Ott 262013
 

terence-hill-don-matteo

Qualche giorno fa, su Vice, è comparsa un’intervista di Laura Tonini a Aaron Ariotti, sceneggiatore di diverse puntate di molte fiction andate in onda su Rai e Mediaset (Don Luca, Sotto casa, Il tredicesimo apostolo, I Cesaroni), dal titolo “Perchè le serie tv italiane fanno schifo?” dove si ragionava sullo spettatore televisivo medio italiano, sulla qualità e l’auto censura degli sceneggiatori italiani.

Partiamo innanzi tutto dal presupposto che il titolo è sostanzialmente sbagliato, ma alla fine della fiera tutto sommato giusto. Prodotti di qualità italiani ci sono, anche se non si direbbe: Romanzo Criminale, Il mostro di Firenze, Boris, Moana (quadrilogia di Sky), La nuova Squadra (dove anche il compianto Taricone faceva la sua figura), Camera Cafè, Tutti pazzi per amore, a modo loro I Cesaroni, qualche serie di Distretto di Polizia.

I ragionamenti da fare sono altri e purtroppo persino politici.

Primo elemento, la veridicità: una gang entra in una banca per una rapina indossando maschere da clown; in ospedale arriva un adolescente con cicatrici di sigaretta sul braccio che in realtà nascondono problemi di relazione con la famiglia. Visto in un prodotto americano, la cosa è trita e ritrita ma non ci urta; visto in un prodotto italiano si ha immediatamente la sensazione di assistere ad una pagliacciata. Perchè?
Perchè la sospensione di incredulità alla base di tv e cinema funziona benissimo per i prodotti importati e malissimo per quelli italiani, verso i quali tutti quanti assumiamo un livello critico superiore.  Perchè il livello degli “attori” italiani è bassissimo, a tal punto da far esclamare al maggior consulente di fiction delle produzioni italiane, di cui è meglio non citare il nome, di “accorgersi purtroppo di aver davanti un buon prodotto italiano quando il girato non rovina la qualità sceneggiatura”, dove invece nelle altre realtà produttive, di regola, il girato migliora la qualità della sceneggiatura.

Per Berlusconi e il duopolio RAI-Mediaset (ma qui apriti cielo, un cielo dove si va ad incanalare il Rubygate, Saccà e vallettopoli, il processo Mediaset, Michelle Bonev e tanti come lei, a vantaggio di Sky guardata quasi come il messia, ma un messia con una fetta di pubblico comunque piccola).

Perchè le fiction sono utilizzate per fare politica; vedi tradimento di Barbareschi ai danni di Fini per tornare nel Pdl in cambio di tre fiction in RAI.  Perchè i committenti (RAI e Mediaset) hanno stabilito di far lavorare solo determinate case di produzione a turno e le case di produzione si affidano alle stesse persone “collaudate”.

Perchè, di conseguenza quello che viene detto nell’articolo di Vice, non conviene sperimentare e andare a cercare nuove fette di pubblico. Per la tipica logica conservatrice italiana e perchè ormai l’altra fetta di pubblico italiana, la tv l’ha abbandonata da tempo grazie ai forum di download di internet che la mettono in diretto contatto con i prodotti di qualità superiore senza aspettare che qualche emittente decida di spendere i propri soldi. Cosa impossibile, visto che il duopolio esiste proprio per appianare i costi, tenersi la propria fetta di pubblico (a cui ormai puoi appioppare qualsiasi cosa e tale rimane) senza far oscillare troppo il mercato ed evitare quindi rischi inutili per entrambi in una dispendiosa e sanguinosa lotta dell’auditel.

E quindi per anni saremo ancora tutti ostaggio di anziani, bambini e soprattutto pubblico passivo; i primi due, poi, di fronte ad un Trono di spade, Breaking Bad, Walking Dead, avrebbero la vita segnata e garantirebbero al MOIGE una scusa, quasi plausibile, di esistere.

 Leave a Reply

 

Vai alla barra degli strumenti