. L’organizzazione finanzia oltre 600 progetti in 140 paesi del mondo.

L’Italia non ha versato né i 160 milioni di dollari previsti per il 2009, né i 183 milioni per il 2010. Eppure in occasione del G8 tenutosi all’Aquila (8-10 luglio 2009), il presidente del consiglio Silvio Berlusconi assicurò formalmente che il versamento della quota sarebbe stato effettuato in tempi rapidissimi: “Il Fondo l’ho voluto io, verseremo i soldi entro un mese“.  Queste furono le parole spese dal presidente del consiglio. Una promessa, una delle tante, puntualmente non mantenuta. Parole buttate là speculando sulla pelle, questa volta, dei diseredati del mondo.

Tutte le altre nazioni hanno onorato gli impegni sottoscritti (un miliardo di dollari gli Stati Uniti, 400 milioni la Francia, 184 il Regno Unito, 57 la Russia) mentre l’Italia è l’unica, degli oltre 40 paesi donatori, a non aver ancora versato la quota del 2009. Ciò ha determinato, come da statuto, la nostra esclusione dal Consiglio di Amministrazione del Fondo Globale. Posto che sarà assegnato alla Francia.

Ottimo biglietto da visita quello dell’Italia che, dal 17 al 21 luglio prossimi, ospiterà a Roma i lavori della Conferenza Mondiale sull’AIDS.

apr 192011
 

Se ce una cosa che questo governo riesce a fare molto bene è cambiare idea sui punti programmatici senza dirlo a nessuno. Un esempio? Il cambio di rotta relativo al programma per lo sviluppo dell’energia nucleare.

Ecco cosa dichiarò il ministro dell’economia Giulio Tremonti nel settembre 2010:

«Un punto che ci penalizza è quello del nucleare: noi importiamo energia. Mentre tutti gli altri paesi stanno investendo sul nucleare noi facciamo come quelli che si nutrono mangiando caviale, non è possibile. Non dobbiamo credere a quelli che raccontano le balle dei mulini a vento, le balle dell’eolico, vi siete mai chiesti perchè in Italia non ci sono i mulini a vento? Quello dell’eolico è un business ideato da organizzazioni corrotte che vogliono speculare e di cui noi non abbiamo certo la quota di maggioranza».

Salvo, pochi giorni fa, rimangiarsi tutto perchè il “rigore fiscale impone uno stop allo sviluppo del nucleare“.

La decisione di rinunciare al nucleare non può che renderci felici. Ma queste dichiarazioni sono state fatte, ça va sans dire, al margine di una riunione o di un convegno, e quindi il punto è un’altro. Se cambi opinione su un aspetto importante del programma elettorale, non dovresti renderne conto in maniera ufficiale a coloro  che sul quel programma ti hanno votato?

apr 162011
 

A venticinque anni di distanza dal disastro di Cernobyl, una nuova ricerca di Greenpeace in Ucraina rileva alti livelli di contaminazione radioattiva in molti alimenti di base, come latte e funghi. A marzo 2011, infatti, gli esperti di radiazioni di Greenpeace hanno raccolto e analizzato 114 campioni di prodotti alimentari nelle aree di Rivnenska Oblast e Zhytomyrska Oblast e, per confronto, in varie località nell’area di Kiev.

I campioni sono stati acquistati nei mercati locali o ottenuti dai contadini. In un villaggio della regione di Rivnenska, Greenpeace ha trovato concentrazioni di Cesio 137 che nel 93% dei campioni di latte analizzati eccedono tra 1,2 e 16,3 volte i livelli pericolosi per i bambini, secondo la legislazione ucraina.

Le nostre analisi hanno riscontrato alti livelli di radioattività, dovuti alla catastrofe di Cernobyl, in molti campioni di alimenti – spiega Iryna Labunska, esperta di Greenpeace International. - I livelli di contaminazione più alti sono stati rinvenuti in alimenti di base come latte e funghi. In numerosi casi i livelli di cesio radioattivo eccedono i limiti previsti dalla legge”.

In Ucraina, 18mila chilometri quadrati di terreni agricoli sono stati contaminati in seguito all’esplosione di Cernobyl. E si stima che il 40% dei boschi, pari a una superficie di 35mila chilometri quadrati, siano contaminati. Negli anni successivi all’incidente nucleare, il governo ucraino ha effettuato regolari analisi dei prodotti alimentari provenienti dalle aree contaminate, rendendone pubblici i risultati. Tuttavia, negli ultimi due anni questo tipo di monitoraggio non è più stato effettuato. In questo modo una preziosa serie storica di dati è stata interrotta.

I risultati delle nostre analisi – leggiamo nella nota di Greenpeace – confermano invece l’urgenza di proseguire con una valutazione approfondita e scientificamente fondata della contaminazione radioattiva dei terreni destinati all’agricoltura e al pascolo nelle aree colpite del territorio ucraino”.

fonte: e-gazette

apr 152011
 

Nelle città europee niente più auto alimentate con carburanti tradizionali ma, dal 2050, solo mezzi ecologici: è questo uno degli obiettivi della road map sui trasporti verdi lanciata in questi giorni dalla Commissione europea, che renderà l’Ue meno dipendente dal petrolio.

Il piano prevede target anche per i viaggi a medio e lungo raggio di merci e persone, coinvolgendo il settore marittimo e quello aeronautico. Nel complesso, l’Europa dovrebbe riuscire così a ridurre del 60% le emissioni di anidride carbonica del settore entro la metà di questo secolo.

Il primo giro di boa nei centri urbani è previsto nel 2030, quando verrà dimezzato l’uso dei veicoli inquinanti per i passeggeri e il trasporto merci sarà “carbon free”, cioè esente da CO2.

Sistemi di trasporto concorrenziali sono vitali per la competitività dell’Europa nel mondo, per la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e la qualità della vita – afferma il commissario Ue ai Trasporti, Siim Kallas. – Ci vuole tempo per realizzare le infrastrutture, quindi le scelte di oggi determineranno la struttura del sistema dei trasporti nel 2050”.

fonte: e-gazete

apr 092011
 

Il 77% dei cittadini europei ritiene che la clonazione animale per fini alimentari sia innaturale. È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro, sottolineando il rischio che il mancato accordo tra Parlamento e Consiglio europeo porti i discendenti della pecora Dolly sulle tavole dell’Unione.

L’opposizione alla clonazione a fini alimentari è alta in Italia, sottolinea l’organizzazione dei coltivatori: il 61% non la ritiene sicura per le future generazioni, il 62 pensa non faccia bene alla salute e il 68 che sia innaturale. “È quindi importante – precisa la Coldiretti in una nota – la decisione del Parlamento europeo, con a capo delegazione l’italiano Gianni Pittella, di non accogliere la proposta del Consiglio che prevedeva, di fatto il via libera ai prodotti ottenuti dalla progenie e discendenza degli animali clonati, senza peraltro alcuna etichettatura. Spetta adesso alla Commissione – prosegue la nota – prevedere regole chiare che vietino tali prodotti in Europa e stabiliscano norme chiare e trasparenti di etichettatura”.

Allo stato attuale non esistono norme sulle importazioni che impongano di etichettare un alimento come derivato da progenie di animali clonati.A poco più di 14 anni dall’annuncio pubblicato sulla rivista “Nature” del febbraio 1997 dell’avvenuta clonazione del primo mammifero, con la nascita della pecora Dolly, rimane elevata – sottolinea la Coldiretti – l’opposizione all’uso della clonazione a fini alimentari, nonostante abbia ormai interessato praticamente ogni tipo di animale maiali, cavalli, bovini, capre, cammelli e mufloni.

fonte: e-gazete

apr 052011
 

Come era facile supporre, il problema della centrale giapponese di Fukushima è uscito dalle prime pagine dei giornali. Le ondate di profughi a Lampedusa, le barzellette sul saporedimelastrano, il processo breve, le intemperanze squadristiche del ministro La Russa hanno avuto la meglio sulla stampa nazionale. Eppure quella estera – compresi i tabloid britannici maestri di trash-giornalismo, vista la gravità di ciò che sta succedendo a Fukushima, è sempre sulla notizia.

Dunque, che sta succedendo in quella centrale nucleare? La situazione appare quasi fuori controllo. Negli ultimi giorni i tecnici  sono arrivati alla conclusione che l’acqua radioattiva dell’impianto raggiunge direttamente il mare, con conseguente aumento della radioattività nella zona. Ricorrendo anche a metodi disperati, come l’utilizzo di sali da bagno, hanno tentato di trovare la sede delle perdite nell’impianto nucleare.  I tentativi di ostruire la crepa però sarebbero falliti.

La TEPCO, Tokyo Electric Power, la società che gestisce la centrale nucleare di Fukushima, è stata costretta a riversare più di 10.000 tonnellate di acqua contaminata nell’oceano per liberare più spazio per immagazzinare acqua con livelli di radioattività più alti.

Nel frattempo l’Agenzia per la sicurezza nucleare del Giappone sta monitorando la situazione attraverso continui prelievi a campione per rilevare la quantità di radiazioni. A 40 chilometri dalla costa, i livelli sono il doppio rispetto a quanto consentito dalla legge. La settimana scorsa il campionamento aveva rilevato una contaminazione di migliaia di volte superiore ai limiti consentiti.

mar 302011
 

Roma un tempo era un precursore: dopo Chernobil l’Italia è stato il primo paese industrializzato a chiudere tutte le sue centrali nucleari. Ma questo l’ha portata alla dipendenza energetica dalla Francia. Ora il governo Berlusconi spinge per il ritorno all’atomo – ma con poche speranze di successo.

All’ingresso di molti paesi italiani c’è un cartello che lascia spesso perplessi i turisti stranieri. Il cartello dice: “Zona denuclearizzata”. Dal punto di vista giuridico questi cartelli sono privi di valore, ma dal punto di vista politico hanno un alto valore simbolico. Sono relitti degli anni ‘80, quando gli italiani costrinsero i loro governanti ad abbandonare il nucleare. E questo in un periodo in cui tutto il mondo andava nella direzione dello sfruttamento dell’atomo.

Il punto di rottura si ebbe il 26 aprile 1986, quando a Chernobil, in Ucraina, esplose un reattore nucleare. Migliaia di persone morirono, centinaia di migliaia persero la loro casa e tutta l’Europa precipitò nella paura delle radizioni atomiche. Chernobil fu un motivo sufficiente perché tutti gli italiana, dall’Alto Adige alla Sicilia, dicessero no al nucleare. Per volontà popolare le tre centrali nucleari allora in attività nel paese vennero fermate, poterono essere utilizzate solo parzialmente per scopi di ricerca. Un quarto progetto, ancora in fase di realizzazione, non venne mai completato. L’Italia fu così “denuclearizzata”, l’unico membro del club dei paesi industrializzati, allora ancora G7, a rinunciare completamente all’energia atomica per uso civile.

Ma se oggi c’è ancora energia elettrica in Italia, è perché vengono importante ingenti quantità di elettricità prodotta nelle centrali atomiche, soprattutto francesi. L’Enel, la controllata statale che gestisce il mercato energetico, possiede anche delle quote degli impianti nucleari in Francia, Slovacchia e Spagna ed intende inoltre partecipare al programma di energia nucleare russo. Ciò significa che l’Enel ha le mani pulite solo in patria. Continue reading »

feb 032011
 

La Nordic Pharma, la società che distribuisce la pillola abortiva RU486 in Italia, ha reso noto che nei primi nove mesi di diffusione del farmaco sono state ordinate solo 4.317 confezioni. Enormi le differenze tra regione e regione, tali da far supporre, anche in questo caso, l’esistenza di ostacoli all’uso e di una sorta di “turismo dell’interruzione di gravidanza”.

La regione nettamente prima quanto a vendite è il Piemonte, con 1.203 confezioni, seguita da Toscana (563), Lombardia (523) e Liguria (500). In coda le Marche (5), la Calabria (10) e l’Abruzzo 15: soltanto 30 confezioni sono state richieste dagli ospedali laziali. Il primato del Piemonte non stupisce: da qui è partita la sperimentazione, e all’Ospedale Sant’Anna la scelta dell’aborto farmacologico supera ormai il 20% del totale.

fonte: Uaar