Set 132013
 

FSM

Da qualche anno la Chiesa del Prodigioso Spaghetto Volante miete proseliti nel mondo e sempre più persone sono toccate dalla Sua Spaghettosa Appendice. Già nel 2011 Niko Alm aveva ottenuto in Austria il diritto di essere immortalato sulla foto della patente con lo scolapasta in testa, copricapo sacro per gli adepti della Chiesa. A luglio in Repubblica Ceca è stata lo volta del giovane Lukáš Nový e ad agosto anche di Eddie Castillo, in Texas. Ma ora la battaglia per rendere il mondo più “spaghettoso” sbarca anche in Italia.

Il signor Umberto di Cuneo, in qualità di fedele della religione del Flying Spaghetti Monster, ha chiesto a luglio di farsi rilasciare la carta d’identità con la foto in cui indossava lo scolapasta. Ma gli impiegati dell’anagrafe dell’Aire, sordi alle sue richieste, si sono rifiutati, sebbene Umberto avesse fatto notare che in Austria questo esercizio della libertà di religione è concesso. L’anagrafe ha domandato un parere alla Prefettura, che ha chiesto lumi al Ministero dell’Interno. Ma un paio di giorni dopo è arrivata la secca risposta negativa del ministero, che è stata diramata a tutti i comuni della provincia. La motivazione? Per lo Stato non vi sono “esigenze di culto prevalenti sulle ordinarie esigenze di ordine e di sicurezza pubblica”.

Le azioni dei pastafariani non vanno liquidate come semplici stravaganze goliardiche, perché toccano i nervi scoperti di legislazioni e Stati che sono formalmente laici ma consentono notevoli eccezioni e privilegi alle religioni, come già notava il giurista Marco Ventura sul Corriere della Sera. In molti paesi basta addurre una motivazione religiosa per godere di esenzioni rispetto a norme che sarebbero valide per tutti. Non solo su questioni banali come la foto da inserire nei documenti, ma anche su altre ben più importanti, fino ad arrivare a finanziamenti per le confessioni, l’obiezione di coscienza, la ghettizzazione imposta dal comunitarismo nelle scuole e altrove, l’ostentazione di simboli religiosi. La battaglia pastafariana porta alle estreme conseguenze il riconoscimento dell’eccezionalità su base religiosa mostrandone in modo ironico le pesanti contraddizioni. Perché in Italia è consentito a suore o donne islamiche di portare il velo sui documenti, a patto che il viso non sia coperto, mentre non è accordata la libertà di coprirsi il capo per altre motivazioni? In tal modo, la libertà di coprirsi il capo sulle carte d’identità è riconosciuta soltanto quando è conseguenza di un obbligo religioso. Sembra un ossimoro.

(fonte: Uaar)

 

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