lug 052011
 

No al bavaglio a internet: La notte della Rete (5 luglio dalle 17.30)

Sapete cosa potrebbe succedere, da dopodomani?

Potrebbe succedere che potranno chiudervi il blog, oppure rimuovere una quantità indeterminata di quello che ci avete messo dentro.

Potranno farlo se e nella misura in cui riterranno che i vostri contenuti abbiano violato il diritto d’autore.

Potranno farlo senza neanche convocarvi e sentire cosa avete da dire a vostra discolpa.

Potranno farlo con un provvedimento amministrativo, senza neppure l’intervento di un giudice.

In altre parole: voi scrivete una cosa e loro, zaaac, la tolgono.

Oppure vi tolgono tutto. A loro discrezione.

A loro arbitrio.

Senza concedervi un cazzo di modo per difendervi.

Senza permettervi di eccepire qualcosa della serie ehi, facciamo una cosa, andiamo da uno imparziale e vediamo se è vero che ho fatto quello che dite.

Metilparaben


lug 012011
 

Il 6 luglio l’AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani. Tutto questo in maniera del tutto arbitraria e senza il vaglio del giudice.

Si tratta di una misura che pone il nostro paese alla stregua dei peggiori regimi.

Questo blog aderisce alle iniziative di protesta in corso e invita i lettori a:

  • visitare il sito Agorà Digitale nel quale sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firmare e diffondere la petizione sul sito di Avaaz;
  • partecipare e invitare tutti gli amici a “La notte della rete“, dal 5 luglio sera: quattro ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti;
  • partecipare a una delle manifestazioni che si stanno preparando a Roma e in altre città italiane.

Difendiamo la rete da ogni attacco censorio e liberticida.

apr 212011
 

I dieci più potenti computer al mondo hanno una caratteristica comune: quella di utilizzare il kernel Linux. Un kernel che per la sua duttilità e affidabilità è il “cuore” di macchine impiegate in operazioni delicatissime. Ma quando parliamo di supercomputer cosa intendiamo? Quali sono le loro prestazioni?

Prendiamo ad esempio il Tianhe-1A, il primo di questa graduatoria. Esso è in grado di svolgere in un solo giorno quello che un nostro dual-core odierno completerebbe in 160 anni. La TOP500 è la classifica dei supercomputer più potenti, una classifica che viene aggiornata semestralmente. Vediamola.

1 - Ecco allora il primo della lista: Tianhe-1A

È il supercomputer cinese ad essere davanti a tutti e può vantare una potenza di calcolo di ben 2,5 petaflops. FLOPS è l’ acrononimo di Floating Point Operations Per Second, ovvero l’unità di misura che indica il numero di operazioni in virgola mobile eseguite in un secondo dalla CPU. Peta è il suffisso che equivale a 10 elevato a 15. Il numero risultante è enorme ed è il frutto dei 186.368 core e 229.376 GB di ram che ha a disposizione.

2 - Quasi un quarto di milione di core per Jaguar

Jaguar, un Cray XT5-HE, è un super computer che è in uso presso l’Oak Ridge National Laboratory e può vantare, grazie ai suoi 224.162 core, di arrivare a 1,76 petaflops. Secondo l’Oak Ridge si tratta del supercomputer più rapido per usi non riservati.

3 - Al terzo posto c’è ancora un cinese: Dawning Nebulae

Quando fu presentato all’inizio dello scorso anno era il supercomputer più veloce al mondo con i suoi 1,27 petaflops, ma è già sceso in terza posizione. Da notare che il primo, sempre cinese, ha una capacità di calcolo raddoppiata.

4 - Tsubame 2.0

Tsubame è ospitato in Giappone. È una macchina in grado di arrivare, come capacità di calcolo di picco, a 2,3 petaflops, ma per lavori più lunghi scende a 1,4 petaflops. Nonostante la sua potenza è in grado di consumare un quarto dell’energia ed occupare un quarto dello spazio rispetto a Jaguar. Secondo il professore Satoshi Matsuoka Tsubame si comporta molto bene nelle previsioni meteo, modelli biomolecolari e simulazione di tsunami.

5 - Hopper

Un supercomputer utilizzato per lavorare sui cambiamenti climatici, energia pulita, astrofisica, fisica delle particelle e molto altro. Il suo indirizzo è quello dell’US Department of Energy’s National Energy Research Scientific Computing Center ed è a disposizione di più di 3000 ricercatori.

6 - Il francese Tera-100

Tera-100 è stato il primo supercomputer a raggiungere il petaflops di operazioni ed essere costruito in Europa. Il suo compito? Garantire la stabilità delle testate nucleari.

7 - Il vecchio campione: Roadrunner

Il primo in assoluto a superare la soglia del petaflop ed il campione del 2008 ormai sceso in settima posizione. Il suo compito principale è garantire la stabilità delle testate nucleari statunitensi mentre invecchiano anche se è comunque disponibile, a pagamento, per le industrie che hanno bisogno di svolgere una considerevole mole di calcoli.

8 - La risposta alla vita, l’universo e tutto quanto: Kraken

Per poter utilizzare questo super computer il vostro progetto deve poter utilizzare contemporaneamente almeno 512 core. Una cifra non certamente considerevole se pensata nell’insieme dei 112.895 a disposizione e suddivisi in 9408 nodi. Il suo scopo è quello di aiutare gli scienziati nella ricerca delle risposte scientifiche più sfuggenti e nel tentativo di conoscere l’origine dell’universo.

9 - Jugene

Questo super computer tedesco è stato sviluppato per avere sia bassi consumi sia alte prestazioni ed è stato utilizzato per differenti progetti. Fra questi la ricerca di come funzionano i DVD. Lo scopo era quello di capire meglio quali fossero i processi che venivano messi in modo durante la cancellazione e scrittura di un DVD per migliorare le nostre capacità di archiviazione.

10 - Cielo

Un supercomputer statunitense utilizzato per calcoli riservati dal governo e gestito dall’US National Nuclear Security Administration. Nel corso di quest’anno passerà dai 6.704 core agli oltre 9.000 con un incremento di RAM da 221,5 TB a 300TB.

Una classifica che non resterà ferma lungo. Stanno per arrivare infatti Titan e Sequoia, due supercomputer che daranno del filo da torcere a quelli già presenti in questa classifica. Titan e Sequoia che avranno anche loro un cuore Linux.

fonte: Techradar.com

mar 062011
 

A gennaio Amazon ha felicemente annunciato che le vendite di libri digitali avevano registrato un sorpasso su quelle dei tascabili cartacei. Buon per Amazon, verrebbe da dire. Ma nemmeno questo riesce a togliere dalla testa che il concetto di ebook si stia facendo strada dopo un parto incerto e condizioni fisiche non proprio ottimali. Ai libri digitali si rimprovera principalmente l’eccesso di “lucchetti”, ossia i DRM (Digital Rights Management, sistemi che gestiscono i diritti digitali regolamentandone l’uso), che renderebbero la vita complicata ai lettori.

Nati a protezione del diritto d’autore (e anche dell’editore, verrebbe voglia di aggiungere), la principale critica loro rivolta è quella di farlo a detrimento del lettore. Poiché i libri digitali esistono in vari formati (non tutti leggibili da un singolo ebook reader) e ogni formato ha un suo tipo di “lucchetti”, ne consegue l’impossibilità di acquistare determinati titoli magari presenti solo in un formato non letto dal proprio reader.* Un po’ come se all’acquisto di un volume il libraio ci dicesse: “Questo libro si può leggere solo il martedì e in un preciso luogo”. Un guinzaglio un po’ troppo corto per il prezzo imposto.

Ed è proprio il costo ritenuto eccessivo l’altro punto debole del libro digitale. All’ebook viene rinfacciato infatti un costo di pochissimo inferiore (se non per nulla) al cartaceo a fronte per l’appunto di una minor libertà di utilizzo. Non è dunque un ipotetico scarso valore attribuito a un titolo nella sua versione digitale che alimenta le diffuse lamentele legate al prezzo, bensì la consapevolezza che la propria libertà di leggere ovunque e comunque viene meno, oltre all’antipatica sensazione di essere presi per i fondelli da un sistema che boicotta il lettore onesto senza fare un baffo a chi sceglie di mettere mano al lucchetto in questione. D’altro canto, a nessuno piace pagare per essere costretto a circolare con il suddetto guinzaglio, soprattutto quando questo guinzaglio sembra avere sempre la stessa misura (qui il comunicato stampa ufficiale).

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* Per inciso, è possibile scaricare gratuitamente programmi per la lettura dell’ebook sul proprio computer, ma questo non risolve le cose. Primo perché il computer manca della praticità di un ebook reader (che posso infilare in borsa e portare ovunque), secondo perché la retroilluminazione (che gli ebook reader non hanno) dopo un po’ affatica gli occhi, oltre ad abbreviare l’autonomia della batteria. Ulteriori punti deboli del libro digitale sono descritti qui.

God Save the Linux

 di - 22 gennaio 2011  Commenta »
gen 222011
 

Il Regno Unito vuole portare online quei 9.2 milioni di cittadini che ancora non possiedono un accesso a Internet e per incoraggiarli sta offrendo loro la possibilità di acquistare un PC a sole 98 sterline (pari a circa 150 dollari) e disporre di una connessione alla Rete a 9 sterline mensili. Il tutto per i prossimi 12 mesi.

Nonostante siano a bassissimo costo, i computer messi a disposizione sono completi e comprendono un monitor LCD, una tastiera e un mouse, nonché assistenza e garanzia. Dotati di un modem 3G mobile per l’accesso al web, i PC gireranno su Linux, dunque tale incentivo economico costituirà anche una ghiotta occasione per la community del sistema operativo open source, visto che si prevede che siano molte le new entry: le prime stime del distributore Remploy parlano di 8 mila unità piazzate nel giro di 12 mesi. Bisognerà comunque vedere quale sarà la quantità di traffico 3G messo a disposizione e se sarà sufficiente a coprire l’intera navigazione mensile.

Tale incentivo fa parte di un nuovo programma denominato Race Online 2012, ed è stato stimato che coloro che vi parteciperanno risparmieranno ben 890 dollari all’anno per usufruire dei servizi online. Tale opportunità dovrebbe anche aiutare la popolazione a trovare più facilmente un posto lavoro, visto che migliaia di annunci per la ricerca di nuove figure professionali vengono inseriti esclusivamente sul web, portando inoltre alla cittadinanza tutte le altre opportunità che la Rete elargisce democraticamente e, spesso, gratuitamente.

Nel Regno Unito continua pertanto lo sforzo per aumentare l’accesso ad Internet per promuoverne la penetrazione nelle abitudini quotidiane: la nuova iniziativa va a fare il paio con il progetto realizzato nel 2010, quando sono stati distribuiti gratuitamente computer portatili agli alunni più poveri per facilitare il loro avvicinamento allo strumento informatico nonostante le eventuali difficoltà finanziarie della famiglia.

fonte: BBC, News Technology

gen 162011
 

Sono 24,7 milioni gli italiani che si sono collegati almeno una volta a internet nel mese di novembre 2010: il 10,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2009.

Lo rivela Audiweb, secondo cui a navigare in rete è stato il 45% della popolazione sopra i due (sic) anni. Gli internauti nel giorno medio sono aumentati da 11,3 a 12,6 milioni. Predominano gli uomini (sette milioni a fronte di cinque milioni e mezzo di donne) e quasi la metà degli utenti attivi (47,6%) hanno tra i 35 e i 54 anni. I giovani – compresi nella fascia di età fra i 25 e i 34 anni rappresentano invece il 20,9% del totale.

Intanto uno studio del Fiber to the Home Council Europe rivela che in Italia sono solo 348.000 le case collegate a internet attraverso una rete in fibra ottica che arrivi direttamente all’interno dell’abitazione. Questo risultato fa si che il nostro paese è sceso in tre anni dal 13° al 21° posto nel ranking delle famiglie abbonate a servizi in fibra ottica.

dic 242010
 

Il mese scorso Nichi Vendola firmava un accordo con Microsoft per «promuovere l’innovazione e l’eccellenza nell’ideazione, sviluppo e utilizzo delle tecnologie e delle soluzioni informatiche». Questa decisione è stata contestata in maniera ferma da parte della comunità italiana che ha lanciato persino una petizione per cercare di fare cambiare idea al Presidente della Regione Puglia.

Forse critiche un po’ affrettate perché già nel corso di questo mese veniva presentato il provvedimento che racchiude le «norme in materia di pluralismo informatico, nell’adozione e la diffusione del Free Libre Open Source Software e Open Hardware e nella portabilità dei documenti nella Pubblica Amministrazione Regionale e Locale», il cui scopo è quello di promuovere l’uso e la diffusione di FLOSS, Open Hardware, interoperabilità ed informatizzazione della cittadinanza.

Un passo avanti molto importante che pone la Puglia su un piano di rilievo rispetto alle altre regioni italiane. Come se ciò non bastasse ieri Vendola ha incontrato Richard Stallman con cui ha avuto una discussione definita importante e fruttuosa da cui, dice lui stesso, ha imparato cose molto importanti.

Le sue parole sono state molto chiare:

Il nostro incontro ha avuto il sapore di un corso accelerato di alfabetizzazione non tecnologica ma politica, dal momento che il tema del software libero è il tema della libertà del presente e del futuro.

Il risultato è stato l’invito, rivolto a tutta la comunità, di partecipare al miglioramento della legge regionale relativa al software libero e l’idea di sottoscrivere un protocollo speciale con l’Ufficio scolastico della Puglia per portare il software libero nelle scuole. Per il 2011 Vendola ha deciso che la Puglia ospiterà gli Stati generali del software libero.

In attesa che la Puglia ottenga la benedizione di Stallman in veste di Sant’Ignucius non resta che applaudire a quest’apertura dimostrata da un politico nostrano che cerca di migliorare le cose anche nel settore della tecnologia.

fonte: Ossblog

dic 152010
 

Un nuovo documento scaturito da Wikileaks descriverebbe la grigia opinione che gli Stati Uniti hanno nei confronti del nostro paese. In Italia, infatti, si assisterebbe ad un tentativo di imbrigliare la libertà di parola e la famigerata Legge Romani sarebbe il fulcro dei timori provenienti dagli USA.

Il documento è stato segnalato da El Pais, quotidiano spagnolo più volte sul piede di guerra con il centrodestra italiano, ed è relativo ad un report dell’ambasciatore americano David Thorne datato 3 febbraio 2010. Il tutto si sviluppa attorno al teorema per cui il Presidente del consiglio avrebbe perpetrato azioni di tutela nei confronti di Mediaset fin dai tempi di Bettino Craxi e che ancor oggi favorirebbe il gruppo di famiglia per tutelare il patrimonio dalla concorrenza di Sky Italia. Ma dal cablogramma emerge qualcosa di ancor più approfondito.

L’ambasciatore Thorne, infatti, avrebbe commentato con dure parole lo specifico della Legge Romani: «La legge sembra essere stata scritta per dare margini di manovra al governo per censurare o bloccare qualsiasi contenuto su Internet ritenuto diffamatorio o del quale si pensi possa incoraggiare l’attività criminale». Tale indirizzo sarebbe non solo grave in sé, ma anche in qualità di precedente che la Cina potrebbe prendere a modello per spingere oltre la propria censura usando l’esempio occidentale per coprire le proprie azioni entro la Grande Muraglia.

Il sospetto degli USA è che l’improvvisa attenzione per la Rete, dopo anni di relativo immobilismo, possa nascondere specifici secondi fini. L’ambasciatore, peraltro, non sembra preoccupato del solo centrodestra, ma piuttosto dell’intero spettro della politica italiana: nel documento si parla delle élite nazionali sottolineando il loro disagio di fronte alla Rete ed all’impossibilità di controllarne i flussi di comunicazione.

Non serviva un cablogramma per capire quanto forte possa essere il peso della Rete sulla politica italiana. Ma il fatto che tale convinzione emerga proprio grazie a Wikileaks è forse qualcosa più di un segno del destino.

fonte: Web News

Navigare in volo

 di - 6 dicembre 2010  Commenta »
dic 062010
 

Sarà la Lufthansa, la compagnia di bandiera tedesca, a inaugurare il prossimo passo del web del futuro e cioè la connessione dati ovunque tramite satellite. Inizialmente il servizio funzionerà solo sui voli provenienti da New York, Detroit, Atlanta e diretti a Francoforte per poi essere esteso, in futuro, anche ad altre rotte.

Sarà quindi possibile disporre di una connessione internet – senza necessità di ponti terrestri – durante tutta la traversata oceanica, per tutti i passeggeri che vorranno farne uso. Ancora non si conosce con esattezza quanta banda verrà resa disponibile e quali saranno i costi del servizio che, per lo meno inizialmente, saranno abbastanza cari e indirizzati ai clienti della businness. Orientativamente si parla di:

  • 10,95€ (o 3500 miglia) per 1h di connessione
  • 19,95€ (0 7000 miglia) per 24h di connessione da utilizzare nel volo intercontinentale, nei connection flights o nelle Lounge aeroportuali.

Un’altra novità, insieme al web, sarà quella offerta dal servizio Cloudstream. Un servizio che permetterà ai passeggeri di caricare, prima della partenza, grandi quantità di contenuti internet in una speciale cache virtuale che potrà poi essere richiamata una volta in volo e i dati salvati fruiti tranquillamente.

fonte: Lufthansa.com

dic 042010
 

La notizia è quella di Vendola che firma un protocollo (qui) con Microsoft per costituire un centro di competenza per promuovere l’innovazione. La cosa non sarebbe interessante se non fosse per  come Vendola risponde alle critiche di coloro che avrebbero preferito una posizione del nostro Nichi che garantisse l’utilizzo di tecnologie open source . Qui una rapida citazione della sua nuova ciceronata (che trovate qui):

“Vorrei poter sottoscrivere senza incertezze. E tuttavia temo che ciò nasconda un’idea romantica. I segnali del mercato dicono che anche l’Open Source si propone comunque un modello di business del software. Certo più sostenibile, ma pur sempre come un modello di business. L’immagine di un prodotto evoluto e gratuito portato avanti da eserciti di volenterosi supertecnici che lavorano di notte negli scantinati affascina ma non convince del tutto.”

Ora, mentre in Finlandia il ministero della giustizia passa all’open source e se ne discute nelle Università (qui), da Vendola ci sentiamo dire che i programmatori open source sono dei romantici cantinari.

Alla fine, anche se creato da secchioni cantinari, sembra che l’open source sia comunque un modello di business, ma poi, per qualche motivo strano, questo modello non è considerato accettabile e bisogna accordarsi con Microsoft. Ah il fascino dei monopoli…

A parte la bestiale ignoranza (ci sono parecchie fondazioni e imprese dietro l’open source, non solo cantinari, Vendola è rimasto ai film americani degli anni ’80), dalla lettera traspare una saccenza abbastanza irritante. Infatti, la lettera passa poi in rassegna una serie di programmi open source dicendo che tra i contributori di codice ci sono molte imprese (o “colossi” come li chiama lui).

Il messaggio che si vuol mandare è che, siccome ci sono imprese nell’open source, allora fare accordi con Microsoft o farli con gestori open source è la stessa cosa, sempre di imprese si tratta. (La contraddizione – o sono colossi o cantinari – interessa invece solo noiosissimi  logici, anche loro cantinari, ma in cantine diverse).

Il punto, però, non è questo, anzi, le imprese nell’open source sono un’ottima cosa. Il punto è che licenza viene usata per sviluppare software. Ed è notorio che Microsoft licenzi in modo molto ristretto il  proprio codice e le critiche sono venute per questa ragione. Le critiche sono “criticabili” ma giustificabili perché è lecito pensare che il software chiuso c’entri poco con l’innovazione. Ricordo che uno degli obiettivi dell’accordo Vendola-Microsoft è, appunto, sostenere l’innovazione sul territorio (in scuole e imprese). Chi ne volesse sapere di più, chieda a Michele e David, che tra poco parleranno addirittura in italiano.

Insomma, Vendola fa accordi con Microsoft. Poi riceve critiche. Poi risponde alle critiche da saccentone, ma mistificando e dimostrando incompetenza sul tema. E comunque si contraddice. Che dire? Un ottimo futuro presidente del consiglio.

fonte: NoisefromAmerika

La Redazione, in calce a questo articolo di Alessio Civitillo di noiseFromAmerika, segnala che è stato redatto un appello indirizzato a Nichi Vendola affinchè non venga dato seguito al protocollo d’intesa con Microsoft. L’appello, dall’eloquente titolo “Nichi ripensaci”, è stato redatto dal blogger Guido Iodice e può essere sottoscritto qua.