Vogliamo vivere!

 Posted by on 24 dicembre 2011  Add comments
Dic 242011
 

Facciamo un salto indietro nel tempo, 1942, l’Europa assiste inerme all’espansione nazista; esce in America la commedia Vogliamo vivere!, titolo originale To Be or not To Be, dirige Ernst Lubitsch per una sceneggiatura scritta a sei mani dallo stesso Lubitsch insieme a Edwin Mayer e Melchior Lengyel. Tutti di origine tedesca.

Una compagnia teatrale di Varsavia vede censurarsi uno spettacolo satirico su Hitler per l’arrivo dell’occupazione tedesca. Al suo posto è obbligata a portare in scena Amleto; d’altronde il monologo to be or not to be è uno dei preferiti dell’istrionico ed egocentrico attore principale della compagnia, Joseph Tura, il quale però non sa che la moglie, serata dopo serata, riceve nel proprio camerino, durante il suo pezzo, un corteggiatore dell’aviazione polacca.

Proprio a causa del giovane amatore, la compagnia teatrale si troverà coinvolta in una missione di controspionaggio: fermare una spia nazista che, sotto la falsa identità del professore universitario Siletsky, più volte schieratosi a favore della Resistenza polacca, sta per svelare alla Gestapo i nomi e i rifugi dei parenti degli stessi “ribelli”.

Vogliamo vivere! è il secondo film di Lubitsch dedicato alla Guerra Mondiale; diventato simbolo della commedia sofisticata, in contrapposizione con la commedia romantica e un po’ fiabesca di Capra, il regista tedesco, di origine cecoslovacca, altra nazione sotto il giogo teutonico, dirige una delle pietre miliari della storia del cinema per costruzione della storia e delle scene.

In Vogliamo vivere! tutto è doppio; una prima volta viene rappresentato nella sua forma disinnescata, innocua, naturale; la seconda volta costituisce un’ “arma” per sconfiggere e raggirare le SS. E le armi a disposizione di una compagnia teatrale sono semplicemente i costumi di scena, i copioni e la recitazione. Così, per esempio, un vestito di scena può diventare l’abito di una serata elegante col gerarca di turno nel tentativo di carpire qualche informazione utile, oppure tutti gli elementi dello spettacolo satirico su Hitler (ne assistiamo durante l’incipit alle prove) vengono utilizzati per raggirare i vertici in capo dell’esercito tedesco in Polonia, un esercito descritto come un branco di pecoroni, un po’ maniaci (il colonnello “Concentrone”, fiero del proprio soprannome, poiché tutti gli invidiano i suoi amati campi di concentramento), capaci di cadere in un’estasi cultuale di fronte al loro fuhrer.

Vogliamo vivere! esce quando le leggi verso gli ebrei, gli oppositori e le altre minoranze sono già state emanate, si conoscono le dislocazioni dei campi di concentramento ma si credono ancora semplici campi di prigionia. Le sue battute possono apparire oggi fuori luogo, all’epoca furono un coraggioso attacco e una forte denuncia, seppur coi toni leggeri della commedia, in un paese, quale gli Stati Uniti, che ancora ignorava e si disinteressava della Germania nazista. Il monologo di Shylock da Il mercante di Venezia, può volte ripreso nel testo come occasione perduta, diventa la più forte accusa mai espressa dal mondo hollywoodiano nei confronti di quello che per anni, sul grande schermo, diventerà, coi propri alleati, il nemico da sconfiggere, il male da annientare. 

  One Response to “Vogliamo vivere!”

  1. […] Vogliamo vivere! , il capolavoro di Ernst Lubitsch del 1942, di cui abbiamo già parlato in un nostro articolo precedente: una delle più coraggiose descrizioni e allegorie del nazismo, ideate da un rifugiato tedesco in […]

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