mar 142012
 

Io non sono a favore dei matrimoni gay nonostante sia un conservatore. Sono a favore dei matrimoni gay proprio perché sono un conservatore. […] La società è più forte quando si assumono obblighi reciproci e solenni”.

Queste le parole del leader conservatore britannico David Cameron a proposito dei matrimoni fra omosessuali. Sulla sua stessa posizione grande parte del partito, i laburisti al completo – compreso Tony Blair recentemente convertitosi al cattolicesimo – e i liberal-democratici. Sembra certo, quindi, che a breve nel Regno Unito, dove peraltro già sono in vigore da tempo le unioni civili, verranno introdotte nell’ordinamento giuridico le nozze fra omosessuali.

Le Chiese, soprattutto l’anglicana e la cattolica, si oppongono al progetto governativo ma si sa che da quelle parti l’intromissione delle chiese negli affari di stato non è ben vista fin dal 1534.

E da noi? Fra un Angelino Alfano che accusa di zapaterismo chi parla di matrimoni gay e una Rosi Bindi che ha un suo punto fermo – beata lei, è l’unica nel PD ad averlo – datole dal “matrimonio eterosessuale” siamo sempre inchiodati su ciò che le gerarchie ecclesiastiche impongono. Da secoli.

E su un tema così importante che non è solo una questione di coppia ma anche, e soprattutto, una questione di dignità (col suo corollario di normative sui temi di assistenza, eredità, pensione, diritti e doveri verso l’altro) non si è vista mai tanta unità d’intenti fra un centrodestra che non sa più cosa proporre e un centrosinistra sempre più ammaliato da Casini e Monti. Poveri noi.

 

mar 092012
 

Nel 1940 il Partito Comunista Italiano (PCI) era una piccola, inefficace e perseguitata setta. Il suo più grande teorico, Antonio Gramsci, dopo anni passati in un carcere fascista, era morto; il suo leader Palmiro Togliatti era in esilio a Mosca. La guerra poi salvò il partito. Già nel 1944, mentre gli Alleati avanzavano, il PCI era diventato la forza principale della Resistenza. Nel 1946 contava già oltre 2 milioni di membri. Nel 1948 era il secondo partito politico del Paese.

I comunisti italiani stavano crescendo come un’opposizione responsabile sotto la costituzione democratica che avevano aiutato a formare. Eppure, come il “Generale” di Gabriel García Márquez, si ritrovarono alla mercé di un destino che non potevano controllare. Furono espulsi dalla coalizione di governo del dopo-guerra, fatti oggetto di una propaganda isterica (il papa Pio XI dichiarò che votare comunista equivaleva ad una condanna alla dannazione eterna), e ritenuti responsabili degli atti repressivi in URSS che si sentivano obbligati a giustificare. Come forza minoritaria, difendevano testardamente e coerentemente tutti i diritti civili disponibili in una democrazia occidentale; come comunisti difendevano in modo ugualmente testardo tutte le violazioni di questi stessi diritti perpetrate nelle “repubbliche popolari”. A parole desideravano la fine del capitalismo, ma nei fatti erano dei riformisti notevoli. Alla fine degli anni ’70 avevano un terzo dei voti. Nelle città che controllavano, come Bologna, diedero agli italiani un assaggio di come una democrazia di stile svedese potesse funzionare in Italia.

Verso la fine degli anni ’60, in un primo momento timidamente, iniziarono a prendere le distanze dall’Unione Sovietica. Condannarono la soppressione della primavera di Praga, appoggiarono i dissidenti, criticarono l’intervento sovietico in Afghanistan e infine, nel 1981, denunciarono la legge marziale in Polonia. Eppure i comunisti italiani ancora sventolavano le bandiere rosse e si chiamavano fra loro “compagni”. Poi il comunismo cadde nell’Europa dell’est, e i comunisti italiani, seppur riluttanti, decisero che il nome era diventato un onere. Nel 1991 il partito riemerse prima come Partito Democratico della Sinistra, in seguito come “Democratici di Sinistra” e poi ancora, come a voler seppellire nervosamente tutte le tracce del passato, come Partito Democratico. Ma ciò non è servito a migliorare gli scarsi risultati elettorali.

La storia di Lucio Magri del partito comunista italiano (perché si tratta di questo, e non della storia del movimento comunista globale, come suggerisce il sottotitolo inglese), è la storia dal punto di vista di un insider. L’autore (che è morto lo scorso novembre) diventò membro del partito negli anni ’50, ne costituì una voce critica dall’interno e negli anni ’60 fondò il quotidiano “Il Manifesto”, che diventò la voce della sinistra del partito. Nonostante il suo liberalismo, il PCI – incapace di tollerare una tale spaccatura del centralismo democratico – espulse il gruppo del Manifesto, nonostante Magri ci tiene a specificare che “non avevamo intenzione di danneggiare il partito”. Magri e i suoi compagni non divennero mai uno dei gruppetti che infestavano la sinistra estrema. Al contrario, egli ridiventò membro del partito a metà degli anni ’80.

Ci si potrebbe aspettare un racconto pieno di rancore o di voglia di prendersi delle rivincite, ma Magri fa uno sforzo onesto di essere giudizioso ed equilibrato. Gran parte del libro è un racconto perfettamente valido della storia e dei tempi del PCI, anche se l’autore spesso tratta le sue supposizioni come fatti e fa delle affermazioni non supportate da prove. Ma è anche la storia, quasi impercettibile, del suo legame con il PCI. Di tanto in tanto il tono diventa intimo: “Devo confessare a questo punto che un dubbio profondo ha paralizzato il mio lavoro al libro per settimane o mesi addirittura.” A volte si sente il dolore di una vita passata a lottare per un’Italia migliore finita con il doversi opporre ad un avversario tanto ridicolo quanto Silvio Berlusconi, fatto cadere non dalle masse ma dai mercati.

Ma chi è il sarto di Ulm? Era l’inventore, nel XVIII secolo, di una macchina volante che precipitò. Brecht ne racconta la storia in una ballata, evidenziando che alla fine gli esseri umani hanno imparato a volare. La consolazione di sempre dei perdenti: “Qualche giorno, un giorno, vinceremo”.

articolo originale: The Guardian, ” The Tailor of Ulm: A Possible History of Communism in the Twentieth century by Lucio Magri” review of the Donald Sassoon


mar 062012
 

E’ morto a Londra Robert Sherman, 86 anni. Autore di colonne sonore di successo fin dagli anni ’50. Su tutte le musiche di Mary Poppins per le quali vinse due Oscar.

Con il fratello Richard, anch’esso compositore di vaglia, ottenne nove nomination agli Academy Awars, due Grammy, quattro nomination ai Grammy e 23 dischi d’oro e di platino. Robert Sherman ha composto colonne sonore per il cinema più di chiunque altro.

Ti vogliamo ricordare così, con un poco di zucchero.

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mar 022012
 

Giocava a Sudoku durante una seduta del Bundestag. Questa l’accusa che sta costando una pioggia di critiche al ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Nel corso del dibattito per l’approvazione del secondo pacchetto di aiuti alla Grecia di 130 miliardi di euro, il ministro settantenne è stato pizzicato a giocare con il suo iPad. In Germania tutto questo fa scandalo.

Una pausa che sta costando caro. Le televisioni trasmettono l’immagine dell’imperdonabile distrazione del ministro alle prese con il gioco del Sudoku sul tablet con lo schermo socchiuso. È bastato così poco per essere al centro dell’attenzione dei media che non fanno che sottolineare la gravità del gesto. Il ministro Schäuble si trova così nel mezzo di un acceso dibattito nonostante si sia distinto sempre per l’enorme mole di lavoro che sta portando avanti tra notti in bianco passate a discutere la crisi greca a Bruxelles e il G20 dei ministri delle finanze in Messico. Quella che in Germania è una notizia estremamente seria, in Italia fa quasi sorridere, essendo abituati a vedere in Parlamento esempi decisamente peggiori. Se presenti, gli strapagati politici italiani sono infatti spesso alle prese con sonnellini, letture varie, telefonate e siti web di escort. Insomma, il Parlamento italiano molto spesso ricorda le aule di scuola al momento della ricreazione. Triste se paragonato invece alla serietà che invece viene giustamente pretesa in Germania.

Il video porno in India. Le cose non vanno meglio in India dove, il mese scorso, dei parlamentari indiani sono stati costretti a dare le dimissioni perché scoperti a guardare un film porno sul cellulare. Ad aggravare la situazione, la circostanza che uno dei tre incriminati, Patil, fosse il titolare del dicastero delle donne e dei bambini. “Già viviamo in un paese dove vige l’idea che le donne siano degli oggetti a disposizione, proprietà trasferibili. È davvero grave che persone in posizioni di potere, con la responsabilità di cambiare le cose, siano impegnati a guardare dei porno”, ha commentato Renuka Chowdhary, il predecessore di Patil.

E l’Italia, dove tutto ciò non fa notizia. Naturalmente in Italia non potevano mancare simili precedenti. Protagonista dell’episodio avvenuto un anno fa, l’ex sindaco di Bari Simeone Di Cagno Abbrescia, deputato del Pdl, il quale era stato sorpreso a guardare foto osé, durante il dibattito sulla mozione di sfiducia nei confronti di Sandro Bondi. Ma, se in India i tre parlamentari sono stai costretti a dimettersi, lo stesso non è avvenuto in Italia. Nel Bel Paese, infatti, nonostante tutto quello che combinano i politici nessuno ha mai sentito la necessità di lasciar il posto ad un rappresentante più degno. Probabilmente la causa è da attribuire anche alla scarsa pressione di un’opinione pubblica ormai assuefatta ad ogni cosa.

fonte: Diritto di Critica

Alka-Seltzer

 di - 22 febbraio 2012  Commenta »
feb 222012
 

Il presidente Obama ha iniziato il suo impegno elettorale in vista delle elezioni presidenziali del prossimo novembre.

Fra le iniziative che lo staff elettorale ha lanciato c’è la consueta raccolta di fondi online ma, quest’anno, con una variante rispetto al passato: una lotteria vera e propria. In sostanza facendo una sottoscrizione (l’importo minimo è 10 $) si può essere sorteggiati per partecipare ad una cena col presidente Obama.

Ora, per un istante, provo a immaginare lo stesso scenario in Italia. Riesco a vedermi una sera a tavola con Alfano, Di Pietro, Bersani, Casini, Fini e compagnia bella?

Ecco, smetto di immaginare e lascio perdere. Che è meglio.

Anche gli incubi mi danno acidità di stomaco.

La Chiesa immor(t)ale

 di - 21 febbraio 2012  Commenta »
feb 212012
 

Come anche il più estroso dei bookmakers avrebbe previsto è rimasta immacolata la fedina penale di Joseph Ratzinger, Tarcisio Bertone e Angelo Sodano. La causa intentata nei loro confronti presso la Corte distrettuale del Wisconsin dall’avvocato di John Doe, una vittima del sacerdote e pedofilo seriale, Lawrence Murphy, deceduto nel 1998, si è conclusa con il ritiro della denuncia a pochi giorni dalla sentenza. Nel 2011 Jeff Anderson, legale di Doe, per far ottenere un risarcimento al suo assistito aveva puntato il dito contro la Santa Sede e i suoi gerarchi, sviluppando la teoria secondo la quale la responsabilità delle azioni di un dipendente deve ricadere sul datore di lavoro. Nel caso di Muprhy, dunque, non solo la diocesi di Milwaukee, ma anche il Papa in quanto a costui spettano le nomine dei vescovi in tutto il mondo. Quando Anderson ha capito che molto probabilmente avrebbe perso la causa, venerdì scorso 10 febbraio, ha ritirato la denuncia. Evitando così di compromettere l’esito di azioni giudiziarie simili avviate negli Stati Uniti nei confronti della Santa Sede in altri processi per pedofilia ecclesiastica.

Padre Lawrence Murphy, cappellano alla Saint John’s School di Milwaukee, violentò oltre 200 scolari sordomuti di età inferiore ai 12 anni tra il 1950 e il 1974. Solo a metà anni 70 fu trasferito dal proprio vescovo in un’altra diocesi dove a suo dire non commise più abusi. Secondo l’avvocato della Santa Sede Jeffrey Lena, intervistato da Andrea Tornielli per Vatican Insider, «è evidente che la responsabilità di fare in modo che non potesse più nuocere ricadeva sui vescovi». Lena quindi, spiegando la linea difensiva, ha ribadito che «la Santa Sede non può avere la responsabilità di controllare direttamente le azioni di più di 400.000 preti in giro per il mondo».

Per inquadrare meglio la storia facciamo un passo indietro di qualche anno. In base a un dossier reso pubblico nel 2010 dal New York Times è emerso che solo nel 1996, l’arcivescovo di Milwaukee monsignor Weakland aveva informato del caso il cardinale Ratzinger all’epoca prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. In un primo momento, l’allora segretario di Ratzinger, Tarcisio Bertone, apparve deciso a istruire il processo canonico. Informato del rischio di essere ridotto allo stato laicale, Murphy (che ammise tutti i suoi crimini quando oramai erano prescritti) scrisse ai suoi futuri giudici ecclesiastici di essere pentito e malato, e chiese di evitare il processo. Una linea di condotta probabilmente studiata a tavolino dal sacerdote pedofilo, poiché lo psichiatra assunto dalla diocesi di Milwaukee per esaminarlo aveva scritto chiaro e tondo nel rapporto conclusivo: «Non si rende conto del male fatto e sembra insensibile alle cure». Passano un paio di anni e il 30 maggio 1998 al termine di un summit in Vaticano in cui si deve decidere il da farsi, a Murphy viene intimato di «riflettere sulla gravità del male fatto» fino a quando non darà «prove di ravvedimento». La punizione viene comminata dall’attuale segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, nel corso di un incontro con monsignor Girotti, don Antonio Manna dell’Ufficio disciplinare, padre Antonio Ramos, monsignor Weakland, il suo vescovo ausiliare, monsignor Skiba e monsignor Fliss, vescovo di Superior.

Il resto è storia, Murphy muore il 21 agosto dello stesso anno senza aver mai speso una parola per le vittime. Ma non è l’unico a mantenere un rigoroso silenzio. Secondo quanto scritto nel documento «confidenziale» protocollato n. 111/96 – facente parte del dossier del New York Times – che riassume le fasi dell’incontro, Weakland nota che in caso di processo si correrebbe il «pericolo di grande scandalo qualora il caso venisse pubblicizzato dalla stampa». A calare la pietra tombale sulla vicenda ci pensa il cardinal Bertone osservando in quella stessa sede che il processo è inutile «per la difficoltà dei sordomuti a testimoniare senza aggravare i fatti».

fonte: Cronache Laiche

feb 202012
 

 

Sappiamo che presidente della Repubblica Federale Tedesca Wulff si è dimesso perchè accusato di corruzione.

In questi giorni un certa stampa, con malcelato spirito d’italica vendetta, ha paragonato il caso Wulff ad alcune recenti vicende di corruzione nostrana, come a voler sottolineare che tutto il mondo è paese. La stessa stampa ha però mancato di dare risalto al tenore dei reati di cui Wulff è imputato.

I motivi per i quali Wulff è sotto indagine della magistratura sono quelli di aver ricevuto un telefonino aziendale e un mutuo agevolato rispetto ai tassi di mercato – non una casa regalata “a sua insaputa” – in cambio di presunti favori a un imprenditore della Bassa Sassonia. Land di cui era Governatore prima di assurgere alla presidenza tedesca.

Allo stato attuale Wulff è solo indagato, non ha subito processi ne ricevuto condanne. Eppure ha scelto di dimettersi, e lo ha fatto immediatamente, cioè il giorno successivo a quello in cui un Procuratore della Repubblica ha annunciato che avrebbe fatto richiesta di rimozione dell’immunità presidenziale.

Questo forse dimostra che tutto il mondo è paese in fatto di corruzione, ma tutto il mondo non è paese in fatto di dimissioni. E di dignità.

 

feb 102012
 

Di questi giorni, un tiepido silenzio, o quasi, circonda la svolta in California per le nozze tra persone dello stesso sesso e la decisione della Corte d’Appello di San Francisco che ha abolito, perché incostituzionale, il divieto al “matrimonio gay”. Tacciono i politici, di solito proattivi all’argomento, non parlano i giuristi e sono silenti gli omofobi di ogni fede.

E’ stata gelida anche l’accoglienza per la notizia che lo Stato di Washington ha approvato definitivamente un disegno di legge che legalizza i “matrimoni gay”. E sono già sette, gli stati americani che consentono ai cittadini dello stesso sesso di contrarre matrimonio.

In Italia infine, nessuno (con eccezioni locali), ha raccontato l’importante “sì” del consiglio regionale del Veneto alla lotta a omofobia e discriminazioni di gay, lesbiche e trans. L’assemblea regionale ha approvato, proprio ieri e all’unanimità, la mozione contro l’omofobia presentata da Pietrangelo Pettenò della Federazione della Sinistra Veneta e dai consiglieri del Pd. L’impegno del Consiglio è per una lotta senza quartiere alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Il documento contiene persino una richiesta al parlamento affinché approvi “una normativa specifica che tuteli i cittadini contro ogni forma di discriminazione omofoba”.

Queste notizie straordinarie, non hanno avuto la dignità neppure di un micro-commento, di un rimando in prima pagina o, che ne so, di un editorialucolo, se escludiamo l’ottimo lavoro di informazione delle agenzie, dei media di settore come, tra gli altri, “gay.it”, dei blogger indipendenti o di privati cittadini sui social network.

E tutte le novità presentate, meritano un doveroso approfondimento e ampia copertura per le novità che portano nel dibattito sui diritti civili e umani e per l’interesse collettivo di cui sono oggettivamente portatrici. E il sistema Italia, ancora una volta, dimostra di non saper cogliere, e bellamente ignora.

Un Paese che non anticipa e analizza il presente per pianificare il futuro resta un Paese vergognosamente ancorato al passato. E senza futuro. Lo stesso futuro che ci chiede con sempre maggior insistenza i matrimoni tra persone dello stesso sesso e, finalmente, una lotta senza quartiere alla discriminazione di omosessuali e trans.

Paolo Patanè presidente nazionale Arcigay

feb 092012
 

Si è dimesso per una bugia su una multa. Immortalato in flagrante infrazione al codice stradale da una foto dall’autovelox, ha mentito alla polizia dichiarando che alla guida della sua auto c’era la moglie. Ma poi la verità è venuta a galla e il ministro ha dato immediatamente le dimissioni: «Per non subire delle distrazioni dal mio lavoro ho deciso di dimettermi dall’incarico di ministro con effetto immediato». Prima di lanciarvi in esternazioni di meritato stupore e pensare che forse anche in Italia esiste un briciolo di pudore istituzionale rasserenatevi: stiamo parlando dell’Inghilterra e di Chris Huhne, ministro dell’Ambiente e dell’Energia.

Il caso somiglia molto a quello di Karl-Theodor zu Guttenberg, ministro della Difesa tedesco, che si è dimesso per essere stato accusato di aver copiato la sua tesi di dottorato, o di Mona Sahlin, viceministro svedese, che ha lasciato il suo incarico per aver acquistato pannolini per i suoi figli con la carta di credito governativa. Non c’è giorno in cui simili casi – rigorosamente provenienti da oltre confine – non arrivino anche sulla nostra stampa.

Nel mondo civile esiste qualcosa che, a torto o a ragione, si chiama decenza. Una sorta di rispetto per gli elettori e per il ruolo che si ricopre, il pudore di essere scoperti, la percezione dell’incompatibilità tra un incarico istituzionale al servizio dei cittadini e le violazioni dell’etica, sia anche per veniali marachelle da studente.

E qui? Qui abbiamo una lista di innocenti vittime del gossip che invece di rassegnare immediatamente le dimissioni per sospette collusioni mafiose, per essere proprietari di appartamenti inaspettatamente pagati da altri, per “frequentare” minorenni a pagamento, per intascare rimborsi elettorali o semplicemente per lucrare attraverso nebulose compravendite immobiliari (tanto per fare solo qualche misero esempio del mare magnum delle “marachelle” nostrane) difendono strenuamente il loro ruolo, delegando addirittura il parlamento o il partito di appartenenza a decidere della loro sorte di onesti e integerrimi servitori della patria. Paese che vai, usanza che trovi.

fonte: Cronache Laiche – “C’è poltrona e poltrona”

feb 042012
 

Pagate e avrete la salvezza. Il motto di Scientology si ritorce contro gli stessi leader pseudo-religiosi, almeno in Francia: quattro dirigenti del ramo francese sono stati condannati per truffa organizzata dalla Corte d’Appello di Parigi, dopo un dibattimento durato 12 anni. E dovranno rifondere 600 mila euro alle vittime della frode. Ma il movimento religioso è ancora “libero di colpire”, anche da noi.

La sentenza definitiva attendeva da 12 anni. Nel 1997, infatti, cinque ex adepti accusarono la “org” francese di circonvenzione d’incapace, truffa organizzata ed estorsione. Le cifre sono considerevoli: una delle vittime dichiarò, in tribunale, di “essere stata spinta a pagare 21300 euro in un mese per libri, corsi di apprendimento o di ricostruzione vitale, come anche per pacchetti di purificazione”. Ai dirigenti francesi dell’organizzazione fondata nel 1954 da Ron Hubbard sono stati comminati 2 anni di carcere (con la condizionale), oltre all’ammenda da 600mila euro.

“E’ una decisione storica” ha commentato Olivier Morice, avvocato dell’associazione per la lotta contro le derive settarie, Unadfi. La sentenza assesta un colpo simbolico alla ‘chiesa’ che ha ottenuto il riconoscimento come religione in Usa e in altri Paesi, ma non in Francia dove un rapporto del Parlamento nel 1995 lo classifico’ come “un culto pernicioso”. “Per quanto Scientology possa ancora operare in Francia”, aggiunge Morice, “la sentenza va al cuore delle sue attivita’ e schiude la porta ad una messa al bando o dissoluzione della setta”.

E da noi? L’organizzazione condannata per truffa organizzata in Francia ha radici anche in Italia. Nel 1997 un rapporto di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno la definiva una “setta” a scopo di lucro, con 7mila seguaci (gli scientologhi ne millantavano 100mila) e circa 40 missioni sparse per lo Stivale. E già allora si contavano oltre 140 cause per truffa.

E’ l’inizio della fine, per la setta di Tom Cruise (almeno in Europa)?

fonte:Diritto di Critica