Legalizziamola, per pietà

 Posted by on 27 Aprile 2012  Add comments
Apr 272012
 

Il 23 aprile scorso è stata licenziata una proposta di legge regionale perché sia garantito, ai cittadini residenti in Toscana, l’accesso ai  cannabinoidi nella terapia del dolore, nelle cure palliative e in altri tipi di terapie. L’atto verà discusso in aula il 2 maggio per l’approvazione finale.

La proposta della commissione Sanità della Regione Toscana, presieduta da Marco Remaschi (Pd) costituisce di certo un primo, importante segnale di civiltà nel nostro Paese che soffre ancora di un clima culturale nel quale le sostanze stupefacenti sono ammantate da un’aura negativa, stigmatizzate e rifiutate tout court anche in tutti quei casi in cui potrebbero essere utilizzate – alla stregua di farmaci – per sollevare i malati da sofferenze evitabili.

Uno dei settori in cui il dibatto a riguardo è più avanzato è naturalmente quello delle cure palliative. Per cure palliative si intendono quelle cure prestate a pazienti con prognosi infausta e che, non rispondendo più ai trattamenti tradizionali, devono essere aiutati a mantenere alta – oltre che per il periodo più lungo possibile – la propria qualità di vita.

Molti tra questi pazienti soffrono a causa di dolori incoercibili o per una varietà di altri sintomi difficili da trattare – quale ad esempio la nausea – e che possono rispondere positivamente all’uso di cannabinoidi. Su questi pazienti – tra l’altro – è già possibile, per legge,  utilizzare farmaci oppioidi, gli unici in grado di controllare stabilmente il dolore.

Come sempre accade però, anche le leggi più lungimiranti, organiche e “moderne” impiegano molto tempo a penetrare nel tessuto sociale e organizzativo della sanità italiana e – una volta promulgate – sono destinate ad anni di elaborazione e traduzione in pratica.

La proposta della commissione Sanità toscana può essere dunque letta come una delle avanguardie dell’ottima legge 39/99 voluta dall’allora ministro della Salute, Rosy Bindi che prevedeva, oltre allo sdoganamento ufficiale degli oppioidi, l’istituzione di 188 hospice (a tutt’oggi sono 151) e uno stanziamento di 208 milioni di euro.

La legge Bindi rappresenta un passo importante, al quale sono fortunatamente seguiti molti altri: integrazioni, altre leggi regionali, decreti ministeriali e ulteriori stanziamenti di fondi. Ma si tratta ancora di una strada in salita in cui il sospetto nei confronti del ricorso a oppioidi e cannabinoidi costituisce uno dei sintomi più gravi di arretratezza culturale. Questa arretratezza è tristemente connessa alla cultura cattolica e – cosa ancor peggiore – al fatto che la giovane tradizione delle cure palliative nel nostro paese è gestita da una maggioranza di organizzazioni religiose piuttosto che laiche.

Senza volere né potere semplificare la complessità di questo tema, ci poniamo una domande: una cultura religiosa che trova nel dolore, nella sofferenza e nella resurrezione il suo motore interno e il suo senso più profondo sarà più o meno sensibile e proattiva nell’alleviare il dolore rispetto a una cultura che non attribuisce a quel dolore alcuna dimensione moralizzante?

fonte: Cronache Laiche

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