Dic 112011
 

E’ sbarcata sui canali nazionali la serie cult italiana degli ultimi anni, Boris, con una tempistica degna del miglior Gresko. Eppure, nonostante si stia parlando di una serie diventata film nel 2011, alle anteprime romane si facesse a botte per entrare nelle sale cinematografiche predisposte, scommetto che molti di voi non sappiano ancora di cosa stia parlando. Proprio questo è il punto.

Boris è una sit-com italiana trasmessa dal 2007 al 2010 su Fox, uno dei canali Sky, nata per prendere in giro il mondo delle fiction RAI e Mediaset. Essendo su un canale a pagamento, ed un prodotto smaccatamente predisposto per un pubblico giovane, il suo successo non è mai stato calcolato in base all’auditel, semmai ai download avvenuti attraverso la rete internet e ai fenomeni di fandom lentamente generati (“a cazzo di cane!”).

La storia raccontata in Boris è molto semplice: la troupe televisiva comandata dal regista Renè Ferretti tenta di girare la soap opera Gli occhi del cuore 2 in mezzo all’incapacità generale e ai nugoli di raccomandati che si aggirano fra i suoi stessi mestieranti.

Fra le varie sottotrame spiccano le ambizioni, costantemente castrate, di Ferretti di girare qualcosa di diverso dalla consueta “merda” e l’addestramento dello stagista Alessandro.

Il successo di Boris porta i produttori ad impostare un discorso pellicola cinematografica che inevitabilmente finisce col coinvolgere la stessa RAI attraverso la succursale RAI Cinema (potrebbe esserci stato un do ut des, chissà). Nessuno considera il progetto come un clamoroso autogoal, al punto tale che il film esce nelle sale ad inizio 2011 e i dati al botteghino si rivelano disastrosi.

Perchè è presto detto. Chi mai è andato o poteva andare a vedere Boris il film? Solamente gli usuali spettatori di Boris, più, eventualmente, morosi, morose che per una sera si lasciavano convincere ad andare a vedere un film totalmente autoreferenziale. Il secondo problema infatti è stato dare al film una storia totalmente basata e legata alla serie televisiva stessa, rendendo infattibile a tutte le persone, che non avevano visto la serie tv, vedere il film, in quanto impossibilitate a capirci qualcosa. Il doppio precedente illustre di X-Files avrebbe dovuto far riflettere.

Probabilmente, forte dell’accordo do ut des,  o di chissà quale altra genialata, la RAI compra i diritti in chiaro di Boris ed inizia a trasmetterla su RaiTre, tralasciando un altro piccolo dettaglio. Tutti gli interessati alla serie Boris ormai l’hanno già visto e rivisto più volte o ce l’hanno salvato sul loro hard disk o lo riguardano più volentieri su YouTube.

Morale della favola: Boris durerà ben poco sulle reti RAI; la RAI avrà un’arma in più per sbandierare il suo cavallo di battaglia che le fiction vanno fatte come le fanno solitamente loro (ovvero, con raccomandati, starlette e via dicendo – vedi caso Saccà) perché quando propongono qualcosa di diverso nessuno lo guarda e voi che non siete bravi smanettatori di internet vi perderete una delle rare buone serie televisive italiane create per un pubblico diverso da quello di granfratellini o ottuagenari.

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