Nausea

 di - 18 settembre 2011  Commenta »
set 182011
 

«Anche Brunetta, il nano di Venezia, ma non bisogna chiamarlo così altrimenti si offende voleva intervenire sulle pensioni. Un giorno mi ha detto che lo ha chiamato Bankitalia sulle pensioni, io gli ho detto: hanno chiamato te non perchè sei il più in gamba ma perchè non capisci un cazzo e ti fai convincere.»

Questo il lusinghiero giudizio di Umberto Bossi nei confronti di un collega di gabinetto e in aggiunta al verminaio che, da troppo tempo e anche in queste ore, siamo costretti a subire.

Più che staccare la spina a questo esecutivo, pare sia il caso di tirare la catenella.

Ripulire e farla finita. Una volta per tutte.

apr 112011
 

Non ai sindacati, nonostante alcuni tra di essi fossero in testa a diverse delle manifestazioni di ieri (sabato 9 aprile, ndr). In questo post fornisco una prova. Il post è un passaparola perché racconta un misfatto degno di nota. Starebbe bene però in una sezione che ancora non abbiamo: nfLeaks (su NoisefromAmerika, ndr).

L’antefatto. Con la Legge 4 novembre 2010, n. 183 (il cosiddetto “collegato lavoro”), il governo aveva fissato al 23 gennaio 2011 il termine entro il quale lavoratori con un contratto a termine scaduto e non rinnovato potevano presentare ricorso contro quello che avessero ritenuto, di fatto, un licenziamento illegittimo.

Facciamo un esempio. Se voglio licenziare un lavoratore a tempo determinato basta che aspetti qualche mese: il contratto scade e io sono libero di non rinnovarlo. Se però non lo rinnovo perché ho scoperto che il lavoratore in questione ha un orientamento sessuale, politico o religioso che non mi piace e lo rimpiazzo con un altro lavoratore che ha un orientamento che invece mi piace, sto chiaramente violando un diritto costituzionale del primo lavoratore. Fine dell’esempio.

Un emendamento del PD al “decreto milleproroghe”, approvato dal parlamento (con il parere favorevole del governo) a inizio febbraio, ha reso inapplicabile questa norma per tutto il 2011. Detto altrimenti, ha esteso il termine dal 23 gennaio a, almeno, il 31 dicembre, 2011. Molti precari hanno in questo modo (almeno per quest’anno) una tutela equivalente a quella dei non precari contro licenziamenti senza giusta causa. Qui trovate un riassunto più dettagliato.

Il fatto. Questo emendamento deve aver turbato i sonni di più di un amministratore pubblico. Molte amministrazioni pubbliche, si sa, usano i contratti a tempo determinato a manetta. In questo modo basta un decreto per tagliare il costo del lavoro nella PA: gli ultimi arrivati (tendenzialmente giovani e più istruiti) se la prendono in saccoccia, quelli assunti quando i governi della “Milano da bere” gestivano con nonchalance bilanci pubblici in deficit per il 10% del prodotto interno lordo (tendenzialmente vecchi e meno istruiti) continuano a godere la propria rendita. Niente di sorprendente: solo una manifestazione del dannoso dualismo che da anni caratterizza il mercato del lavoro italiano.

Qual è il fatto, dunque? Il fatto è che il FormezPA (un ente che è parte integrante del Dipartimento della Funzione Pubblica e che quindi fa in ultima istanza capo a Renato Brunetta) ha ben pensato di correre ai ripari, facendo ciò che non poté la maggioranza di fronte all’emendamento del PD. Ovvero ha preso carta e penna e ha vergato una dichiarazione di rinuncia al diritto di ricorrere contro un “licenziamento” illegittimo (e già che c’erano hanno aggiunto qualcosa nello spirito di “e anche a tutti gli altri eventuali diritti di cui ora non ci ricordiamo”) da far firmare ai propri dipendenti a tempo determinato e collaboratori a progetto prima di accordare il rinnovo del contratto. La scena non è difficile da immaginare: in una mano il contratto, nell’altra la dichiarazione di rinuncia a questi diritti; due firme, bellezza, e potrai continuare a portare a casa la miseria che ti paghiamo.

Il misfatto. Il misfatto è già evidente dal fatto, ma c’è un misfatto ancora più misfatto in questa vicenda: alla suddescritta scena parteciperebbero in modo tutt’altro che passivo diverse sigle sindacali. La dichiarazione di rinuncia si chiama infatti ufficialmente “verbale di conciliazione sindacale” e sarebbe già stato sottoscritto in svariate occasioni nelle passate settimane da UIL-PA, CISL-FP e UGL-Intesa. Pare che la FP-CGIL si sia fin qui rifiutata di sottoscrivere questi verbali. Per i miei standard, rifiutarsi di sottoscrivere senza denunciare pubblicamente (perché è impossibile che la FP-CGIL non sia al corrente della vicenda) l’evidente misfatto delle altre sigle implica una responsabilità solo di poco inferiore a quella di chi sottoscrive.

solo a quello che fa. Per i sindacati che si riempiono la bocca di parole a difesa dei precari e contro il precariato, questa vicenda è quantomeno imbarazzante. Se si tratta di un ammutinamento di rappresentanti locali, i leader nazionali dovrebbero prendere provvedimenti contro l’avallo di quella che è di fatto una vessazione di un gruppo di lavoratori deboli. E sarebbe bene che qualche provvedimento lo prendesse anche il Ministro Brunetta.

Per me questa è solo la conferma che tutti quei lavoratori che classifichiamo come “precari” non sono rappresentati dai sindacati. I bassi salari percepiti dai lavoratori a tempo determinato sono per me il riflesso di questa mancanza di rappresentanza. Se no non si spiega come, a parità di altre caratteristiche, un gruppo di lavoratori che si assume un rischio in più (il rischio che il contratto non venga rinnovato vs. la sicurezza del posto a tempo indeterminato) possa avere uno stipendio più basso di chi non corre questo rischio.

La prova. Come faccio a sapere queste cose? Beh, me le ha raccontate un gruppo di “deep throats”, persone che da diverso tempo lavorano in forma precaria al FormezPA. Mi hanno mandato una copia del “verbale di conciliazione sindacale” che devono firmare per avere il rinnovo del contratto. Lo riproduco qui sotto assieme al racconto che mi hanno inviato.

(clicca sull’immagine per ingrandire)

articolo originale di Giulio Zanella su NoisefromAmerika

dic 032010
 

Da giugno del prossimo anno, Poste Italiane sospenderà il servizio di consegna della corrispondenza di sabato. Ciò a causa del trasferimento di 3.300 portalettere – esuberanti nel loro ruolo – che saranno impiegati nei servizi  di Bancoposta. I consumatori, appare evidente, subiranno per questa scelta dei disservizi. Lo subirà, ad esempio, chi riceve in abbonamento un quotidiano. Oppure  coloro che riceveranno di lunedi una lettera spedita con Posta Prioritaria il venerdì.

In questo maniera, viene sospeso “un servizio universale” che Poste Italiane, come azienda pubblica, è tenuta ad effettuare in virtù dell’accordo di programma sottoscritto con lo Stato. Stato che, è bene ricordarlo, ogni anno finanzia Poste Italiane spa (739 milioni di euro nel solo 2009).

Perchè allora non prendere esempio dalla vicina Francia? Anche da loro si pone il problema di un numero di portalettere sicuramente eccedente rispetto ad un diminuito volume di corrispondenza. Orbene, in Francia, le Poste e i Sindacati stanno trattando per una nuova forma d’impiego dei postini che non saranno trasferiti ad altri “rami” dell’azienda.  I portalettere, infatti, continueranno la loro funzione ma svolgeranno altri servizi connessi al “giro quotidiano“. Effettueranno, ad esempio, visite orarie alle persone anziane isolate o malate. Consegneranno a domicilio medicine, cd e libri. Eseguiranno il controllo dei contatori del gas e la raccolta differenziata della carta. I servizi non saranno gratuiti e l’intervento del “postino“  avrà un  costo di circa 5 euro. Sempre meno di una lettera raccomandata e, comunque, sufficiente a garantire l’ampliamento del servizio. Ma soprattutto il patrimonio acquisito di “conoscenza sociale e del territorio” (il facteur – una istituzione in Francia – è impiegato nella stessa  zona per tutta la carriera) non andrà disperso.

Il Solleone

 di - 16 agosto 2010  Commenta »
ago 162010
 

Oggi è Ferragosto [ieri, N.d.R.] ed è tornato a splendere il sole (almeno qui da noi). Renato Brunetta però non se ne è accorto e si è dimenticato di mettersi il cappello prima di farsi intervistare dal Corriere della Sera. Così, al sole senza cappello, ha detto cappellate. Puntualmente trascritte e pubblicate senza che intervistatore e direttore si insospettissero.

Le dichiarazioni del ministro

Finalmente l’economia comincia a tirare. Produzione industriale in crescita tumultuosa, export a due cifre, disoccupazione in calo. Tutto questo è avvenuto senza crisi sociale, senza crisi del sistema bancario, senza la temuta desertificazione imprenditoriale; anzi, con una buona tenuta del potere d’acquisto delle famiglie e una perfetta tenuta del welfare. [...] Cito dati incontrovertibili. Il Pil del 2010 viaggia verso l’1,5%, quello dell’anno prossimo tra l’1,5 e il 2%. La ripartenza della locomotiva tedesca rappresenta una sicurezza. È la fine del tunnel.

Andiamo per ordine.

La produzione industriale in tumulto

Ecco l’indice (mensile, destagionalizzato) della produzione industriale rilasciato dall’Istat, scaricato oggi:

La produzione industriale sta crescendo ma qualcuno vede un tumulto? Io vedo che nei quindici mesi da marzo 2009 a giugno 2010 non si è recuperata neppure la metà della produzione persa da giugno 2008 a marzo 2009.

L’export a due cifre

Ecco le serie (mensili, destagionalizzate) delle esportazioni dall’Italia (linea nera, milioni di euro, scala di sinistra) e del relativo tasso di variazione (linea rossa, scala di destra). Anche queste rilasciate dall’Istat e scaricate oggi.

Idem come sopra per il livello. Per i tassi di crescita, non si sono mai registrati numeri a due cifre (immagino Brunetta intendesse questo per “esportazioni a due cifre”) da giugno 2008 a giugno 2010. Be’, cumulando si, naturalmente, specialmente partendo dal minimo. Il fatto è che a giugno 2010 l’export è depresso del 13% rispetto a giugno 2008. Fuori dal tunnel? Brunetta deve prendere troppo sul serio il Sole 24 Ore, che ormai va preso meno sul serio del Vernacoliere: il prestigioso giornale economico-finanziario italiano ha titolato che l’export del Made in Italy era al massimo dal 2001. Guardate la figura sopra: come diavolo è possibile essere al massimo dal 2001? Siamo ancora sotto il 2008!

La disoccupazione in calo

Ecco la serie (trimestrale, destagionalizzata) del tasso di disoccupazione, rilasciato dall’Istat, scaricata oggi (magari lui ha visto l’anteprima dei dati che saranno rilasciati a fine mese, nel qual caso vorremmo vederli anche noi comuni mortali)

No comment.

Il resto

Devo continuare? Parlare del fatto che crescendo all’1,5% ci vogliono 4 anni per recuperare (tornare dove si era, cioé) una crescita negativa del 5% come quella che c’è stata in Italia nel 2009? Parlare del fatto che la locomotiva tedesca è ripartita senza gli altri vagoni attaccati? No, dai, che è festa anche per me :-)

Conclusione

Ma di che stiamo a parlà?

“Il Solleone” di Giulio Zanella per noiseFromAmerika

mar 122010
 

Pubblichiamo una interessante analisi sulla presunta innovazione del ministro Renato Brunetta nella pubblica amministrazione. L’autore, Marco Esposito, è un imprenditore napoletano che scrive per il blog noiseFromAmerika. L’articolo, dal titolo Renato Brunetta e l’Innovazione. Fotografia di un fallimento, è apparso sul blog.

«Innovare in italiano dovrebbe voler dire “produrre cose nuove”. Per il ministro Renato Brunetta, candidato a sindaco del Comune di Venezia per il PdL, innovazione è sembrato voler dire soprattutto: “produrre parole nuove”, ma, ahimè, solo quelle.

Veniamo ai fatti: nell’Ottobre 2008 il ministro presenta in pompa magna “il Piano Industriale della Pubblica Amministrazione”. Io non faccio il ministro, ma l’imprenditore, e di piani industriali (iniziali minuscole) ne ho visti una marea, realizzati (i miei) almeno sei, alla cadenza di uno ogni due anni. Continue reading »

Bertoladri e Burosauri

 di - 15 febbraio 2010  Commenta »
feb 152010
 

NoisefromAmerika è uno dei Blog che previlegiamo per le sue puntuali e precise analisi sugli aspetti politici, economici e culturali italiani. Questa settimana, a firma di Fabio Scacciavillani Director of Macroeconomics and Statistics at the Dubai International Financial Centre,  è apparso l’articolo dal titolo Bertoladri e Burosauri che affronta il tema della Protezione Civile, della PCM – Presidenza del Consiglio dei Ministri – e della pubblica amministrazione. Crediamo di far cosa gradita riportando questo articolo che, per la sua lucida e precisa analisi, merita la lettura e un approfondimento. Approfittiamo per ringraziare i redattori di NoisefromAmerika per la loro opera.

Bertoladri e Burosauri di Fabio Scacciavillani

La Protezione Civile, in questi giorni nell’occhio del ciclone, è un Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che qualche settimana fa era finita nel mirino di un’inchiesta dell’Espresso dove erano documentati sprechi e abusi. Continue reading »

gen 032010
 

31  dicembre 2009

Napolitano: ” Il Paese è unito, adesso riforme condivise”.

2 gennaio 2010

Bonaiuti: ” Sulle riforme istituzionali avanti anche da soli”.

Gasparri: “Bisogna rafforzare i poteri del premier”.

Brunetta: “Bisogna cambiare l’art.1 della Costituzione. Stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla”.

Partito Democratico: ” Non disturbateci. Siamo impegnati nel cercare di perdere alle prossime regionali”.

dic 152009
 

Ignazio La Russa: “Non leveremo il crocifisso. Possono morire! Il crocifisso resterà in tutte le aule della scuola. Possono morire! Possono morire loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla”. Guarda video

Renato Brunetta: “Alla sinistra ‘per male’ dico: vadano pure a morire ammazzati”. Guarda video

Gabriella Carlucci: “Le auguro che appena suo figlio avrà accesso a Facebook venga intercettato dai pedofili e che lo incontrino sotto scuola, glielo auguro”. Guarda video

Giancarlo Gentilini: ” Voglio la rivoluzione contro i nomadi e gli zingari… ho distrutto due campi nomadi”. Guarda video

Mario Borghezio: “Noi che siamo celti e longobardi e non siamo la merdaccia levantina o mediterranea..noi la padania bianca e cristiana”. Guarda video

Fabrizio Cicchitto: “A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-Espresso, da quel mattinale delle procure che è Il Fatto, da una trasmissione televisiva condotta da Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio; da alcuni Pubblici Ministeri che hanno nelle mani alcuni processi fra i più delicati sul terreno fra il rapparto mafia-politica e che nel contempo vanno nei vai talkshow televisivi a demonizzare Berlusconi. Da un partito, l’Italia dei Valori, il cui leader Di Pietro sta in questi giorni evocando la violenza quasi voglia tramutare lo scontro politico durissimo in atto in guerra civile fredda e poi questa in qualcosa di più drammatico”. Guarda video

dic 042009
 

Il ministro Brunetta ha deciso di proporre al Direttore generale della Rai Masi che, nei titoli di coda di una trasmissione, siano inseriti anche i compensi dei giornalisti e dei conduttori. Ma perchè solo di loro? Vista la qualità dei programmi che invade le case degli italiani dovremmo sapere  anche i compensi di tutti coloro che contribuiscono allo scempio. televisivo. E quindi anche  quelli delle veline, del gobbista, della truccatrice, dell’addetto alle pulizie, ecc.

Titoli di coda seguitissimi perchè infarciti di codici fiscali, di partite Iva, di modelli 740; altrui naturalmente. L’esaltazione ed il trionfo del vouyerismo fiscale perchè, diciamocelo francamente, chi di noi non ha tentato almeno una volta nella vita di capire  le possibilità economiche dell’apparente dimesso e grigio vicino, incrociato casualmente a Forte dei Marmi alla guida di un Cayenne?

Ma, caro ministro, potrebbe fare di meglio. Potrebbe chiedere a Masi di inserire non nei titoli di coda, bensì in quelli di apertura, il grado di assenteismo, il ranking produttivo, il cumulo degli stipendi dei politici – ministri e non – che impazzano, imperversano,  tracimano, sparlano, urlano, insultano in tutti i programmi televisivi Raiset.

Pensi, per un attimo, al duplice vantaggio che deriverebbe dall’ ‘impiego di questo escamotage. Un vantaggio per lo spettatore che, una volta letti i titoli di testa, spegnerebbe sdegnato la TV per dedicarsi, che so, ad una lettura, ad una passeggiata tonificante, oppure ad una semplice e tranquilla chiaccherata in famiglia. E al consistente risparmio per la Rai derivante dalla cancellazione di trasmissioni  oramai senza più seguito.

A volte ritornano

 di - 23 settembre 2009  1 Risposta »
set 232009
 

Ricordate Gianni De Michelis? Il pregiudicato esponente socialista più volte ministro ed autore del fondamentale testo “ Dove andiamo a ballare questa sera? Guida a 250 discoteche italiane.Milano 1988, Mondadori” ? Ebbene è ritornato come consigliere del ministro Brunetta. La retribuzione? 40.000 euro lordi l’anno. Uno stipendio, a suo dire, praticamente da volontario.

Questo è quanto si legge nell’intervista rilasciata da De Michelis al Corriere della Sera. Riportiamo altre perle del demichelispensiero. Continue reading »