Nov 252013
 

Sardegna alluvione

L’uragano che si è abbattuto sulla Sardegna ha causato ingenti danni e parecchie vittime. Allo stato attuale i morti sono 16 morti, migliaia gli sfollati. Il maltempo ha colpito soprattutto l’area di Olbia, ma anche altre zone dell’isola sono coinvolte nel disastro. I  soccorsi si sono subito attivati e non si è fatta attendere, di fronte a quella che il premier Enrico Letta ha definito una “tragedia nazionale”, la risposta delle istituzioni. Il governo ha annunciato uno stanziamento straordinario di 20 milioni di euro, per far fronte all’emergenza. Uno sforzo sicuramente lodevole, ma che non è sufficiente a fronteggiare una situazione cronica di dissesto idrogeologico nella prospettiva di cambiamenti climatici che tenderanno ad aumentare. Non bastano gli interventi di emergenza una tantum, servono soprattutto un serio piano a lungo termine e un largo impiego di risorse in maniera razionale, vista la situazione critica di tante zone d’Italia. Il nostro territorio, specie in provincia e nei piccoli comuni, ha bisogno di essere salvaguardato proprio per evitare che disastri come questo si ripetano.

Dove trovare i fondi necessari, specie in una situazione di crisi? La situazione potrebbe cambiare a nostro avviso se il governo si prendesse davvero l’impegno di utilizzare i fondi dell’8×1000 che vanno allo stato per le finalità collettive e umanitarie, piuttosto che per missioni militari o per tappare qualche buco nel bilancio, o peggio ancora per girarli per altre vie alla ricchissima Chiesa cattolica, già ampiamente foraggiata attraverso migliaia di rivoli. Se le istituzioni avessero il coraggio di dichiarare apertamente questo impegno e osassero sfidare il monopolio pubblicitario della Chiesa cattolica in tv, magari proponendo spot che ricordino quali sono le scelte (tutte le scelte) e come sono impiegati i soldi dei contribuenti, tanti italiani sarebbero di certo più motivati a dare il proprio Otto per Mille allo Stato. Chiediamo che le istituzioni prendano in considerazione questo piccolo suggerimento e pensino prima di tutto ai soccorsi, alla ricostruzione delle case e al ripristino dei servizi utili a tutti i cittadini, piuttosto che garantire corsie preferenziali ai soliti noti.

Come ricordiamo sempre, l’Uaar chiede l’abolizione completa del meccanismo dell’Otto per Mille ed è tra le poche realtà a sensibilizzare su questo l’opinione pubblica. Le religioni dovrebbero far affidamento sui propri fedeli, non sulle casse dello Stato. Ma nell’attesa che sia abolito, che almeno l’Otto per Mille sia davvero a beneficio della cittadinanza. Già il governo Monti si era mosso nella giusta direzione, aumentando la quota per fronteggiare le calamità naturali: Letta può fare molto di più, dando un segnale di svolta al paese.

Nov 122013
 

Vintage Beach Photo

Con più di 7.000 km di costa comprarsi una spiaggia in Italia è un affare sicuro. Assicurato dai milioni di italiani e stranieri che ogni estate ci si riversano in massa. Evidentemente qualcuno vuole approfittarsi della situazione economica per provare a mandare in porto un affare già in altre occasioni sfumato. Considerando un ingiustificato allarmismo l’innalzamento dei mari paventato dagli organismi internazionali che studiano i cambiamenti climatici, e quindi la scomparsa delle spiagge in questione, per l’ennesima volta si prova a svendere/accaparrarsi un bene comune.

Nel dettaglio la proposta è un emendamento alla legge di stabilità che punta a far cassa per 7-8 miliardi, derivanti in gran parte dalla svendita degli stabilimenti balneari, con una vendita delle infrastrutture cedibili (spazi per bar, palestre, piscine solitamente antistanti alla spiaggia vera e propria) ed un allungamento delle concessioni sulle spiagge vere e proprie.

Già ora la situazione per i cittadini è spesso sfavorevole, con le maggiori località turistiche caratterizzate da file ininterrotte di stabilimenti che impediscono l’accesso al mare, nonostante si tratti di un bene comune. Considerando che nella realtà solo una metà circa delle nostre coste sono idonee ad uno stabilimento balneare, ossia quasi 4.000 km, attualmente almeno 1.000 km sono occupati da stabilimenti balneari, dati in concessione dallo Stato. Si tratta di più di 12.000 stabilimenti, il cui numero è aumentato fino a raddoppiare negli ultimi 15 anni e che, rispetto al reale giro d’affari, pagano canoni di concessione visibilmente inadeguati. Tanto per fare due conti lo scorso anno lo Stato ha incassato 103 milioni di euro dagli imprenditori delle spiagge, che significa, senza tener conto delle reali dimensioni dello stesso, circa 8.000 euro per stabilimento. Inoltre buona parte delle attuali concessioni sono state date senza appalto pubblico e si rinnovano automaticamente alla scadenza. Questo ha creato all’Italia notevoli problemi in merito al rispetto della normativa europea. Tanto che per il 2015 è prevista la scadenza di ogni concessione e una gara pubblica per ridefinire la gestione di tutto il demanio marino.

Il tutto senza tenere conto che si tratta di territori con caratteristiche ambientali particolari, la cui gestione non può tener conto della sola offerta economica, ma dovrebbe essere legata ad un progetto di gestione ispirato a criteri di conservazione e sostenibilità ambientale, nonché di promozione territoriale e di qualità dei servizi. Non dimentichiamo, per dirne una, che la spiaggia, e in particolare la retrostante duna quando ancora esiste, proteggono il mare dall’ingresso nell’entroterra dei venti carichi di salsedine, in grado se in eccesso di compromettere le colture e la vegetazione delle pianure costiere. Così come la lavorazione degli arenili, comunemente eseguita con mezzi meccanici, tende a rovinare le spiagge, favorendone l’erosione. Nel periodo primaverile infatti, negli stabilimenti si eseguono lavorazioni per livellare la spiaggia, tendendo ad allungarla verso il mare, quindi abbassandone il profilo e riducendo la compattezza della sabbia, rendendola di fatto molto più vulnerabile all’erosione. Lavorazioni che andrebbero eseguite manualmente, garantendo la conservazione della vegetazione, la rimozione dei rifiuti e la conservazione della compattezza del sedimento.

Così come lo Stato fino ad ora, attraverso le Regioni, ha svenduto i suoi beni nel campo delle concessioni per l’uso delle cave o delle sorgenti di acque minerali, con entrate che non superano i pochi punti di percentuale rispetto ai profitti degli imprenditori, si rischi di fare un ulteriore regalo, con conseguente danno economico e ambientale.

Uccidere le favole

 Posted by on 24 ottobre 2013  No Responses »
Ott 242013
 

max-papeschi bamby

Tutti siamo stati bambini. Tutti siamo stati sognatori. Tutti abbiamo sognato a bocca aperta ascoltando o vedendo una favola. Qualcuno di noi diventando adulto è rimasto un sognatore, qualcun altro invece ha imbracciato un fucile e ha iniziato ad uccidere chi era a bocca aperta. A Ravenna la Provincia ha deciso di uccidere i daini della Pineta di Classe. Uomini che sparano a Bamby. E così come la scrivo può anche far sorridere, ma pensate alla crudeltà alla quale siamo dinnanzi.

Questa vicenda inizia due anni fa quando arriva sui giornali la soffiata che presso la Pineta verranno abbattuti i daini e che qualcuno ha già l’appuntamento con la macellaia per consegnargli gli animali da poi rivendere ai ristoranti per il periodo natalizio. Essendo una “soffiata” ed essendo oramai esplosa senza alcun iter autorizzativo la cosa si concluse con la sola volontà di fare un monitoraggio per capire se veramente erano troppi per quella zona. Questo non è un particolare da poco, significa che erano già pronti per abbatterli prima di sapere il loro numero, pertanto la motivazione era solo una scusante.

Eccoci ad oggi, si avvicina il Natale e la Provincia “cala dall’alto” l’autorizzazione per fare tutto in regola. Le motivazioni sono le stesse: numero troppo alto di daini che diventano un pericolo per la viabilità causando incidenti stradali ed interruzioni ferroviarie. In realtà, se si visita la Pineta è molto difficile vedere un daino, non ci sono più nemmeno le loro tracce; ed è anche arrivata la smentita del 118 di Ravenna al quale non risultano loro interventi per incidenti causati da daini. E’ probabile che i daini siano già stati uccisi, ma forse in qualche modo nel percorso cacciatore-macellaia-ristorante qualcuno vuole essere più tranquillo e quindi, autorizzato. Essere autorizzati e quindi legali non significa essere moralmente innocenti, anzi, forse si è ancora più sporchi. Il 2 novembre (già la data…) inizia la mattanza nella Pineta di Ravenna, per tre mesi ci daranno dentro. Insomma è la favola riscritta nei giorni moderni, dove ci sono gli animaletti carini da salvare e gli orchi che se li vogliono mangiare. Peccato che questa è la realtà.

Oramai di questa vicenda se ne parla in tutta Italia, dai giornali ai Tg nazionali. C’è chi manda mail (ne sono arrivate centinaia) ai giornali locali e alla Provincia per protestare, chi raccoglie firme e chi si presenterà in Pineta quando inizieranno per mettersi davanti ai daini e fare da scudo umano. Perchè? Beh, perchè se la realtà è la favola che non esiste più, allora non abbiamo più nulla da raccontare, se non l’orrore.
I nostri bambini all’orrore ci arriveranno piano piano, così come ci siamo arrivati noi, ma non possiamo essere complici dell’orco. Allora, orrore per orrore, il 2 novembre forse spareranno a qualcuno che si è messo davanti alla favola per salvarla, non per fare l’eroe, ma perchè è cresciuto rimanendo sognatore, che crede nei diritti di tutti gli esseri viventi e perchè non chiuderà la bocca fino a quando la favola non avrà lieto fine.

Ott 212013
 

Six british soldiers demonstrating putting a gas mask on

ISPRA presenta l’edizione 2013 del Rapporto sulla Qualità dell’ambiente urbano. Secondo i dati raccolti dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, organo tecnico del Ministero dell’Ambiente, la Capitale si scopre essere la più inquinata città d’Italia. Causa principale dell’inquinamento è l’alto numero di autoveicoli, quasi 1 milione e 600 mila, responsabili, insieme ai camini delle caldaie, ai caminetti per il riscaldamento domestico e in piccola parte ai camini delle industrie, delle emissioni di PM10, le polveri sottili, un mix di particelle dannose per la salute umana. Frequente anche il superamento dei valori soglia per l’ozono, per il quale non si rileva alcuna tendenza alla diminuzione delle concentrazioni in aria.

Tante macchine e a quanto pare, secondo dati ACI, contrariamente a quanto succede nel resto d’Italia, a Roma le immatricolazioni sono in aumento. Per fortuna la crisi economica ne tiene una parte ferme nei garage, aumenta il numero di ciclisti, ma non aumentano le piste ciclabile, e tanto meno migliorano i trasporti pubblici.

Crescono inoltre le superfici artificiali e impermeabili, la cementificazione del territorio. Nel complesso dei comuni monitorati è stato cementificato un territorio pari a quasi 220.000 ettari, anche qui con la Capitale in prima fila, responsabile del 16% del totale, con più di 5 ettari di territorio persi ogni giorno.

Il rapporto 2013 dell’ISPRA può essere consultato e scaricato qua.

StopVivisection.eu

 Posted by on 19 ottobre 2013  No Responses »
Ott 192013
 

Grazie a un’iniziativa senza precedenti, i cittadini europei hanno la possibilità di chiedere alla Commissione Europea l’abrogazione della direttiva 2010/63/UE e la presentazione di una nuova direttiva che preveda il definitivo superamento della sperimentazione animale e renda obbligatorio per la ricerca biomedica e tossicologica l’utilizzo di dati specifici per la specie umana in luogo dei dati ottenuti su animali.

Per far sì che questo venga ottenuto, bisogna raggiungere un milione di firme da presentare alla Commissione europea; si può firmare online  o sui moduli cartacei disponibili presso molti negozi (si trovano facilmente nei negozi di articoli per animali, nelle erboristerie, nei supermercati bio eccetera).

Ad oggi sono state raccolte 917.478 firme online; la scadenza è prevista per il 1° novembre 2013. Invitiamo chi non avesse ancora firmato a farlo, ricordando di tenere sottomano un documento i cui estremi andranno registrati: per le firme online la carta d’identità o il passaporto, per quelle sui moduli cartacei la carta d’identità, il passaporto o la patente cartacea, quella “vecchia” rilasciata dalla Prefettura, non quella formato tessera.

So che ci sono persone che ritengono ineluttabile la sperimentazione animale per il progresso della scienza e la scoperta di nuove terapie e medicine; ovviamente questo non è il sito adatto all’apertura di un dibattito sull’argomento, ma invito tutti quelli che non fossero convinti della necessità del superamento della vivisezione ad informarsi a fondo e capire che a chiedere che non vengano più uccisi animali nei laboratori sono sempre più scienziati, medici, biologi, ricercatori di ogni parte del mondo che rilevano il fallimento del modello animale e chiedono con forza il superamento della sperimentazione animale a favore di prove e tecniche che consentano di ottenere risultati più predittivi.

Per iniziare potete cominciare a leggere alcuni articoli proprio sul sito Stop Vivisection.

Per chiarire una volta per tutte lo stupidissimo equivoco – lanciato non a caso dai fautori della sperimentazione animale – che non si tratta di “voler salvare un ratto di fogna e far morire un bambino” (incredibilmente c’è chi insulta l’intelligenza delle persone facendo affermazioni del genere), quanto di voler salvare sempre più persone, molte di più di quante non sia stato possibile fare finora, risparmiando nello stesso tempo la vita a esseri senzienti che hanno, a quanto pare, la sola colpa di non appartenere alla nostra stessa specie animale.

 

Ott 102013
 

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Produrre energia mentre ci alleniamo in palestra? A Bristol è nata la prima palestra autosufficiente, che si alimenta grazie all’energia generata mentre chi la frequenta si dedica agli allenamenti. L’energia permette il funzionamento dei macchinari sportivi e del sistema di illuminazione.

La rivoluzione per le palestre era già iniziata nel 2011, quando la società Green Revolution ha pensato di realizzare una bici da spinning in grado di generare elettricità pedalando. La nuova cyclette era stata subito adottata da numerose palestre negli Stati Uniti. L’espansione del progetto tocca ora la Gran Bretagna.

La Cadbury House Gym di Congresbury, nelle vicinanze di Bristol, ha infatti deciso di acquistare tutti gli attrezzi da palestra necessari per alimentare l’edificio dal punto di vista energetico. L’investimento è risultato pari a 600 mila sterline. Grazie a questa somma, sono stati acquistati 42 nuovi pezzi firmati Artis Technogym, tra cyclette, bici da spinning e ellittiche.

Il risparmio sulla bolletta elettrica sarà garantito. I proprietari della palestra, a quanto sembra, non dovranno più preoccuparsi dei costi di illuminazione. Quando chi frequenta la palestra inizia ad allenarsi su uno degli attrezzi, la produzione di energia si avvia immediatamente. Dopo aver generato la quantità di elettricità per il proprio funzionamento – ad esempio, per l’accensione dei display – l’attrezzo accumula il surplus, che viene impiegato per il resto della palestra.

Ogni attrezzo produce l’energia necessaria per illuminare una lampadina da 100 Watt. Gli sportivi possono collegare uno smarphone agli attrezzi in modo da registrare i progressi degli allenamenti. Un progetto simile ha da poco coinvolto la palestra del Sir George Monoux College di Walthamstow. Gli studenti, allenandosi, possono ricaricare gratis il cellulare e produrre energia per tutta la scuola.

(fonte: greenme.it e thetimes.co.uk)

Set 232013
 

Mentre il mondo guardava alla Costa Concordia e – in seconda battuta – ci si interessava su quando sarebbe stato trasmesso il video di Silvio Berlusconi, in Italia avveniva una seconda operazione. Delicatissima quanto quella della Concordia, ad alto rischio per i potenziali livelli di inquinamento.

Gli operatori delle forze dell’ordine, attrezzati con rilevatori di radiazioni, guanti, tute protettive e maschere antigas hanno lavorato per ore e andranno avanti ancora per diversi giorni. Prima con le escavatrici – che hanno smosso la terra fino a una profondità di quasi dieci metri, con una lentezza certosina – poi con la strumentazione necessaria a capire l’entità della devastazione.

Teatro dell’operazione, via Sondrio, nella cittadina di Casal di Principe, culla della camorra casalese, in un terreno a pochi metri da una ludoteca per bambini evacuata per permettere i rilievi. Qui – secondo le dichiarazioni di un pentito – erano stati sepolti almeno vent’anni fa, decine di fusti di fanghi tossici, scarti di operazioni industriali “smaltiti” dai casalesi per conto di chissà quale impresa. Il tutto a costi bassissimi, di certo inferiori a quelli previsti per lo smaltimento dei rifuti previsto secondo le norme. E gli scarti industriali, si sa, per le aziende da sempre sono costi morti, soldi che escono senza portare frutto. Su questa esigenza per anni i casalesi hanno costruito le loro fortune, avvelenando la loro stessa terra e le persone.
Secondo un recente studio dell’Istituto Pascale, tra Napoli e Caserta la mortalità per tumore è aumentata del 15-20 per cento. In alcuni comuni, come Acerra, ad esempio, l’aumento supera il 30 per cento. Fino a raggiungere picchi del 47%. Il dossier Sentieri sulle aree contaminate, che analizza dal punto di vista epidemiologico i territori più esposti, stima in 9.969 il numero di vittime dell’inquinamento in 7 anni. E sono tumori al sistema respiratorio, leucemie, malattie cardiovascolari.

I rifiuti ritrovati dai tecnici dell’Arpac e dalle forze dell’ordine, erano stati sepolti ad appena cinque metri da una falda acquifera. I fusti in cui erano stati stoccati, invece, secondo quanto è emerso, si sarebbero “sbriciolati“, aggrediti dalle sostanze che contenevano e dalla terra.

A far ritrovare i fusti non sarebbe stato il pentito Carmine Schiavone, come scritto in un primo momento da diversi giornali, ma un altro collaboratore di giustizia. Ma è stato proprio Schiavone, in una clamorosa intervista rilasciata a SkyTg24, ad affermare che «Io certe cose, come i luoghi esatti dove è interrata l’immondizia più pericolosa, le ho dette nel 1997 durante le audizioni in commissione. Sapete cosa mi dissero? Che era impossibile bonificare perché servivano troppi soldi». E il problema, infatti, è sempre lo stesso: bonificare un disastro frutto di un’attività crimnale durata oltre vent’anni, sembra un’opera titanica. Senza contare il rischio che a portare avanti le operazioni di recupero del territorio siano società comunque legate alla camorra.

(fonte: Diritto di Critica)

Lug 122013
 

Electric Station

Il governo olandese ha deciso di potenziare la rete di stazioni di ricarica per auto elettriche entro i prossimi due anni.

Il progetto verrà portato avanti dalla ABB, una società svizzera di energia e automazione e dalla startup olandese FastNed. Nel 2015, quindi, ci saranno nei Paesi Bassi oltre 200 stazioni di ricarica: una ogni 50 km (31 miglia).

The Dutch government plans to roll out a nationwide network of electric vehicle charging stations within the next two years, as part of a push to facilitate more environmentally-friendly transport. ABB, a Switzerland-based power and automation company, announced this week that it is teaming up with Dutch startup Fastned to install EV chargers at more than 200 stations across the Netherlands, with at least one station every 50 kilometers (31 miles). With more than 16 million inhabitants, the Netherlands is, to date, the most populous country to implement a nationwide EV charging network.

(fonte: The Verge)

 

 

 

 

Lug 062013
 

L’ultimo rapporto della WMO – Organizzazione Meteorologica Mondiale conferma una crescita esponenziale del riscaldamento globale (global warming). Questa analisi è ulteriormente supportata dai dati registrati da altre organizzazioni come ad esempio il NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration.

Scorrendo i dati dell’ente intergovernativo americano si apprende che il 44% dei paesi del mondo ha battuto, nel decennio 2001-2010, i record di temperatura massima degli ultimi 50 anni. Nel decennio 1991-2000 la percentuale era quasi la metà: il 24%. Non solo: sempre per la stessa decade, l’11% ha notificato nuovi record di temperatura minima.

L’aumento della temperatura in entrambi gli emisferi ha causato una rapida diminuzione del ghiaccio marino dell’Artico e un’accelerazione della perdita di massa netta del ghiaccio dell’Antartide, della Groenlandia e dei ghiacciai di tutto il mondo. Come risultato di questa fusione diffusa e della dilatazione termica dell’acqua di mare, il livello medio globale degli oceani è aumentato di circa 3 millimetri all’anno. Quasi il doppio del tasso osservato nel ventesimo secolo che è stato di 1,6 millimetri anno.

Giu 172013
 

Ormai l’estate è alle porte, sebbene continui a piovere frequentemente. Anzi la combinazione di acqua e alte temperature, sebbene sotto le medie stagionali, può avere effetti anche peggiori. Si crea infatti un clima caldo umido assolutamente favorevole alla proliferazione delle zanzare. Zanzare che con la comparsa della zanzara tigre, ormai a partire dagli anni novanta, non disturba più solo i nostri sonni, ma è attiva anche di giorno. Questa fastidiosa specie è un effetto della globalizzazione, definita “aliena” dai biologi in quanto arrivata dal sud-est asiatico insieme a merci e mezzi di trasporto, è ormai talmente diffusa anche da noi che si è rinunciato a eliminarla. Per cercare comunque di ridurre la sua presenza, e delle sue sorelle notturne, ogni anno quasi tutti i comuni italiani emanano un’ordinanza di lotta obbligatoria per il loro contenimento.

Mentre gli interventi negli spazi pubblici sono lasciati ai servizi dei comuni, per le aree private è indispensabile la collaborazione dei cittadini. Ma nonostante in queste ordinanza si spieghi abbastanza nel dettaglio, chi più chi meno, come combatterla con metodi semplici, economici e non nocivi per ambiente e salute, sempre più spesso si continua a sbagliare.

Ma andiamo con ordine. L’unico modo sicuro di controllare questi insetti è limitarne la riproduzione. Ora le zanzare depongono le uova in acqua stagnante, queste si schiudono e liberano l’insetto allo stadio di larva. Per evitare quindi che l’insetto venga a riprodursi dalle nostre parti è quindi indispensabile evitare ristagni d’acqua (sottovasi, tombini, contenitori di ogni tipo). Contrariamente a quanto spesso si sente dire non c’è nessun nesso tra la presenza di aree verdi in sé e la presenza delle zanzare (se prive di ristagni d’acqua). In secondo luogo si possono colpire le larve, trattando i luoghi del ristagno con prodotti di facile e sicuro utilizzo. Le larve vengono uccise facilmente e si impedisce così che si sviluppi l’insetto adulto.

Le ordinanze danno il compito per lo più agli amministratori dei condomini, i quali in genere si rivolgono a ditte spesso improvvisate, che eseguono azioni di disinfestazione degli adulti. Ossia spruzzano insetticidi per adulti su tutta l’area in questione. Tradotto significa che utilizzano sostanze altamente tossiche (tanto che per utilizzarle è richiesto uno specifico patentino), in quanto avvelenare l’insetto adulto è più impegnativo, e in grande quantità, in quanto la presenza dell’insetto non è concentrata in un unico focolaio.

Inoltre i principi attivi tossici, che ricoprono tutte le superfici esposte, sono miscelati con sostanze che ne prolungano la permanenza sulle suddette superfici, in pratica ci veniamo a contatto ogni volta che le tocchiamo per almeno 2-3 settimane dall’irrorazione. Queste sostanze inoltre, oltre a essere appunto tossiche per l’uomo, non sono selettive, ossia uccidono ogni tipo di insetto, anche quelli utili, nonché dilavate prima o poi dall’acqua piovana, possono inquinare le falde acquifere o comunque finire a mare.

I costi di questi interventi sono poi piuttosto alti, anche perché per avere comunque qualche effetto devono essere ripetuti più volte durante l’estate.

Eppure ci potremmo pensare da soli. Oltre all’eliminazione di ogni possibile ristagno d’acqua è possibile seguire altri vari consigli facilmente reperibili in rete (vedi ad il sito del Comune di Bologna o della Regione Emilia-Romagna), oppure reperire sul mercato prodotti larvicidi biologici. Prodotti che utilizzano principi attivi tossici solo per il loro obbiettivo specifico, le larve di zanzare, restando innocui per ogni altra forma di vita e non inquinanti per l’ambiente. I principi attivi più utilizzati sono il diflubenzuron (nomi commerciali Device TB, Tab 20 e Diflox) e il Bacillus Thuringiensis (nome commerciale Vectobac DT), che purtroppo non si trovano facilmente nel negozio sotto casa, ma reperibili facilmente su internet o in negozi specializzati. In particolare il Bacillus Thuringiensis è un batterio che una volta ingerito colpisce il tratto digerente della larva, utilizzato in una varietà scoperta dagli israeliani nel 1979, detta appuntoisraelensis, forse sottoprodotto di qualche altra ricerca biologica. Una confezione costa circa 8 € e basta immettere il prodotto nelle eventuali acque stagnanti, per esempio i tombini, eliminando così per almeno 10 giorni tutte le larve. Quindi perché pagare per avvelenarci?

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