Ancora sullo scudo fiscale

 Posted by on 2 gennaio 2010  Add comments
Gen 022010
 

Dello scudo fiscale abbiamo avuto modo di parlare in due precedenti post. Li trovate, se avete voglia di rileggerli, qua e qua. Ritorniamo sull’argomento per riportare l’articolo “Brevi osservazioni sullo scudo fiscale” redatto da Andrea Moro e Sandro Brusco per il blog noiseFromAmerika. Un dettagliato articolo che mette a nudo le pecche del tanto osannato strumento fiscale introdotto di recente. Buona lettura.

«Il Ministero dell’Economia ha diffuso una nota in cui presenta come un grande successo l’operazione ”scudo fiscale”. Vorremmo sommessamente spiegare perché le cose non stanno così.

La prima cosa da osservare è che la nota del ministero pone parecchia enfasi sul fatto che adesso le norme internazionali sui paradisi fiscali sono assai più restrittive, per cui i capitali non rientrati hanno rischi molto più alti. Dice esplicitamente che è grazie a questo cambiamento strutturale che questo condono sarà l’ultimo. La nota afferma testualmente: “L’impegno dei principali Paesi del G20 è infatti nel senso che il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, nè economicamente nè fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo“.

Se questo è vero (non abbiamo il tempo e gli strumenti per controllare) allora Tremonti ha veramente fatto un grosso regalo agli evasori e la sua aliquota del 5% è assolutamente scandalosa. Quindi delle due l’una: o il governo sta mentendo, e non c’è alcun cambio strutturale nel trattamento dei paradisi fiscali, oppure sta accusando se stesso di malversazione.

Proviamo a fare due conti a naso per avere un’idea migliore di ciò che ha significato lo scudo in termini di perdita del gettito futuro. Il riferimento normativo è qui. L’aliquota del 5% è equivalente alla sanzione minima prevista dalla legge sul monitoraggio dei capitali per la violazione dell’obbligo di dichiarazione (la sanzione massima è il 25%). Lo scudo fiscale in sostanza garantisce l’applicazione della sanzione minima, oltre a perdonare tutte le imposte dovute sui rendimenti antecedenti l’1/1/2009, compresi gli interessi legali. Inoltre, lo scudo ha alzato le sanzioni (per il futuro), portandole a un minimo del 10% e ad un massimo del 50%. I capitali investiti all’estero vengono tassati con la stessa aliquota applicata su investimenti simili in Italia. Ipotizziamo dunque un’aliquota (preghiamo gli esperti fiscalisti di correggerci se sbagliamo) del 12,5% (cioè 1/8) per un capitale che abbia fruttato il 5% annuo per 8 anni. Le imposte dovute sarebbero ammontate a 5%*1/8*8 = 5% (ignorando gli effetti di composizione degli interessi, e cioè assumendo che gli interessi vengano prelevati dal conto, altrimenti le imposte sono di più). Le tasse sugli interessi non pagati insomma sono un altro 5% del capitale.

Se la legge invece di condonare avesse imposto la vecchia sanzione massima, 25% (come abbiamo scritto è stata aumentata al 50%), e avesse preteso il pagamento delle tasse non pagate negli ultimi 8 anni, allora prendendo un evasore su 6 si sarebbe ottenuto lo stesso gettito. Il tutto senza contare le sanzioni sul mancato pagamento delle imposte, che sono condonate del tutto, ma che vanno dal 120% al 240% dell’ammontare. A occhio e croce questo potrebbe rappresentare un altro 10% del capitale.

Quindi, in sostanza, la domanda che poniamo al Ministero è: veramente siete convinti che, con tutte le nuove norme anti-paradisi fiscali che vantate nel vostro comunicato, avreste acchiappato non più di un sesto dei capitali che ora sono rientrati?

Forse l’operazione ha senso dal punto di vista finanziario (prenderne 1 su 6 o anche 1 su 15 con il nostro sistema legale è altamente aleatorio, senza contare che si tratta di migliaia di persone, ci vorrebbe un esercito di controllori), ma se le cose stanno così è inutile fare i gradassi vantando chissà quali successi nella lotta ai paradisi fiscali. Oppure il ministero ha ragione, la lotta ai paradisi fiscali c’è ed è efficace. In tal caso lo scudo fiscale è stato un immenso regalo agli evasori e il gettito effettivo è largamente inferiore a quanto si sarebbe potuto ottenere senza scudo e con controlli e multe.

Un po’ di altre osservazioni. La prima è che vari esponenti governativi hanno lasciato intendere che il ”rientro” dei capitali favorirà un aumento degli investimenti reali e quindi del PIL. L’enfasi è stata posta sul fatto che i capitali rappresentano ”il 6% del PIL” (nota di colore: sui titoli nelle prime pagine online di Corriere e Sole 24 Ore hanno confuso gettito e imponibile, proclamando che il gettito dello scudo è stato pari al 6% del PIL; gli articoli per fortuna si limitano a copiare la velina del ministero e quindi sono corretti). Per esempio, questo è quello che ha dichiarato Calderoli all’agenzia AGI: “Tanti complimenti e un sentito grazie al ministro Tremonti per la sua operazione riguardante lo scudo fiscale, che, visti i risultati, rappresenta la piu’ grande manovra economica di tutti i tempi”, ha dichiarato il ministro per la Semplificazione normativa in una nota. “Non solo e non tanto per i quattro miliardi e 750 milioni di nuove entrate, comunque necessarie, ma soprattutto perche’ quasi 100 miliardi di euro rientreranno e verranno investiti in Italia, ridando ossigeno, vero e tanto, alla nostra economia”, ha spiegato.

La ”teoria”, apparentemente, è una variante del modello superfisso: le opportunità di investimento ci sono (coma facciamo a sapere che ci sono? Perché lo dicono Calderoli e Tremonti), ma gli indigeni non hanno soldi e nemmeno possono prenderli a prestito altrove. Basta quindi portare fisicamente i soldi nel paese e gli investimenti si fanno. Agghiacciante nella sua stupidità, ma non diversa dalla logica che ha portato alla proposta della Banca del Mezzogiorno. Che era più o meno questa: al Sud i soldi non ci sono, da fuori  non si portano, e per questo non si investe. Basta mettere i soldi a Caserta, Afragola e Barletta  e, voilà, finalmente i redditizi investimenti, che mancavano solo dei capitali necessari, verranno finanziati.

La seconda è che il ministero sembra essere abbastanza bravo a stimare quanti soldi ci sono all’estero. I 95 miliardi rientrati sono nell’intervallo di 80-100,  che era la stima più accreditata. Lo scudo è stato prorogato fino al 30 aprile 2010 e il gettito futuro è stato posto a 1 euro, seguendo una tradizione ormai consolidata di sottostimare le entrate aleatorie per creare ”riserve” in caso di mancate entrate o sfondamenti di spesa in altri settori. Prepariamoci quindi a una bella discussione, nell’aprile-maggio prossimo, su come usare il ”tesoretto” che deriva dallo scudo fiscale. Ci sarà da divertirsi.»

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