La nuova migrazione verso Nord

 Posted by on 17 Ottobre 2011  Add comments
Ott 172011
 

Negli ultimi dieci anni, 600.000 italiani hanno abbandonato i propri luoghi d’origine nel Sud del Paese e sono emigrati al Nord. Partono soprattutto i giovani con un alto livello d’istruzione, che non riescono a trovare lavoro nel Mezzogiorno.

Secondo un recente rapporto dell’OCSE, la disoccupazione giovanile in Italia raggiunge la quota del 28%, una delle più alte in Europa. Tra quelli che riescono a trovare un impiego, uno su due fa un lavoro mal pagato a tempo determinato, per esempio lavorando per qualche mese in un call center con un salario di 800 – 900 euro al mese. Oppure lavorano in nero, per esempio nella ristorazione, come l’antropologo 29enne che abbiamo intervistato ieri per una serie di tre ritratti di giovani laureati svantaggiati del Sud Europa (in Spagna, Grecia e Italia). Il ragazzo italiano ha il vantaggio di essere nato e cresciuto a Roma e di poter vivere dai suoi genitori, ma molti italiani del Sud non possono farlo.

Lo dimostra un rapporto sulla situazione nelle province meridionali, pubblicato questa settimana da un istituto di ricerca italiano: una nuova migrazione verso il Nord è in pieno svolgimento. Proprio come subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, i giovani lasciano le loro città e villaggi per cercare fortuna al Nord o al centro del Paese. Se prima a lasciare la campagna per le fabbriche di Torino e di Milano erano italiani con un basso livello d’istruzione, spesso analfabeti,  ora sono giovani istruiti ad allontanarsi con il pianto nel cuore. Il risultato è il progressivo invecchiamento della popolazione e il drammatico declino della crescita demografica. Nel giro di dieci anni la popolazione di Napoli è diminuita di 108.000 unità, quella di Palermo di 29.000 e quella della città di Bari di 15.000. Le città a Nord di Roma hanno  invece continuato a crescere costantemente.

È un quadro preoccupante, soprattutto considerando che le regioni meno sviluppate d’Italia hanno utilizzato appena il 33% dei fondi messi a disposizione dall’Unione Europea per il periodo 2007-2013. Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia hanno effettivamente acquisito insieme solo il 10% dei fondi disponibili a livello europeo. La colpa è della burocrazia lenta, della mancanza di personale competente (in grado, per esempio, di leggere e scrivere in inglese) e del non aver soddisfatto i requisiti per la concessione dei finanziamenti. È probabile che l’Unione Europea decida di tagliare i fondi, poiché l’Italia li sfrutta troppo poco. In questi tempi di crisi come si fa a criticare una scelta del genere.

Molti giovani italiani altamente qualificati però non trovano quello che cercano neanche al Nord. Il mercato del lavoro è fermo, la pubblica amministrazione non assume quasi più nessuno e nelle università non si fa altro che tagliare. Ecco perché sempre più giovani decidono di voltare le spalle all’Italia ed emigrare in Paesi del Nord Europa o negli Stati Uniti. Il risultato finale di questa migrazione verso il Nord si traduce in una fuga di cervelli, fenomeno che in futuro costerà caro all’Italia.

fonte: NOS.nltrad.: Italia dall’Estero

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