set 052011
 

«A Matteo Renzi dico che, con lo Statuto che abbiamo, se lui vuole partecipare alle primarie deve dimettersi dal Pd perchè per il Partito Democratico il candidato è il segretario. O lui si dimette dal Pd o lui non corre le primarie».

Lo ha detto Rosy Bindi, presidente del Pd, a margine della festa del Partito Democratico fiorentino. «E se eventualmente il partito decidesse di modificare quella regola statutaria – ha aggiunto – sappia Renzi che non sarà solo».

Non siamo certo ammaliati dal “renzianismo” e apprezziamo la precisazione di Rosi Bindi che invoca, giustamente, il rispetto delle regole statutarie del suo partito. Le domandiamo però perchè lo stesso Statuto viene invece bellamente aggirato da deroghe per quanto riguarda il numero massimo dei mandati parlamentari (due). Deroghe, italicamente diventate consuetudine e norma. E’ anche questo uno dei punti dolenti del PD: l’essersi dotati di uno Statuto con al suo interno uno strumento, quello della deroga, per disattenderlo a seconda delle circostanze e delle persone.

Deroghe, ricordiamo, di cui la Bindi stessa gode essendo alla quinta legislatura, per un totale di 17 anni e 144 giorni trascorsi in Parlamento.

 

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