Mission

 

A noi non piace etichettarci. Concetti quali destra e sinistra ci sembrano, perlomeno di questi tempi, delle definizioni vuote e prive di contenuti e perfettamente in armonia con la pochezza culturale che pervade questo paese. Si può essere, ad esempio, amanti e difensori della libertà ed essere indifferentemente progressisti o conservatori, termini questi che ci appaiono più aderenti ad una democrazia di stampo nordeuropeo quale vorremmo essere, ma quale purtroppo non siamo.

Deve però essere ben chiaro che alcuni concetti fondamentali quali la libertà, la democrazia, la laicità, le garanzie costituzionali, la separazione fra stato e chiesa, l’ambiente, i diritti umani, la cultura – che poi sono i valori fondanti della nostra Costituzione  – e tutto ciò che da essi ascende e scaturisce sono, al contrario delle vuote formule di schieramento, punti fermi del nostro pensare ed agire. Sono ciò in cui noi crediamo, sono i nostri Ideali ed a questi noi non rinunciamo. Su questi punti, sia chiaro, non facciamo sconti.

Lo scopo di questo blog non è  di andare al centro della notizia. Per questo ci sono tanti spazi che lo fanno in maniera egregia. Tenteremo invece di viaggiare al centro di quella spirale galattica formata dalla non-informazione, dalla disinformazione, dalla menzogna imposta necessaria per la formazione di un pensiero collettivo omologato. Ci riusciremo? Non lo sappiamo, non siamo del mestiere ma ci vogliamo provare. Indro Montanelli, negli anni ‘70, ebbe a definire l’informazione (e la cultura) italiana – salvo rare eccezioni – serva di due padroni: quello politico e quello economico. Tutto o quasi veniva scritto,  secondo Indro,  in funzione di questi due padroni e mai in funzione del lettore, del cittadino. A questi gli veniva offerto in pasto un prodotto che non fosse indigesto non tanto a lui che lo doveva mangiare, quanto ai confezionatori.

Nulla è cambiato nel quarantennio che ci separa da quelle profetiche parole. Anzi vieppiù l’aggravante – unica ed anomala in tutto il panorama delle democrazie occidentali – della concentrazione dell’informazione, stampata e televisiva, nelle mani di un solo soggetto. Una concentrazione pericolosa e potenzialmente dirompente per una democrazia “debole” come la nostra. Una commistione di pubblico e privato fatta di potere economico, potere politico e potere informativo.  Il confine fra la gestione della cosa pubblica e quella privata si è fatto labile, indefinito ed indefinibile. Non vogliamo dilungarci facendo una analisi del perché tutto ciò sia avvenuto, ma dire che le responsabilità sono anche – e ci verrebbe voglia di aggiungere un perfido soprattutto – di coloro che potevano mettere in atto strumenti perché questo non avvenisse e non l’hanno fatto, ci sembra una verità lampante e disarmante.

Abbiamo detto che consideriamo la situazione attuale molto delicata. Una democrazia parlamentare –  pur con tutti i difetti possibili tipici delle democrazie giovani ed incompiute – si è trasformata di fatto in una democrazia populista: il passo per diventare regime potrebbe essere ancor più breve. Lo affermiamo con forza ed estrema chiarezza. Il diffondere oggi come stanno realmente le cose, riportare al centro dell’ informazione la verità potrebbe essere un piccolo passo rivoluzionario per invertire la discesa verso questa china pericolosissima. Giocando con le parole ci piace immaginare un futuro dove l’informazione informa il lettore che, in totale autonomia di giudizio, si  forma l’opinione.

Premesso questo, la citazione orwelliana che abbiamo inserito nelle nostre pagine si trasforma da un comune vezzo consuetudinario a molti blog ad un vero e proprio mini-manifesto d’intenti di quello che sarà questo spazio web.

Ed è sempre lui, George Orwell, che in qualche misura ci ha guidato anche nella scelta del nome. Quel palazzo che vedete qui a fianco si trova in Russell Square – quartiere di Bloomsbury, Londra – ed è attualmente la sede della Senate House e della Library della  University of London. Costruito negli anni ‘30 dello scorso secolo in stile deco  – ma con un richiamo evidente anche al razionalismo architettonico – l’edificio fu adibito nel secondo conflitto mondiale a Ministero dell’ Informazione britannico ed Orwell, nel periodo bellico commentatore per la BBC e direttore del settimanale Tribune, ebbe modo di frequentarlo assiduamente. Fu proprio questo palazzo che gli ispirò l’ambientazione del Ministero della Verità nel suo “1984“: “…Un’enorme struttura piramidale di abbagliante cemento bianco, che si leva per trecento metri, piano dopo piano, verso il cielo.”.

Nel romanzo, il Ministero della Verità – che aveva sulla propria facciata incisi tre slogan “La guerra è pace”, ”La libertà è schiavitù”, ”L’ignoranza è forza”- aveva il compito dell’informazione e della propaganda anche attraverso l’introduzione  di un nuovo linguaggio  la Newspeak –  la Neolingua –  che avrebbe sostituito la lingua in uso – la Oldspeak –  entro il 2050.

The Ministry of Truth – il Ministero della Verità –  nella neolingua viene trasformato in Minitrue (Miniver nella traduzione italiana). Ecco quindi spiegata la scelta di un nome che ci sembra pienamente aderente con lo spirito e gli scopi di questo blog.

Buona lettura e buona partecipazione.

laredazione

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