Giu 112013
 

House of Lords crest

Un risultato storico: 390 voti contro 148. Così la Camera dei Lord, dopo un dibattito durato due giorni, ha respinto un emendamento che avrebbe di fatto bloccato la legge, già approvata dalla camera dei Comuni, che renderà possibile in Gran Bretagna e Galles le nozze omosessuali.

A questo punto appare verosimile la previsione di David Cameron, che immaginava i primi matrimoni gay per l’estate 2014: ora l’iter del provvedimento deve ricevere il via libera definitivo della terza lettura della Camera alta e l’imprimatur finale della regina Elisabetta. Senza dubbio un successo per il governo, malgrado le polemiche e le fronde all’interno dello stesso partito del premier: l’ammutinamento di 133 deputati conservatori ha infatti costretto Cameron – che aveva lasciato ai suoi libertà di coscienza – ad appoggiarsi ai voti laburisti.

In Gran Bretagna, al netto delle prevedibili nonché piuttosto timide alzate di scudi della chiesa anglicana, il dibattito sui matrimoni gay si sta svolgendo in un clima di partecipazione civile intensa ma rispettosa di orientamenti diversi, nella migliore tradizione della democrazia anglosassone. Il Regno Unito, dunque, si avvia a diventare il quindicesimo paese del mondo a consentire l’unione legale di due persone, a prescindere dal loro genere. Un paese comunque – è bene ricordarlo – dov’è in vigore fin dal dicembre del 2005 il Civil Partnership Act, la legge che regola le unioni civili omosessuali.

E tutto ciò senza scomposti isterismi e fanatici harakiri, come accaduto in terra di Francia, né ridicole discettazioni sulla malattia-omosessualità come quella della catechista di Segrate.

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