nov 102012
 

Anche dal Vaticano, prima o poi, arriveranno le rituali congratulazioni a Barack Obama per la sua rielezione dopo il primo mandato. Ma, come sottolinea il vaticanista Andrea Tornielli in un interessante articolo su La Stampa, «non c’è dubbio che gli americani nei piani alti dei sacri palazzi avrebbero preferito un esito diverso e la vittoria dello sfidante Mitt Romney». Sebbene Obama sia stato un alleato della Santa Sede in campi quali la giustizia sociale, la solidarietà internazionale e il dialogo con il mondo musulmano, la distanza su temi come l’aborto e la bioetica rimane incolmabile.

In particolare, ricorda Tornielli, «le distanze tra Obama e la gerarchia cattolica si sono accentuate nell’ultimo anno: l’arcivescovo di Baltimora, William E. Lori, presidente del Comitato per la libertà religiosa della Conferenza episcopale, ha portato avanti una significativa battaglia contro la riforma sanitaria voluta dalla Casa Bianca, denunciando il ritorno della vecchia tradizione anticattolica statunitense e definendo una minaccia alla libertà religiosa gli articoli che prescrivono “anche a istituzioni della Chiesa di finanziare l’aborto e la contraccezione dei loro dipendenti”. Per questo, al di là dell’ovvia neutralità della Segreteria di Stato vaticana, alcuni esponenti chiave della Curia romana speravano che il presidente non venisse riconfermato».

Tornielli snocciola quindi anche i nomi dei falchi d’Oltretevere: «A partire dal cardinale Raymond Leo Burke, Prefetto della Segnatura Apostolica (la Corte di Cassazione della Santa Sede), il quale da arcivescovo di St. Luis nel 2004 dichiarò che ai politici pro-choice come John Kerry andava negata la comunione e coloro che lo votavano erano anch’essi “in grave pericolo”. Burke, poco dopo essere giunto in Vaticano, nel 2008 disse anche che sotto la guida del presidente Obama il Partito democratico “rischia di trasformare se stesso definitivamente in un partito di morte”».

E ancora, «poca simpatia verso Obama e le sue politiche sui temi eticamente sensibili hanno manifestato anche l’assessore della Segreteria di Stato, l’americano Peter Brian Wells, come pure il Prefetto della Casa Pontificia, James Michael Harvey, originario di Milwakee, appena inserito da Papa Benedetto nella lista dei nuovi cardinali che saranno creati il prossimo 24 novembre. Decisamente più vicini al Partito repubblicano pure il cavaliere supremo dei Cavalieri di Colombo, l’americano Carl Anderson, protagonista della clamorosa cacciata del presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi, storico finanziatore delle attività vaticane. E da una rete televisiva schierata con Romney arriva anche il nuovo advisor della Segreteria di Stato per la comunicazione, il giornalista Greg Burke, che ha preso servizio quest’estate lasciando il ruolo di corrispondente dall’Europa di Fox News».

  1 Commento a “Obama 2.0: al Vaticano non piace”

  1. Tutti costoro dovrebbero sapere cosa sono stati i Borgia per il Vaticano … Se non lo sanno lo sapranno ben presto … Dio sa sempre quello che fa …

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