dic 292012
 

Il 12 febbraio ricorre il 203esimo anniversario della nascita di Charles Robert Darwin. Di appena mezzo secolo più giovane è la sua opera più famosa, “L’origine delle specie”, pubblicata nel 1859. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, molte scoperte scientifiche e tecnologiche hanno rivoluzionato il mondo, ma a dispetto di tutto e di tutti la Teoria dell’evoluzione darwiniana ha resistito ad ogni tentativo di confutazione e rimane la migliore spiegazione della nostra presenza sul pianeta che chiamiamo Terra. Contro ogni probabilità, verrebbe da dire.

Darwin, quando la pubblicò, non sapeva ancora niente degli studi di genetica di Mendel, mentre la maggior parte della comunità scientifica era convinta che il nostro pianeta avesse un età paragonabile a quella che gli attribuiva la Bibbia (o comunque non più di qualche decina di migliaia di anni). Lui sapeva che questo era un punto a suo sfavore e lo ammise pubblicamente dicendo che se l’età stimata della Terra era giusta allora la sua teoria era sbagliata perché necessitava di un periodo di tempo enormemente maggiore per concretizzarsi. Ma invece di smentirla, tutte le successive scoperte la rafforzarono sempre di più, e nonostante gli aggiornamenti recenti (la teoria degli equilibri punteggiati di S. J. Gould ad esempio), il nucleo della teoria dell’evoluzione biologica è (e a questo punto, probabilmente, rimarrà per sempre) darwiniano.

Le evidenze scientifiche non bastano a far cessare le polemiche né a scoraggiare chi per motivi di fede cieca in libri sacri (o per più prosaici motivi di rendite su libri meno sacri) insiste con il dire che Darwin e la sua Teoria sono da rigettare completamente e da non insegnare nelle scuole (o quanto meno insegnarli insieme alla “teoria” della creazione). Eppure ai fedeli dovrebbero bastare i segni che arrivano dalle loro stesse Chiese per deporre le armi. La Chiesa Anglicana chiese pubblicamente scusa a Darwin nel 2008 ammettendo pubblicamente di “non aver compreso” la teoria dell’evoluzione e rimpiangendo di aver creato così tanti ostacoli alla sua diffusione. La Chiesa cattolica ha tempi più lunghi, lo sappiamo: considerando che ha aspettato 350 anni dalla morte di Galileo per chiedergli ufficialmente scusa, dovremmo attendere per Darwin almeno il 2232 o giù di lì.

Tuttavia, esattamente come non ha aspettato 350 anni per insegnare le leggi galileiane sul moto dei corpi e dei pianeti, la Chiesa sta già insegnando nelle sue accademie la Teoria dell’evoluzione. Basti pensare che il presidente della Pontificia Accademia delle Scienze è un certo Werner Arber, biologo molecolare vincitore del premio Nobel nel 1978, ovviamente evoluzionista. Come del resto lo era il suo predecessore, Nicola Cabibbo, che è stato uno dei più aspri critici del ridicolo convegno creazionista organizzato nel 2009 dall’allora vicedirettore del Cnr De Mattei (proprio colui che più recentemente ha detto che il terremoto in Giappone era un castigo di Dio).

Ma come, vi chiederete, il Vaticano mette gli evoluzionisti a dirigere le sue accademie scientifiche mentre lo Stato italiano mette i creazionisti nei propri enti scientifici? La risposta è: sì, proprio così. Mentre questi creazionisti (per lo più non addetti ai lavori come per l’appunto De Mattei, che è uno storico del cristianesimo e non si sa bene a che titolo parli di evoluzione biologica) si agganciano politicamente con i teo-con e i teo-dem delle nostre forze politiche e occupano posti di rilievo nello Stato italiano, il Vaticano, che non è una democrazia e non deve fare i conti con i voti delle lobby cattoliche, può tranquillamente scegliere i migliori scienziati evoluzionisti per dirigere le proprie accademie.

Del resto come diceva un proverbio yiddish: «Dio non ha ordinato a nessuno di essere stupido». Che lo Stato italiano abbia paura di Darwin e della sua Teoria dell’evoluzione biologica è un dato di fatto, lo testimonia il tentativo di cancellazione dai programmi della scuola pubblica nel 2005 per opera dall’allora ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, vicenda che si è comunque conclusa con un sostanziale ridimensionamento dell’insegnamento dell’evoluzionismo nelle nostre scuole, mai corretto dal successivo ministro, il teo-dem Fioroni del Pd, né tanto meno dalla ancora successiva Maria Stella Gelmini. E il governo tecnico di Monti, come ci si poteva aspettare, non è stato da meno.

Insomma caro Charles Robert Darwin, con le Chiese (non con tutte magari) avrai anche fatto pace, ma alla politica italiana metti ancora paura. Ma, del resto, ci vuole poco.

(fonte: Cronache Laiche)

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