Ricordare e non dimenticare

di: Jaques M. Hotteterre

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Era il 27 gennaio 1945. L’Armata Rossa, che insieme agli Alleati stava liberando l’Europa dal nazismo, aprì i cancelli di Auschwitz. Per la prima volta il mondo comprese in tutta la sua dimensione la folle tragedia dell’Olocausto.

Per Aushwitz, e per gli altri 49 Campi di sterminio e di “lavoro”, passarono milioni tra Ebrei, Rom, Sinti, Oppositori politici, Omosessuali, Immigrati, Neri, Disabili, Disadattati, Testimoni di Geova, Prigionieri militari polacchi, russi, cechi considerati non prigionieri di guerra ma sottocategorie umane da sterminare

Alla fine furono oltre sei milioni coloro che furono sterminati dalla follia nazifascista.

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“. Primo Levi

 

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Siate affamati

di: Zucker and Zucker

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Il mondo dei gadget sessuali è vasto, tanto da soddisfare ogni particolare e curiosa esigenza. E non è un caso che nei tempi della comunicazione globale e della tecnologia a portata di tasca (anche nel senso delle dimensioni) il mondo dell’erotismo-fai-da-te faccia il salto di qualità: dalla vagina portatile all’iPad.

iPad come oggetto erotico? Si, certo. Un’azienda ha infatti prodotto un accessorio erotico maschile – una sorta di custodia – che si aggancia sul retro dell’iPad e che permette al maschio, in maniera del tutto “interattiva”, di raggiungere la tanto voluta auto-gratificazione attraverso i vari contenuti pre-caricati (fotografie, video, animazioni).

Beh, pensiamo che Steve Jobs non intendesse riferirsi a questo quando pronunciò “Stay hungry, stay foolish”.

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Un Cane in Ospedale

di: Jeremy A. Brady

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Sentenza a dir poco rivoluzionaria quella emessa dal giudice tutelare Giuseppe Buffone del Tribunale di Varese. Il giudice, infatti, ha disposto che una paziente ricoverata in Ospedale possa ricevere le visite del suo cane. Cosa questa che, nell’ambito della Pet Therapy, già avviene da tempo in molti ospedali americani, francesi e britannici.

La signora in questione, ricoverata nella reparto lungodegenti per gravi patologie, aveva chiesto al personale ospedaliero di poter ricevere le visite del suo cane. La richiesta non è stata accolta in quanto il regolamento vieta, per motivi igienico-sanitari, l’accesso alle strutture ospedaliere ai cani e a ogni altro tipo di animale. La signora, giudicando lesivo il regolamento, ha inoltrato la sua richiesta al giudice tutelare di Varese che l’ha accolta creando, quindi, un precedente a cui potranno fare riferimento in futuro altri appellanti.

Il giudice ha emesso la sentenza centrandola su tre aspetti che, da oggi in poi, dovranno essere rivalutati: il “rispetto per tutte le creature viventi”, il “cambiamento della coscienza sociale” e  “l’evoluzione dei costumi”.

La sentenza, inoltre,  rimarca l’importanza del ruolo specifico che ha “il migliore amico dell’uomo” nell’economia sociale,  sottolineando “l’importanza di tali animali a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società”.

 

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C’era una volta il Veneto

di: laredazione

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C’era una volta la regione con il più basso tasso di disoccupazione d’Italia. Un piccolo paradiso fatto di imprese fiorenti e di lavoro per tutti: così il Veneto ha costruito, anno dopo anno, la sua fortuna. Poi è arrivata la crisi: sono finiti gli ammortizzatori sociali e le aziende, una dopo l’altra, come un domino inarrestabile, hanno iniziato a chiudere i battenti. La percentuale di disoccupati ha raggiunto vette impensabili e le morti per assenza di lavoro si sono moltiplicate. Quella del piccolo paradiso felice per tutti è diventata una leggenda.

Stando alle rilevazioni provvisorie Istat, ad oggi il tasso di disoccupazione nel Veneto supera il 7% (il dato nazionale è dell’8,6%). Nel 2008 era del 3%. il dato è confermato dall’agenzia regionale “Veneto Lavoro” che il mese prossimo renderà noti i risultati del suo report trimestrale: una tendenza negativa che non accenna ad arrestarsi e che supera di gran lunga i record raggiunti nel 2009, all’acme vero e proprio della crisi. Soffre la produzione, causando una riduzione complessiva nell’impiego della manodopera. I settori più in affanno sono l’edilizia abitativa, il legno e l’arredamento. Ad oggi le industrie che hanno dichiarato lo stato di crisi sono complessivamente 457.

Gli ammortizzatori sociali sono agli sgoccioli. Aumentano i licenziamenti e diminuiscono le casse integrazione. Il sistema si piega incapace di ripartire dalle sue stesse ceneri. Imprenditori, operai, uomini che hanno fatto del lavoro la propria filosofia di vita si abbandonano alla disperazione, allargando le fila dei suicidi registrati nell’area del Nord est con particolare concentrazione proprio nel Veneto. Solo nei primi giorni di gennaio si sono registrati due suicidi a distanza di un giorno l’uno dall’altro. E prima a chiusura del 2011 non era andata meglio. Il presidente della Regione Luca Zaia l’ha chiamata “contabilità drammatica dei suicidi”. Per gli imprenditori la causa principale sarebbe la mancata riscossione dei crediti congelati dal patto di stabilità, che contribuirebbe in maniera sostanziale allo stato di crisi delle aziende. «I piccoli imprenditori sono stati lasciati soli, sono i più precari tra i precari» queste le parole del segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi.

Una crisi economica che riversa le sue conseguenze più dirette in ambito sociale, determinando tragici fenomeni di rottura e instabilità impossibili da controllare e difficili da arginare. I sindacati si interrogano sul loro ruolo e sulla necessità di una maggiore incisività che garantisca ai lavoratori e agli imprenditori tutto il supporto necessario, non solo da un punto di vista economico, ma anche esistenziale.

Intanto le percentuali crescono, il lavoro diminuisce e si muore; di non lavoro, di disperazione, di debolezza, raccogliendo miseria anche laddove la storia aveva seminato ricchezza.

fonte: Diritto di Critica

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Costa Concordia: per chi suona la campana

di: Ottavina Reale

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Della Costa Concordia e dei suoi protagonisti, nel bene e nel male,  è stato detto quasi tutto. Ma c’è un aspetto poco affrontato, ma non per questo secondario, che è quello relativo alle coperture assicurative della nave.

La Costa Concordia ha un valore stimabile intorno ai 400 – 500 milioni di euro e i risarcimenti, secondo uno studio dei Lloyd’s di Londra, potrebbero arrivare a toccare l’astronomica cifra di 3 miliardi di dollari. Va da sè che siffatte cifre sono impensabili per una singola compagnia assicuratrice. La Costa Concordia pare infatti assicurata con una ventina di Compagnie fra le quali spiccano, ovviamente, i Lloyd’s of London.

Chi sono i Lloyd’s.

Ma chi sono questi Lloyd’s di cui si sente parlare solo nel momento in cui una nave naufraga, perde il suo carico, crea danni all’ambiente o viene sequestrata? Ebbene i Lloyd’s of London (questo l’esatto nome) non sono una compagnia assicurativa nel senso comune del termine, bensì una corporazione la cui nascita risale a circa trecento anni fa.

Attualmente la loro sede è situata in Lime Street, nella City, ma fin dal 1691 i capitani delle navi, gli armatori e i mercanti marittimi s’incontravano nella Coffe House di Edward Lloyd in Abchurch Lane. Da qui il nome. Successivamente la Coffe House si traferì Lombard Street e i partecipanti del “comitato assicurativo”, dopo la morte di Mr. Lloyd, si trasferirono al Royal Exchange, per formare la “Society of Lloyd’s”.

Nel 1871 il Parlamento varò una legge con la quale sanciva il valore legale della corporazione e ne regolamentava l’esercizio.

Come funzionano i Lloyd’s.

L’attività dei Lloyd’s è quella di trattare i grandi rischi suddividendoli fra un grande numero di operatori. Funziona come una Borsa dove la merce trattata non sono titoli azionari, ma contratti assicurativi. In sostanza si fa promotrice di accordi tra le persone (tradizionalmente chiamati Names) e le aziende che, riunite in un pool, riescono a suddividere i grandi rischi che sarebbero troppo onerosi per una singola società assicuratrice.

All’interno dei Lloyd’s operano quindi due categorie: le persone e l’imprese. La prima categoria è composta da soci, in pratica coloro che forniscono il capitale. Alla seconda categoria appartengono gli agenti, i broker e gli altri professionisti che sostengono i soci: ovvero coloro che sottoscrivono i rischi e rappresentano i clienti all’estero.

Un meccanismo, questo, che per secoli ha funzionato in maniera quasi perfetta fino alla crisi sorta sul finire degli anni ’60. Furono gli anni in cui i mercati delle merci cominciarono a globalizzarsi e a ricapitalizzarsi in maniera esponenziale. Fu un periodo in cui molti soci fallirono proprio perchè la compagnia risultava essere piccola rispetto alla capitalizzazione del mercato e, soprattutto, rispetto ai rischi sottoscritti.

Da qui si rese necessario un allargamento dei soci accettando anche coloro che non fossero stati operatori di mercato, stranieri e donne. Ed è questa la struttura che ancora oggi regola la Corporazione e che è composta da 2011 membri per quanto riguarda la prima categoria (Soci) e 314 (Agenti) per la seconda.

La sede attuale.

L’attuale sede, il Lloyds Building situato nel cuore della City,  è stata inaugurata nel 1986 ed è opera dell’architetto Richard Rogers. Il palazzo è alto 76 metri ed è suddiviso su 14 livelli.  Al sesto piano si trova la galleria dei visitatori dalla quale si può osservare dall’alto la “Underwriting Room”, la sala ove si concludono i contratti assicurativi. Al centro si trova la “Lutine Bell”, la campana dell’omonima fregata francese  affondata nel 1799 con un carico di argento e assicurata a suo tempo presso i Lloyd’s. Per tradizione, con un rintocco, la campana annunciava le cattive notizie, mentre due rintocchi  annunciavano quelle buone. Oggi il suo uso è legato solo alle occasioni ufficiali e a particolari cerimonie commemorative.

Accanto alla campana vi è un piccolo scrittoio, il “Rostrum”, sul quale poggia il “Casualty Book”, ovvero il “libro delle sciagure”. Un registro sul quale ancora oggi vengono annotati, rigorosamente con penna d’oca, i nomi delle navi affondate e assicurate presso i Lloyd’s.

E il nome della “Costa Concordia” adesso è lì, trascritto sul “libro delle sciagure”.

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La prima Banca italiana è la Mafia

di: laredazione

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La mafia non sa cosa sia la crisi, al contrario, anzi ne trae vantaggio. Secondo il rapporto annuale dell’associazione SOS Impresa, la mafia si è ingigantita e può ormai essere considerata la prima banca del Paese con 65 miliardi di liquidità.
Per l’associazione, l’estorsione condotta dai gruppi criminali è diventata persino un’ “urgenza nazionale”. Approfittando delle riduzioni creditizie delle banche, le organizzazioni mafiose hanno infatti aumentato la pressione sui piccoli commercianti, i quali sono costretti a cedere contraendo prestiti ad interessi esorbitanti.

Mentre la crisi ha minato la fiducia delle banche, le mafie arrivano con i loro capitali disponibili, frutto di attività criminali, e sono gli unici [finanziatori] pronti ad assumersi dei rischi”, spiega Eric Vernier, esperto di riciclaggio di denaro e ricercatore associato dell’IRIS. “Per i commercianti e gli artigiani, [le mafie] rappresentano la loro unica possibilità di prestito e l’unico mezzo per salvare le loro aziende ed i posti di lavoro”.

Secondo il rapporto, 200.000 persone sarebbero così vittime degli usurai. Per l’Italia, le conseguenze sono disastrose. Secondo le stime di SOS Impresa, i commercianti sono vittime di “1.300 crimini al giorno, circa 50 all’ora, ossia quasi uno al minuto”. Dal lato economico, “ l’usura ha provocato la chiusura di circa 1800 aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro”.

Giro d’affari da 140 miliardi all’anno

Secondo SOS Impresa il profilo dei mafiosi è cambiato. Finita l’epoca dei gangster vecchio stampo, largo ai banchieri, agli avvocati e ai notai. “Si tratta di estorsione da colletti bianchi. Grazie alla loro professione conoscono i meccanismi del mercato creditizio legale e spesso sono a conoscenza della situazione finanziaria delle loro vittime”. La mafia italiana funziona davvero: secondo SOS Impresa il giro d’affari del crimine organizzato raggiunge i 140 miliardi di euro con profitti superiori a 100 miliardi di euro. Nel 2007, i ricavi erano inferiori ai 10 miliardi.

Per Eric Vernier, la pratica dei prestiti estorti è decollata negli anni ’80 e ’90, “da quando le mafie si sono inserite sempre di più nell’economia con attività maggiormente legate alla finanza”. La prospettiva di una ripresa economica in Italia potrebbe generare un’inversione di tendenza? “Quando una sistema prende piede, è difficile venirne fuori, risponde. Temo che la crisi abbia consolidato un’abitudine”.

Da parte sua SOS Impresa spinge le vittime a denunciare [le estorsioni]. “L’anno scorso siamo stati contattati da più di 3.000 aziende. Ma i rari imprenditori che denunciano l’estorsione sono talvolta abbandonati a se stessi dalla politica, dalle banche e persino da amici e dalla famiglia”.

fonte: Le Figaro ” La Mafia, prèmiere Banque d’une Italie en crise”

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Agenzie di rating: chi le controlla

di: Jeremy A. Brady

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Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch. Sono le tre agenzie di rating salite alla ribalta dell’opinione pubblica mondiale e colpevoli – secondo alcuni – di alimentare la crisi economica attraverso la speculazione finanziaria. Ma in realtà in mano chi sono? Chi sono coloro che detengono la proprietà di queste tre agenzie che, ricordiamolo, controllano il 95% del mercato?

Tutte hanno una vita secolare. Sono nate infatti nei prini anni del ’900 e all’origine controllavano la contabilità e l’affidabilità sia di singole società, sia delle aziende municipalizzate. La loro vita ha avuto alterne fortune seguendo in maniera ciclica l’andamento finanziario mondiale. Ad esempio la Poor’s fallì  anche a seguito della crisi economico-finanziaria del 1929 e, nel 1941, si fuse con la Standard creando l’agenzia che adesso conosciamo.

I dati sui loro assets ci vengono forniti dalle Agenzie stesse che, nel caso di Moody’s e S&P’, sono quotate in borda. Vediamo allora che 12,47% di Moody’s è in mano alla Berkshire Hathaway di proprietà del miliardario Warren Buffet. Hanno inoltre partecipazioni: Capital World Investors (12,3%), Blackrock (6,6%), Davis Selected Advisers (6,3%), T Rowe Price Associates (5,6%), Capital Research Global (3,7%), Valueact Holdings (3,6%), Vanguard Group (3,4%), State Street (3,3%), Executive Manager (1,5%) e un 41,23%  posseduto da minori azionisti  e dal mercato.

In Moody’s e S&P’s hanno importanti partecipazioni i grandi fondi statunitensi come Vanguard Group, Blackrock, Capital World Investors, State Street e T Rowe Price Associates che controllano il 29,69% di McGraw Hill – società che possiede S&P’s – e il 31,2% di Moody’s.

S&P’s è controllata al 12,45% da Capital World Investors, al 5,44% da Blackrock, al 4,7% da Harold McGrow III, al 4,3% da State Street, 4,2% da Vanguard Group, al 3,8% da Oppenheimerfunds, al 3,3% da T Rowe Price Associates, al 2,9% da Jana Partners e al 2,3% da Ontario Teachers Pension Plane. Il restante 56,61% è invece controllato da altri minori e dal mercato.

Fitch, infine, a differenza delle altre due azenzie di rating non è quotata in borsa ed è posseduta al 60% dai francesi di Fimalac e dalla Hearst Corporation.

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Once, un consiglio musicale

di: Steve McCroskey

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Once è un film irlandese del 2006 (uscito in Italia due anni più tardi), scritto e diretto da John Carney. Della storia raccontata molto probabilmente, una volta che l’avrete visto, vi rimarrà poco e niente.

Un cantante di strada, uno dei tanti che potete trovare a Dublino, sogna di incidere un disco per dare una svolta alla propria vita e cercare una sorta di riscatto verso l’ex compagna. Con l’aiuto di una ragazza immigrata il disco ovviamente verrà inciso e…….

Il film ebbe non pochi problemi di produzione. All’ultimo, la maggior parte degli investitori si ritirarono e così John Carney chiese all’amico musicista, ed ex compagno di band, Glen Hansard di non limitarsi semplicemente a scrivergli la colonna sonora, ma di partecipare al film come protagonista, affiancandogli Markéta Irglova (seconda voce nella band di Glen Hansard) nel ruolo della ragazza immigrata.

I costi vennero ridotti al minimo e il film fu girato in diciasette giorni. Le molte riprese per strada vennero girate abusivamente, senza chiedere nessun permesso, con l’utilizzo di un teleobiettivo. I passanti non si resero conto di partecipare alla realizzazione di un film e i due cantanti protagonisti, a corto di esperienze da set, poterono sentirsi più naturali nel recitare e soprattutto nel cantare.

Più che un film infatti quello che vedrete sarà una colonna sonora. La musica si prende ampie parentesi all’interno della narrazione, costituendo di fatto la vera attrattiva di Once. La scena di Glen Hansard che canta in mezzo la strada e l’incisione del disco nello studio di registrazione sono scene da vedere e rivedere, o meglio, da sentire e risentire. Il brano Falling Slowly valse ai due protagonisti il premio Oscar come miglior canzone scritta per un film nel 2008, portando il film ad essere conosciuto in buona parte del mondo e quindi anche in Italia dove finalmente ottenne una distribuzione.

E’ forse però When your mind’s made up, dedicato all’ex compagna del ragazzo, a lasciare maggiormente il segno durante la narrazione, quando Hansard la canta e la urla per le strade di Dublino; a quel punto capite che sì, il film è carino ma niente d’eccezionale, però qualcosa per cui valga la pena arrivare in fondo alla visione c’è.

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ONU: le donne in Italia lontane dalla parità

di: laredazione

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Le donne in Italia vivono ancora troppe discriminazioni e situazioni di violenza. È l’allarme lanciato dal Comitato Cedaw, l’organismo dell’Onu per il riconoscimento e la difesa dei diritti delle donne che ha presentato alla Camera dei Deputati le valutazioni sul rapporto “ombra”, relazione che fotografa il benessere delle donne e si affianca all’ufficiale rapporto redatto dal governo.

Grazie all’apporto di numerose ONG specializzate del settore (per esempio Fondazione Pangea, Actionaid, Associazione Differenza Donna e altre), infatti, i rilevatori del Comitato, dopo sei mesi di lavoro, hanno avuto ben chiaro il quadro della situazione femminile italiana, e invitano ora il nostro Paese a ratificare quanto prima la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza nei confronti delle donne, firmato da dieci Paesi Europei lo scorso maggio a Instanbul.

L’appello più accorato arriva da Violeta Neubauer, membro del Comitato Onu incaricato di vigilare sull’applicazione della convenzione internazionale Cedaw, convenzione nata all’Assemblea Onu nel lontano 1979, e da noi firmata nel 1985: «L’Italia deve fare molto di più – spiega – c’è uno scarto tra la legge e la sua esecuzione che va colmato, le donne non devono essere il problema, ma la soluzione per un Paese».
I dati parlano chiaro: rispetto alla normativa guida che le Nazioni del mondo dovrebbero seguire, in Italia persistono stereotipi e discriminazioni nel welfare, nei diritti sessuali e sulla salute riproduttiva, e gravi patologie sociali come la tratta, la prostituzione.

Questo il passaggio chiave del rapporto: «Il Comitato è preoccupato per la rappresentazione della donna quale oggetto sessuale e per gli stereotipi circa i ruoli e le responsabilità dell’uomo e della donna nella famiglia e nella società. Tali luoghi comuni, contenuti anche nelle dichiarazioni pubbliche rese dai politici, minano la condizione sociale della donna, come emerge dalla posizione svantaggiata in diversi settori». Ci vengono in mente la cupa situazione del mercato del lavoro, l’accesso alla vita politica e alle cariche decisionali.

Basta qualche cifra per rendersi conto: la pensione delle donne è in media più bassa del 30,5% rispetto a quella degli uomini, e le libere professioniste non godono di minime tutele in materia di maternità e di cura dei figli. In Parlamento il contributo femminile è appena il 20%, una delle percentuali più basse in Europa e nel mondo. Stessa situazione nelle Università, dove le donne laureate sono in maggioranza (58%), ma la percentuale di ricercatrici cade al 40%, e quella delle professoresse ordinarie è al 12%.

In Italia non si investe in rosa, quindi, ma si continua a raffigurare la donna, vedi la televisione o le pubblicità, come un corpo, un oggetto sessuale, o al massimo una brava mamma di famiglia.
La donna non è solo penalizzata, ma resa anche vittima della violenza maschile. Violenza inaudita verso donne e bambine, che rappresenta la prima causa di morte in Italia per l’universo femminile che va dai 15 ai 44 anni.

Il Comitato Cedaw ha chiesto all’Italia di cambiare registro e attenersi alla convenzione mondiale, riferendo dei progressi raggiunti ogni due anni, e non più quattro come si era fatto finora. Tra le raccomandazioni anche quelle di seguire appositi codici di condotta e fornire maggiore assistenza in termini sanitari, logistici e psicologici a quelle donne che decidono di scappare dalla violenza o denunciare abusi e soprusi.

fonte: Diritto di Critica

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Occhio laico

di: Jaques M. Hotteterre

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Sudafrica.

L’authority sulla pubblicità  ha censurato un cartellone pubblicitario eretto vicino a una chiesa di Johannesburg che mostrava un ragazzo con la testa senza cervello e lo slogan “Un ateo è un uomo che crede di essere un accidente” (come dire una casualità), citazione del poeta inglese Francis Thompson. L’autorità ha ritenuto il messaggio offensivo per i non credenti, in seguito a una segnalazione di un cittadino.

Regno Unito

Il ministero dell’istruzione inglese ha introdotto nuove regole sui finanziamenti pubblici alle scuole, inserendo una clausola per cui il ministro potrà interrompere l’erogazione di denaro pubblico se un istituto scolastico sostiene di insegnare “teorie basate su prove” che vanno “contro l’evidenza scientifica e/o storica”. In pratica le scuole che introdurrano l’insegnamento sul creazionismo perderanno i contributi statali.

Vernole (Lecce)

La visita del vescovo di Lecce con alcune scuole pubbliche di Vernole ha avuto un’accoglienza festosa con tanto di striscione di saluto “benvenuto Eccellenza” canti e poesie. Una preparazione “propiziatoria” alla visita pastorale ha visto i ragazzzi impegnati a recitare le preghiere durante l’ora di religione. Preghiere che esulano dalle attività previste per l’ora di religione stessa, così come previsto dalla Revisione del Concordato del 1984. E’ utile ricordare che la Revisione Concordataria ha abolito dal dettato costituzionale la religione cattolica quale religione di Stato.

Milano

E’ stato consegnato, martedì scorso, il primo crocifisso da esporre nei locali della Regione Lombardia sulla base della recente legge che li impone in tutti gli uffici pubblici lombardi.
La legge aveva stanziato ben 2.500 euro per produrre circa 600 crocifissi. A promuovere l’iniziativa e a donare il primo esemplare, il consigliere leghista Alessandro Marelli. Curiosamente, il crocifisso in questione è simile alla Croce del Campo, detta anche Orifiamma, il cui originale risalente al XIII secolo venne posto sul Carroccio delle truppe della Lega Lombarda.

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