Nov 232013
 

 L’Agenzia Italiana del Farmaco mette su internet i foglietti dei medicinali in commercio in Italia. L’accesso pubblico e gratuito dal sito.

Capita a tutti di smarrire le istruzioni dei farmaci, con il rischio di utilizzarli senza le dovute precauzioni o in dosi sbagliate. Ma adesso questo problema ha trovato una soluzione. Infatti l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha messo on-line i foglietti illustrativi dei medicinali.

Il suo nome, Bugiardino, viene dal passato, quando il foglietto era spesso ricco di omissioni sugli effetti collaterali del farmaco. Per fortuna adesso le istruzioni sono molto dettagliate.

Il catalogo di farmaci. Ben 16.000 documenti fra fogli Illustrativi e riassunti delle caratteristiche del prodotto per 8mila farmaci, che si riferiscono a più di 66.400 confezioni. Sono tutti i medicinali in commercio in Italia. I documenti pubblicati sono stati verificati ed approvati dall’Aifa o dall’Agenzia Europea dei Medicinali.

Cosa si trova. Il bugiardino come nella confezione, cioè riassunti delle caratteristiche del prodotto e fogli illustrativi. Ci sono anche eventuali aggiornamenti sugli effetti indesiderati, le posologie e nuove studi Aggiornamenti che si fanno abitualmente, nel 2012 le richieste di sono state 5000, ma che richiedono tempo. Sul sito c’è sempre la versione più aggiornata.

La ricerca. Per cercare nel sito ci sono alcuni parametri: il principio attivo, il nome commerciale del farmaco, l’azienda che lo produce. Appena entrati nel sito, per proseguire, è necessario leggere e accettare le condizioni d’uso. Selezionato il farmaco, il sistema visualizza le informazioni generali relative al farmaco cioè principio attivo, numero dell’Autorizzazione all’Immissione in Commercio e nome dell’azienda titolare dell’Autorizzazione. Ci sono poi le indicazioni su autorizzazioni, revoche o sospensioni del farmaco dalla vendita.

Banca dati pubblica. Si accede direttamente dal portale istituzionale dell’Aifa e dai link farmaci.agenziafarmaco.gov.it e farmaci.aifa.gov.it. Per approfondire c’è la presentazione dell’Agenzia del Farmaco.

Pagamenti e rimborsi. In Italia esistono tre classi di rimborsabilità: quelli di classe A sono a carico dal Servizio Sanitario Nazionale, quelli di classe C a carico del cittadino e quelli di classe H, a carico dal Servizio Sanitario Nazionale solo in ambito ospedaliero.

La prescrizione del medico. Secondo la legge del dicembre 2012 il medico deve indicare il principio attivo nella ricetta da solo o insieme a uno specifico medicinale. Si può indicare il nome commerciale e questo deve essere fornito se nella ricetta è inserita, con motivazione, la clausola di non sostituibilità.

Nov 222013
 

alitalia

Le analogie tra Alitalia e Telecom Italia sono sorprendenti: in entrambi i casi i governi italiani si sono opposti all’intervento da parte di stranieri per il recupero di questi campioni decaduti, con il pretesto di un patriottismo obsoleto. Roma si mostra oggi più pragmatica. I fiori all’occhiello nazionali diventano rari nello Stivale. Alitalia, Telecom Italia e forse presto i cioccolatini Ferrero… La svendita è appena iniziata.?Problemi di politica industriale? Di dispersione dei capitali o di cattiva gestione? In mancanza di cavalieri bianchi [soggetti finanziari disposti ad acquistare quote di una società in difficoltà in accordo con il mangement della stessa per evitarne il fallimento, N.d.T.] i dottori Diafoirus [il medico allarmista del “Malato immaginario” di Molière, N.d.T.] si affollano al capezzale delle grandi imprese italiane. Il vero antidoto non è tanto quello di nascondersi dietro un protezionismo strisciante difficile da confessare o un patriottismo economico fuori tempo massimo, ma piuttosto di capire se c’è ancora una strategia di alleanze da reinventare. Questo è vero tanto per Telecom Italia, storico operatore telefonico maltrattato da pseudo-investitori dell’ultim’ora, quanto per Alitalia, compagnia aerea in piena crisi che però conserva ancora un punto di ancoraggio strategico nella Penisola.

Non si tratta di protezionismo, ma del suo opposto” ha replicato seccamente Palazzo Chigi al Financial Times per giustificare il recente ingresso di Poste Italiane nel capitale di Alitalia nel tentativo di evitarne il fallimento. Per il quotidiano della City, si tratterebbe del primo passo falso di Enrico Letta, colpevole di protezionismo strisciante o di patriottismo mascherato. È vero: cinque anni dopo l’inutile salvataggio da parte dei “capitani coraggiosi”, il nuovo piano di salvataggio di Alitalia assomiglia ancora ad una pezza dell’ultimo momento- un passo indietro per farne due in avanti. Come per la vicenda Telecom Italia – Telefonica, agli occhi dei liberali all’anglosassone Alitalia avrebbe tutto da guadagnare a lasciarsi assorbire il più velocemente possibile da un operatore competente dotato di spalle più larghe. Paradossalmente, il governo Letta fino ad oggi sembra aver profuso i suoi sforzi più per rimettere in pista la compagnia aerea esangue che per preservare l’avvenire di Telecom Italia. Ora, è anche su questioni industriali così sensibili e sulla capacità di salvaguardare i posti di lavoro in circostanze difficili che si giudica la qualità di un governo di coalizione, sia pure a breve termine.

A dire il vero, su questi problemi industriali il governo Letta dà più che altro l’impressione di navigare a vista e di voler recuperare quel che si può. Per ottenere il via libera da Bruxelles dovrà dimostrare che l’intervento di Poste nei capitali di Alitalia non è un aiuto di Stato illegittimo e che è conforme alle condizioni di mercato. In ogni caso, la manovra lascia il gusto amaro di una rabberciatura disperata. Si deve rilevare che se nel 2007 Air France-KLM era pronta ad investire 6 miliardi di euro nel rilancio di Alitalia, il gruppo franco-olandese esita ormai a mettere sul banco 75 milioni  per diventarne il principale azionista. Comprensibile. Con una capitalizzazione in borsa pari a meno della metà di quella di EasyJet, Air France-KLM non ha più i mezzi per assumere il ruolo dispendioso di cavaliere bianco. Quanto ad Alitalia – con i suoi 23 milioni di euro di perdite mensili (750 000 euro al giorno) e il suo debito netto superiore ad 1 miliardo di euro – è da molto tempo che non fa più sognare gli investitori patriottici riuniti da Silvio Berlusconi nel 2008.

Il caso Telecom Italia presenta delle similitudini sorprendenti. Anche in questo caso la porta è già stata socchiusa ad un operatore straniero di peso nel 2007. Anche in questo caso, grazie ad un accordo con i suoi azionisti finanziari, la spagnola Telefonica si ritrova nelle condizioni di mettere le mani, nel 2014, sullo storico operatore italiano paralizzato dal suo debito (28,8 miliardi di euro) per un prezzo da svendita di 850 milioni di euro – due volte meno di quanto pagato da LVMH per il produttore di cachemire Loro Piana. Coraggiosamente, il presidente della Commissione per l’Industria del Senato, Massimo Mucchetti, ha lanciato qualche giorno fa una proposta super partes che punta a modificare il regolamento Draghi e ad abbassare la soglia oltre cui scatta l’OPA obbligatoria [pari al 30%, N.d.T.] in caso di controllo di fatto, per costringere Telefonica a pagare un prezzo elevato (o giusto) o a fare marcia indietro. Secondo il senatore democratico, “dare il via libera a Telefonica a queste condizioni scandalose sarebbe una fuga dalle responsabilità nazionali”.

Solo un punto d’onore? Più ancora di quella di Alitalia, la deriva di Telecom Italia, in gran parte legata al peso storico di un indebitamento massiccio ereditato dalla fusione Olivetti-Telecom prima del suo passaggio a Pirelli nel 2001, illustra gli effetti devastanti del “capitalismo senza capitali” all’italiana. Paradossalmente, uno dei paesi pionieri nella telefonia mobile (il prepagato è un’invenzione italiana) si ritrova oggi con uno dei tassi di diffusione di internet ad alta velocità più bassi d’Europa e le tariffe tra le più elevate sulla telefonia fissa.

Telecom Italia paga un tributo pesante alla sua gestione anchilosata legata ad un azionariato frammentato ed instabile. La cosa più preoccupante è che questa cultura burocratica minaccia di conquistare l’insieme del settore della telefonia mobile, settore in cui oggi la qualità del servizio  nello Stivale è caduta a uno dei livelli più bassi d’Europa.
Né protezionismo mascherato, né patriottismo da quattro soldi: oggi il “metodo Letta” assomiglia piuttosto ad un pragmatismo da ultima spiaggia. Non è detto che si rivelerà vincente. Il peggio sarebbe cedere alla tentazione di una forma di patriottismo a buon mercato in cui si tenta prima di tutto di salvare il salvabile, senza cambiare in profondità la cultura incancrenita delle imprese in questione.

(“Alitalia e Telecom Italia et la déroute du patriotisme” , Les Echos.fr)

Berlusconi, Alfano e Renzi

 Posted by on 21 Novembre 2013  No Responses »
Nov 212013
 

berlusconi-alfano

Ma è chiarissimo! La separazione di Alfano da Berlusconi ha una radice evidentissima. La radice è Renzi. Cosa c’entra Renzi? Renzi sta cavalcando un’onda di consensi preoccupante non solo per il PD ma sopratutto per il PDL. Gran parte dei “moderati” del PDL erano propensi a non votare più Berlusconi, non tanto per lui, quanto per quelli che gli erano rimasti intorno. Gente giudicata non facilmente digeribile per chi è poco poco per bene. Si sarebbe facilmente prevista una emorragia dei voti moderati del PDL che sarebbero finiti o a Renzi (più volte apprezzato dal PDL) o a ingrossare le file degli astenuti. Bisognava arrestare questa emorragia. Ma come fare? Creando un sito più decente da segnalare a questi smarriti, ma sempre nell’orbita berlusconiana.

Ed ecco l’idea di un partito nuovo che si staccasse nominalmente dal PDL, ma che facesse la stessissima politica. Ed ecco il delfino Alfano disponibile, anzi lusingato da questa super dose di visibilità. Prove di distacco e prove di accostamento e alla fine la scissione. I “moderati” smettano di pensare a Renzi e tornino all’ovile restaurato e imbiancato. Le prove? Il logo del partito di Alfano era già stato registrato in ottobre; dichiarazioni di affetto commoventi tra Berlusconi e Alfano ad uso di chi potrebbe pensare ad Alfano come un “traditore” e quindi non votarlo; assicurazione esplicita di Berlusconi che il nuovo partito farà sempre parte della coalizione del Centro destra comprendente la nuova Forza Italia, Casini (che nel frattempo accoglie “gli ultimi avanzi di una stirpe infelice” montiana) e Fratelli d’Italia.

E così tutto cambia perchè tutto rimanga come è. Con il vantaggio di recuperare, da parte di Berlusconi, gli scontenti “moderati”. Il tutto condito con lievi malori portatori di standig ovation, e dichiarazioni di fedeltà totale da parte dei due divorziati. Chi sa dire con chiarezza perchè Alfano si è staccato da Berlusconi? A nessuno dei due conveniva – e lo ha dimostrato Berlusconi votando la fiducia – una crisi di governo. In che cosa il programma politico di Alfano (se ce n’è uno) si distingue da quello personale di Berlusconi? Per Alfano la condanna di Berlusconi (Ferdinando Imposimato ha detto di aver letto la sentenza – uno dei tre o quattro in Italia – e di non aver MAI  trovato prove e straprove contro un imputato come in questa sentenza, confermata appunto in tre gradi) è un atto di gravissima ingiustizia al quale sempre si opporrà, e cosa altro rimane?

Fedeltà oltrre la siepe. E tutto per merito di Renzi

(fonte: Critica Liberale)

Nov 202013
 

Matrimoni Civili

Come negli anni scorsi, continua il trend che vede l’affermarsi dei matrimoni civili rispetto a quelli religiosi, pur nel contesto di un generalizzato calo delle nozze. Lo rivela l’ultima indagine dell’Istat, fotografando una società italiana che anche sotto questo aspetto mostra il lento consolidarsi della secolarizzazione.

Dal 2011 si assiste a una lieve ripresa dei matrimoni rispetto al calo continuo verificatosi dal 1972, soprattutto a causa dei matrimoni in cui almeno un coniuge è straniero (ora circa il 15% del totale). Le unioni tra italiani e non sono circa il 68% di quelle che coinvolgono stranieri. Calano prime e seconde nozze, mentre aumenta l’età media della celebrazione: 34 anni per gli uomini e 31 per le donne. Come fa notare Rosaria Talarico su La Stampa, a ciò contribuisce la massiccia diffusione delle unioni di fatto: erano circa 500 mila nel 2007 e sono passate a più di un milione nel 2011.

Nel 2012 ci sono stati 122 mila matrimoni religiosi, con un calo di 33 mila negli ultimi 4 anni. Nel calo generale delle nozze, salgono di circa 5 mila quelle in municipio, che arrivano a toccare il 41% del totale. Il dato raggiunge il 53,4% al Nord e sfiora la metà al Centro, con il 49,4%. A spingere sono in particolare le unioni con e tra stranieri e le seconde nozze, ma aumentano anche le coppie che per le prime nozze scelgono il rito civile (sono ormai il 31,5%), sfatando così un luogo comune duro a morire, che a spsosarsi civilmente sono soprattutto divorziati.

Anche il quadro italiano sta cambiando e si modernizza, dunque, con l’affermazione delle nozze fuori dalla chiesa e di quelle con coniugi che arrivano da altri paesi, nonché delle coppie di fatto sia etero sia gay. Si aprono quindi nuove sfide, con un numero ormai non più trascurabile di famiglie che si unisce senza far più riferimento alla dottrina cattolica, in una società e in un contesto politico che invece scontano una sudditanza nei confronti della Chiesa. Una contraddizione che rischia di amplificare ancora più i suoi effetti negli anni a venire, con la nascita e l’educazione di un numero crescente di bambini in contesti non cattolici. Problemi che, peraltro, saranno a cascata riversati sulle scuole, dove spesso la laicità viene messa alla porta. Dovrebbe dunque risultare evidente a tutti come l’inazione politica di fronte a una società già profondamente cambiata non è più in alcun modo giustificata.

(fonte: Uaar)

Nov 192013
 

Dopo la scissione del Pdl ridiventato Forza Italia e quella di Scelta Civica manovrata, a quanto pare, dal cardinale Ruini (toh chi si rivede, alla faccia del nuovo papa!), si profila all’orizzonte quella possibile, forse probabile, del Partito Democratico.

Non subito, s’intende, ma la quasi certa vittoria di Renzi su Cuperlo (il figlio della nomenklatura) alle primarie dell’otto dicembre, rischia di innescare un processo destabilizzante che, assieme al governo Letta, potrebbe travolgere anche il partito. Renzi ha già vinto nei congressi di circolo dove si presentava piuttosto debole, per la presenza ancora massiccia, fra i dirigenti provinciali e comunali, del fronte dalemiano-bersaniano. A dicembre giocherà su un terreno a lui molto più favorevole, dal momento che, assieme agli iscritti, voteranno anche i simpatizzanti e i potenziali elettori del Pd. Quanti? Questa è l’ultima incognita che fa ancora gravare qualche incertezza sul risultato, ma l’esito dovrebbe comunque essere scontato.

Non ho mai nascosto le mie perplessità sul programma di Renzi, che appare ancora alquanto generico, come si può vedere dalla mozione presentata al congresso. Ma il sindaco fiorentino, se paragonato al gruppo dirigente post-comunista che domina il partito dal 1994 (prima Pds, poi Ds, adesso Pd) e che ha collezionato, qualunque cosa dica in contrario D’Alema, soltanto molte sostanziali sconfitte e  qualche apparente vittoria, appare come l’unico in grado di scuotere il corpaccione inerte di un partito incapace di decidere. Lo giudicheremo poi dai fatti, ma intanto basta con le cariatidi degli eterni compromessi al ribasso. Non per nulla la reazione di D’Alema alla prima vittoria di Renzi è stata livida di rabbia impotente e il suo stato d’animo non è certo isolato nel partito.

Riuscirà il  PD a sopravvivere unito fino al 2015?

(“Non c’è due senza tre” da Fondazione Critica Liberale)

 

Dama di Carità

 Posted by on 18 Novembre 2013  No Responses »
Nov 182013
 

Sfugge qualcosa nella pervicacia con la quale viene difesa la permanenza della Cancellieri al Governo.

Altri ministri sono stati indotti alle dimissioni per molto meno. E pur in un paese come il nostro dove la parola “dimissioni” è un tabù, alla fine  se ne sono andati. Qualunque fosse la loro appartenenza politica.

Lei, Anna Maria Cancellieri no. Chiede udienza dal Capo dello Stato che le offre la protezione sperata. Letta le riconferma quella fiducia che non offrì – giustamente – a Iosefa Idem. Il PD e il PdL – o quel che ne rimane di esso –   sono in imbarazzo quasi che la loro sopravvivenza sia legata, anche, a questa vicenda.

La crisi più dura e preoccupante che si ricordi dal 1945 sta mordendo famiglie e imprese. Tuttavia ci dobbiamo preoccupare delle telefonate di una signora benestante – incidentalmente ministro della giustizia – con un figlio milionario e ben piazzato nei salotti buoni che contano. Una Dama di Carità dal tratto gentile e liberale che spende il suo tempo per chiamare i parenti di arrestati perché amici di famiglia e assicurando loro quell’attenzione che gli è data dal ruolo sociale rivestito.

In un paese normale tutto ciò sarebbe stato risolto in pochi giorni: o con le dimissioni o con una mozione di sfiducia votata da tutto il Parlamento.

Da noi no. In Italia siamo ancora a dibattere se ha chiamato lei o a chiamato la famiglia Ligresti. Come se questo fosse il punto dirimente della brutta vicenda. Dimenticando invece – a noi Italiani piace dimenticare – che quella telefonata la Dama di Carità non doveva ne farla, ne riceverla.

E in tutto questo discutere non ci accorgiamo di sprofondare sempre più nella melma.

(immagine: Esercito della Salvezza. Londra 1920)

 

Nov 142013
 

 Catch 22

Facciamo il punto sulla riforma della legge elettorale:

  • PD, SeL e Scelta Civica sono per il doppio turno di coalizione. Questa scelta è stata bocciata ieri dal Senato anche perchè il M5S si è astenuto (che al Senato equivale a votare contro).
  • Il Movimento 5 Stelle, infatti, è per un sistema proporzionale corretto sul modello spagnolo.
  • La Lega Nord è per il ritorno al “Mattarellum”. Un evidente ripensamento visto che Roberto Calderoli è stato l’inventore del “Porcellum”.
  • Enrico Letta, che è anche esponente del PD, è per il ritorno al “Mattarellum”.
  • Il PdL per adesso non si è espresso in maniera chiara, salvo aver votato mesi fa contro il ritorno al “Mattarellum” e ieri, al Senato, contro il doppio turno proposto dal PD suo alleato di governo.
  • Matteo Renzi – candidato alla segreteria del PD – è per un sistema elettorale a doppio turno. Lo stesso usato per l’elezione dei sindaci.
  • Gianni Cuperlo – candidato alla segreteria del PD – è contro il sistema presidenziale o semi-presidenziale e preferiva il doppio turno con soglia di sbarramento. Adesso pare orientatarsi sul “Mattarellum”.
  • Pippo Civati e Gianni Pittella – candidati alla segreteria del PD – sono entrambi favorevoli, con qualche distinguo, per il ritorno al “Mattarellum”.

Caos totale, quindi, viste le posizioni espresse. Ma tutti, indistintamente, sono d’accordo su di un punto: quello di non ritornare al voto con l’attuale legge elettorale.

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