set 162011
 

Silenziosamente e con cautela, il Vaticano sta cercando di prendere le distanze da Silvio Berlusconi. Ma non sarà facile. Per più di 15 anni l’attuale Presidente del Consiglio è stato una figura immancabile della Chiesa cattolica: il leader di una forte maggioranza parlamentare e un difensore pubblico dei valori morali, sebbene la sua condotta privata sia stata, ad essere onesti, molto contradditoria. Ma ora che la crisi economica sta divorando la società italiana, la Santa Sede sta cercando nuovi rappresentanti politici – e sta cercando di dimostrare che i legami con Berlusconi non sono così forti come alcuni avrebbero pensato.

Ma perché il Vaticano ha sostenuto o non è stato in grado di opporsi a Berlusconi in passato? Per una serie di motivi sia politici sia storici. Prima di tutto, il “Cavaliere”, così come viene chiamato, non doveva nulla alla Chiesa. Nel 1994 vinse per la prima volta le elezioni, nonostante il Vaticano e i vescovi italiani sostenessero il Partito Popolare. La Chiesa sottovalutò la sua potenza e pensò che sarebbe stata una meteora nell’orizzonte italiano. E cercò in seguito di “convertirlo”, con dei risultati alquanto discutibili.

Berlusconi stava per diventare il nuovo cardine del sistema politico, in un paese liberato dai fantasmi della guerra fredda e dall’influenza elettorale del Vaticano. Gli elettori laici non avevano più la necessità di premiare i Cristiano Democratici per evitare che il comunismo arrivasse al potere. Ma non ci fu un passaggio verso la sinistra. Piuttosto si spostarono verso la destra, verso Berlusconi, sorprendendo anche i vescovi italiani. Confermarono così un principio non scritto: l’avversario ideologico della Democrazia Cristiana era da sempre la sinistra, ma la vera opposizione era una “maggioranza silenziosa” di elettori conservatori, ora desiderosi di esprimere con libertà le loro reali preferenze.

Da quel momento in poi, il problema del Vaticano fu quello di trovare una nuova coalizione a favore della chiesa in grado di resistere alla trasformazione laica del paese, così come accadde nella Spagna di Zapatero. E Berlusconi si presentò come il difensore dei valori cristiani. La sua condotta privata veniva sicuramente considerata una bagatella dalla Santa Sede, paragonata all’atteggiamento della sinistra, da sempre visto come l’avversario secolare per antonomasia. Vero o no, questa percezione ha permesso a Berlusconi di diventare il “leader della cristianità” italiana e degli elettori moderati.

Questo spiega perché quando scoppiarono gli scandali sulle sue presunte relazioni con ragazze più giovani o con presunte prostitute, il Vaticano non si pronunciò. E i vescovi italiani si pronunciarono in maniera molto cauta a criticare lo stile di vita di Berlusconi.

L’ipotesi – e per alcuni cattolici l’alibi – è che non c’era e non c’è tuttora una coalizione politica alternativa. Abbastanza vero: infatti la debolezza della sinistra italiana è stata il maggiore alleato del “Cavaliere”. Ma ora la sua luce si sta esaurendo. A maggio ha perso le elezioni regionali. E ora la crisi economica, sottovaluatata e ignorata dal suo governo per molto tempo, sta distruggendo la sua credibilità – e peggio, rischia di distruggere la società italiana.

Per questo i vescovi italiani stanno cercando di prendere le distanze da lui, ma non dalla maggioranza del centro-destra. E aspettano ancora un passaggio all’era post-berlusconiana; aspettando una nuova classe politica che emerga da una “società civile cattolica”.

Ma il Cavaliere è un maestro nell’arte della sopravvivenza. Nonostante il suo declino sia ovvio e tangibile, cercherà di resistere. Sa benissimo che chiunque stia scommettendo sulla sua fine politica, tra cui anche una parte della Chiesa cattolica, non ha nessuna soluzione a portata di mano. Berlusconi non ha solo dato forma alla sua coalizione, ma all’intero sistema politico italiano.

Il Vaticano di oggi è, se non un associato alla sua rete di potere, un’istituzione non ancora pronta ad offrire un nuovo modello per la ripresa dell’Italia; per di più, scisso internamente. Fino a questo momento la Chiesa si è dimostrata parte della crisi italiana. La sua difesa forte e pregevole per l’unità nazionale e l’instacabile invito a ristabilire i valori morali non è sufficiente a ribaltare queste impressioni. Così, la ricerca di nuovi leader politici è destinata ad esporre la gerarchia cattolica a tensioni sempre più forti. Liberarsi di Berlusconi non sarà facile nemmeno per il Vaticano.

fonte: The Guardian, “The Vatican: how to solve a problem like Berlusconi” – trad.:Italia dall’Estero

A prescindere

 di - 14 settembre 2011  Commenta »
set 142011
 

In Italia c’è un signore che è vittima della sua allergia ai magistrati. Un signore che, nel caso in questione, pare essere parte lesa per un reato perpetrato ai suoi danni.

I magistrati lo vogliono ascoltare per meglio formulare il capo d’imputazione (ricatto?)  verso i tre presunti autori del reato : una coppia (arrestata) di Bari e un loro amico (consigliato alla latitanza).

Il signore in questione ieri doveva essere ascoltato dai magistrati ma, rivestendo un alto profilo istituzionale, non si è potuto presentare in quanto impegnato in una visita di cortesia di “un paio di minuti” a Strasburgo, presso le Istituzioni europee.

Se ne deduce che questo signore ha la quasi fisiologica necessità di stare lontano da qualsiasi magistrato, indipendentemente se parte lesa o meno.

A prescindere insomma, avrebbe detto il Principe.

lug 092011
 

Nell’imponderabile mole di commenti prodotta dalla stampa francese sull’affaire Dsk (Dominique Strauss-Kahn,ndr), vale forse la pena segnalare l’intervento di Jean Quatremer di Libération, se non altro per l’inusuale lunghezza e ferocia del suo attacco frontale contro l’ex direttore del Fmi, i suoi non meglio identificati “amici” e quella parte del Partito socialista francese che ha “perso la battaglia morale” per aver gioito della sua scarcerazione.

“Un tipo che ha un rapporto sessuale con una cameriera a mezzogiorno in una suite di lusso prima di pranzare con sua figlia e prendere l’aereo per raggiungere la moglie (la citazione è di Sylvie Kauffmann di Le Monde) può candidarsi alla guida di un paese?”, si chiede Quatremer. E perché no, di grazia? Va ormai di moda dire che l’Italia ha esportato il berlusconismo nel mondo, ma a quanto pare stiamo esportando anche uno dei tratti peggiori dell’antiberlusconismo: il prevalere del moralismo sulla valutazione delle qualità effettivamente necessarie allo svolgimento delle funzioni di un capo di stato.

E infatti, poche righe più tardi: “I socialisti si apprestano a sostenere senza esitazione un Berlusconi esagonale ( l’Esagono essendo la Francia), gli stessi per cui non ci sono parole abbastanza dure per definire il leader italiano. Il paragone (che non a caso non era sfuggito neanche alle speculari follie di Giuliano Ferrara e Marco Travaglio ) regge tanto più in quanto Dsk ha ostentato senza vergogna la sua fortuna”, dato che dopo la scarcerazione ha pranzato in un ristorante di lusso e pagato un conto da 600 dollari.

A proposito di paragoni, almeno il Berlusconi della “gauche truffe (tartufo)” non ci si è fatto accompagnare con un aereo di stato.

fonte: Presseurope


Angry Bunga

 di - 16 giugno 2011  1 Risposta »
giu 162011
 

«Pensi che qualcuno stia minando la tua libertà? Sei ossessionato dai comunisti? Ci sono molti ostacoli sulla strada: la giustizia, la spazzatura, le top model … come si può superare tutto questo? Non ti devi preoccupare …

È ora possibile evitare gli scandali a sfondo sessuale guadagnando i favori delle veline,  delle escort e delle daddy girls. Basta usare tutte le armi a vostra disposizione e diventare per sempre giovane, un rubacuori, un “simpatico” Governante! Assurgere al trono della nostra grande, immaginaria, Angry Bunga Banana Republic!»

Questo è quanto viene riportato  nella pagina Description (in inglese, ma l’aggettivo “simpatico” è in italiano) dell’App\Game “Angry Bunga” per iPhone e iPad. Prezzo? Novantanove miseri cents di dollaro per vivere le tue avventure nelle sale sotterranee di Villa San Martino ad Arcore.

Scommettiamo che presto sarà rilasciata anche una versione per Android.

Mica ci facciamo mancare niente noi, eh?

giu 062011
 

Nel corso delle ultime due settimane l’Italia è stata sconvolta dal risultato delle elezioni locali, i cui ballottaggi si sono svolti domenica e lunedì scorsi. In particolare, la sconfitta subita dal PdL nella città di Milano – città natia di Silvio Berlusconi – dopo 18 anni di dominio incontrastato da parte del centro-destra, viene considerata come l’inizio della fine dell’era berlusconiana.

Il giorno dopo, piazza Duomo era gremita dai sostenitori di Pisapia che festeggiavano il cambiamento. “Grazie Milano” è il messaggio di fondo nella maggior parte parte dei messaggi condivisi su Facebook e Twitter. Il giorno dopo le votazioni a Milano, Napoli, Trieste e Cagliari – le quattro sfide locali più importanti in cui il centro-sinistra ha ottenuto una chiara vittoria – c’è stata una reazione unanime fra gli analisti e nei sondaggi.

Queste non sono state elezioni per la scelta di sindaci e altre autorità locali, ma si è trattato di un referendum su Berlusconi. Persino la destra riconosce la sconfitta: “Batosta per Silvio” è il titolo di Libero. Un editoriale su La Stampa riassume così: “La magia perduta del Cavaliere”.

Come di consuetudine, Berlusconi non era presente in Italia per rispondere. Ha fatto una battuta sarcastica dalla Romania, dove si trova in visita ufficiale, affermando di “essere troppo impegnato per organizzare il mio funerale”. Ma è stato uno scherzo sulla difensiva, in cui ammette tacitamente la sconfitta. Addirittura il suo Ministro degli Interni, il leghista Roberto Maroni, ha dichiarato che il risultato delle elezioni è stato uno schiaffo in faccia per Berlusconi. La Lega sta valutando i danni che può aver subito dall’essersi legata troppo a Silvio e riflette sull’eventualità di separarsene per non perdere il contatto con la base secessionista nel Nord.

Certamente Berlusconi ha subito una sconfitta peggiore nel 2005, alla fine del suo primo mandato [sic, ndt], quando è stato battuto da Romano Prodi, ma in due anni ha risalito la china ed è riuscito a farsi rieleggere. Tuttavia, questa volta appare indebolito dagli scandali. E persino i più ottimisti nelle file del PdL sono scettici sull’eventualità di una ripresa veloce, prevedendo una transizione travagliata verso un possibile congresso nazionale l’anno prossimo per nominare il successore di Berlusconi.Sperano di rimandare il problema fino a quando avrà maggiori probabilità di riuscire a continuare fino al 2013, scadenza naturale del suo mandato. Ma questa è un’illusione dei sostenitori di Berlusconi, dato che l’opposizione pare aver trovato il coraggio di farsi sentire, finalmente.

Pierluigi Bersani, capo del PD, spera di finire questa legislatura con un governo d’emergenza, mentre Nichi Vendola, leader del gruppo  Sinistra e Libertà, sogna nuove elezioni insieme. ”C’è un momento in cui non le ideologie o gli schieramenti, ma il puro e semplice senso comune si ribella […]. Berlusconi ha stufato persino i suoi per il semplice motivo che non intendono affondare con lui ” scrive Antonio Padellaro su Il Fatto Quotidiano.

C’è un momento in cui anche un Paese che sembra sia stato lobotomizzato può reagire. Berlusconi resisterà, afferrandosi all’illusione che tutto possa essere sistemato, come ha sempre fatto. Farà promesse, minaccerà, comprerà questo o quest’altro. Ma sa che è finita.

La prossima resa dei conti sarà tra due settimane – il 12 e 13 giugno – con il referendum sul “legittimo impedimento” (che protegge Berlusconi dai processi), sulla privatizzazione dell’acqua e sull’energia nucleare: il referendum è stato boicottato dal governo che spera nel mancato raggiungimento del quorum. Ma dopo l’elevata affluenza alle elezioni locali per schiacciare il Berlusconismo, l’opposizione spera che la maggioranza dei cittadini sarà pronta per l’ultimo assalto e per fargli sapere che non rappresenta più l’Italia.

fonte: The Guardian

mag 312011
 

Silvio Berlusconi: 30 maggio 2011

“Abbiamo perso, è evidente. Bisogna mantenere i nervi saldi. Il governo va avanti lo stesso. Bossi è d’accordo con me [...] La maggioranza è coesa e determinata nel fare le riforme a cominciare dal fisco, dalla giustizia e dal piano per il Sud”.

Silvio Berlusconi: 12 maggio 2011:

Immagine anteprima YouTube

mag 282011
 

Nonostante molte delle aspettative suscitate nel 2008 siano state deluse, gli europei continuano ad avere grande fiducia nel presidente statunitense. Più che i meriti di quest’ultimo, però, contano le mancanze dei loro leader.

Nel suo libro “L’audacia della speranza”, Barack Obama si descrive come un test di Roarschach, il famoso esperimento psicologico nel quale si mostrano al soggetto alcune macchie d’inchiostro e si chiede poi di enunciare che cosa veda in esse. Una risposta giusta al test non esiste, ma si ritiene che ogni risposta a modo suo riveli le ossessioni e le ansie del soggetto stesso. “Io fungo da schermo sul quale persone di orientamenti politici diversi proiettano le loro opinioni. E in quanto tale è inevitabile che io ne deluda alcune, se non tutte”.

Una delle cose più curiose di chi lo sostiene maggiormente, tuttavia, non è la delusione – tenuto conto di quante speranze nutrono nei suoi confronti ci sarebbe da aspettarsela – bensì la permanente devozione malgrado qualche delusione. È come se ogni singola delusione si esaurisse in un disappunto astratto.

Questo è stato particolarmente vero nel caso dell’elettorato statunitense di colore, che per certi aspetti è riuscito a sentirsi più ottimista che mai sull’America, anche ora che le cose vanno peggio. Disoccupazione e povertà sono peggiorate parecchio rispetto ai tempi di George W. Bush, e il divario nelle opportunità di bianchi e neri è andato aumentando. Nondimeno, gli americani di colore continuano a essere la base più fedele a Obama. Tra di loro si registra un tasso di disoccupazione del 16 per cento, ma continuano ad appoggiarlo nella misura dell’80 per cento.

Le stesse apparenti contraddizioni caratterizzano l’atteggiamento degli europei nei confronti di Obama, cambiato veramente poco dalla sua affermazione come candidato alla presidenza. Un sondaggio del Pew Research Center pubblicato nel giugno 2008, prima delle elezioni, rivelò che Obama risultava più popolare in Europa che in qualsiasi altro continente, America del Nord inclusa.

In Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna oltre il 70 per cento della popolazione affermava Continue reading »

mag 192011
 

Siamo appena stati cacciati dal Global Fund (di cui eravamo co-fondatori). Il Fondo Globale è una partnership internazionale che si occupa di raccogliere e distribuire risorse per prevenire HIV, malaria e tubercolosi. L’organizzazione finanzia oltre 600 progetti in 140 paesi del mondo.

L’Italia non ha versato né i 160 milioni di dollari previsti per il 2009, né i 183 milioni per il 2010. Eppure in occasione del G8 tenutosi all’Aquila (8-10 luglio 2009), il presidente del consiglio Silvio Berlusconi assicurò formalmente che il versamento della quota sarebbe stato effettuato in tempi rapidissimi: “Il Fondo l’ho voluto io, verseremo i soldi entro un mese“.  Queste furono le parole spese dal presidente del consiglio. Una promessa, una delle tante, puntualmente non mantenuta. Parole buttate là speculando sulla pelle, questa volta, dei diseredati del mondo.

Tutte le altre nazioni hanno onorato gli impegni sottoscritti (un miliardo di dollari gli Stati Uniti, 400 milioni la Francia, 184 il Regno Unito, 57 la Russia) mentre l’Italia è l’unica, degli oltre 40 paesi donatori, a non aver ancora versato la quota del 2009. Ciò ha determinato, come da statuto, la nostra esclusione dal Consiglio di Amministrazione del Fondo Globale. Posto che sarà assegnato alla Francia.

Ottimo biglietto da visita quello dell’Italia che, dal 17 al 21 luglio prossimi, ospiterà a Roma i lavori della Conferenza Mondiale sull’AIDS.

mag 062011
 

Ricordate l’on. Antonio Razzi? Quello eletto nella circoscrizione estero per l’Italia dei Valori e che il 14 dicembre votò a favore del governo Berlusconi? Sempre quello che in risposta alle critiche rispose con un: “tengo casa col mutuo” ? Bene, ieri l’on. Razzi è stato nominato consigliere personale  del ministro delle politiche agricole alimentari e forestali per quanto riguarda la “lotta alla contraffazione alimentare”.

Intervistato dal TG3, alla domanda se fosse un esperto in lotta alla contraffazione, ha risposto (11° minuto del video) dicendo:

“Guardi … io ho lavorato tanto con i ristoratori … non sono un ristoratore, ma sono un buongustaio, e soprattutto un buon cuoco: a tempo perso, molte volte, aiuto mia moglie”.

A zappare.