gen 172011
 

Dal mio bozzolo italiano vedo passare immagini sui notiziari manipolati della tivù. Vedo quel poco che trapassa il muro dello spettacolo che domina totalmente la società italiana: la politica. Silvio Berlusconi continua a rubare la scena, non importa se ha il ruolo da protagonista come primo ministro o quello secondario come leader dell’opposizione.

I grandi cambiamenti del primo decennio del nuovo secolo sono evidenti a tutti: l’11 settembre e la guerra tra estremismo islamico e capitalismo occidentale, il divario crescente tra poveri e ricchi (sia tra paesi che all’interno di essi), le conseguenze devastanti del disastro ambientale per la vita sulla terra e gli zoppicanti tentativi internazionali di frenarne gli effetti negativi, il lento sviluppo verso un nuovo ordine mondiale, l’influenza rivoluzionaria dei social media sulla società moderna.

Ma con calma, con molta calma – siamo italiani. Se qualcosa è cambiato qui negli ultimi dieci anni, è stata proprio la perdita di prospettiva internazionale. Eppure, tutto ciò che avviene nel mondo si riflette ovviamente anche sull’Italia. Qui, nel primo decennio del nuovo secolo, la xenofobia è stata elevata a politica nazionale. Con il partito del malcontento dell’Italia settentrionale (la Lega Nord) al governo, sono state inasprite le leggi ed è stato trasformato il dibattito pubblico.

La tolleranza che una volta distingueva l’atteggiamento degli italiani nei confronti degli immigrati si è tramutata in diffidenza, talvolta in odio. L’Italia è stata in prima linea in un processo che oggi caratterizza l’Europa intera e che solo in parte si può spiegare con la paura del terrorismo. Oggi è lecito odiare il prossimo, se è straniero e meno fortunato. Le restrizioni di libertà e diritti umani vanno nella stessa direzione. La minaccia terrorista ha reso necessario controllare tutti. Videosorveglianza ad ogni angolo di strada e un’incontrollabile epidemia di intercettazioni telefoniche. Il governo italiano ha cercato di censurare internet e di togliere la possibilità ai media di fare giornalismo d’inchiesta. Dappertutto al mondo è stata frenata la libertà di stampa e di espressione, in nome della pace mondiale. Le vere ragioni sono state nascoste dietro la cortina di fumo della propaganda politica. Anche qui, l’Italia è stata in prima linea.

Politici satolli e meschini papaveri del sindacato non investono nel futuro, ma solo nella salvaguardia di privilegi già acquisiti. Le proteste studentesche che hanno scosso l’Italia nelle ultime settimane sono probabilmente l’inizio di una nuova tendenza: la rivolta violenta dei giovani contro una società che non li vede e non li sente. L’Italia sta entrando in un impetuoso conflitto generazionale, che potrebbe avere conseguenze a lungo termine. L’ordine sociale tradizionale sta scricchiolando. Nel 2008, la scelta di uomo dell’anno per il Time Magazine è stata ovviamente Barack Obama, due anni dopo è stato il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg.

fonte: Sydsvenskan – trad. Italia dall’Estero

ott 092010
 

In questi giorni alcuni esponenti del centro-destra non fanno che rimarcare il fatto che non si può andare contro la volontà popolare espressa dalle urne. Così facendo contrappongono – in maniera assolutamente deliberata -  il popolo alle istituzioni dello stato. E’ un vecchio gioco populista questo, caro ai regimi peronisti e fascisti. Gli anni del consenso mussoliniano erano anche fondati su questo continuo richiamo al popolo ed alla sua inviolabile e ferrea volontà.

Ma torniamo ai fatti recenti. Uno riguarda Roberto Formigoni che, a seguito della denuncia sulle firme palesemente false raccolte per la sua lista, ha così risposto:

Gli elettori si sono pronunciati chiaramente, dando la vittoria a me e alla mia coalizione, e nessuno riuscirà a rovesciare la loro volontà.

Un richiamo alla sacra volontà popolare quello di Formigoni. Ovviamente il governatore lombardo  si guarda bene dal sottolineare che ha partecipato al gioco violando le regole ancor  prima di parteciparvi. Non è un gran bell’esempio di rispetto della sacra volontà popolare.

Ma ci sono altri esponenti che si appellano all’inviolabilità della minacciata volontà popolare. Uno è quello del sottosegretario alla salute Eugenio Roccella che ha così commentato il rinvio alla Suprema Corte della legge 40 (quella della fecondazione) per un giudizio sulla sua costituzionalità:

I giudici vanno contro la volontà popolare visto che in occasione del referendum sul divieto dell’eterologa non era stato raggiunto il quorum.

E quello di Carlo Giovanardi (quello che quando gli fa comodo assolve chi bestemmia perchè  è stato dai salesiani, ha una zia suora e la mamma credente) che aggiunge:

In Italia siamo all’emergenza democratica se una volontà popolare, espressa dal Parlamento e liberamente confermata da un referendum, viene messa in discussione da iniziative giudiziarie.

Emergenza democratica. Ecco come Roccella e Giovanardi stravolgono i fatti e li piegano al loro pensiero. Contrappongono prima – in maniera del tutto impropria e pericolosa – i magistrati alla volontà popolare. Non dicono infatti che è che dovere dei magistrati – nella fattispecie quelli di Firenze – chiedere un giudizio dell’Alta Corte se in sede di udienza dibattimentale emergono  dubbi sulla costituzionalità di una legge. E quello che è un atto dovuto, quel richiamare un giudizio di costituzionalità viene definito “iniziativa“.

Ma falsificano i fatti quando affermano che la volontà popolare sui referendum abrogativi della legge 40 viene stravolta da questa azione della magistratura. Falsa perchè la volontà popolare – quella che partecipò al voto e quindi si espresse con chiarezza in un senso o nell’altro-  votò per l’abrogazione di questa legge col 88% dei suffragi.

E’ falso inoltre definire come volontà popolare quella di coloro che – anche se il 75% – non hanno partecipato al voto. Ma soprattutto è intellettualmente disonesto appriopriarsi di un giudizio – anche se maggioritario – che non è stato espresso.

Ma su cosa siamo d’accordo con questi signori: che siamo in emergenza democratica. E la responsabilità è loro, solo loro.

lug 312010
 

Per la stampa europea ormai non ci sono più dubbi: la rottura tra il capo del governo e il suo principale alleato Gianfranco Fini segna il culmine della crisi del sistema di potere del Cavaliere. Colpito dagli scandali e diviso sulla “questione morale” il suo movimento si sta disgregando, mentre l’influenza dell’Italia in Europa continua a ridursi.

Secondo El País stiamo assistendo al “declino del berlusconismo”. E se Silvio Berlusconi è riuscito negli ultimi anni a “cogliere il profondo desiderio di stabilità” degli italiani, stanchi di decenni di divisioni, “coalizzando il centrodestra con il sostegno del Vaticano e degli imprenditori”, il suo potere si scontra oggi con la “questione morale” sollevata dal cofondatore del Popolo della libertà (Pdl), Gianfranco Fini. Quest’ultimo, spiega il quotidiano di Madrid, “critica quotidianamente il governo su ogni caso di corruzione, abuso di potere o semplice indecenza da parte dei ministri. Ogni volta che l’esecutivo mette gli interessi personali al di sopra di quelli della collettività”. Ma Berlusconi “lotterà fino alla fine della legislatura, che termina nel 2013″, afferma ancora El País. Ma il berlusconismo, che pure “può ancora vincere la partita, sembra comunque ferito a morte”, perché “non è riuscito a creare una leadership capace di dirigere il paese in modo coerente. Una cosa che per l’Italia è più grave delle cattive condizioni dell’economia o dei vari scandali sessuali”.

“Il potere crolla”, titola per parte sua la Zeit, per la quale il “sistema Berlusconi” – “disinteressarsi dello stato e ricompensare i collaboratori” – si sta ritorcendo contro il suo padrone. “Fino a oggi”, afferma la rivista tedesca, “il successo di Berlusconi si basava sulla disaffezione degli italiani nei confronti dello stato: la sua promessa era quella di proteggerli dall’ingerenza statale. Nell’Italia di Berlusconi lo stato e le sue istituzioni erano un avversario da cui un politico carismatico proteggeva la propria clientela. A poco a poco Berlusconi liberava gli italiani da questo stato ostile, offrendo amnistie a chi truffava il fisco e costruiva senza permesso. In un paese in cui la legislazione fiscale e le regole edilizie diventano un optional, tutti hanno potuto approfittarne”.

“Ma oggi”, continua la Zeit, “gli italiani si rendono conto che la loro libertà è in realtà solo il diritto del più forte. In ultima analisi a trarre vantaggio dal sistema Berlusconi è solo un numero ridotto di persone, una sorta di oligarchia criminale legata alla mafia. Adesso diventa pericoloso per Berlusconi dare l’impressione di non avere più il controllo sui suoi oligarchi. Questo è l’inizio di un processo che potrebbe rivelarsi terribilmente lento e dannoso per l’Italia. Nel frattempo l’opposizione [...] è debole e non potrà fare altro che assistere impotente alla dissoluzione del sistema Berlusconi. E un altro sistema non sembra ancora in vista”.

La crisi nella maggioranza non dovrebbe però avere conseguenze sulla posizione e la politica dell’Italia nell’Unione europea. Anche se fa parte dei membri fondatori dell’Ue, per l’Economist l’Italia ha sempre avuto un’influenza inferiore rispetto al suo peso economico e demografico. Quando si è trattato di far valere i proprio interessi nazionali o di “giocare duro”, l’Italia si è per molto tempo accontentata di un ruolo di secondo piano. Segnata dagli scontri locali tra i partiti che minano qualunque approccio coerente alla politica europea, l’Italia è stata caratterizzata da “una lunga storia di negligenza” nei confronti delle istituzioni europee. Un’esperienza che si è tradotta, “caso unico nell’Ue”, in “un’assenza di alleanze stabili con altri stati del Mediterraneo”, e fino a poco tempo fa in una mancanza di “coordinamento tra le politiche europee dei vari ministeri”.

Anche se negli ultimi anni qualche progresso è stato registrato in questa direzione grazie alla maggiore stabilità politica dei governi Berlusconi, quest’ultimo non ha cambiato radicalmente la situazione: “per il capo del governo italiano, l’Europa è una noia”. In politica estera, “Berlusconi riserva il suo entusiasmo alle relazioni diplomatiche personali con i leader di paesi come Turchia, Russia, Bielorussia, Libia e le repubbliche dell’Asia centrale, paesi al di fuori dell’Ue e che non godono sempre di una buona reputazione a Bruxelles”.

fonte: PressEuropimmagine: by Peter Shrank for The Economist

apr 022010
 

Manfred Von Bleskin è il giornalista che ha firmato l’articolo dal titolo Demokratie zieht den Kürzeren ( La democrazia ha il tempo contato) pubblicato sul tedesco N-Tv.de. Analisi, quella di Von Bleskin, sull’anomalia europea data dalla berlusconizzazione in italia e sui pericoli che essa rappresenta per il continente. La traduzione in italiano è, come di consueto, di ItaliadallEstero a cui va il nostro ringraziamento.

«Quando Berlusconi è sotto pressione si cerca un capo espiatorio. Con questa strategia continua ad avere successo. G8 e UE dovrebbero interrompere il loro silenzio. Il caso Berlusconi dimostra cosa succede a un paese senza un centro.

No, il risultato positivo della destra italiana alle regionali non è una sorpresa. I risultati riflettono una realtà creata da 15 anni quasi ininterrotti di dominio di Silvio Berlusconi. Corruzione, collusioni con la mafia, manipolazione dei media e delle leggi, scandali sessuali e una cattiva amministrazione non hanno danneggiato la coalizione del cavaliere.

Al contrario: grazie al controllo quasi assoluto dei media è riuscito a persuadere la maggioranza della popolazione che la colpa dei problemi del Paese sia di altri. I colpevoli sono gli immigranti contro i quali è stata spiegata una campagna senza precedenti in tutta l’Europa occidentale. Un esempio: il settore a basso reddito, incentivato da Berlusconi, ha portato nel settore tessile veneto all’assunzione in massa di lavoratori stranieri invece che italiani. Ma nel nord l’agitazione xenofoba non ha portato ad un rafforzamento della coalizione elettorale di Berlusconi “Popolo della Libertà (PdL)”. Per la prima volta la Lega Nord, partito separatista e razzista, ha superato il PdL in Veneto.

Dalla fine della guerra fino ai primi anni ‘90 l‘Italia è rimasta fondamentalmente divisa in due blocchi più o meno omogenei, la sinistra da un lato, i democristiani dall’altro. Tuttavia, entrambi erano accomunati dal consenso anti-fascista dal 1946. Questo consenso è venuto meno con il crollo dei due blocchi e con la nascita di un’alleanza di destra grazie all’unione di neo- e postfascisti.

L’aspetto negativo di questa “berlusconizzazione” della società italiana è l’incapacità dell’opposizione di offrire un’alternativa credibile. Il breve interludio della coalizione di centrosinistra con Romano Prodi dal 2006 al 2008 sfociò in un caos senza precedenti. Il più forte partito comunista in Europa occidentale era diventato prima un partito socialdemocratico senza entusiasmo e poi, da un punto di vista ideologico, un partito democratico ideologicamente poco definibile. Persino alcuni irremovibili ex-socialisti hanno aderito allo schieramento di Berlusconi. I comunisti sono infetti dal “fungo della disgregazione” e non sono più rappresentati in Parlamento. Desta preoccupazione, come in Francia, la scarsa affluenza alle urne.

Il risultato delle elezioni rafforza la destra italiana. La rafforzata Lega Nord spingerà ad per incrementare il divario sociale ed economico tra un nord ricco e un mezzogiorno povero. La persecuzione degli stranieri aumenterà. Prima o poi, il G8 e l’UE dovranno rompere il loro silenzio sugli sviluppi in Italia. Sarebbe meglio prima che poi, perchè la democrazia sull’Appennino ha sempre più il tempo contato.»

mar 142010
 

Die letzte Schlacht des Patriarchen. Con questo titolo è apparso sul tedesco Zeit Online un articolo che prende spunto dal momento non proprio felice di Silvio Berlusconi. La traduzione è a cura di Italia dall’Estero.

«La fine di Berlusconi sembra essere imminente. Paradossalmente, ne potrebbe beneficiare anche la mafia.

Quanto riuscirà Berlusconi a resistere? Per quanto tempo riuscirà a rimanere ancora al potere? Queste domande vengono sollevate dopo ogni nuovo scandalo. Storie di sesso, accuse di corruzione, ora anche l’accusa specifica di un pentito mafioso che ha dichiarato che Berlusconi ha avuto contatti fin dal 1993 con Cosa Nostra in Sicilia. Le accuse suonano sempre più drammatiche, gli allarmismi di Berlusconi nei confronti di un “complotto comunista” risuonano sempre piu’ come un disco rotto. Sempre più spesso, Berlusconi minaccia nuove elezioni. La convinzione degli italiani che non vi sia alternativa a lui è la sua ultima speranza di rimanere al potere. Continue reading »

feb 102010
 

Questo il titolo di un articolo apparso sul quotidiano francese Libération. Ecco, per sommi capi, il contenuto di questa analisi che affronta anche temi quali la xenofobia, il razzismo, la Lega Nord e parla dei tentativi di imbrigliare internet in Italia. Vi invitiamo a leggerlo nella sua completezza (in francese) qua.

“L’Italia è un paese normale? L’anomalia rappresentata da Berlusconi ci spingerebbe a rispondere di no. Ma c’è di più. Quello che colpisce maggiormente è che l’Italia, dopo essere stata all’avanguardia in Europa, oggi ha assunto uno status quasi provinciale. Anche i suoi politici sono provinciali, viaggiano poco, raramente parlano bene l’inglese.

La tv ha ancora un ruolo centrale nella società. Sul piccolo schermo tutto è intrattenimento, pubblicità, talk show, vallette svestite. I programmi d’inchiesta e di approfondimento – e la presenza di storici, filosofi,  uomini di scienza – sono estremamente rari. E’ una televisione ferma agli anni ’80.

Inoltre l’Italia fa dei passi indietro in settori come la scuola, la sanità, l’ecologia, i diritti civili, la cultura (dove  il bilancio è stato drasticamente tagliato) e la tecnologia. Dopo Bob Geldof è lo stesso Bill Gates che accusa Berlusconi di aver dimezzato l’aiuto pubblico per il terzo mondo, – aiuto promesso in diretta televisiva – rendendo di fatto l’Italia il paese più avaro d’Europa. I ricchi spendono più soldi per risolvere i problemi personali come la calvizie, che per combattere la malaria, queste le parole di Bill Gates.

Ma è a livello sociale che il declino è più netto. Una società, quella italiana, sempre più degradata moralmente e civilmente e che scivola, sempre più,  verso l’imbarbarimento.

fonti: Liberation, Internazionale.

feb 092010
 

A quelli che non si indignano più e che minimizzano. Agli indifferenti, agli abulici,  a coloro che sottovalutano, che sminuiscono, che dimenticano, che sorvolano e che si voltano dall’altra parte. A tutti coloro che fanno finta di niente.

[http://www.youtube.com/watch?v=NxbQ3DSDTEc]

L’Italia deraglia

 di - 24 dicembre 2009  Commenta »
dic 242009
 

Riportiamo l’articolo “L’Italia deraglia” apparso sull’olandese De Volkskrant. La traduzione, come consueto, è a cura di ItaliaDallEstero che ringraziamo.

«Lo stesso Berlusconi è corresponsabile della pericolosa polarizzazione.

Altri possono avere l’intero universo, basta che io possa tenermi l’Italia“, disse una volta il compositore Giuseppe Verdi. È una frase che fece furore non solo tra i suoi conterranei, ma che ha ottenuto consensi anche altrove. L’Italia è la favorita di molti. Molti europei tendono ad accettare, o almeno a rassegnarsi al fatto che per la Bella Italia (in italiano nel testo, ndt) le normali leggi e regole valgano un pò meno che altrove. Viene in mente un’osservazione di Lord Byron, anch’egli un grande ammiratore del paese e della sua cultura, il quale constatò che in Italia effettivamente non esiste una pubblica amministrazione che funzioni decentemente e che “è spettacolare vedere come le cose vadano avanti nonostante ciò“.

C’è però da chiedersi se Verdi e Byron si esprimerebbero in toni così lirici sull’Italia del 2009 e se sarebbero pronti a chiudere un occhio sui vizi del paese. Perchè l’Italia odierna è in preda a un preoccupante grado di polarizzazione, che paralizza non solo il dibattito politico, ma che altresì rischia di minare la legittimità delle istituzioni dello stato.

La polarizzazione ha raggiunto un livello tristemente basso con l’attacco al premier Berlusconi, domenica scorsa a Milano. Nonostante il responsabile sia un uomo confuso e solitario, da molti anni in cura per problemi psichici, sia i sostenitori che gli avversari di Berlusconi hanno immediatamente incollato un’etichetta politica all’attacco.

Il social network Facebook è stato inondato di manifestazioni di solidarietà al responsabile dell’attacco. In soli tre giorni si contavano 70 mila messaggi di sostegno. L’aver spaccato la faccia a Berlusconi sarebbe un atto ‘patriottico’. Il blocco di destra non è stato da meno. Il premier in persona ha dato il tono attribuendo l’attacco alla ‘campagna d’odio’ contro la sua persona. Prontamente sono arrivate dichiarazioni ancora più truci. Un seguace del premier ha fatto sapere che gli piacerebbe lavarsi i piedi con ‘il sangue dei comunisti’.

Non vi è dubbio che lo stesso Berlusconi sia in grande misura responsabile per la radicalizzazione del clima politico.

Berlusconi continua a definire la magistratura una tana di cospiratori di sinistra e predilige associare all’opposizione il predicato ‘comunista’. I recenti scandali che ruotano intorno alla sua vita privata non l’hanno sinora portato a moderare i suoi toni, al contrario, ha continuato a colpire tutti più trafelato che mai.

Il male è che può permettersi questa ‘fuga in avanti’ perchè, secondo i sondaggi, la maggioranza degli elettori continua a dargli il beneficio del dubbio. Questo è a sua volta il risultato del fatto che Berlusconi, con il suo decisionismo, ogni tanto ottiene risultati in terreni dove la sinistra ha fallito a causa della sua debolezza e divisioni interne. Un esempio è l’approccio alla mafia della spazzatura a Napoli.

Berlusconi userà le prossime due settimane per guarire dalle sue ferite. Si spera che vicino a lui ci siano ancora sufficienti forze moderate che gli facciano capire che la guarigione è auspicabile anche per il prestigio politico dell’Italia, e che la cura indicata è un modo più calmo di esibirsi. Visto che la polarizzazione ormai non è più commedia dell’arte (in italiano nel testo, ndt)».

dic 062009
 

Il NO Berlusconi Day, al di là di ogni valutazione data dal numero dei partecipanti, ha dimostrato che in questo paese c’è una società civile che reagisce di fronte allo scempio culturale, politico e istituzionale cui assistiamo da tanto, troppo tempo.  Persone che vogliono sentirsi cittadini e non sudditi; che pretendono che nel loro paese la normalità sia la regola e non l’eccezione. E’ emersa una società che ha ancora una capacità di indignarsi che pareva andata persa; che si è mobilitata nel momento in cui ha compreso che non esiste una reale opposizione che da corpo al proprio sentire. Una società che, forse per la prima volta nel nostro paese, ha stracciato la delega concessa per riappropriarsi della capacità di decidere dettando i tempi, mettendo la politica di fronte al fatto compiuto.

Lo ha fatto usando i nuovi mezzi di comunicazione. Strumenti malvisti, se non addirittura sconosciuti, al polveroso vecchio modo di far politica. Una società che corre più veloce dei partiti: il no-si-ni del PD alla partecipazione ne è l’esempio. Occorrerrà del tempo per comprendere gli effetti originati da una massa incontratasi in rete, quindi virtuale, che si è trasformata in massa reale riempiendo le piazze. L’ha riempite a Roma – come a Londra,  a Parigi, a Berlino, a Dublino e in 45 altre città del mondo – con civiltà, intelligenza e ironia. A questa ondata di civiltà, le risposte della controparte sono state insultanti e prive di qualsivoglia intelligente contenuto. Ma di questo, vista la caratura dei personaggi, non avevamo dubbi. Alcuni perle.  Storace (La Destra): ” Nella piazza manca solo Spatuzza“. La Russa (PdL): “ In piazza a Roma contro Berlusconi mancano Nicchi e Fidanzati, arrestati dalle forze dell’ordine. I due boss ci tenevano tanto ad andare alla manifestazione contro Berlusconi ma sono stati arrestati“. Calderoli (Lega Nord): “…significa che i contrari sono 350mila e i favorevoli al governo Berlusconi sono più di 59 milioni e mezzo di cittadini italiani!“.

Se questo è tutto ciò che sanno offrire alla dialettica politica, ebbene la società civile – l’onda viola – non può che gioirne perchè questa è, politicamente parlando, gente già morta. Le loro farneticazioni ricordano il delirante Pavolini degli ultimi giorni di Salò. Non ne avranno ancora per molto.