Nov 272011
 

Se siete “andati fuori di testa” vedendo Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee o Se mi lasci, ti cancello, il vostro passo successivo deve essere Synecdoche, New York.

Se conoscete i primi tre film citati, probabilmente i nomi di Gondry e Jonze vi saranno familiari. La logica autoriale tipicamente italiana attribuisce ai due registi la paternità delle tre opere, ignorando completamente (oltre alla lavorazione di un film) il ruolo, in questo caso fondamentale, dello sceneggiatore, Charlie Kaufman.

Non è un caso se nei film successivi di Gondry e Jonze si noti una sorta di scarto rispetto ai lavori citati. Manca quello che tutta la critica specializzata (non quella che leggete sui quotidiani) ha denominato “fattore K”.
Una piccola carrellata dei film tratti dai copioni di Kaufman, ci svela come gli ingredienti siano sempre gli stessi, nonostante il continuo ricambio di registi. Costante critica ironica ad Hollywood, una narrazione che riflette sempre su sè stessa e sulle proprie modalità, problemi di identità, istinti animali, personaggi insicuri, un mondo sdoppiato se non triplicato, la realtà onirica, la natura umana, l’erotismo e l’autoerotismo come processi creativi.

Tutti questi elementi si possono ritrovare in Synecdoche, film sconosciuto in Italia, considerato troppo complesso.

Un regista teatrale, Caden Cottard, decide di realizzare uno spettacolo sulla propria vita allorquando la moglie, da sempre critica sui lavori del marito (“Non c’è niente di te nel tuo copione”), lo abbandona per andare a vivere con la figlia e la migliore amica-amante in Germania. La preparazione dello spettacolo all’interno di un gigantesco magazzino abbandonato occuperà Caden per il resto della propria vita.
Applicate ora a questre brevi righe di trama la costruzione a scatole cinesi di Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee e avrete un’idea di cosa possa essere Synecdoche.

Nel magazzio viene ricostruita una parte di New York dentro la quale un attore interpreta Cottard mentre trascorre la propria esistenza. E quindi mentre realizza lo spettacolo sulla propria vita. Uno spettacolo dove troviamo un altro Cottard alla deriva, deciso a portare in palcoscenico una pièce tratta dal proprio quotidiano, dove ci sarà un altro Cottard che farà le medesime scelte e così via come una matrioska, in perfetta sineddoche, perchè non tutto si può rappresentare, solo una parte della storia. Come nei film, d’altronde.

Complicano la situazione attrici-amanti costrette ad interpretare il ruolo della loro vita quotidianamente, a casa come sul set; attrici che interpretano le amanti di Cottard sul set e che inevitabilmente finiscono per innamorarsi del Cottard originale; “cloni” di Cottard che si innamorano delle proprie partner e si suicidano quando queste le abbandonano all’interno della sceneggiatura come nella vita reale.

In breve, i mondi rappresentati vanno mescolandosi uno nell’altro, risultando impossibile per i personaggi distinguere gli aspetti della vita reale da quella del palcoscenico.
Synecdoche, New York è il film di cui Kaufman è autore indiscusso, essendone sceneggiatore, regista e produttore; è il lavoro che ci porta ad aprire gli occhi davanti ai film passati, facendoceli apparire targati meno Gondry o Jonze.

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