Mafia e Stato
23 maggio 1992 e 19 luglio 1992. Fra queste due date – la prima quella della strage di Capaci, la seconda quella di Via d’Amelio – la mafia presentò il conto per cessare la stagione stragista e lo stato trattò. Adesso è certo. Carta canta, o meglio il papello di Vito Ciancimino canta. Dodici le richieste dei corleonesi allo stato: abolizione del reato di associazione mafiosa, la revisione del maxiprocesso (l’idea di Ciancimino era quella di far intervenire la Corte dei diritti europei di Strasburgo), la nascita di un partito del Sud, la riforma della giustizia all’americana e poi ancora la defiscalizzazione della benzina per la Sicilia, gli arresti domiciliari per gli imputati di mafia che hanno compiuto i settanta anni di età, abolizione della censura per la posta destinata alle famiglie, abolizione del carcere duro previsto dal 41 bis.
E’ un anno cruciale il 1992. Da una parte tangentopoli nata con i primi arresti avvenuti a febbraio, dall’altra le stragi mafiose ad un livello di sfida mai prima toccato. E oggi, a distanza di diciassette anni, improvvisamente, le labili memorie di chi visse da protagonista politico quella stagione riacquistano la vivacità passata. Ed ecco allora i Martelli ed i Mancino che ricordano, contraddicendosi, fatti ed incontri; pressioni politiche e dubbi sulla formazione del governo Amato nel 1992; circostanze e personaggi.
Cruciale quell’anno, il 1992. E’ l’anno cerniera fra la prima e la seconda repubblica. L’inizio della fine per i partiti politici tradizionali e di molti suoi esponenti. Nuovi assetti ed equilibri si andranno a formare sulla scia dell’antipolitica cavalcata in maniera spregiudicata. E’ proprio in quella estate che verrà maturata l’idea della “discesa in campo” di Berlusconi che poi avverrà nel gennaio 2004. Tutto questo mentre la mafia alza il tiro delle richieste.
Saltati i referenti politici tradizionali, saltano anche gli equilibri. Riina che tramite Ciancimino è l’artefice della trattativa, viene bruciato ed arrestato l’anno successivo: un peso troppo ingombrante per lo stato e per la mafia. A Cosa Nostra si può imputare di tutto ma non che le manchi un finissimo fiuto politico, non fosse altro per il fatto che, spesso, impone alla classe politica i propri referenti di fiducia. Ed ecco allora che Provenzano, successore di Riina come capo dei capi, fa proseguire la trattativa cambiando referente politico. Ora è Marcello Dell’Utri del nascente partito di Forza Italia.
Ci fermiamo qua. Dal 1992 in poi la storia oscura di questo paese è ancora tutta da scrivere e da far conoscere. Ma stiamo parlando di un paese che a distanza di decenni ancora non ha fatto luce – e così facendo non ha reso giustizia alle vittime - su Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus, la Stazione di Bologna, Ustica. E pensando a questo dubitiamo che ciò avverrà.
immagine: tratta da l’Espresso
- 16 ottobre 2009
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