
La Godrej & Boyce di Mumbai era l’ultima azienda che ancora produceva macchine da scrivere. Anche lei, alla fine, ha dovuto arrendersi e cessare la produzione.
Milind Dukle, il manager dell’azienda indiana racconta:
“Dall’inizio del 2000, i computer hanno cominciato a dominare. Tutte le fabbriche di macchine da scrivere hanno fermato la produzione; tutte tranne noi. Ancora all’inizio degli anni novanta, producevamo 50.000 pezzi all’anno. Fino al 2009, ne producevamo da 10.000 a 12.000. L’anno scorso però, ne abbiamo vendute meno di 800”.
La macchina da scrivere è giunta alla fine, dopo 165 anni dalla sua invenzione ad opera di Giuseppe Ravizza. Ci lascia e cede il passo ad altre tastiere. Ma noi ce la ricorderemo per sempre. Fedele e inseparabile compagna di scrittori, giornalisti, narratori. Immortalata nell’ iconografia e tessuto del nostro immaginario collettivo: il fumo delle sigarette delle redazioni, la scrivania spoglia di uno scrittore nella notte che scende, il corrispondente in prima linea con la macchina da scrivere sulle ginocchia a creare la notizia e a rischiare la vita.
La storia e la cultura degli ultimi centocinquant’anni sono state scritte così. O forse l’abbiamo solo visto in un film in bianco e nero. Era un bel film, però, e ci lascia un po’ orfani di bellezza.
