Fininvest, Cir e conflitto d’interessi

di: Jeremy A. Brady

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Immaginate questa scenetta. Un signore, tale Bianchi, deve risarcire  un altro tizio, il signor Verdi. Per farlo deve passare attraverso la mediazione di un ufficio che stabilirà la procedura di risarcimento, ossia deciderne i tempi ed i modi. Questo Ufficio è alle dirette dipendenze di uno stretto collaboratore del signor Bianchi, tale Rossi.

Se fossi il signor Verdi è evidente che  non sarei molto tranquillo. Sapere che chi dovrà decidere come e quando potrò entrare in possesso di quanto mi spetta è alle dipendenze di un collaboratore stretto del mio debitore, è di per se anomalo e preoccupante.   Ma adesso dopo aver disegnato questo quadretto immaginario caliamoci nella realtà, sostituendo i nomi reali a quelli fittizi  della scenetta.

Bene il signor Bianchi è la Fininvest che, secondo la sentenza civile del Lodo Mondadori, dovrà  risarcire al signor Verdi ovvero alla CIR, la somma di 750 milioni di euro. Ma questo risarcimento ha un passaggio obbligato, quello dell’Agenzia dell’Entrate di Milano competente per territorio. L’Agenzia dovrà stabilire, è la legge che lo impone, i tempi e le modalità del risarcimento. Naturalmente sappiamo tutti che l’Agenzia delle Entrate dipende dal Ministero dell’Economia e Finanze, ovvero dal ministro Tremonti, ovvero dal signor Rossi.

Ma tranquilli, niente panico, siamo nel paese che non è riuscito a dotarsi di una decente legge sul conflitto d’interessi, quindi tutto è  consentito e lecito. Vero cari D’Alema e Bertinotti?

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