mag 232012
 

La conferenza episcopale ha diffuso oggi le nuove linee guida per trattare i casi di pedofilia che dovessero coinvolgere sacerdoti. Nonostante la più volte annunciata volontà di fare pulizia e garantire trasparenza viene sostanzialmente riconfermato, proprio sulla base dei privilegi concessi dal Concordato, il modus operandi della Chiesa cattolica che tante criticità ha fatto emergere in passato.

Soprattutto durante il pontificato di Benedetto XVI sono scoppiati numerosi scandali sessuali che hanno coinvolto tanti sacerdoti in tutto il mondo. Con la tendenza da parte delle gerarchie non solo a non denunciare e a scoraggiare la denuncia, ma anche ad insabbiare molti casi. Comportamento che ha suscitato una diffusa indignazione e che ha contributo al calo di consensi in diversi paesi, come gli Stati Uniti o l’Irlanda.

Sulla base delle nuove disposizioni CEI, per i vescovi non vi è alcun obbligo di denunciare alla giustizia civile, nel caso venissero a sapere che un prete ha commesso abusi sessuali nei confronti di bambini. Perché il vescovo “nell’ordinamento italiano” non ha “la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio”: quindi “non ha l’obbligo giuridico di denunciare”.

Monsignor Mariano Crociata, segretario generale dei vescovi italiani, conferma la volontà di “cooperazione” con la giustizia italiana. Ma ”restano fermi i vincoli posti a tutela del sigillo sacramentale”, si tiene a ribadire nel documento. Ovvero, il segreto confessionale viene tutelato, anche in casi gravi come la notizia di condotte illecite. La cooperazione con l’autorità civile può esservi “nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile”. E, si badi bene, “nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza Episcopale Italiana”.

mag 222012
 

Dopo la sbornia dei numeri, la sbornia delle dichiarazioni:

Fabrizio Cicchitto ( PdL): «E’ stata una sconfitta e non una disfatta. Abbiamo eletto trenta sindaci e i nostri voti non sono andati a sinistra o come si dice ai grillini».

Qual’è la differenza fra sconfitta e disfatta? Così tanto per sapere visto che, prima di queste amministrative, il PdL amministrava 98 città.

Beppe Grillo: « Abbiamo conquistato Parma, la nostra Stalingrado, e adesso andiamo verso Berlino“.

E dopo aver conquistato Berlino? Fonderemo la DDR? Tireremo su un muro?

Ignazio La Russa: «A Melegnano abbiamo vinto da soli».

A Mele…dove?

Daniela Santanchè: «Mi auguro che il presidente Berlusconi scenda in campo personalmente e ci dica quali sono gli obiettivi e quali risposte diamo agli italiani».

Le tre I: Internet, Impresa, Inglese. Un milione di posti di lavoro. Riduzione delle tasse. Sconfitta del tumore. Via il bollo auto. Meglio fermarsi, eh?

Pierluigi Bersani: «Abbiamo avuto risultati incredibili, straordinari. Vorrei anche smentire l’idea che noi con Grillo perdiamo: a Garbagnate abbiamo vinto».

Vuoi mica mettere Garbagnate con Parma.

Angelino Alfano «La forte astensione ha fatto si che avessimo difficoltà con i cittadini che però hanno apertamente dichiarato di non votare in alternativa a sinistra».

Vedi la voce Cicchitto.

mag 212012
 

In più parti nel nostro Paese si stanno verificando fenomeni di repressione al pensiero e alla parola, in barba all’Art. 21 della Costituzione.

Manifestare non è più un diritto da tempo perchè deve essere concesso dalla Questura, e com’è noto non si dovrebbe chiedere per i propri diritti perché sono, appunto, diritti. Ora, avviene che in nome dell’”ordine pubblico” le manifestazioni vengono vietate. Le persone che manifestano ugualmente il proprio pensiero, vengono perseguite con  denunce come “manifestazione non autorizzata” quando il provvedimento è all’acqua di rose, peggio invece quando arrivano provvedimenti sproporzionati o addirittura manganellate in faccia.

A Napoli si è avuta un performance delle Forze dell’Ordine indimenticabile: manganellate sui cittadini che protestavano davanti ad una sede di Equitalia. A Ravenna, a seguito di un corteo antifascista di pochi ragazzi, ne sono seguiti fogli di via e “avvisi orali”. L’avviso orale è un provvedimento che avvisa il malcapitato dell’intenzione di porlo a “sorveglianza speciale”, come i mafiosi.

Nel resto d’Europa, non se la passano meglio, le immagini degli Blockupy di Francoforte parlano da sole. Chissà se per quanto riguarda il nostro Paese, coloro che impediscono al Popolo di manifestare il proprio pensiero si sono dimenticati dell’Art. 21 della Costituzione, dell’Art. 19 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

Forse bisognerebbe ricordargli che sono perseguibili ai sensi dell’Art. 13 della Costituzione Italiana, denunciandoli.

Certo, potrebbe intimorire denunciare qualche Questore. Eppure, in Italia qualcuno sta già denunciando i più alti vertici dello Stato. Normali cittadini o associazioni, stanno depositando denunce contro il Presidente Napolitano e il Presidente Monti per aver violato la Costituzione e aver, di fatto, tolto la sovranità al Popolo consegnando il nostro Paese in mano alla BCE. La denuncia è partita dall’Avv. Musu e dal giornalista Paolo Barnard. Centinaia di cittadini stanno facendo altrettanto.

Non è Davide contro Golia, che trovo estremamente fuorviante poiché pone alcuni più piccoli di altri davanti alla Giustizia. E’ piuttosto un “armi pari”: se tu puoi denunciare me perché manifesto il mio pensiero in base a mio diritto, io posso denunciarti perché mi hai impedito di esercitare tale diritto. Diritto ottenuto nella storia con il sangue di chi ha lottato.

Il fascismo passato non deve far annebbiare la vista di quello attuale.

mag 192012
 

Lo scopo di un atto di terrorismo – indipendentemente da chi ne sia l’autore – è quello di incutere paura. Chiudere la gente nelle proprie case e modificarne le abitudini. Farle vivere nel timore di essere una potenziale futura vittima.

Quello che è successo stamani a Brindisi rientra in questa logica criminale. E l’unica risposta che può dare una collettività è quella del rifiuto di questa logica, pena la sua stessa sopravvivenza.

E’ quello che, per fortuna, sta succedendo in molte piazze italiane che si riempiono di gente comune. Perchè, come al solito, la gente è ben più avanti della classe politica che la rappresenta. Una classe politica, a partire dal sindaco di Roma che ha lanciato l’iniziativa poi ripresa a livello nazionale, che non ha saputo trovare di meglio che annullare la Notte dei Musei per lutto.

Sospendere la Notte dei Musei è controcultura, anzi è cultura della paura tout court. E’ il segno di debolezza che il terrorismo si augura di vedere.

Un dopocena museale alla riscoperta della nostra arte, della nostra storia, delle nostre radici è riscoprire o fortificare il nostro senso di cittadinanza. Proprio ciò che il terrorismo non vuole.

Nel frattempo continuano a svolgersi gli Internazionali d’Italia di tennis, la tappa del giro d’Italia di ciclismo, la Coppa America di vela e domani la finale di Coppa Italia di Calcio.

Con il consueto, ipocrita minuto di silenzio.

mag 192012
 

In questo periodo, come ogni anno, c’è una bella fetta di denaro da spartirsi: l’8×1000. E come ogni anno le varie confessioni religiose fanno la loro campagna pubblicitaria. Una campagna dai costi non trascurabili. Solo la Chiesa Cattolica – o meglio la CEI – spende 9 milioni di euro.

Le altre confessioni non possono permettersi promozioni pubblicitarie così onerose. I Valdesi, ad esempio, hanno ricevuto  dall’8×1000 nel 2011 10 milioni di euro – poco più di quanto spende la Chiesa cattolica in sola pubblicità –, mentre gli avventisti e i luterani non superano i 5 milioni. Complessivamente si può dire circa 10 milioni di euro circa il denaro speso nella campagna pubblicitaria per l’8×1000. E con quali vantaggi? Pochi, soprattutto per la CEI che, dato il particolare meccanismo della ripartizione, potrebbe tranquillamente non spendere in pubblicità e utilizzare il denaro risparmiato in opere caritative.

Nella ripartizione dell’8×1000, la Chiesa cattolica ha il 37% delle preferenze, lo Stato il 5,2% e la Chiesa Valdese lo 0,9% e le rimanenti confessioni lo 0,4%. Si noti come solo 43,5% dei contribuenti indichi una scelta, mentre la maggioranza, il 56,5%, non si esprime. La legge, però, prevede che le scelte inespresse siano ripartite proporzionalmente tra tutti i soggetti coinvolti. Ed ecco come la Chiesa cattolica si aggiudica l’85% dell fetta avendo ricevuto solo il 37% di preferenze. (Consulta la fonte.)

E come viene speso questo fiume di danaro? Secondo i dati presentati dalla Cei per l’anno 2011, la Chiesa ha ricevuto quasi un miliardo e 200 milioni di euro. Di questi solo 235 milioni di euro sono stati impiegati in opere caritative (un 20% circa), mentre il resto è stato utilizzato per gli stipendi del clero, per l’esigenze pastorali e per l’edilizia di culto (quest’ultima spesso finanziata anche dallo Stato, dalle regioni e dai Comuni). Gli Avventisti e i Valdesi, invece, non usano i fondi per stipendiare i ministri di culto e destinano ad opere di carità – in Italia e all’estero – il 90% di quanto percepito. Un esempio di destinazione è dato dalla Chiesa Valdese che utilizza una parte dei fondi finanziando progetti per giovani disoccupati.

Lo Stato utilizza l’8xmille per l’acquisto di aerei anti-incendio della Protezione civile e per la costruzione di nuove carceri. In passato ha utilizzato i fondi dell’8×1000 per rifiniziare le missioni militari “di pace” all’estero. Mentre niente destina alle Onlus e al Terzo Settore.

Un gregge per vivere

 di - 18 maggio 2012  Commenta »
mag 182012
 

In Italia circa tremila giovani hanno scelto di mettersi alla guida di un gregge, come precisa scelta di vita per non arrendersi alla crisi. È quanto stima la Coldiretti in occasione delle rilevazioni Istat sull’occupazione.

Si tratta in gran parte di giovani che intendono dare continuità all’attività dei genitori, ma ci sono anche ingressi ex novo di ragazzi spinti da una scelta di vita alternativa, a contatto con gli animali e la natura. E quando a guidare il gregge sono i più giovani si assiste, secondo la Coldiretti, a un impulso nell’attività con il 78% delle nuove leve che investe – anche nella congiuntura economica negativa – sul miglioramento dei prodotti aziendali. La diffusa capacità di innovazione si concentra sulla qualità e sulla sicurezza del prodotto ma anche nella capacità di presidiare il mercato attraverso nuove formule commerciali, come la vendita diretta.

Le storie sono le più diverse. Davide Bortoluzzi, per esempio, ha 25 anni e con il diploma dell’Istituto tecnico era pronto a entrare nello studio del padre geometra. Lui invece ha realizzato il suo sogno: un gregge di 500 pecore per scorrazzare sulle Dolomiti. Giuseppe Stocchi, invece, ha 28 anni e conduce una grande azienda di pecore a Leonessa, in provincia di Rieti. Possiede ben 1.500 pecore, comisane (razza siciliana) e sarde con una spruzzatina di sopravissana, che producono 220/230 litri di latte al giorno per ricavarne ottimi formaggi (pecorino stagionato in grotta, pecorino primo sale, pecorino media stagionatura, pecorino fresco) e ricotta, che vende direttamente nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica.

Secondo la Coldiretti, tra i fattori che mettono a rischio il futuro della pastorizia c’è il fatto che più della la metà della carne di agnello in vendita è importata – soprattutto dai paesi dell’Est – all’insaputa dei consumatori e spacciata come made in Italy. Tutto nasce dalla mancata introduzione dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta previsto dalla legge nazionale già approvata all’unanimità dal Parlamento. E non va meglio per il latte.

mag 172012
 

L’Italia si sta sempre di più secolarizzando. A dircelo è l’Eurispes col suo “Rapporto Italia 2012” dal quale emergono dei dati che depongono per un progressivo distaccarsi degli italiani dalla dottrina della chiesa cattolica.

Leggiamo qualche dato:

Testamento Biologico.Il 65,8% è favorevole all’istituzione del testamento biologico. Sebbene il tema non sia più presente come in passato nei media – vedi il caso di Eluana Englaro – la maggioranza degli Italiani ritiene che sia necessario legiferare in materia.

Eutanasia. Sulla “buona morte” le opinioni sostanzialmente si equivalgono, con un 50,1% di favorevoli a fronte di un 46,6% di contrari. Va ricordato che altre confessioni religiose come, ad esempio, la Chiesa Valdese si sono espresse favorevolmente alla sua regolamentazione per legge.

Suicidio assistito.Gli Italiani sono ancora fortemente contrari al suicidio assistito. Sono infatti il 71,6% coloro che sono e i favorevoli sono appena il 25,3% favorevoli.

Pillola abortiva RU486. L’introduzione della RU486 è vista con favore dal 58% d’italiani contro il 39,3% dei non favorevoli.

Divorzio breve.Letteralemnte un plebiscito per la sua introduzione con un 82,2% di favorevoli contro l’appena 15,8% di contrari.

Anarchia?

 di - 15 maggio 2012  Commenta »
mag 152012
 

 

L’attentato a Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la Federazione Anarchica Informale (FAI).

Il gruppo è apparso per la prima volta nel 2003 quando rivendicò l’invio di un pacco-bomba indirizzato a Romano Prodi. Gli “anarco-insurrezionalisti” della FAI sono anche ritenuti responsabili dell’ordigno ritrovato nei pressi della Questura di Genova pochi giorni prima del G8 del 2001.

Una sigla – quella del FAI – nebulosa, dentro la quale ci può essere tutto e il contrario di tutto. E che, comunque, mai si era spinta ad organizzare un attentato con un modus operandi che ricorda quello delle prime Brigate Rosse.

Rimane quindi il dubbio di chi ci sia dietro a questa sigla che, occorre ricordarlo, “clona” forse non casualmente l’acronimo della Federazione Anarchica Italiana. La Federazione storica degli Anarchici italiani, quella fondata da Errico Malatesta nel 1920 e che niente ha a che vedere con questi “anarco-insurrezionalisti”.

E molte sono le perplessità dovute al fatto che a dieci anni dalla sua apparizione ancora non si sia riusciti a comprendere la struttura di una organizzazione che non esitiamo a definire pseudo anarchica.

La carta stampata  poi – non è una novità -  ha usato nelle prime pagine (vedi il quotidiano La Stampa) il termine “Anarchia” quale sinonimo di disordine, violenza, guerra civile. E’ un  antico vizio coltivato da chi ignora, volutamente o meno, che Anarchia non è assenza di ordine (o caos che dir si voglia) ma assenza di capi e, di conseguenza, di subordinati. Cosa profondamente diversa.

Ma si sa che in mancanza di meglio fa sempre comodo sbattere l’anarchico in prima pagina.

mag 142012
 

E’ noto che alle testate giornalistiche piacciono le notizie a grappolo. Forse perchè è più facile cavalcarle. O forse perchè quando le metti tutte insieme fanno più spicco, e puoi infiocchettarle come “il grande scoop”.
In questi giorni per esempio va di moda il titolone su suicidi e crisi economica. I media ne parlano diffusamente, quasi che il dramma fosse nuovo, inedito e inesplorato.

E dai giornali le notizie rimbalzano poi sulla scena politica: lo stesso Mario Monti ha velatamente accusato (per poi ritrattare) il precedente governo di non aver adeguatamente affrontato la crisi economica provocando, in qualche misura, questa tragedia.

In un infinito gioco di specchi i titoli si inseguono tutti uguali, e si perde di vista il pudore con cui si dovrebbe affrontare un argomento tanto delicato e complesso, quello della scelta di morire.

Perchè l’orrore del suicidio non è soltanto quello che viene sbattuto in prima pagina per fare scena.  In termini numerici, ogni giorno in Italia sono quasi otto le persone che scelgono la morte. I dati ISTAT (qua in dettaglio) ci dicono che nel 2008 – ultimi dati disponibili – si sono uccise 2.828  persone, mentre i tentati suicidi sono stati 3.327.

Le ragioni del suicidio esigono il massimo rispetto. Ma su una di queste ragioni l’opinione pubblica pare non avere la forza o la volontà di soffermarsi: fra queste seimila persone un terzo, circa duemila individui, erano malati allo stato terminale. Il che significa che sei persone ogni giorno scelgono di morire per non continuare a soffrire.

Ma su di loro nessun rigo, nessuna prima pagina. Quasi che questi morti non avessero diritto ad una pietas. Quasi che la causa che li ha spinti ad un gesto così estremo non avesse la stessa importanza di una cambiale non onorata o di un lavoro perso.

Ma soprattutto non  c’è nessuno che provi a dare conto della ipocrisia di una  classe politica clericale che pervicacemente continua a chiudere gli occhi sul problema dell’eutanasia e del suicidio assistito.

E’ tristemente assente dalle prime pagine dei giornali a grande diffusione una precisa disamina delle responsabilità di  coloro che vogliono gestire l’esistenza di ciascuno di noi – dalla nascita alla morte -  secondo il loro credo. Una complicità che perpetua e alimenta, sotto gli occhi di tutti, questa quotidiana, silenziosa tragedia.

mag 122012
 

Nelle ultime settimane sessanta persone – e il numero purtroppo è destinato a crescere – hano compiuto l’estremo gesto del suicidio a causa del fallimento della propria attività o per la perdita del posto di lavoro. Persone che hanno visto svanire, soprattutto, la possibilità di una esistenza dignitosa.

L’Italia è il paese dove al cittadino-contribuente è chiesto un pesante contributo al risanamento dell’economia nazionale. Ma dove contemporaneamente continuano a sussitere assurdi privilegi e sprechi che rasentano la follia. Spending review è il termine coniato – fa molto operatore della City – per apportare delle riduzioni mirate e settoriali alla spesa pubblica. Su questo il Governo ha invitato i cittadini a segnalare sprechi e fornire suggerimenti. Noi accogliamo l’invito parlando delle missioni militari all’estero e del loro insostenibile costo.

Ad oggi sono 6.923 i militari dislocati in 27 paesi-aree impiegati in 25 missioni internazionali. I dati sono forniti dal Ministero della Difesa. (Qua i dati in dettaglio).

L’indennità per ciascun militare impiegato in missione all’estero ( indennità extra stipendio) varia dai 130 ai 170 euro al giorno. La diversità dell’importo è data dal grado rivestito e dal tipo di missione svolta (ONU o NATO). Facendo una media di 150 euro, ogni giorno le missioni gravano sul bilancio dello stato per 980.000 euro. Circa 357 milioni di euro su proiezione annua. Questa cifra, lo ricordiamo, solo per le spese d’indennità al personale impiegato.

A questo dobbiamo aggiungere i costi di funzionamento e manutenzione del materiale; quelli relativi ai trasporti e alla logistica. Giusto per fare un esempio con un mezzo dispiegato in Afghanistan – l’elicottero da combattimento Mangusta – ogni ora di volo ha un costo di  circa 4.000 euro. A questo si deve aggiungere la manutenzione ordinaria che diventa spesso straordinaria viste le spesso proibitive situazioni ambientali d’impiego.

Complessivamente nel 2012 le missioni internazionali ci costeranno 1,4 miliardi di euro. Il governo Monti, sovvertendo la consuetudine degli stanziamenti semestrali, ha già provveduto a dare copertura finanziaria per tutto il 2012 per un importo di 1,4 miliardi di euro.

Dobbiamo poi aggiungere anche il tributo – incalcolabile – dato dalla perdita di vite umane.

In tempi di crisi, come lo sono questi, per l’Italia mantenere all’estero una struttura militare così complessa e articolata è un lusso che non si può permettere.

E tutto ciò senza considerare un aspetto – non secondario – relativo alla dubbia coerenza di alcune missioni con la Carta Costituzionale (art.41).