Mar 282010
 

Non lasciatevi ingannare dall’immagine. Non abbiamo voluto irridere l’esercizio del voto ma  solo rendere più “leggero” questo momento elettorale, richiamando l’immensa vis comica di Totò.

Quando fu girato il film da cui è tratta l’immagine – Gli Onorevoli, 1963 – erano ancora gli anni in cui uno sconosciuto candidato come Antonio La Trippa poteva, dal cassone di un camion o su di un panchetto, parlare alla gente, esporre le proprie idee, magari essere duramente contestato. Era, quella, una sorta di “speaker’s corner” all’italiana, dove comunque il contatto fisico candidato-elettore assumeva un aspetto fondamentale. Si sa, i tempi sono mutati e l’elettore adesso lo si raggiunge con i media, sopratutto televisivi dove recenti statistiche hanno accertato che s’informi il 70% degli italiani. Il che la dice lunga sull’omologazione del pensiero, quando il messaggio televisivo è unidirezionale.

Venerdi si è conclusa, lo affermiamo senza timore di essere smentiti, la peggior campagna elettorale dell’Italia repubblicana. Fra liste non presentate, ricorsi, appelli, respingimenti ed ammissioni, decreti liberticidi “ad partitum”, chiusura degli spazi televisivi, invasione televisiva unilaterale, ebbene di tutto si è parlato, salvo che della vera natura di queste elezioni: ovvero delle regioni e della loro amministrazione.

Silvio Berlusconi ha portato le elezioni regionali su un piano refendario nazionale la cui persona, ancor prima della sua politica (se ne ha una), è ancora una volta oggetto di approvazione o meno. Non si è parlato di politica ma si sono sparate iperboliche promesse che niente hanno a che spartire con un appena sufficiente quoziente intellettivo: dalla sconfitta del cancro (e questa speculazione l’abbiamo trovata veramente odiosa ancor prima che di pessimo gusto), al passante oceano atlantico-oceano pacifico. L’opposizione, di contro, lo ha seguito sul suo terreno – salvo rare eccezioni – perdendo di vista anch’essa la vera natura di queste elezioni. Insomma si sta profilando l’ennesimo referendum dove l’asticella della vittoria, non poi così casualmente, viene abbassata da ambo le parti a seconda di quale metro di giudizio viene usato. Gli unici veramente vincenti, comunque andranno le cose, saranno quelli della Lega Nord che si avvanteggeranno del probabile, ma non scontato, calo di consensi del PdL.

In tutto questo caos la voglia di andare a votare si è ridotta al minimo. Comprendiamo appieno coloro che non lo faranno. Del resto fino a qualche giorno fa anche chi scrive era propenso a non esercitare il suo diritto. Poi riflettendo sul vero quesito elettorale è stato sufficiente andare a  cercare i programmi dei vari partiti – e i candidati – della regione in cui viviamo. E’ bastato poco del resto. In rete i documenti circolano ed informarsi anzichè conformarsi davanti ad un tubo catodico – che tutto offre tranne che informazione imparziale – è stato abbastanza semplice.

Chi vuole o non vuole i rigassificatori davanti alle nostre coste? Chi è pro o contro (stranamente nessuno dei due schieramenti) la localizzazione di centrali nucleari nella nostra regione? Come funziona il servizio sanitario? Quali sono le politiche regionali davanti al drammatico problema del lavoro? Quale processo d’integrazione viene svolto nei confronti degli immigrati perchè, checchè ne pensi qualcuno, i miei figli e quelli dell’immigrato oggi sono compagni di scuola e domani saranno colleghi di lavoro? Queste le domande poste. Ma sopratutto è stato sufficiente andare a rileggere il programma che nel 2005 presentò la giunta uscente e quello presentato dall’attuale opposizione. La verifica di quanto realizzato o meno è stato il passo finale.

Due ore di tempo, meno della durata di un talkshow. E’ stato naturale allora per chi scrive – laicista e progressista convinto  – concordare con le parole che ebbe a pronunciare quel conservatore di ferro di Winston Churchill ” la democrazia rappresentativa è piena di difetti, ma per ora non hanno inventato niente di meglio” ed esercitare quindi il diritto di voto anche questa volta. Naturale ma, lo ammettiamo, per niente facile.

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