Lug 092010
 

A Roma sono circa 10.000 i posti letto gestiti da organizzazioni religiose. Nella maggior parte si tratta di strutture ecclesiastiche riconvertite – soprattutto in occasione del Giubileo del 2000 – in alberghi. Ristrutturazioni che molto spesso che hanno benificiato di finanziamenti da parte dello Stato italiano.

Un serio problema di concorrenza alla luce del fatto che queste strutture sono esentate dal pagamento l’ICI ed hanno una IRES ridotta al 50% in quanto ecclesiastiche e quindi considerate come enti di beneficienza. L’allarme, non proprio nuovo a dire il vero, è stata sollevato dal Presidente della Federalberghi di Roma Giuseppe Roscioli in una intervista a Repubblica. Roscioli ha citato come il turismo, a Roma e in provincia, abbia un giro di affari pari a circa 7 miliardi di euro l’anno e il 10% di questo è realizzato da strutture legate alla Chiesa cattolica. Alberghi che possono offrire – viste le agevolazioni fiscali – tariffe decisamente inferiore rispetto a quellae praticate dagli una equivalenti alberghi “laici”.

Vi è inoltre la considerazione, non certo marginale,  che queste strutture sono ubicate molto spesso in angoli di Roma “da cartolina”, ovviamente i più ricercati dal turista. Un esempio – ma gli alberghi “religiosi” sono diecine – è dato dal Donna Camilla Savelli Hotel (qua il sito) un quattro stelle già Convento delle suore oblate di Santa Maria dei sette dolori. Oppure da Villa Aurelia, la villa dell’immagine.

  2 Responses to “Gli alberghi cattolici di Roma. Esentasse naturalmente”

  1. […] filiera turistica: il viaggio aereo, l’alloggio negli ex conventi (ne avevevamo parlato qua), il trasporto sul bus turistico a due piani, le sinergie con le visite guidate e i musei […]

  2. […] con le strutture alberghiere tradizionali. Strutture, quelle religiose, che solo a Roma rappresentano circa il 40% dei posti letto. – invia, stampa, condividi questo […]

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