Cinecittà condannata a morte

 Posted by on 19 marzo 2011  Add comments
Mar 192011
 

Berlusconi taglia i finanziamenti per la cinecitta’ romana. Dopo 3000 film, numerosi leggendari kolossal e una settantacinquennale storia, Cinecittà chiude i battenti. Il governo di Berlusconi ha ridotto ai minimi storici i finanziamenti al complesso cinematografico che è in parte privato.

I futuri sovvenzionamenti ammonteranno solo a poco più di 7.5 milioni di euro. Solo sette anni fa il finanziamento pubblico alla città del cinema, situata alle porte di Roma ammontava a 29 milioni di euro all’anno. Il governo vuole ridurre i 126 dipendenti degli studios. “Cinecittà è condannata a morte” avverte il movimento dei registi e sceneggiatori italiani “Centoautori”.

“Cinecittà, appartiene alla storia del Cinema, proprio come Hollywood, non si può chiuderla semplicemente”, protesta la celebre critica cinematografica Laura Delli Colli. “Cinecittà è un enorme tesoro per la cultura italiana, che deve restare un patrimonio pubblico e non può essere messa in pericolo” rincara il regista Marco Bellocchio. Anche Roberto Benigni, già premiato con l’Oscar, ha fatto appello al governo per salvare Cinecittà.

Da Fellini a Rossellini.

Film come “Ben Hur” e “Quo Vadis” sono legati al nome degli studi della città tiberina, così come grandi artisti del Cinema del calibro di Roberto Rossellini fino a Federico Fellini. Cinecittà è stata fondata alle porte di Roma nel 1937 dal duce Mussolini. Il politico fascista aveva ben compreso che il cinema può essere una efficace strategia di propaganda.

I registi statunitensi arrivarono solo quando l’era di Mussolini era già parte del passato. Portarono la bella vita sulle rive del Tevere. Il regista americano Mervyn LeRoy girò nel 1949 il film “Quo Vadis” con Peter Ustinov, Robert Taylor e Deborah Kerr. William Wyler ha prodotto qui il kolossal “Ben Hur” con Charlton Heston (1958). Anche la fama del cinema italiano è figlia di Cinecittà: Roberto Rossellini, Vittorio De Sica e Luchino Visconti giravano regolarmente i loro film nei suoi studi. Federico Fellini, che tornava sempre a Cinecittà, era ospite fisso. Anche il capolavoro “La Dolce Vita” con Anita Ekberg è nato nel 1960 in quegli studi.

Tra il 1955 e il 1975

Gli studi conobbero il loro culmine negli anni tra il 1955 e il 1975. Però l’età d’oro non durò a lungo. L’antico splendore è sbiadito da tempo. Gli anni ’70 e il boom della televisione hanno fatto precipitare nella crisi l’industria del cinema. All’ “Età dell’oro” di Cinecittà è seguito un lungo periodo di siccità. Dopo l’ampia privatizzazione del 1997, e dopo che lo stato ha mantenuto solo il 25% del complesso, il colosso del cinema ha respirato nuova vita. Ora i responsabili si chiedono, come andrà a finire a Cinecittà.

fonte: Wiener Zeitung – trad.: Italiadall’Estero

 Leave a Reply

 

Vai alla barra degli strumenti