Apr 122011
 

Nell’ottobre del 2001, Silvio Berlusconi ricopriva già la funzione di Presidente del consiglio italiano. In occasione di un viaggio a Berlino, egli dichiarava pubblicamente la “superiorità della civiltà occidentale” sull’islam e sul mondo arabo musulmano. Un modo semplice per fare propria la tesi di Samuel Huntington sullo scontro di civiltà. Eppure questa settimana, la democrazia parlamentare italiana non ha dimostrato di essere animata da uno spirito particolarmente superiore a quello che anima i futuri democratici della primavera araba.

“Vietnam parlamentare”

Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei deputati, ha dato “uno spettacolo intollerabile, che rischia di minare la credibilità delle istituzioni e di sconcertare i cittadini. Non si può più continuare così.” Il Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ultima roccaforte contro la frammentazione della vita politica italiana, suona il campanello d’allarme. Per tentare di salvare il salvabile, ha convocato d’urgenza al Quirinale i capigruppo parlamentari per richiamarli alle loro responsabilità.

Giovedì, gli italiani hanno assistito, secondo il Corriere della Sera, ad un “Vietnam parlamentare” riunito in seduta plenaria. Un deputato della Lega Nord ha dato dell’ “handicappata di merda” ad una rappresentante tetraplegica del Partito Democratico. Il Ministro della difesa , Ignazio La Russa, che un deputato del PD ha definito “fascista”, ha rifiutato di farsi mettere in riga dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, apostrofandolo con un sonoro “vaffanculo”. Quest’ultimo è stato bersaglio di un deputato infuriato che gli ha lanciato addosso un giornale.

L’oggetto del dibattito di Montecitorio era in verità particolare. Il gruppo di Silvio Berlusconi, il PdL, ha giudicato prioritaria l’adozione di una legge ad personam sul processo breve, al fine di permettere al Cavaliere di sfuggire ad un’eventuale condanna in merito al processo che vede imputato il suo ex avvocato britannico David Mills, sospettato di corruzione per falsa testimonianza. Il Ministro degli affari esteri Franco Frattini ha persino messo da parte la vicenda libica per essere sicuro che il parlamento potesse in tutta fretta invertire l’ordine del giorno. Eppure l’urgenza, in Italia non è rappresentata dalle grane giudiziarie di Berlusconi, ma dalla questione libica e dalla crisi economico finanziaria. Dal 2004, la disoccupazione non è mai stata così elevata (8.4%) e raggiunge la preoccupante soglia del 28.1% tra i giovani.

Lo stesso destino di Craxi

Dopo una seduta rocambolesca, i deputati hanno infine respinto la presa di posizione dei sostenitori di Berlusconi. Dovranno votare di nuovo martedì prossimo, il giorno prima della comparizione del cavaliere nel tribunale di Milano per la vicenda Ruby, una prostituta marocchina, che Berlusconi avrebbe pagato profumatamente per partecipare alle serate erotiche nella sua villa di Arcore.

L’episodio parlamentare ha lasciato degli strascichi. Per il Corriere della Sera, la democrazia italiana “oggi è più fragile che mai”. Nel quotidiano La Repubblica, l’editorialista Curzio Maltese parla di “malattia degenerativa di una democrazia”. Giovedì, un gruppo di persone assiepate di fronte al Parlamento ha lanciato monetine contro il ministro La Russa in segno di disprezzo. Il leader socialista Bettino Craxi, già processato per corruzione, ha subito esattamente lo stesso destino nel 1993, nel momento in cui l’Italia attraversava la sua peggiore crisi – Tangentopoli – dalla fine della seconda guerra mondiale, e che annunciò il crollo dei due partiti pilastro della Prima repubblica, il PS e la DC. Di fronte al triste spettacolo dei politici italiani e della “Repubblica personale” di Silvio Berlusconi, i transalpini [gli italiani] perdono la pazienza. Dopo essere riuscito nell’aprile 2008 (dopo il 1994 e il 2001) a incantare per la terza volta quegli italiani che non si riconoscono in una sinistra stanca e senza un solido programma, il cavaliere inizia a risultare irritante. Il berlusconismo, questa macchina da guerra alimentata da un marketing mediatico quasi scientifico e volgare, che ha reso la politica una sorta di anacronismo, ha lasciato campo libero alla guerriglia tra singoli, al superfluo, alla futilità. Risultato: il 73% degli italiani disprezza il proprio parlamento. Non ci si deve meravigliare se, nel momento in cui il paese festeggia nella più totale disunione il 150° anniversario della sua unità, la sola risposta a questa crisi sembra essere l’indizione di elezioni anticipate a prima dell’estate. La seconda repubblica, nata dalla pulizia effettuata dall’operazione Mani Pulite, non solo ha deluso, ma ha fatto precipitare l’Italia in una pericolosa instabilità.

fonte: Le Temps – trad. Italiadall’Estero

  One Response to “La decadente vita politica italiana”

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