Dic 162013
 

ebook tablet

Il Consiglio dei Ministri di venerdi scorso ha introdotto – tra l’altro – dei benefici fiscali per favorire la diffusione della lettura:

“Per favorire una maggiore diffusione della lettura dei libri cartacei è riconosciuta una detrazione fiscale del 19% sulle spese sostenute nel corso dell’anno solare per l’acquisto di libri muniti del codice ISBN, per un importo massimo di € 2000, di cui € 1000 per libri scolastici ed € 1000 per tutte le altre pubblicazioni.

Libri cartacei? Innovazione? Agenda digitale? E gli e-book? Ma, soprattutto, questo è un provvedimento per favorire la lettura o per sostenere gli editori?

Dic 072013
 

Dirty Sexy Money è un prodotto stoppato al 13° episodio della seconda stagione, con un finale in sospeso, ma con il 90% dei punti narrativi chiariti. Perché guardarlo allora? Per il semplice piacere di guardare, per le finezze narrative disseminate lungo il testo, per la maturazione della scrittura. E poi le soluzioni possibili per la conclusione della storia sono minori delle dita di una mano.

Al centro della narrazione è posta la più potente, controversa e ricca famiglia americana, i Darling, intercettata mentre il patriarca, Patrick “Tripp” III, Donald Sutherland, è impegnato a manovrare per assicurare al primogenito (Patrick IV, William Baldwin) un posto in Senato. La strada, che alla fine dovrebbe portare i Darling per la prima volta alla Casa Bianca, viene minata dalla morte dell’avvocato di famiglia, uomo di fiducia, risolutore di problemi, Dutch George, miglior amico di Tripp, che precipita con l’elicottero.

Dopo essere così uscito anni addietro dalla porta di servizio, rientra nella vita dei Darling il figlio di Dutch, Nick (Peter Krause di Six Feet Under), PM di pubblica fama, noto per le battaglie dalla parte dei deboli in contrasto con le possibilità di ricchi potenti. Il buono e giusto.

Cresciuto in casa Darling come il bambino in più della dinastia, una cotta, e più, giovanile, ricambiata, per Karen (Natalie Zea), mezzana della famiglia, regina delle cronache mondane, collezionista di matrimoni, Nick si era allontanato da un mondo opposto ai propri principi, in pieno conflitto col padre, assente, balia dei Darling capaci di creare qualsiasi baraonda, una madre impachettata in Francia poiché pazza.

Il procuratore decide comunque di far luce sull’assassinio del padre, ufficialmente normale incidente, e, sospettando che il mandante si annidi fra i Darling stessi o nei giochi di potere della famiglia, accetta l’invito di Tripp a prendere il posto del genitore e rientrare nell’universo odiato. La trama dell’indagine sarà quindi infiocchettata attraverso segreti svelati della Discendenza (la relazione extraconiugale di Letitia, moglie di Tripp, con Dutch; la passione per i transessuali di Patrick IV; il figlio segreto di Brian, terzo genito Darling e pastore episcopale), lotte economiche con gli oppositori della dinastia (il principale, Elder, uno dei sospettati dell’omicidio), problemi familiari di Nick, spinto a ricalcare il cammino paterno dalle beghe dei cinque figli Darling, con una moglie impaurita di perderlo.

Ad irritare nella narrazione è immediatamente il quadro ironico dipinto sopra le righe: un po’ feuilleton, un po’ soap opera, DSM calca forzatamente la mano nella caratterizzazione Darling, accentuata nel doppiaggio, utilizzando beceramente la soluzione di bambini viziati e troppo cresciuti. Superato questo primo impatto, entrati nella filosofia sarcastica del prodotto, DSM riesce ad intrattenere dispensando perle di scrittura fra Paris Hilton stereotipate e capricciose figure alla Nixon. Quando, al culmine del climax di seconda puntata, Tripp rivela di conoscere la password della valigia di Dutch, la data di nascita di Letitia, ammettendo di conoscere da anni la relazione fra moglie e amico, si capisce come la serie abbia a disposizione potenziali di scrittura difficilmente rintracciabili in altri lavori. Peccato che tali finezze appaiano intermittenti, ma da una parte il piacere di scovarle, dall’altra la maturazione dei personaggi (la moglie di Nick si rivelerà la più influenzata dai Darling; la crescita del giovane Jeremy; la crisi d’età, esistenziale e di fede, di Brian che scopre pure di essere stato “parcheggiato” in chiesa per la propria sicurezza), DSM appassiona episodio dopo episodio fino all’ultimo colpo di scena, la risoluzione del caso Dutch, lasciando alla fantasia dello spettatore la conclusione del racconto.

Dic 042013
 

Traviata

Quest’anno al Teatro alla Scala di Milano la consueta inaugurazione del 7 dicembre, sant’Ambrogio, vedrà in scena la celeberrima opera verdiana La Traviata. Al di là dell’evento sociopolitico in sé, mondano come c’è da attendersi che sia, la “prima delle prime” italiana ripropone un capolavoro su cui molto s’è detto. Eppure vale la pena di riflettere insieme ancora una volta sul senso della storia di Violetta Valéry, alias Traviata, così come messa in scena da Giuseppe Verdi nel 1853.

L’opera verdiana, in questo accomunata a non poche altre, ebbe l’ardire di presentare al pubblico di allora una vicenda del tempo di allora: un secolo di furfanti e prostitute, quello del romanticismo, che vide, accanto ad una spiritualità poco convenzionale, l’affermarsi dei primi bagliori di un nuovo razionalismo positivista. La storia della Traviata si riassume in poche righe: una dama ottocentesca, prostituta d’alto bordo, si innamora di un giovane di buona famiglia, Alfredo; l’amore è contrastato dal padre di lui, che grida allo scandalo ma infine si pente quando è ormai troppo tardi, lasciando la platea a commuoversi per la sorte di Violetta.

Una trama modernissima in cui è scontata l’identificazione con la protagonista. Per questo la censura, letta la bozza del libretto che Francesco Maria Piave scrisse per Verdi adattando il noto romanzo autobiografico di Alexandre Dumas figlio, La dame aux camélias, fu implacabile: la vicenda, ordinarono i censori, si svolga semmai nel frivolo Settecento. E così fu, quantomeno per la prima (accolta a suon di fischi) alla Fenice di Venezia.
Il buon Verdi, digerita questa modifica, dovette subirne un’altra ben più pesante. Nel 1854 per la rappresentazione al teatro Apollo di Roma, allora al centro dello Stato vaticano, la censura impose di cambiare di sana pianta il libretto fino a minarne il senso: Violetta diventò una donna innamorata, tradita da un Alfredo già promesso a un’altra donna. Una metamorfosi grottesca che solo la censura vaticana poteva immaginare.

Ma perché Verdi avrebbe accettato sforbiciate così pesanti? La risposta è semplice. Anzitutto il grande operista mal accolse l’intervento, dichiarando testualmente che «la censura ha guastato il senso del dramma. Ha fatto la Traviata pura e innocente. Tante grazie! Così ha guastato tutte le posizioni, tutti i caratteri. Una puttana deve essere sempre puttana». E chiosò, degno d’un Galileo: «Se nella notte splendesse il sole, non vi sarebbe più notte».
Ma Verdi fece buon viso a cattivo gioco anche perché poco altro poteva fare. Se Venezia si era limitata allo sfasamento temporale, Roma, che apparteneva allo Stato vaticano, impose addirittura un cambiamento di significato. E ci volle l’unità d’Italia perché la vicenda venisse riabilitata così come si era svolta, come narrata da Dumas figlio e ripresa da Piave per l’opera di Verdi.

Così il famoso “viva Verdi”, dietro il quale si celava l’invocazione all’unità del nostro Paese, non fu solo un motto politico ma anche un inno alla laicità e alla libertà da inaccettabili precetti religiosi, anche in nome della musica.

(fonte: Cronache Laiche)

Dic 032013
 

Presseurop

Questo l’editoriale di Presseurop:

“Tra tre settimane probabilmente Presseurop chiuderà. Il nostro contratto con la Commissione europea, che finanzia il sito, scadrà il 22 dicembre. La Direzione generale della comunicazione, che dipende dal vicepresidente Viviane Reding, ci ha fatto sapere che non intende andare avanti con il progetto, adducendo motivazioni finanziarie.

Il Parlamento europeo ha votato un aumento del budget Ue per il 2014 per assegnare alla Commissione risorse finanziarie supplementari da dedicare ai progetti di comunicazione come Presseurop, ma la Commissione preferisce utilizzarli per altre iniziative. Senza fondi saremo costretti a sospendere il nostro lavoro.

Fin dalla sua apparizione del 2009 Presseurop si è imposto come uno dei principali siti d’informazione indipendenti sull’Unione europea. Ogni giorno voi lettori avete potuto leggere il meglio della stampa europea e internazionale tradotto in dieci lingue, condividendone e commentandone i contenuti. In questo modo è nata una comunità che rappresenta un embrione della cittadinanza europea e che ha saputo animare il dibattito sull’Europa utilizzando una piattaforma di discussione multilingue unica. Per le testate, i giornalisti, gli intellettuali e gli esperti di cui abbiamo pubblicato gli articoli (oltre 1.700 ad oggi), Presseurop ha rappresentato uno strumento per superare le frontiere linguistiche e raggiungere un maggior numero di lettori.

Siamo profondamente dispiaciuti del fatto che a pochi mesi da elezioni europee, che si annunciano cruciali per il futuro dell’Europa, la Commissione europea abbia deciso di chiudere questa esperienza, nonostante il nostro lavoro sia molto apprezzato dai lettori, dagli specialisti di questioni europee e dai giornalisti. Bruxelles è stata invitata a confermare Presseurop anche da una valutazione indipendente, ma ha preferito seguire un’altra strada, a costo di privare i cittadini europei di uno strumento prezioso di partecipazione alla vita democratica dell’Unione.

Siamo convinti che questo spazio non debba scomparire. Per questo ci rivolgiamo a voi lettori, senza i quali non avremmo mai potuto realizzare questo progetto. Vi chiediamo di sostenerci diffondendo il nostro appello, per convincere la Commissione europea a confermare Presseurop per il 2014″.

Nov 292013
 

Selfie vintage

È “selfie” la parola inglese del 2013. Almeno secondo l’autorità assoluta in materia linguistica, l’Oxford Dictionaries, che l’ha scelta fra molte altre. Una Selfie è, secondo definizione, “una fotografia fatta a se stessi, scattata di solito con uno smartphone o una webcam e caricata su un social forum”. In poche parole, la versione moderna del vecchio autoscatto.

La parola selfie, spiegano gli editor alla Oxford Dictionaries, ha rapidamente fatto il salto dal gergo degli smanettoni da tastiera dei social media, al linguaggio quotidiano e ai mainstream media. E di autoscatti, o selfie che dir si voglia, il web e i social straripano davvero. E non si tratta solo di giovanissimi che sperimentano pose innocenti o ammiccanti, con le piastrelle del bagno sullo sfondo. Indimenticabili gli autoscatti delle spalle (e altre rotondità) di Scarlett Johansson, destinati al marito e finiti, chissà come, in pasto al grande pubblico del web. O le gallerie di scatti hot che Martina Colombari, sguardo torbido rivolto alla sua immagine riflessa nello specchio, ha voluto regalare ai suoi follower di Twitter. Insomma, labbra socchiuse o musetto imbronciato, sorriso a trentadue denti o risata sguaiata, da soli, in coppia o arditamente affollati nell’inquadratura, di fronte, di profilo o di tre quarti, Facebook e Twitter sono ormai tutto un fiorire di selfie.

E tutte spontanee come i complimenti alla nuova fiamma del tuo ex. La consacrazione del gesto, è proprio il caso di dirlo, è avvenuta proprio quest’anno, quando addirittura papa Francesco si è lasciato immortalare con tre teen-agers nella selfie più famosa del web, che in men che non si dica ha fatto il giro del mondo. Dopo un avallo così definitivo, la selfie non poteva più avere rivali. La parola, fanno sapere dall’Oxford Dictionaries, è stata usata per la prima volta nel 2002 su un forum online australiano. Qualcuno raccontava di essersi ubriacato al compleanno di un amico, di essere rovinosamente crollato, faccia in giù, su dei gradini, spaccandosi il labbro inferiore. A corredo di tutto, una foto. “E scusate per la messa a fuoco, è una selfie”.

Da allora il neologismo ha continuato ad essere usato sui social media, e già nel 2004 sul sito per condividere foto, Flickr, c’era l’hashtag #selfie. Ma è stato solo nel 2012 che la parola ha iniziato a circolare anche sui media tradizionali. Dall’anno scorso, l’uso del termine – hanno calcolato – è cresciuto del 17mila per cento, un dato ricavato grazie a un programma di ricerca che raccoglie ogni mese circa 150 milioni di parole inglesi di uso corrente nel web. Sbaragliata la concorrenza delle altre parole “finaliste” che erano twerk (una specie di mossa tribale lanciata da Miley Cyrus), binge-watch (guardare di seguito diversi episodi di una serie televisiva) e showrooming (esaminare qualcosa nei negozi per poi comprarlo, a prezzo inferiore, online). Ma vuoi mettere con il piacere dell’autoscatto?

(Beatrice Mauri, “Selfie, da moda social all’Oxford Dictionaties” )

Nov 202013
 

Matrimoni Civili

Come negli anni scorsi, continua il trend che vede l’affermarsi dei matrimoni civili rispetto a quelli religiosi, pur nel contesto di un generalizzato calo delle nozze. Lo rivela l’ultima indagine dell’Istat, fotografando una società italiana che anche sotto questo aspetto mostra il lento consolidarsi della secolarizzazione.

Dal 2011 si assiste a una lieve ripresa dei matrimoni rispetto al calo continuo verificatosi dal 1972, soprattutto a causa dei matrimoni in cui almeno un coniuge è straniero (ora circa il 15% del totale). Le unioni tra italiani e non sono circa il 68% di quelle che coinvolgono stranieri. Calano prime e seconde nozze, mentre aumenta l’età media della celebrazione: 34 anni per gli uomini e 31 per le donne. Come fa notare Rosaria Talarico su La Stampa, a ciò contribuisce la massiccia diffusione delle unioni di fatto: erano circa 500 mila nel 2007 e sono passate a più di un milione nel 2011.

Nel 2012 ci sono stati 122 mila matrimoni religiosi, con un calo di 33 mila negli ultimi 4 anni. Nel calo generale delle nozze, salgono di circa 5 mila quelle in municipio, che arrivano a toccare il 41% del totale. Il dato raggiunge il 53,4% al Nord e sfiora la metà al Centro, con il 49,4%. A spingere sono in particolare le unioni con e tra stranieri e le seconde nozze, ma aumentano anche le coppie che per le prime nozze scelgono il rito civile (sono ormai il 31,5%), sfatando così un luogo comune duro a morire, che a spsosarsi civilmente sono soprattutto divorziati.

Anche il quadro italiano sta cambiando e si modernizza, dunque, con l’affermazione delle nozze fuori dalla chiesa e di quelle con coniugi che arrivano da altri paesi, nonché delle coppie di fatto sia etero sia gay. Si aprono quindi nuove sfide, con un numero ormai non più trascurabile di famiglie che si unisce senza far più riferimento alla dottrina cattolica, in una società e in un contesto politico che invece scontano una sudditanza nei confronti della Chiesa. Una contraddizione che rischia di amplificare ancora più i suoi effetti negli anni a venire, con la nascita e l’educazione di un numero crescente di bambini in contesti non cattolici. Problemi che, peraltro, saranno a cascata riversati sulle scuole, dove spesso la laicità viene messa alla porta. Dovrebbe dunque risultare evidente a tutti come l’inazione politica di fronte a una società già profondamente cambiata non è più in alcun modo giustificata.

(fonte: Uaar)

Nov 132013
 

Androgynous

Parlando dei minorenni che avevano rapporti sessuali con Gabriele Paolini, quotidiani come La Repubblica li definiscono quei “bravi ragazzi di Roma”.

Sorte linguistica molto differente tocca, sugli stessi media, alle ragazzine minorenni che si prostituivano ai Parioli, definite invece come “baby prostitute”.

Noi avremmo usato, parlando di minorenni, il banale termine “vittima”.  Ci piacerebbe che i cosiddetti giornalisti ci spiegassero la loro scelta di utilizzare due pesi e due misure.

Hallowheen fra Celti e Romani

 Posted by on 31 ottobre 2013  No Responses »
Ott 312013
 

samhain_1-2

Il nome Halloween, che si celebra oggi alla vigilia della festa d’Ognissanti, nasce dalla contrazione del nome medievale “All hallows’ eve”, dove hallow è l’antico termine per santo ed eve significa vigilia.

Ma anche se si tratta di una tradizione di origine celtica, celebre soprattutto negli States, c’è un pizzico di Roma nella sua celebrazione. La storia dice che i Celti non temevano i propri morti e nella vigilia della festa lasciavano per loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza per quanti facessero visita ai vivi. Nella notte di Samhain, come era chiamata, c’erano però anche elfi e fate che erano soliti fare scherzi. E a questo si ricollega, forse, la tradizione odierna e più recente per cui i bambini, travestiti da streghe, zombie, fantasmi e vampiri, bussano alla porta urlando con tono minaccioso: “Dolcetto o scherzetto?”.

Secondo la tradizione, per sfatare la sfortuna bisogna bussare a tredici porte diverse. Con il dominio romano, Samhain fu assimilata all’equivalente celebrazione di Pomona, una festa del raccolto, cosicchè uscì dai confini etnici sviluppandosi in diverse varianti. Dai romani la festa fu chiamata Samonios. Intagliare delle zucche con volti minacciosi e porvi una candela accesa all’interno è invece un rito legato alla leggenda irlandese di ‘Jack-o’-lantern’, tipica di questa ricorrenza.

La storia e’ quella del fabbro ‘Stingy Jack’, ubriacone e dissoluto, il quale vendette l’anima al Diavolo per pagare i suoi debiti di gioco. L’uso di zucche, o anche di rape vuote illuminate, è documentato in tempi antichi anche in alcune località dell’alto Lazio, dove la zucca svuotata era nota nella cultura contadina con il nome di Zozzo.

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