Gli insoliti sospetti

 Posted by on 1 aprile 2012  Add comments
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Si parla di cartoni animati, con la consapevolezza che il genere è considerato di esclusiva appartenenza dei più piccoli solo in Italia.

Nel 2005 uscì un film che una volta tanto ebbe da guadagnare nella trasposizione italiana del titolo ai fini della distribuzione: Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti, sfruttando il riferimento in locandina al film che diede notorietà a Bryan Singer. Hoodwinked! il titolo originale dell’opera, con un gioco di parole d’altra parte incomprensibile nel nostro paese.

L’appartenenza, se vogliamo, è un po’ il filone Shrek: film ideati ironizzando e giocando con le produzioni disneyane, partendo da quel mondo fiabesco da sempre saccheggiato dal Walt e dalle sue canzonette, qui prese in giro dalla capra Japeth, costretta da un incantesimo di una strega cattiva a cantare invece di parlare.

Il film inizia con la scena a casa della nonna.

La poco svampita Cappuccetto Rosso (Red, in onore a Tex Avery, mago dei cartoni della Warner Bros prima e della MGM poi, ideatore fra gli altri di Bugs Bunny e Duffy Duck, agli antipodi rispetto Disney) entra in casa ed inizia a tartassare il lupo, travestito da nonna, con le famose domande, fino a quando quest’ultimo non perde la pazienza e l’aggredisce. Red sta per rispondergli con due mosse di karate quando dall’armadio esce la nonna tutta imbavagliata e legata. Fra lo stupore generale, dalla finestra piomba il boscaiolo (cacciatore)  brandendo la propria accetta contro il lupo.

La scena viene interrotta e ripresa con l’arrivo della polizia e del detective rana Nick Zampe; iniziano gli interrogatori dei quattro protagonisti; sullo sfondo una brutta storia di rapine e saccheggi per mano del bandito Bon Bon che sta mettendo in ginocchio l’industria di dolci del bosco, di cui Red e la nonna sono validi esponenti, causando la chiusura di numerosi negozi.

Come in Rahomon, durante gli interrogatori ognuno racconta la propria versione della storia, spiegando la propria verità nelle vicende ambigue della favola di Cappuccetto Rosso: i protagonisti da una parte forniscono un tassello del puzzle Bon Bon, dall’altra fanno emergere una verità occultata dalla storia dei fratelli Grimm e di Charles Perrault.

Red è una ragazzina che ne ha per le scatole di effettuare consegne a domicilio e vorrebbe una vita più “piccante”.

Il lupo, un giornalista investigativo dai modi burberi e sempre fraintesi, sta semplicemente cercando di far luce sulle rapine di Bon Bon.

Il boscaiolo in realtà è un’aspirante attore e vende schnitzel in attesa di diventare famoso. Reclutato in uno spot per interpretare un boscaiolo, sta cercando di scovare il lato spaccalegna dentro di sé.

La nonna è una fervente praticante di sport estremi coi quali si distrae dalla noiosa vita quotidiana.

Le quattro storie più volte si intrecciano una con l’altra, svelando dettagli altrimenti nascosti.

Pecca del fim: al secondo racconto è già chiaro chi si nasconde dietro l’identità del bandito Bon Bon, ma come ogni storia del filone Shrek, la trama è solamente un accessorio all’intrattenimento della pellicola.

In campana!

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