Set 012012
 

Ho sempre pensato che Batman fosse l’eroe mascherato capace di suscitare il maggior fascino rispetto all’intero universo allestito da DC Comics, Marvel e Company. Nell’ultimo vent’ennio cinematografico (lo stesso discorso può essere fatto sui fumetti o sulla Tv), l’uomo pipistrello ha cambiato aspetto per ben tre volte, riscuotendo sempre e innegabilmente un successo negato a tutti gli altri super eroi. Il cavaliere oscuro è il terzo film per incassi nella storia del Cinema di tutti i tempi, dietro solo a Titanic ed Avatar. Un dato che dovrebbe far molto riflettere, poiché, mentre i primi due film sono destinati ad un pubblico prettamente femminile (Titanic), capace di tornare al cinema sei volte a rivedere la stessa storia e a trascinare nella sala compagni recalcitranti, o comunque hanno dietro una campagna promozionale di traino senza pari, grazie all’innovazione tecnologica e ai “grandi ritorni”, e sono comunque unilateralmente direzionati, (Avatar), Batman rimane sempre e comunque un prodotto sicuramente per giovani, sicuramente per uomini, ma altrettanto sicuramente non per donne o per persone che ritornano più volte a vederlo nei cinema (quando sai chi vince lo scontro, che ci torni a fare?).

E la cosa curiosa è proprio come, dopo i primi due film, Tim Burton non sia stato più corteggiato per un eventuale terzo episodio proprio a causa della restrizione ad una fascia di pubblico d’età superiore ai 13 anni, subita dalla pellicola per mano della MPAA, nonostante il successo ottenuto dai due Batman del 1989 e del 1992 . La colpa del regista  fu quella di calcare troppo la mano sull’atmosfera gotica della vicenda di Bruce Wayne e Gotham City. A mio modesto parere sta proprio in questo ingrediente una delle maggiori attrattive di questo super eroe costruito in casa, che porta un po’ tutti a credere di poter essere Batman.

I due Batman di Schumacher, oltre a perdere di brillantezza nel racconto (per usare un eufemismo), richiamarono frotte di fan nelle sale cinematografiche soprattutto grazie al vastissimo cast popolare, dove Chris O’Donnell ottenne il ruolo di Robin unicamente proprio per portare le ragazzine a vedere il film.

Il ritorno voluto dalla Warner ad un’atmosfera più “leggera” svuotarono il personaggio del demone alato di tutta la sua sfera psicologica, trasformandolo in una sorta di eroe da videogame, capace solo di correre, picchiare e “amare” (gnocche, rigorosamente gnocche).

E poi, dopo otto anni, poiché al termine di Batman & Robin di Batman se ne aveva proprio abbastanza, venne il turno di Christopher Nolan e David Goyer, che restituirono al protagonista il proprio lato ambivalente ed emarginato. Non va infatti dimenticato come Bruce Wayne sia un esiliato della e dalla società, in guerra contro tutti e con solo pochi amici fidati, capace di collezionare una serie di azioni e sacrifici per il bene comune e comunemente ignorate, a dispetto degli altri eroi celebrati dai media. E forse anche questo lato della sua anima fa parte di quell’attrazione gravitazionale che già ci (e mi) fa sbavare alla sola idea di gustarci The Dark Knight Rises.

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