Ott 142013
 

Freedom House

L’organizzazione non governativa internazionale Freedom House ha rilasciato il rapporto riguardante la libertà della rete valutando le protezioni inserite nelle reti di ben sessanta nazioni di tutto il mondo. L’Italia si pone al nono posto.

Freedom House assegna per ciascuna nazione un punteggio basandosi su tre fattori: la presenza di ostacoli nell’accesso ad internet (con punteggio da 0 a 25), le limitazioni imposte nei contenuti (con punteggio da 0 a 35) e la violazione dei diritti degli utenti (punteggio da 0 a 40 punti). Più il risultato è basso più la rete risulta libera da limitazioni e da violazioni.

L’Islanda è il paese con la connessione internet più libera, senza quindi restrizioni, violazioni o altro, al secondo posto con 9 punti troviamo l’Estonia seguita da Germania e Stati Uniti a 17 punti. Seguono l’Australia con 18 punti, la Francia con 20 punti, il Giappone con 22 punti e l’Ungheria ed l’Italia con 23 punti. I 23 punti dell’Italia indicano che la nostra rete (anche se lenta) è abbastanza libera con 5 punti sull’accesso, 6 punti sulle limitazioni nei contenuti e 12 punti sulle violazioni.

Il rapporto completo può essere letto e scaricato qua.

Lug 292013
 

social-media-platforms

Teenager, in genere giovani residenti nel Sud, appartenenti al gentil sesso: è questo, in sintesi, l’identikit dei ‘super condivisori’ di internet, cioè quelle persone che informano regolarmente amici e conoscenti di quello che hanno appena fatto via internet.

È quanto emerge, fra l’altro, da un sondaggio condotto dall’istituto Ispo fra 617 intervistati, tra i 14 e i 24 anni in tutta Italia, fra quello che viene definito il popolo di Facebook, uno dei social network più diffusi.

In base all’indagine, commissionata per il progetto “Condividi una Coca-Cola”, fra chi è appassionato della Rete, si possono distinguere due principali tipologie: appunto i supercondivisori che sono sopratutto ragazzi fra i 14 e i 19 anni, studenti, e meridionali; e i discreti, settentrionali, 20-24 anni, e lavoratori.

Uno su tre dei primi ha dichiarato che non andrebbe in vacanza in un luogo senza connessione a internet e infatti nella loro valigia non possono mancare smartphone, tablet e lettore musicale con connessione alla rete.

Più distanti e cauti sono invece i secondi, che hanno qualche dubbio sui social-media e vede una pausa da internet come un momento di libertà e di privacy.

Una cultura open

 Posted by on 4 luglio 2013  No Responses »
Lug 042013
 

Quando si parla di gratuito su internet, c’è sempre qualcuno che storce la bocca e punta il dito contro una tendenza che a suo dire “rovinerebbe il mercato”. Beh, una delle cose che mi è rimasta maggiormente impressa dalla lettura di Gratis (tit. originale: Free) di Chris Anderson è il modo in cui il concetto di gratuito venga a tutt’oggi sapientemente usato e dosato per far muovere business che non sono né con l’acqua alla gola né prepotentemente filantropi. In altre parole, la gratuità pura e dura non esiste; esiste un approccio al mercato che dice “Toh, prova un po’ la mia merce a costo zero e fammi sapere – diventando poi mio cliente – che hai gradito”.

Questo prologo per ribadire che “non esistono pranzi gratis” e che sarebbe più opportuno guardare a ciò che la Rete offre a costo zero come una risorsa proficua per produttori (in senso lato) e fruitori assieme. Consapevoli del fatto che c’è sempre di che trarne profitto – e attribuisco al termine “profitto” una connotazione positiva – ecco che anche la cultura in Rete si fa “open”.

Il sito Open Culture (al cui progetto è anche possibile collaborare) ne è un esempio. Si tratta in sostanza di un contenitore che presenta una moltitudine di risorse per imparare, studiare, rinfrescare la memoria e anche solo per soddisfare la propria curiosità. Dagli audiolibri ai corsi di lingua (latino incluso), passando per ebook di vario tipo, il sito ha il pregio di permettere un gran risparmio in termini di tempo (si evita di trascorrere ore sui motori di ricerca) ma anche uno svantaggio: è interamente in inglese e le risorse che propone pure. Questa è, purtroppo, una delle principali limitazioni per chi non ha dimestichezza con la lingua. A maggior ragione se consideriamo che l’approccio del “gratis” può davvero permettere di allargare gli orizzonti. Basti pensare alla miniera costituita da Internet Archive o, per restare in tema di lingue, agli ottimi corsi base offerti dalla BBC.

Insomma, condividere la conoscenza si profila come la chiave che apre (ma per ora potremmo dire “socchiude”) una porta su un modo di funzionare i cui risvolti non sono ancora stati interamente scoperti.

Lug 022013
 

London 1930, Switchboard Operator

Da ieri, primo luglio , utilizzare uno smartphone in uno dei Paesi che fanno parte dell’ Unione Europea costa fino al 92% in meno rispetto ai prezzi del roaming che venivano applicati nel 2007.

Si tratta di un primo passo verso quello che avverrà tra un anno esatto. La Commissione Europea ha stabilito, infatti,  che dal 1° luglio 2014 non verranno più applicati i prezzi del roaming per telefonare, navigare in Internet, inviare SMS all’interno della UE. In pratica, a regime, utilizzare uno smartphone (o altro device con sim card) avrà lo stesso costo in Italia o nel Regno Unito o in Lituania.

Da ieri, comunque, se vi trovate in un Paese dell’UE fare una telefonata costa il 17% in meno circa, mentre il prezzo per ricevere una chiamata scende del 12% (al minuto). Inviare un SMS è meno caro dell’11% e il costo per il  traffico dati si riduce del 36%.

 

Giu 252013
 

LibreOffice

La revisione della spesa pubblica – conosciuta ormai come spendig review – è la pratica messa in atto dalla pubblica amministrazione al fine di individuare le voci passibili di taglio, per evitare inefficienze e sprechi di denaro. Ma si può procedere alla razionalizzazione dei costi anche in maniera intelligente senza apportare nessun taglio sulla quantità e sulla qualità dei servizi erogati.

Una prova è data dalla provincia di Bolzano che fu la prima in Italia a portare il software libero nella pubblica amministrazione. Già nel 2005   il progetto FUSS (Free Upgrade Southtyrol’s Schools) portava una distribuzione Linux in tutte le scuole in lingua italiana della Provincia Autonoma di Bolzano. Da allora sempre più enti pubblici e scuole hanno iniziato ad utilizzare GNU/Linux e i software open source.

E adesso la Provincia Autonoma di Bolzano replica con la migrazione delle 12.000 postazioni alla suite LibreOffice, alternativa free software a Microsoft Office. Ad annunciarlo è stato l’assessore provinciale Roberto Bizzo. La migrazione non sarà graduale e durerà all’incirca tre anni.

Con la migrazione verso LibreOffice si ridurrano quindi l’uso e l’acquisto di MS Office al minimo indispensabile. Secondo il piano dei costi, basandosi sull’esperienza raccolta nella PA di Monaco con 14.000 dipendenti, il pacchetto di MS Office della Provincia potrà essere contenuto in sole cinquecento licenze, con un risparmio di circa 600mila euro. Risparmio che la Provincia Autonoma di Bolzano reinvestirà nei servizi sociale che eroga ai propri cittadini.

 

Apr 242013
 

Telephone switchboard operators in WW, 1957

La connessione ad intenet in Italia è ancora lontana da standard accettabili. A confermarlo è un rapporto diffuso dal World Economic Forum che ha stilato una classifica basandosi su 54 parametri diversi. Si è tenuto conto, tra l’altro, della velocità, della difusione di internet, dell’utilizzo di connessioni mobili.

La classifica sulle migliori connessioni internet vede prima la Finlandia seguita da Singapore e Svezia. Di seguito Olanda, Norvegia, Svizzera, Gran Bretagna, Danimarca, Usa, Taiwan. L’Italia si attesta al cinquantesimo posto appena davanti alla Grecia e ad altri paesi africani.

Il Rapporto evidenzia come una migliore connessione alla rete incida sull’aumento del PIL nazionale. Un aumento del 10% dell’indice di digitalizzazione può portare ad una crescita dello 0.75 del PIL pro-capite e con un conseguente decremento della disoccupazione calcolato intorno all’1,02%.

Nel rapporto si sottolinea come i paesi del Nord Europa puntino molto nella digitalizzazione e nell’innovazione tecnologica proprio come volano per la ripresa economica.

La prevalenza del cretino

 Posted by on 18 marzo 2013  No Responses »
Mar 182013
 

 

Sono giorni penosi per Internet in Italia: la prevalenza del cretino sembra essere la misura di tutte le cose, mentre le aspirazioni di condivisione, ragionamento ed approfondimento dei temi in discussione sembrano davvero ridotte in un angolo. Difficile immaginare che la colpa sia tutta di Beppe Grillo e della modesta competenza dei suoi eletti, più probabilmente siamo di fronte ad un ampio utilizzo della rete grezzo e superficiale legato ad un paese di trogloditi digitali che improvvisamente danno segno di sé dentro una arena improvvisata e triste.

“Trogloditi digitali” di Massimo Mantellini su ManteBlog

Le catene di San Facebook

 Posted by on 12 febbraio 2013  No Responses »
Feb 122013
 

Ci risiamo. Su Facebook dilaga un altro tormentone, un messaggio-bufala che molti copiano e incollano sulle bacheche personali senza soffermarsi a riflettere. E’ una variante delle precedenti catene di Sant’Antonio a proposito della (presunta) tutela della privacy sul social network. Impossibile risalire al primo spacciatore di questa ennesima cavolata. Sorprende comunque che ci caschino così tanti. Cari amici, se volete stare su Facebook, le regole sono queste, e non c’è appello che tenga. Al massimo, per circoscrivere il vostro raggio di condivisione, andate qui e modificate le vostre impostazioni per la privacy, altrimenti uscite da Facebook e cancellate ogni traccia della vostra presenza. L’account può essere disattivato temporaneamente o eliminato per sempre. Tutto il resto è fuffa.

Ecco l’ultima catena di Sant’ Antonio:

 In risposta alle nuove linee guida di Facebook dichiaro che il mio diritto d’autore è collegato a tutti i miei dati personali, illustrazioni, fumetti, dipinti, foto e video professionali, ecc. (a seguito della Convenzione Berner). Per uso commerciale di quanto sopra il mio consenso scritto è necessario in ogni momento!

(E’ possibile copiare il testo e incollarlo sulla propria bacheca di Facebook. Questo metterà sotto la protezione delle leggi sul copyright. Con il comunicato presente, si comunica a Facebook che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire, diffondere, o fare qualsiasi altra azione contro di me sulla base di questo profilo e / o dei suoi contenuti. Le azioni di cui sopra si applicano anche ai dipendenti, studenti, agenti e / o il personale di sotto la direzione di Facebook o di controllo. Il contenuto di questo profilo sono informazioni private e riservate. La violazione della mia privacy è punita dalla legge (UCC 1 1-308-308 1-103 e lo Statuto di Roma).

Facebook è diventata una realtà di capitale aperto. Tutti i membri sono invitati a pubblicare un bando di questo tipo, o, se si preferisce, è possibile copiare e incollare questa versione. Se non si pubblica un prospetto informativo, almeno una volta, si è tacitamente consentito l’uso di elementi come le foto e le informazioni contenute nel profilo dei tuoi aggiornamenti di stato.

ROTFL

 Posted by on 2 febbraio 2013  No Responses »
Feb 022013
 

Angelo Marcello Cardani, Presidente dell’Agcom, si esprime sulla par condicio e sostiene che essa dovrebbe essere applicata anche al web:

È necessario che ci sia una normativa per il web, che non c’è. Al momento tutto ciò che avviene su internet non è sottoposto alla nostra giurisdizione. Il ricorso a strumenti nuovi è crescente e quindi ritengo che il Parlamento prima o poi debba esaminare la questione.

Immagino la scena: centinaia di cyber poliziotti davanti ai monitor  a controllare – real time – i Social Network, i post dei blog con i relativi commenti, i Forum di discussione. Pronti a sanzionare un politico solo perchè ha avuto un like facebucchiano – o un G+ – più di un altro, oppure perchè è stato maggiormente ritwittato rispetto agli altri avversari politici.

Qualcuno spieghi a questo signore incompetente – ma di quelli come lui, purtroppo, l’Italia è piena – che cos’è  Internet. Magari partendo dall’ABC.

E già che ci siamo, qualcuno si prenda anche la pena di tradurgli il titolo di questo post, un acronimo che sembra proprio coniato per lui.

Dic 182012
 

A partire dal 16 gennaio prossimo la famosa applicazione di photo-sharing potrà vendere le tue foto condivise. Ciò è dovuto, probabilmente, all’acquisizione di Instagram da parte di Facebook che, si sa, in fatto di Privacy Policy è tutto fuorchè rispettosa dell’utente.

La notizia è apparsa sul blog di Instagram da dove si viene indirizzati anche alle nuove Privacy Policy e Terms of Use.

Ma il cambio delle regole, in buona sostanza, cosa comporterà? Instagram potrà vendere e condividere le vostre informazioni con aziende e organizzazioni. Ma anche i vostri posti preferiti, le vostre abitudini. In altre parole tutto ciò che condividete tramite l’applicazione potrà essere venduto a terzi. Ma c’è di più. Nella sezione “Rights del Terms of Use”, Instagram dice chiaramente che le vostre foto potranno essere utilizzate per scopi pubblicitari. Correte il rischio che il vostro volto venga utilizzato in campagne pubblicitarie. Ovviamente senza essere retribuiti perchè Instagram, che da fotocondivisione diventa  fotovendita, trasforma voi da fotografo in prodotto.

Tutto legale ovviamente. Il consenso glielo darete voi nel momento che – accedendo da web o mobile – effettuerete il login accettando di fatto le nuove policy.

Quanti utenti sapranno delle nuove modifiche visto che, in maniera a dir poco furbesca, Instagram le ha pubblicate solo in inglese? Crediamo molto pochi.

Per non accettare questa modifica sul trattamento dei propri dati non rimane che la cancellazione dell’account su Instagram.

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