mag 172013
 

grafico_8x1000

 

  •  Falso è che l’8×1000 si possa destinare alla Ricerca, alle associazioni no-profit,  a quelle umanitarie e di volontariato. Sarebbe una buona cosa, ma non è possibile. Chi lo pensa confonde 8×1000 con il 5×1000, meccanismi totalmente indipendenti e diversi. L’8×1000 infatti riguarda solo alcune confessioni religiose più lo Stato.
  • Falso è che se non si esprime la propria preferenza, i soldi rimangono a sè stessi o allo Stato. Se non si esprime preferenza, i soldi vengono comunque assegnati ma con il famoso meccanismo che premia chi riceve più firme, mostrato in precedenza con un video.
  • Falso è affermare che l’ampio miliardo di euro ricevuto dalla Chiesa Cattolica (ad esempio nel 2012), sia esclusivamente conseguenza di una libera scelta espressa dei cittadini. A esprimersi infatti ogni anno è una parte di popolazione molto inferiore alla maggioranza. Questo tipo di dati sono di difficile reperimento e soprattutto ritardati di anni, ma ad esempio quelli disponibili  rivelano che dal 1990 al 2007 la media degli italiani che ha destinato la propria quota si aggira attorno al 42%. Pare evidente dunque che la maggior parte della quota di 8×1000 non viene attribuita in base a espressa volontà dei cittadini. Le quote del rimanente 58% non rimangono allo Stato e usare, ad esempio, per alleggerire tasse o risolvere situazioni dei cittadini, ma vengono comunque destinate con il famoso meccanismo che premia chi riceve più firme e fa raggiungere cifre come appunto quell’ampio miliardo di euro. Essere contrari a questo meccanismo non è dunque una lotta alla libertà di scelta, ma semmai proprio il contrario. Sarebbe molto più democratica la ripartizione soltanto delle quote derivanti da scelte espresse in tutta trasparenza e libertà.
  • Falso è affermare che ci sia una via d’uscita per chi non vuole firmare per nessuna confessione religiosa (basti pensare ai non credenti) e al tempo stesso non vuol destinare i propri soldi allo Stato . Stato che con comportamente ambigiuo e spesso eticamente discutibile   non rivela prima le destinazioni d’uso. Destinazioni che, spesso, sono state indirizzate a interventi religiosi o di rifinanziamento di missioni militari all’estero. Perché un non-credente dovrebbe affidarsi ad una confessione religiosa? Oggi una persona in tale situazione, ad esempio, l’unica cosa che può fare è scegliere una confessione religiosa che dichiara prima di destinare poi tutto in opere sociali e di carità senza destinazioni a culto e clero. Un raro esempio, in tal senso, viene dato dalla Chiesa Valdese.
  • Falso è che i soldi ricevuti dalla Chiesa Cattolica ogni anno siano completamente o in maggioranza destinati a opere di carità. Ad esempio dell’ampio miliardo di  euro assegnato alla Chiesa Cattolica per il 2012, solo il 22% è destinato a interventi caritativi (11% alle diocesi per la carità, 7% interventi caritativi Terzo Mondo, 4% esigenze di rilievo nazionale). Tali dati, insieme agli altri disponibili nell’immagine grafica, provengono dal rendiconto disponibile sul sito 8×1000 del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica.
  • Falso è che non si possa intervenire subito sull’8×1000. Se è vero che l’argomento rientra nel Concordato e quindi è di difficile abrogazione senza una maggioranza fortemente e decisamente laica, è al tempo stesso vero che la legge vigente offre delle possibilità. La legge n° 222/85 prevede esplicitamente al suo art. 49 una revisione delle quote al termine di ogni triennio successivo al 1989 al fine di predisporre eventuali modifiche. Ciò non accade, nonostante appunto sia una palese violazione della legge e soprattutto nonostante si siano verificate in questi anni consistenti variazioni delle quote: nel 1990 infatti alla Chiesa Cattolica è stata assegnata una quota di 8×1000 pari a 210 milioni di euro. Nel 2012 si è arrivati ad 1.148 milioni. Quindi una quota ampiamente quintuplicata
  • Falso è che lo Stato abbia una posizione laica super partes in materia. Lo dimostrano le destinazioni d’uso spesso religiose degli ultimi anni, ma anche ad esempio la mancanza sui media di spot pubblicitari come fa la Chiesa Cattolica per ricevere più firme, oppure le difficoltà che incontrano alcune confessioni religiose fuori dal meccanismo ad entrare a far parte dello stesso.

(grafico: Laicità dello Stato)

 
mag 162013
 

London, "Freedom"  of the street artist Bansky

Cioè, sono davvero convinti che la democrazia consista nella libertà di attribuire al prossimo la prima amenità che viene loro in mente senza doversi prendere la briga non dico di provarla, ma perlomeno di accompagnarla con qualche indizio o qualche congettura. [...] Se pensate che battersi per la libertà della rete significhi lottare per il vostro diritto di blaterare fregnacce a manetta senza verificarle, avete capito male.

Avete sbagliato sport, proprio. La libertà della rete è una cosa seria.

Alessandro Capriccioli per Libernazione

 
mag 152013
 

Keep Calm and Give Us 8x100000

Tempo di dichiarazione dei redditi e tempo della destinazione dell’ 8×1000. Qualche dato, allora, relativo alla Chiesa Cattolica:

  • 1 miliardo e 148 milioni sono gli euro usciti dalle casse dello Stato Italiano che il meccanismo dell’8×1000 ha assegnato per il 2012 alla Chiesa Cattolica.
  • 50 milioni sono gli euro (appartenenti a quell’ampio miliardo citato al punto precedente) che la Chiesa Cattolica ha accantonato nel 2012. Si chiamano proprio così: quote accantonate. Ossia 50 milioni che sono stati messi da parte a futura destinazione. In tempi di crisi, lo Stato elargisce alla Chiesa Cattolica quindi talmente tanti soldi che la Chiesa Cattolica stessa non li spende per esigenze attuali.
  • 22 % è la percentuale destinata a interventi caritativi (11% alle diocesi per la carità, 7% interventi carità Terzo Mondo, 4% esigenze rilievo nazionale). Ossia 255 milioni su un totale di 1148 milioni.
  • 5 miliardi 300 milioni sono gli euro usciti dalle casse dello Stato Italiano che il meccanismo dell’8×1000 ha assegnato per gli anni dal 2008 al 2012 alla Chiesa Cattolica: in pratica oltre 1 miliardo di euro per anno. Se si pensa che la legislatura appena trascorsa (2008-2013) è costata ai cittadini  circa 501 milioni (finanziamento pubblico ai partiti comuffato da rimborsi elettorali, in pratica 100 milioni per anno; i dati qua) si capisce quanto sia ipocrita parlare di taglio dei finanziamenti pubblici, ignorando quello alle confessioni religiose tramite l’8×1000. Soprattutto viste le destinazioni usate.
  • 42 % è la percentuale media di italiani che dal 1990 hanno firmato e quindi destinato il loro 8×1000 ( i dati qua).
  • 58 % è la percentuale media di italiani che evidentemente non hanno firmato e scelto a chi destinare il loro 8×1000.
  • 100 % è la percentuale di quote degli italiani che il meccanismo assegna ogni anno. Ossia tutto viene destinato, anche le quote degli italiani che non firmano e scelgono; in che modo? Qua un video che spiega come.
  • Zero sono le vie d’uscita e di fuga per gli italiani che non vogliono firmare per nessuno.
 
mag 142013
 

London 1941, gas mask kiss

Giovedì 9 maggio la stazione di rilevamento sul vulcano di Mauna Loa, nelle isole Hawaii, ha registrato una concentrazione d’anidride carbonica nell’aria superiore a 400 ppm (parti per milione). Un limite mai toccato da quando esistono le rilevazioni atmosferiche. Si tratta del livello più alto mai raggiunto negli ultimi 3 milioni di anni e comunque da quando l’uomo è apparso sulla Terra.

La notizia a noi italiani ci era sfuggita tutti presi, come eravamo, a vedere un ex socialista che guiderà un partito di post-comunisti e post-democristiani e un ministro degli interni che invece di dirigere dal Viminale l’ordine pubblico scende in piazza con i manifestanti.

 
mag 132013
 

J. & L. Carr, Cash for Gold. London

A Torino per lo stesso tipo di bracciale un negozio ha offerto 250 euro, un altro 360 euro con una differenza di ben 110 euro. In realtà avrebbero dovuto pagare tra i 330 e i 340 euro (calcoli basati sul prezzo dell’oro fissato in Borsa). Invece, circa un quarto dei negozi visitati ha offerto meno di 300 euro (a Milano addirittura la metà dei negozi). È uno dei principali dati che emerge dall’inchiesta di Altroconsumo.

Con lo stesso tipo di bracciale d’oro da 18 carati Altrocosumo è andato in 50 negozi “Compro oro” di cinque città (Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli) per verificare le condizioni e la convenienza della vendita del bene. Per quanto riguarda trasparenza e informazioni, la situazione è pessima: solo otto negozi di Torino, uno di Roma e uno di Napoli espongono il cartello con i prezzi di acquisto. La pesatura poi non sempre viene fatta sotto gli occhi del cliente, né viene riferito il prezzo al grammo.

Insomma, se non fai domande, la comunicazione del negoziante rischia di limitarsi alla sola dichiarazione del prezzo. Se riguardo alla pesatura del bracciale le differenze sono state minime, la stessa cosa non si può dire dei prezzi. Il consiglio fondamentale è quello di girare più negozi prima di concludere l’affare.

Ecco alcuni consigli per evitare brutte sorprese nei negozi Compro oro:

  • Verifica il peso. Prima di andare in negozio, misura (al grammo) il peso dell’oggetto che vuoi vendere. Eviterai raggiri legati all’uso di bilance truccate.
  • Controlla la quotazione. Verifica che il prezzo dell’oro che ti è stato comunicato sia quello reale della giornata, controllando le quotazioni che trovi su giornali o internet.
  • Confronta le offerte. Non fermarti al primo, ma verifica le offerte girando per più negozi.
  • Fatti pagare in modo trasparente. La normativa antiriciclaggio prevede che, per i pagamenti di importo superiore a mille euro, non si usino contanti, ma assegno o bonifico. In caso di controlli, saresti punito con una multa salata.
  • Chiedi la ricevuta.

 

 
mag 112013
 

Sir Alex Ferguson

Emozionato come un ragazzino, Sir Alex Ferguson, lascia la squadra che ha allenato negli ultimi 27 anni. In fondo, riconosce che non si è immortali, nonostante il suo spirito innovativo e i numerosi successi anche in età avanzata, che gli avevano dato la sensazione di esserlo. Dice addio, con l’ennesimo scudetto in tasca e con l’indissolubile affetto dei tifosi, che lo considereranno sempre un mito. Perché questo è l’aggettivo più giusto per descrivere un uomo arrivato nel lontano ’86, in una Manchester a secco di titoli da trent’anni, ferma ai gloriosi Anni 60 in cui George Best e Co. avevano trionfato in Inghilterra e in Europa.

Mentre gli arcirivali del Liverpool dominavano, Manchester era sull’orlo del baratro, mentre accoglieva il giovane Alex in panchina, reduce solamente da un ciclo di vittorie col piccolo Aberdeeen. È partita da quel giorno la storia di un allenatore, che, nonostante le difficoltà degli inizi, ha mantenuto la sua squadra ai massimi livelli per 27 anni. In quest’arco di tempo i massimi campioni sono passati alla sua corte. Il talento cristalliano di Rooney, il genio e la sregolatezza di Cantona, la potenza devastante di Cristiano Ronaldo, la classe e l’eleganza di Beckham. Tutti talenti gestiti con pazienza, che sono stati forgiati dalla saggezza e dal carattere duro di Sir Alex. Campioni scoperti grazie all’inconfutabile fiuto di Ferguson, e non con le valanghe di milioni spesso utilizzate da arabi e russi. Al principio del millennio sono stati loro a entrare nel calcio inglese per cercare di interrompere l’egemonia del baronetto scozzese, che invece, restando aggrappato alla tradizione vincente, è rimasto sempre a galla. Anni in cui gli unici ad affiancarlo sono stati gli “Highlander” Scholes e Giggs, simboli di una continuitá unica nel calcio inglese.

Durante il regno di Sir Alex, molti hanno cercato di sottrargli la corona, ma pochi ci sono riusciti. L’unico a fermare la dittatura incontrastata dei Red Devils e ad avere il coraggio di affrontarlo in certi storici battibecchi, che hanno preceduto i loro incontri, è stato Mourinho. La sua boria e la sua presunzione, nel punzecchiare Ferguson durante gli scontri in tv, erano emblematiche, a confronto con la solita, inconfondibile calma e sicurezza del grande signore scozzese.

Le caratteristiche principali di Ferguson sono state il suo spirito innovativo e la sua grande capacità di cambiare al momento opportuno. E i due momenti memorabili nella carriera di Sir Alex, i successi nelle finali di Champions. La prima, nel 2000, vinta contro il Bayern Monaco rimontando lo svantaggio nei minuti di recupero. La seconda, nel 2008, vinta ai rigori dopo un’emozionante 1-1, nei tempi regolamentari. In queste due sfide c’è un condensato di ciò che ha distinto le squadre di Ferguson: la grinta, la determinazione, la capacità di non mollare mai e anche un po’ di fortuna. Ciò che l’intero mondo del calcio augura al suo successore. Ma per eguagliare le vittorie di Sir Alex, ce ne vorrà davvero tanta.

(fonte: HuffPost)

 
mag 102013
 

1959, Speakers Corner Hide Park London

Nel 1917, ben prima del fascismo, Gramsci ricordò tramite i suoi articoli una legge che considerò un sopruso giudiziario e poliziesco.

Era il famoso “decreto Sacchi“(incredibile che solo nella Storia italiana escono fuori leggi abbinate ai nomi dei deputati) che prevedeva l’arresto preventivo per chi esponeva idee “anti patriottiste”.

E allora citò un racconto di un professore universitario che una volta andò a Londra e rimase sdegnato del fatto che in piazza c’erano delle persone anarchiche che predicavano cose, a detta di lui, terrificanti. Allora si rivolse ad un “policeman” vicino chiedendogli esterrefatto : “Ma voi cosa ci state a fare qui, perchè non fate tacere questi qui?“. E il poliziotto flemmaticamente: ” Sono qui per fare tacere gli uomini come voi che vorrebbero togliere la libertà agli altri di parlare“.

Accadde che un poliziotto inglese dette lezioni di liberalismo (quello vero) ad un professore universitario italiano.

E infatti non a caso che da lì a poco, in Italia, ci fu l’avvento del fascismo

(da Inka L’Incarcerato)

 
mag 092013
 

English Club Sandwich

L’adolescenza, si sa, è un periodo della vita molto complicato. In quel periodo, ragazze inseguono canoni di bellezza. Ma adesso aumentano anche i problemi dei ragazzi, che sempre più spesso hanno problemi col cibo che fino a poco tempo fa si ritenevano esclusivi del mondo femminile. Se quasi una studentessa delle superiori su sette ha qualche disturbo dell’alimentazione, avverte il rapporto Espad dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, questo riguarda anche un ragazzo su venti, che però diventa uno su dieci se si restringe il campo ai quindicenni.

“Quello che ci colpisce è proprio che il fenomeno non è solo femminile – spiega la responsabile dello studio, Sabrina Molinaro dell’Ifc-Cnr – dallo studio emerge un rapporto degli adolescenti col cibo molto complesso, che vede ad esempio tra i maschi un’associazione tra l’essere sovrappeso e l’uso di sostanze stupefacenti che non ritroviamo invece nelle ragazze, dove anzi sono quelle più magre le più dedite alle droghe”.

L’indagine, giunta alla quindicesima edizione, ha coinvolto 45.000 studenti delle scuole medie superiori e 516 istituti scolastici di tutta la penisola. Dai questionari anonimi è emerso che gli studenti con un profilo di rischio per i disturbi sono l’11,7%, con una maggior vulnerabilità delle ragazze che, nel 16,9% dei casi riportano punteggi elevati al test, mentre tra i coetanei il tasso è del 6,1%. Inoltre, mentre per le femmine i punteggi di rischio tendono a concentrarsi tra i 15 e i 17 anni (circa 18%), per i maschi una maggiore problematicità è rilevabile tra i quindicenni (8,1%). Secondo i dati raccolti il fenomeno è in sensibile e graduale aumento: dal 10,3% del 2009 si passa all’ 11,2% del 2010 e all’ 11,4% del 2011.

I maggiori problemi di sovrappeso si hanno tra i quindicenni (18%) soprattutto tra i ragazzi (23% contro il 12% delle ragazze) e diminuiscono nei diciannovenni fino al 13%. “Quello che emerge chiaramente dai nostri dati è che gli adolescenti di oggi non si muovono – sottolinea l’esperta – fatta eccezione per le due ore settimanali a scuola la percentuale di chi fa esercizio regolarmente è molto bassa”.

Anche se è difficile dire se ci sia un rapporto di causa ed effetto, sottolinea uno studio basato sui dati del rapporto e pubblicato da Plos One, la correlazione tra l’essere sovrappeso e l’uso di sostanze è molto evidente: un indice di massa corporea troppo alto aumenta l’uso di alcol e droghe tra il 20 e il 40%.

 
mag 082013
 

Al via sul sito di Equality Italia la campagna “Nel COGNOME della MADRE” a sostegno della scelta dei cognomi, anche materni.

L’iniziativa ha lo scopo di chiedere al Parlamento Italiano di approvare finalmente una normativa chiara e certa sulla possibilità di scelta del cognome, che sia quello del padre o della madre o di entrambe, così che sia superata l’attuale legislazione, figlia di una visione familiare superata dai tempi e dall’attuale organizzazione sociale.

Si tratta di una battaglia fortemente simbolica, che richiama la politica ad intervenire nel complesso delle materie che attengono al diritto di famiglia, di cui alla luce dei decenni passati, è necessaria una completa revisione. Il presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo, nella sua relazione annuale ha ricordato come “L’attuale disciplina che prevede l’attribuzione al figlio del solo cognome paterno costituisce il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia“.

 
mag 072013
 

Monk meditation

Un essere umano è una parte del tutto che noi chiamiamo universo, una parte limitata nel tempo e nello spazio, che sperimenta pensieri e sensazioni come qualcosa di separato dal resto,una specie di illusione ottica della coscienza. (Albert Einstein)

Pregare “chi”? E “perché”, o “per ottenere che cosa”? Sono questi i limiti meramente antropologici che legano il supplice di qualsiasi matrice al potente o onnipotente supplicato. Alla spiritualità dell’India e dell’Oriente si deve il momento di profondità psichica e di fusione con tutta ed ogni realtà che attraverso l’esperienza meditativa porta all’introiezione delle istanze etiche in grado di governare, sublimare e de-egoicizzare il nostro comportamento. L’armonia inter-psichica al posto della sottomissione, la consapevolezza al posto del timore (timor dei).

La preghiera: prego chi mi è utile per ottenere qualcosa. Preghiera: «manifestazione fondamentale della vita religiosa consistente nel rivolgersi a Dio con la parola o con la mente, per chiedere, ringraziare o glorificare» (Zanichelli); «le parole, pronunciate o pensate, di cui è costituito il testo che si recita nel pregare, per rivolgere lodi alla divinità, o implorarne l’aiuto, il perdono, l’intercessione» (Treccani).
Pregare è un verbo transitivo: fa riferimento ad un’azione che si estende da un soggetto ad un altro. La preghiera ha un soggetto, il fedele; un oggetto, ad esempio la guarigione da una malattia o la redenzione del genere umano dal peccato, ed un destinatario, la o le divinità a cui ci si rivolge. In letteratura si trovano diverse evidenze empiriche a sostegno dell’efficacia della preghiera sul benessere fisico e psicologico del praticante. Partendo dal presupposto che tra gli scienziati c’è un certo consenso nell’attribuire circa il 50% (a seconda degli autori dal 30% all’80%) dei sintomi fisici senza chiara base organica ad un’origine psicosomatica, è facile intuire il potere che l’attitudine interiore esercita sul benessere dell’organismo.

Di fatto è stato dimostrato che i gruppi religiosi con un’intensa vita spirituale traggono beneficio dalla propria pratica in termini di minore incidenza di malattie cardiache, ipertensione arteriosa, disturbi psichiatrici e così via (fra gli altri Evans 2002, Helman 2004). Quando invece si prega per ottenere il benessere di altre persone i risultati non sono altrettanto incoraggianti: nel 2006 l’American Heart Journal ha pubblicato una ricerca condotta da Benson nella quale si confrontavano due gruppi di pazienti ospedalieri, uno dei quali era stato oggetto delle benevole preghiere di un gruppo di fedeli, l’altro, il gruppo “di controllo”, non riceveva alcuna preghiera. I risultati dello studio, come era facile aspettarsi, non hanno mostrato alcuna differenza nei due gruppi di pazienti (in un terzo gruppo, informato che qualcuno stava pregando per esso, a differenza dei pazienti dei primi due gruppi che ne erano all’oscuro, i risultati furono addirittura opposti: essi ebbero più complicazioni mediche rispetto agli altri due gruppi).

La meditazione: mi esploro nel profondo e mi immergo nell’universo. La meditazione buddhista, invece, in genere si discosta da questa impostazione sinallagmatica (do, o meglio oro, ut des) della preghiera: il buddhismo non fa riferimento ad un dio, inteso come essere distinto, onnisciente ed onnipotente. Per quanto il senso del divino sia presente (anche se in modo discontinuo nelle diverse tradizioni buddhiste) esso si avvicina maggiormente al deus sive natura di Spinoza. In questo senso nel buddhismo la pratica della meditazione non può essere accostata a quella della preghiera: non ci si rivolge ad un’entità sovrannaturale dotata di poteri negati agli umani, ma si cerca uno stato di coscienza che sia libero dagli usuali condizionamenti, distorsioni ed illusioni propri del nostro quotidiano modo di percepire ed elaborare.

Bhavana, grossolanamente traducibile con “sviluppo mentale”, è la sola parola che nelle lingue classiche del buddhismo si avvicina alla traduzione del concetto di meditazione. A quella che sembra una carenza di vocaboli per esprimere un concetto così importante nella cultura del Sudest asiatico, si contrappongono almeno ventuno diverse parole per “silenzio”: silenzio tra i pensieri, silenzio della mente concentrata, silenzio della consapevolezza ecc. Volendo quindi abbozzare una prima definizione del concetto di meditazione possiamo affermare che essa è innanzitutto silenzio, in tutte le sue ventuno sfumature. Silenzio esteriore, perché la meditazione cui facciamo qui riferimento non prevede il recitare testi sacri o mantra; silenzio interiore, in quanto la meditazione buddhista si discosta anche dall’accezione occidentale di meditazione, ovvero la meditazione su un determinato argomento (come ad esempio nelle Meditazioni di Ignazio di Loyola), ma è semplicemente uno stato di raccoglimento del praticante incentrato su tre elementi essenziali: la postura, il respiro e la consapevolezza (le “tre porte”).

Col vigore di un samurai, il maestro Zen Taisen Deshimaru ammonisce: «Zazen (rimanere seduti in meditazione) deve essere praticato con la stessa energia, con la stessa concentrazione, come se fosse in gioco la vita, altrimenti non porta a nulla, anche dopo un gran numero di anni. Se praticato in modo giusto, se la postura è corretta, il Satori (l’illuminazione) può essere raggiunto in un lampo». Dobbiamo quindi intendere la meditazione non come una pratica oziosa tesa al conseguimento di benefici immediati quali il rilassamento del corpo o il sollievo dallo stress, ma come un atto intenzionale di estremo coraggio, stabilità e vigore di un Io che, profondamente (ed esclusivamente) incarnato nella propria corporeità, volge il suo sguardo all’esperienza presente, privo di ogni giudizio in quanto privo dello stesso Io giudicante. Si sta “semplicemente seduti” senza scopo o spirito di profitto in quello che in giapponese si traduce mushotoku (???), un atteggiamento caratterizzato da uno stato della mente definito mushin no shin (????), letteralmente “mente senza mente”. In analogia con la riduzione fenomenologica teorizzata da Husserl, nella meditazione si ottiene la chiara visione degli atti primi dell’esperienza cosciente attraverso la “messa tra parentesi” di tutte le opinioni, i giudizi e i preconcetti che usualmente ci aiutano nell’ordinare e rappresentare il mondo che percepiamo. Detta sospensione del giudizio (epochè) è di per sé un obbiettivo impossibile da raggiungere mediante il solo studio teorico, rendendo quindi necessario un addestramento del proprio sentire che parta dalla pratica in prima persona.

La tecnica meditativa. La meditazione buddhista, in analogia con la fenomenologia, considera ogni atto cognitivo come un’esperienza intrinsecamente e indissolubilmente connessa al corpo. Necessariamente quindi la meditazione procede nel cammino verso la conoscenza attraverso una pratica principalmente corporea, più simile all’apprendere un’abilità motoria che allo studiare una filosofia. Tre sono i passaggi fondamentali della meditazione buddhista di presenza mentale, al contempo mete e tappe. Primo di essi è l’immobilità, intesa come l’atto corporeo corrispondente alla “messa in parentesi del giudizio” della fenomenologia: tramite l’assunzione di una postura stabile, corretta e immobile, si arresta gradualmente anche il proprio movimento interiore, il continuo avvicinarsi e allontanarsi idealmente da ciò che ci è gradito o sgradito.

Il passo successivo è quello del dirigere l’attenzione direttamente verso l’attenzione stessa. Ci si sposta dalle sensazioni fenomeniche e dagli altri oggetti mentali direttamente agli stessi atti cognitivi, dall’oggetto al soggetto. Possiamo dire con Merleau-Ponty che «dacché c’è coscienza, e perché ci sia coscienza, è necessario che ci sia un qualcosa di cui essa sia coscienza, un oggetto intenzionale». Nella meditazione questa direzione intenzionale della coscienza è da intendersi ruotata di centottanta gradi, ponendosi contemporaneamente come oggetto e soggetto della propria osservazione.
Il terzo passaggio è quello della realizzazione di uno stato ricettivo di apertura silenziosa sul mondo fenomenico, ovvero caratterizzato dall’intuizione diretta dei fenomeni (Anschauung, direbbe Husserl) non mediata da concettualizzazioni e pensiero discorsivo. Tale visone semplice, diretta e non-mediata, detta prajina, porta con sé caratteri di evidenza e indubitabilità preclusi alla conoscenza concettuale e a qualsiasi approccio esclusivamente teorico e disincarnato.

In conclusione. Pregare e meditare sono quindi due attività intrinsecamente diverse che partono da assunti filosofici a sé stanti e che, per quanto a volte condividano alcune tappe intermedie (come ad esempio il miglioramento generale delle condizioni di benessere dimostrato nella quasi totalità degli studi sulle rispettive tradizioni religiose e spirituali), hanno due mete distanti tra loro e raggiungibili con mezzi completamente diversi.

Alessandro Giannandrea, psicologo (per Cronache Laiche)