Mar 182012
 

Rimanendo in tema di Oscar, nel 2009 uscì e fu candidato all’oscar come miglior sceneggiatura sotto il silenzio generale un interessante film indipendente di genere, inglese, scritto e diretto da Martin McDonagh (opera prima) dal titolo In Bruges – La coscienza dell’assassino con Colin Farrell, Brendan Gleeson e Ralph Fiennes (nel ruolo del villain).

Due assassini inglesi vengono spediti dal loro capo a Bruges dopo che nell’ultima missione uno di loro (Farrell) ha ucciso un bambino per sbaglio, andando incontro ad uno dei principi cardini dei killer di professione: non si uccidono bambini (i preti sì, però).

In realtà il trasferimento punitivo a Bruges nasconde un secondo fine: Brendan Gleeson, il mentore, nel ruolo metaforico di padre, deve uccidere Colin Farrell, l’allievo-figlio, per l’errore commesso. Da parte sua, Colin Farrell, dopo l’uccisione del bambino, è caduto in una profonda depressione, ampliata dalla cittadina di Bruges, per lui così vuota e inutile, abituato com’è alla grande metropoli, fino ad arrivare al tentativo di suicidio.

Come ogni film impregnato nel proprio genere, non ci sono molti spunti di riflessione, salvo appunto la costruzione della sceneggiatura, con le quali regole e strutture Martin McDonagh gioca abbastanza. Ma d’altronde anche il tono della narrazione e la caratterizzazione dei personaggi sono un gioco: la commedia prevale sul thriller, Ken (Gleeson) incarna benissimo il ruolo da turista, Ray, (Farrell), ottimo casinista, sembra tutto tranne che un pericoloso sicario. I percorsi di maturazione dei due personaggi (la missione di uccidere il collega – il tentativo di suicidio) arriveranno al loro rispettivo apice contemporaneamente, portando così il padre ad insegnare al figlio la più importante delle lezioni, ma costringendo il villain ad entrare in scena e mettere in moto un percorso che porterà la narrazione a chiudersi in perfetta circolarità, riportando lo spettatore di fronte alla situazione iniziale (un assassino entra in crisi dopo aver ucciso un bambino), trasportando all’interno del viaggio personaggi secondari apparentemente inutile, come la bella di turno e il suo fidanzato rapinatore, a volte un po’ tirati per i capelli.

Insomma, un film discreto, non eccezionale, con una sceneggiatura tuttavia “di ferro” alle spalle. Può piacere o non piacere, comunque un’ottima occasione per una bella serata sul divano a distrarsi.

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