set 162010
 

Dobbiamo ad un discreto teologo una delle più interessanti riflessioni dell’estate italiana. Approfittando di una brevissima bonaccia sul fronte delle polemiche italiane, Vito Mancuso si è posto una seria domanda in una lettera aperta inviata al quotidiano “La Repubblica” il 21 agosto: poteva continuare a pubblicare “con la coscienza a posto” i suoi libri con la Mondadori, dal momento che questa, controllata da Mediaset a sua volta proprietà della famiglia Berluscon (Fininvest), si è vista concedere una riduzione fiscale di parecchie centinaia di milioni di euro? La sua risposta è no. Bisogna dire che questa presa di posizione, piuttosto rara, e questa denuncia di un ennesimo conflitto d’interessi non ha fatto cadere nessuno dalla sdraio. Gli scrittori e gli intellettuali sollecitati dalla stampa a reagire, non si sono accapigliati per esprimere la loro solidarietà ad un uomo che ormai rifiuta che il suo lavoro possa, in qualche modo, arricchire Berlusconi.. In compenso non sono mancate  nè riservé né sarcasmi. Perché una presa di coscienza così tardiva? Gli è stato rimproverato, sospettando che si tratti di una campagna pubblicitaria. Perché tanta ingenuità? hanno detto altri, che considerano questa battaglia individuale come persa in partenza.

Dal 1994, data dell’aquisizione della Mondadori e della storica casa torinese Einaudi da parte della Fininvest (grazie ad un giudice che si è accertato in seguito essere corrotto), tutti sanno chi è il proprietario di queste aziende. Ciò non significa però che gli autori pubblicati dalle case editrici del presidente del Consiglio non abbiano opinioni personali. Roberto Saviano, autore del best-seller Gomorra, si è interrogato sulla propria fedeltà alla Mondadori, quando in primavera, Berlusconi aveva accusato gli scrittori che si occupano di mafia di “rovinare l’immagine del Paese”. Rassicurato da una lettera della presidente della Mondadori, Marina Berlusconi, la figlia del “Cavaliere”, Saviano ha messo da parte i suoi dubbi.

Fino ad oggi, quattro autori di case editrici controllate da Mediaset – tra cui il Premio Nobel per la letteratura nel 1998 José Saramago (scomparso in giugno) – si sono visti rifiutare [la pubblicazione di] un libro a causa del contenuto troppo offensivo nei confronti dell’azionista di maggioranza. Cioè: gli scrittori pubblicati da Mondadori o Einaudi avrebbero abbandonato ogni capacità di indignazione, preferendo scendere a patti con il nemico per assicurarsi delle cospicue vendite.

In realtà si trattava piuttosto di stanchezza. Stanchezza nei confronti di un dibattito continuamente rilanciato fin dalla prima apparizione al potere di Silvio Berlusconi. Stanchezza all’idea di affrontare questo problema ricorrente: si può boicottare Berlusconi, vivere senza Berlusconi? Occorre dire che l’impresa non è facile. Se è facile denunciare l’onnipresenza del suo impero nell’economia italiana, è più difficile sottrarsene.

Prendiamo il caso di un anti-Berlusconi puro e duro che, per niente al mondo vorrebbe contribuire al suo arricchimento. Chiamiamolo Signor Rossi. Per la televisione, è abbastanza semplice, il Signor Rossi dovrà evitare i tre canali del “Cavaliere” (Canale Cinque, Italia Uno e Rete Quattro). Il sacrificio non è enorme considerata la mediocrità dei programmi. Tuttavia dovrà usare con parsimonia le emittenti statali: la maggior parte dei suoi dirigenti è stata nominata dal capo del governo.

Al cinema il Signor Rossi non andrà a vedere i film prodotti da Mediaset o distribuiti da Medusa. Per la stampa, eviterà “Il Giornale”, diretto  [in realtà proprietario, N.d.R.] dal fratello di Silvio Berlusconi. Il Signor Rossi farà a meno del settimanale Panorama, così come di una quarantina di riviste. In seguito la cosa si complica. Al Signor Rossi servirà l’attenzione minuziosa di un vegetariano che dà la caccia ai grassi animali. La Fininvest infatti possiede partecipazioni in due società italiane, Unicredit e Generali, che sono tra i più grandi investitori italiani. A cascata, queste partecipazioni collocano la Fininvest nel cuore dell’economia e dell’industria del Paese. Qualche esempio: se il Signor Rossi deve cambiare i pneumatici della sua auto o il proprio materasso, dovrà escludere la Pirelli. Per un conto bancario eviterà [il gruppo] Intesa San Paolo, di fatto la più grande banca al dettaglio italiana. Se prende l’autostrada, eviterà la tratta Milano Torino. Da amante del calcio, rinuncerà alle partite del Milan, di cui Berlusconi è proprietario e presidente.

Si capisce così che la vita senza Berlusconi non è cosa facile in Italia. Vito Mancuso, è ben deciso a percorrere tale strada. Venerdì 3 settembre, in un nuovo articolo indirizzato alla Repubblica, ha rilanciato la sua sfida all’impero chiedendo agli scrittori della Mondadori e di Einaudi di “liberarsi da questo conflitto d’interessi di cui sono tutti prigionieri”.

Però aggiunge:  «So bene che non tutti possono permettersi questa battaglia. Esprimere pubblicamente il proprio disaccordo è un privilegio piuttosto raro. Il vecchio motto – “Primum vivere deinde philosophari” (prima vivere e poi fare filosofia) – vale per tutti e non invito nessuno a fare l’eroe». Il Signor Rossi ne sa qualcosa.

fonte: “Comment vivre sans Berlusconi? ” Philippe Ridet, Le Mondetrad.: Italia dall’Estero

feb 242010
 

Questo il titolo dell’articolo apparso sul New York Times (in inglese Prime Ministre, Primo Mogul). L’articolo, come è intuibile, vede protagonista Silvio Berlusconi e non è altro che una analisi dell’anomala situazione italiana. L’occasione è stata la recensione del film Videocracy presentato a Manhattan. La traduzione in italiano a cura di Italia dall’Estero.

«Ci sono momenti in “Videocracy”, uno sguardo impietoso e nauseante sul mondo televisivo creato dal Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, in cui sembra di assistere Continue reading »

gen 262010
 

L’autorevole quotidiano francese Le Monde ha pubblicato l’articolo En Italie, polémique sur la restriction des vidéos sur le Web. Il fondo, a firma di Daniel Psenny, mette in evidenza ancora una volta il conflitto di interessi fra il presidente del consiglio ed i media. Riproponiamo l’articolo nella traduzione italiana curata, come di consueto, dagli amici di ItaliadallEstero, che ringraziamo.

«Proprietario di un impero mediatico e presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi non la finisce di mettere le mani sui media. A partire dal 27 gennaio, in virtù di un decreto appena approvato dalla sua maggioranza parlamentare, i siti che diffondono regolarmente contenuti radiotelevisivi dovranno ormai chiedere un’autorizzazione al ministero delle Comunicazioni per distribuire tali video su Internet. Continue reading »

dic 092009
 

Lo diciamo subito, giusto per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, che  siamo contrari in linea di principio al finanziamento pubblico all’editoria.  A più riprese abbiamo già affrontato l’argomento per quanto riguarda i quotidiani Libero e il Giornale. Crediamo che una pubblicazione – sia essa indipendente, di partito o prodotta in cooperativa – debba sostenersi con le proprie risorse; risorse date dalla qualità dell’informazione offerta e dalla raccolta pubblicitaria. Così funziona nei paesi dove le regole di mercato sono chiare e senza disquilibri, specie in un settore delicatissimo quale quello dell’informazione. In Italia – dove sussiste una anomala concentrazione d’informazione, di raccolta pubblicitaria e di assenza di editori puri – questo non è possibile. Quindi, al momento, appare impensabile poter fare a meno dei contributi statali all’editoria, pena la chiusura di testate. ((Vi è la felice e recente novità del quotidiano “Il Fatto” che non accede ai contributi statali.)) E questo con tutto ciò che ne deriverebbe in tema di occupazione e di pluralità dell’informazione.

Ma ritorniamo al contributo statale all’editoria, perchè è di questi giorni una notizia che potrebbe rendere problematica la sopravivvenza di giornali quali l’Unità, il Secolo d’Italia, La Padania, Il Manifesto. Ma anche di piccole TV locali che, comunque, offrono un servizio d’informazione localistico altrimenti non garantito dai network nazionali. E’ stato dunque proposto dalla maggioranza di governo, un emendamento alla legge finanziaria in discussione in parlamento che andrebbe a modificare, se approvato, il modo di ripartizione dei contributi. Un endamento che non esitiamo a definire scandaloso. Nella sostanza per i giornali politici e le cooperative il contributo verrebbe stabilito, anno per anno, dal governo. Attualmente avviene in base ad un meccanismo che tiene conto della tiratura e dei costi. Imperfetto quanto si vuole ma che garantisce a tutti un contributo certo.

Immaginiamo allora un capo dell’esecutivo che ha nelle sue mani una concentrazione dell’informazione stampata e televisiva – pubblica e privata – come nessun altro capo di governo al mondo. E immaginiamo questo presidente che decide – anno per anno – a chi, come e quanto erogare i contributi. Perchè, è bene ricordarlo  perchè alcuni forse non lo sanno, che il Dipartimento per l’informazione e l’editoria è direttamente dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

5 dicembre 2009

 di - 4 dicembre 2009  Commenta »
dic 042009
 

Non sappiamo se il 5 dicembre 2009 sarà un  giorno grigio ed anonimo, come uno dei tanti succedutisi in questi ultimi quindici anni. O se sarà una data che lascerà un segno di speranza per il futuro di  questo paese.

Alexander Stille nel suo “Il sacco di Roma” ha sottolineato come il problema dell’Italia non sia tanto Berlusconi, ma quel che Berlusconi ha prodotto: il berlusconismo.   “Berlusconi ha cambiato la cultura italiana, prima ancora che la politica” – scrive Stille – “ ha introdotto la cultura del sesso e del lusso [...] Il suo controllo della TV commerciale ha fatto sì che fosse l’unico politico al mondo a creare e modellare il suo elettorato prima ancora di essere eletto”. Questo è il vero e drammatico problema.

Un problema che non si estinguerà, come per incanto, con l’uscita dalla scena politica del cavaliere. Ci auguriamo solo che ciò avvenga quanto prima e che, sopratutto, emergano figure – che al momento facciamo fatica ad intravvedere – capaci di risollevare questo paese da quindici anni di follia morale, culturale, politica, istituzionale. Quindici anni sono una generazione. Crediamo possa bastare.

[http://www.youtube.com/watch?v=2TRXuIttX0g]

ott 272009
 

Siamo dell’opinione che Marrazzo abbia sbagliato. Ha fatto bene ad auto-sospendersi. Ancor meglio avrebbe fatto a dimettersi, immediatamente. La cultura di governo, cultura che la sinistra pare aver scordato, passa anche attraverso scelte dolorose che non devono tenere in nessun conto di meschini calcoli elettoralistici. Da tutta la vicenda emerge anche un altro aspetto, per certi versi conosciuto da sempre, ma adesso apertamente conclamato dal suo stesso attore principale: il conflitto d’interessi.

Pare che il famoso filmino, o i filmini, che sono stati oggetto dell’estorsione (o ricatto) fossero stati offerti a testate giornalistiche, Continue reading »

ott 072009
 

Immaginate questa scenetta. Un signore, tale Bianchi, deve risarcire  un altro tizio, il signor Verdi. Per farlo deve passare attraverso la mediazione di un ufficio che stabilirà la procedura di risarcimento, ossia deciderne i tempi ed i modi. Questo Ufficio è alle dirette dipendenze di uno stretto collaboratore del signor Bianchi, tale Rossi.

Se fossi il signor Verdi è evidente che  non sarei molto tranquillo. Sapere che chi dovrà decidere come e quando potrò entrare in possesso di quanto mi spetta è alle dipendenze di un collaboratore stretto del mio debitore, è di per se anomalo e preoccupante.   Ma adesso dopo aver disegnato questo quadretto immaginario caliamoci nella realtà, sostituendo i nomi reali a quelli fittizi  della scenetta.

Bene il signor Bianchi è la Fininvest che, secondo la sentenza civile del Lodo Mondadori, dovrà  risarcire al signor Verdi ovvero alla CIR, la somma di 750 milioni di euro. Ma questo risarcimento ha un passaggio obbligato, quello dell’Agenzia dell’Entrate di Milano competente per territorio. L’Agenzia dovrà stabilire, è la legge che lo impone, i tempi e le modalità del risarcimento. Naturalmente sappiamo tutti che l’Agenzia delle Entrate dipende dal Ministero dell’Economia e Finanze, ovvero dal ministro Tremonti, ovvero dal signor Rossi.

Ma tranquilli, niente panico, siamo nel paese che non è riuscito a dotarsi di una decente legge sul conflitto d’interessi, quindi tutto è  consentito e lecito. Vero cari D’Alema e Bertinotti?