Graditi ritorni

 Posted by on 25 maggio 2013  Add comments
Mag 252013
 

"Akira" by Katsuhiro Otomo. 1988

Graditi ritorni caratterizzano le prossime settimane del calendario cinematografico. Gli amanti della commedia sofisticata avranno la possibilità di ritrovare nelle sale, dal 30 maggio, in versione restaurata, dopo la distribuzione home-video dell’Ermitage, Vogliamo vivere! , il capolavoro di Ernst Lubitsch del 1942, di cui abbiamo già parlato in un nostro articolo precedente: una delle più coraggiose descrizioni e allegorie del nazismo, ideate da un rifugiato tedesco in America, quando ancora negli Stati Uniti e in Europa si ignorava quanto stava realmente accadendo nei territori occupati; tutte le cose possono essere viste da diversi punti di vista, ma soprattutto possono avere una doppia valenza e un doppio scopo e, da innocenti strumenti di lavoro, dispongono della facoltà di trasformarsi in armi letali con le quali combattere l’invasore.

Il secondo ritorno di questo periodo si colloca in tutt’altra sfera cinematografica e rientra in quelle pietre miliari dell’animazione giapponese che hanno aiutato negli anni a creare un antagonista alternativo al monopolio disneyano, diventato sedentario col finire degli anni Ottanta. Era il 1988 quando gli studio Tatsunoko e TMS Entertainment, specializzati in cartoni animati come Lupin, Lady Oscar, Hello Spank, Georgie, Occhi di gatto, Mimì, Chobin, Yattaman, Robotech, Gigi la trottola, diffusero nel mercato nipponico l’adattamento per il grande schermo del manga Akira di Katsuhiro Otomo, diretto dallo stesso illustratore, film e fumetto sperimentale, fondativo di quel genere che a fine anni Novanta prese il nome di cyber punk.

Per quegli anni Akira fu un film di difficile catalogazione e forse, proprio per questo motivo, divenne immediatamente un cult per un’intera generazione cresciuta ad anime giapponesi, fra robot e supereroi, rilegati nei palinsesti di emittenti regionali ed in versione super edulcorata nei canali nazionali, ma più di ogni altra cosa intrappolati nel minutaggio della puntata televisiva.

Gli unici cartoni animati di lungo respiro uscivano in quel periodo in Europa solamente dallo studio Disney ed erano indirizzati, se non ad un’altra tipologia di fruitore, ad un’altra tipologia di gusto e di esigenza.

Visto con gli occhi di quel periodo Akira, che uscì da noi solo per il mercato home-video, era una commistione fra Mad Max, Ken il guerriero e Blade Runner: un futuro post terza guerra mondiale, iper tecnologico, devastato dalla crisi economica, dall’instabilità governativa e dalle derive mistiche, dominato dalle motociclette delle gang di strada.

Nel 2013 gli effetti di Akira li possiamo riconoscere in diverse pellicole, da Strange Days a Matrix, da Total Recall ad Avatar.

La potenza delle immagini e dell’originalità di Akira riuscirono a fidelizzare il pubblico nonostante il film sembrasse ad un primo sguardo monco: finita la visione ti aspetti un sequel che in realtà non esiste. Anche in questo Akira è coraggioso: non c’è happy end e il finale, oltre a non essere conclusivo, è virato tutt’altro che all’ottimismo; si attende l’arrivo di un salvatore, un essere speciale che porti pace e stabilità al mondo, Akira, senza che arrivi mai….

Per scoprire la vera storia di Akira, di Kaneda e Tetsuo, l’unico appuntamento sarà allora il 29 maggio.

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