Mar 022011
 

Karl-Theodor zu Guttenberg, il ministro tedesco della Difesa, ha rassegnato le dimissioni. Il motivo che lo ha spinto a questa decisione è dovuto ad un evidente plagio della sua tesi di dottorato in diritto. Dopo un’attenta analisi, il lavoro è risultato composto principalmente da brani copiati da altre pubblicazioni, senza che esse fossero citate come fonti.

Anche il ministro dell’innovazione Renato Brunetta ha “attinto” da altri senza citarli (“Labor Economics“, Belton M. Fleisher e Thomas J. Kniesner, 1970. Prentice-Hall, NJ) in un suo lavoro del 1987: “Microeconomia del lavoro“. Il caso fu portato alla luce dall’Espresso nel 2009 e, come arrogante prassi ormai consolidata, il ministro nemmeno rispose.

Se è pur vero che ciascuno può usare in un’opera brani ripresi da un testo altrui, è altrettanto vero che due regole vanno comunque rispettate con rigore:

  • L’apparato di note; ovvero quando si cita una frase o un brano estratto da un altro testo questo va indicato in nota, specificando testo, autore, edizione e pagine di riferimento.
  • La bibliografia; che si compone indicando tutti i testi, i documenti e le fonti utilizzate per scrivere l’opera. Vanno indicate tutte le fonti, (anche le multimediali e informatiche)  sia quelle già direttamente citate nelle note, sia quelle che dalle note non risultano ma che comunque sono state rilevanti nella redazione dell’opera.

Il motivo per cui queste due regole devono essere sempre rigorosamente rispettate è un principio fondamentale della ricerca scientifica e del metodo sperimentale. Il lettore (sia esso studioso o meno), se crede, deve poter riprodurre in maniera autonoma il percorso seguito dall’autore per costruire le sue tesi e conclusioni. Ciò gli permette di poterne verificare la correttezza metodologica, eventualmente condividerle, oppure contestarle con ragione.

Per questo motivo se le note e la bibliografia sono insufficienti o, peggio, fuorvianti l’opera è un plagio. Addirittura, nel caso di Renato Brunetta, il  “Labor Economics” ed i suoi autori  non sono stati nemmeno citati in bibliografia.

Per noi chi plagia è una persona che oltre a dolosamente ingannare possiede una scarsa, per non dire nulla, considerazione della competizione, del rispetto dell’altrui fatica e del merito. Aspetto, questo, ancor più grave se  ravvisato in un ministro che della introduzione della “meritocrazia nella pubblica amministrazione” ne ha fatta una bandiera.

Noi poniamo solo due domande a Renato Brunetta: Dimettersi? E se non ora, quando?

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