Dic 122012
 

Molto spesso capita d’imbatterci in articoli relativi al mondo informatico – e alla rete – scritti in maniera approssimativa. Talvolta fuorviante.

Un esempio – fra i tanti – ci è dato da un articolo  apparso sul Corriere della Sera il 3 dicembre scorso. La giornalista, nello scrivere sulla nuova tecnologia Knowledge Graph di Google, aveva sostenuto che “Open Source, infatti significa gratis. E non sempre questo è sinonimo di qualità”. Dobbiamo precisare che tre giorni dopo – il 6 dicembre – l’articolo è stato modificato e la frase che riportiamo cancellata. Ma del resto, quando di parla di software e di rete, l’approssimazione pare dilagante. Un esempio su tutti  l’uso del tutto improprio del termine hacker al posto del più corretto cracker (La Stampa, Lettera 43, IGN Adnkronos, ma la lista sarebbe sterminata).

Ritorniamo però a quella frase – “Open Source, infatti significa gratis. E non sempre questo è sinonimo di qualità” -, frase che riesce a concentrare in poche parole tre gravi errori. Vediamo allora di chiarire alcune cose.

Concetto di Open Source. Il Software Open Source non è tutto gratis. Molti programmi open lo sono, tanti altri no. La gratuità non è la caratteristica che rende un Software Open Source tale. Un Software gratis è un Free Software che è tutt’altra cosa. Il senso dell’Open Source è che il codice di un programma debba essere liberamente accessibile a chiunque lo voglia leggere, modificare e ridistribuire. La condivisione della conoscenza è intesa quindi come crescita individuale e collettiva. Insomma un po’ più di etica ma senza per questo avvilire il profitto.

Open Source e guadagno. Due esempi. L’azienda americana Red Hat ha fatto dell’Open Source il suo core businness fatturando nell’ultimo anno un miliardo di dollari. Canonical – l’azienda britannica che produce, tra l’altro, il sistema operativo ( GNU\Linux e free) Ubuntu – conta di raggiungere nel 2013 il 5% del mercato dei dispositivi fissi e mobili. Ovviamente non lo fa per sport.

Qualità del Software Open Source. Il fatto che il codice di un Software sia reso open permette che venga analizzato da un numero maggiore di programmatori. La conseguenza è una più elevata e rapida individuazione dei bug, una maggiore raffinatezza programmatica e una superiore stabilità del programma. Il risultato è che molto spesso esce fuori un prodotto superiore all’analogo software proprietario.

Impiego nei grandi sistemi. L’elevato standard qualitativo raggiunto dal Software Open Source è dimostrato dal fatto che Google, ad esempio, ha deciso di scegliere GNU\Linux come base del sistema operativo Android e il linguaggio di programmazione Phyton per i propri siti web. Anche Windows (udite, udite) fa girare i server di Bing – il suo motore di ricerca – su piattaforma Apache, quindi Open. Se a ciò vogliamo aggiungere che il 93,8% dei supercalcolatori mondiali gira con Software Open Source  (GNU\Linux) e che la NASA lo usa (qua le motivazioni) per le sue missioni, il quadro ci pare esaustivo.

Impiego nella vita quotidiana. Il Software Open Source  ci accompagna in maniera silenziosa nella nostra quotidianità migliorando un po’ la qualità della vita. Alcuni impieghi: registratori di cassa, forni a micronde, schede elettroniche delle auto, navigatori satellitari, barriere Telepass, scale mobili, autopompe dei Vigili del Fuoco, impianti semaforici, robot aziendali, interventi chirurgici a distanza. Giusto per citarne alcuni. Non ci sembra che la qualità offerta e l’impiego negli usi più disparati sia poi così scadente.

Quindi non ce ne vogliano i giornalisti dummies, ma un po’ più di rigore scientifico nei loro articoli non guasterebbe.

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