Lug 072012
 

Uscito il giorno dell’Indipendenza Americana il reboot del “classico” Spiderman, curioso esperimento di ricostruzione da zero di una storia portata a termine solamente cinque anni fa.

La nuova trasposizione del fumetto Marvel riparte con Peter Parker studente liceale, la faccia di Andrew Garfield, sempre più astro nascente, diviso fra ricerca della verità sui suoi genitori (elemento del tutto nuovo), lotta al villain di turno (la faccia da commedia di Rhys Ifans), la bella Gwen Stacy, la vera prima fiamma del ragnetto, interpretata da un’altra attrice dalla carriera sempre più lanciata, Emma Stone, la quale però, teoricamente (occhio allo spoiler!), dovrebbe fare i conti con la fine tragica del personaggio (fine spoiler), e i consigli degli zii che, almeno leggendo il casting (Martin Sheen e Sally Field), dovrebbero portare via un buon pezzo di storia.

La data di uscita della pellicola continua nella direzione tracciata dalla trilogia precedente targata da un sentimento patriottico-nazionalistico post 11 settembre, con i simbolismi americani (specialmente la bandiera) sempre ben in mostra nelle scene dell’eroe protagonista. D’altra parte il primo Spiderman del 2002 ebbe molte scene tagliate a causa dell’attentato alle Torri Gemelle e la scomparsa della skyline newyorkese, la più spettacolare l’inseguimento di un elicottero, alla fine imprigionato in una gigantesca ragnatela tessuta fra i due palazzi principali del Word Trade Center.

Da quello che si può vedere dal trailer, continueranno ad esserci un numero troppo esoso di scene di un Uomo Ragno in azione a volto scoperto, con buona pace della veridicità della segreta identità, a favore di uno show business esigente nel voler/dover mostrare il volto del divo in azione (altrimenti le adolescenti non ci vengono al cinema).

Due pecche dei passati film erano da una parte gli effetti speciali troppo “smarmellosi”, per dirla alla Boris, con una luce del tutto innaturale, che segnava un forte stacco fra le scene girate dal vivo, o comunque davanti al green screen, e quelle costruite da zero al computer, dando ragione a chi, come Tarantino, non concepisce l’esistenza di simili film “perché tanto vale allora sedersi davanti alla Playstation”. Dall’altra l’utilizzo dei villain, grana tutta del terzo episodio, dove il più mortale e spietato dei nemici di Spiderman, Venom, veniva relegato ad una semplice comparsata.

Per questo secondo punto per ora non si può dire niente; il Lizard di Ifans è uno dei nemici minori di Spiderman, ma uno di quelli più emotivamente legati a Peter Parker, essendo in realtà il suo ex mentore in campo scolastico; il futuro Goblin farà una veloce comparsata spiando nell’ombra l’eroe in azione; molto dipenderà da come verrà utilizzato il personaggio di Gwen.

Per gli effetti, il 3-D non sembra una buona partenza: seguendo il protagonista ondeggiare fra i palazzi, si restituirà la banale sensazione da montagne russe, purtroppo l’unico linguaggio che Hollywood riesce tutt’ora a comunicare con questa nuova tecnologia, linguaggio che il cinema a 4 o 5 dimensioni dei parchi di divertimento ha già oltrepassato da almeno vent’anni.

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