Mar 122010
 

Pubblichiamo una interessante analisi sulla presunta innovazione del ministro Renato Brunetta nella pubblica amministrazione. L’autore, Marco Esposito, è un imprenditore napoletano che scrive per il blog noiseFromAmerika. L’articolo, dal titolo Renato Brunetta e l’Innovazione. Fotografia di un fallimento, è apparso sul blog.

«Innovare in italiano dovrebbe voler dire “produrre cose nuove”. Per il ministro Renato Brunetta, candidato a sindaco del Comune di Venezia per il PdL, innovazione è sembrato voler dire soprattutto: “produrre parole nuove”, ma, ahimè, solo quelle.

Veniamo ai fatti: nell’Ottobre 2008 il ministro presenta in pompa magna “il Piano Industriale della Pubblica Amministrazione”. Io non faccio il ministro, ma l’imprenditore, e di piani industriali (iniziali minuscole) ne ho visti una marea, realizzati (i miei) almeno sei, alla cadenza di uno ogni due anni.

Nelle 25 pagine del Piano suddetto ognuno può trovare Obiettivi (cosa un piano vuole realizzare, dalle astronavi alle lavagne elettroniche), Tempi (in quanti anni si vuol costruire un’astronave, o introdurre le lavagne elettroniche), Costi (quanto costa ‘sta minchia di astronave? E le lavagne elettroniche?) Fonti Finanziarie (chi ci mette gli sghei ? Chi paga ?)

La cosa più divertente di tutti gli obiettivi, è che alla fine di ogni paragrafo finale appare il comma: “preparare l’evento di firma e conferenza stampa”, chissà se “l’evento di firma” sarebbe poi stato organizzato dalla Protezione Civile … sta di fatto che di tale “eventi di firma” non ne è stato realizzato nemmeno uno (1). Perchè direte voi ? Forse per risparmiare sui costi ? No, semplicemente perchè in diciotto mesi (un anno e mezzo) non è stato raggiunto nemmeno uno (1) degli obiettivi del “Piano Industriale dell’Innovazione”. Nemmeno uno!

Li riassumo brevemente, assieme alla data indicata per il fine attività (i Tempi), vi risparmio i costi e le fonti di finanziamento.

A pagina 8, poi, c’è anche la solita solfa sulla Carta d’Identità Elettronica, le Reti Amiche, la Firma Digitale, eccetera, risparmio l’elenco, tanto non è stato raggiunto nemmeno un obiettivo. In diciotto mesi (anzi, ora son quasi 24)!

A parte l’inutilità d’alcuni di questi obiettivi – a che servono le lavagne elettroniche? Al MIT hanno ancora quelle con il gesso e funzionano benissimo! Ed i PC, perché devono essere portatili?  E cosa  c’entra Shanghai 2010 con l’innovazione nell’Amministrazione Pubblica? In un sistema giudiziario bloccato, davvero serve telematizzare gli atti giudiziari? – e l’insipienza intellettuale dell’intero progetto – l’efficienza della PA si raggiunge attraverso l’informatica o attraverso la riforma dei regolamenti e delle procedure ed una ristrutturazione di compiti, doveri ed incentivi? Uno che si pavoneggia settimanalmente in TV in quanto “tecnico”, non riesce proprio ad arrivarci a questa banalità? Che non è una questione di computers, ma di procedure e di organizzazione interna? – gli obiettivi hanno tutti una caratteristica comune: spesa aggiuntiva! Per uno come Brunetta, evidentemente, rendere efficiente un’impresa, renderla più capace di competere NON passa attraverso una riduzione dei costi per unità di output, ma attraverso un AUMENTO dei costi medesimi!

Poi sento dire che “dalla crisi si esce solo con l’innovazione”, con cotanto ministro saremmo in crisi a vita. Mi vien da dire: per fortuna che non vivo a Venezia! Non diciate poi, voi veneziani, che non vi avevamo avvisati!»

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