
Monitoraggio: una parola strana in Italia ma che presto diventerà tale in tutto l’Occidente.
«Il termine monitoraggio deriva dal latino monitor, derivato di monere, con il significato di ammonire, avvisare, informare, consigliare. […] il significato generale (è) di rilevazione di dati significativi sul contesto interessato.» (cfr. Wikipedia)
Ci sono alcune strutture istituzionali o private che sono interessate ad attuare un monitoraggio del servizio o del prodotto che erogano, altre che sono obbligate dalla legge ad attuarlo. Si può monitorare attentamente, per controllare la bontà del prodotto o l’efficacia del servizio erogato. Si può monitorare la soddisfazione del cliente/consumatore/utente verso il prodotto/servizio fornito. Ci sono monitoraggi effettuati in assoluto silenzio e quelli esibiti all’opinione pubblica come dimostrazione di alacre attività di sorveglianza.
L’esperto che ho consultato per affrontare questo argomento è sceso in particolari molto interessanti che potranno essere sviluppati in seguito. Ma quello che oggi voglio raccontare è la conclusione di fondo che alla fine sono riuscito a cavargli:
«In questi ultimi mesi l’Italia a causa della sua condizione di ventre molle dell’Unione Europea e dei G8 si sta dimostrando il laboratorio di un esperimento che alla fine potrebbe interessare tutto l’Occidente. Grazie all’ignavia della classe politica ed alla collusione dei vertici decisori della pubblica amministrazione asserviti alle manovre dei politici, onde partecipare ai vari banchetti di spartizione, si trascura di attuare monitoraggi efficaci e di migliorare quelli già esistenti. Il gioco è quello di fare monitoraggi apparentemente efficaci ma che in realtà non lo sono e di affossare quelli che invece possono diventarlo. La partita si gioca intorno all’usurpazione dei beni comuni su cui il malato capitalismo occidentale, basato sul libero mercato, punta per drenare i soldi che ancora ha lasciato in circolazione.
Per tutto vale un esempio: se l’acqua vettoriata negli acquedotti smette di avere una qualità salubre, se le reti idriche diventano un colabrodo, ne approfitteranno le multinazionali che potranno vendere anche qui i taniconi da 19 litri di acqua depurata a 2 euro l’uno come fanno in Turchia o nel Sud Est Asiatico o in America Latina. In Italia la tariffa dell’acqua è attualmente, e dopo svariati aumenti, di circa 1,175 euro. In un metro cubo sono contenuti ben 52,6 taniconi da 19 litri. Il guadagno a cui aspirano le multinazionali e chi le sostiene è presto intuibile: quello che oggi, alle brutte ci costa un euro e qualcosa, lasciando deteriorare il bene comune, potrebbe fruttare nelle loro tasche 105,3 euro. Tra il 2003 ed il 2008 è stato approntato un sistema di monitoraggio della risorsa idrica nel Sud Italia, presto abbandonato e caduto nel disinteresse generale.
Abbiamo visto come nessuno è immune dalle crisi nel mondo globalizzato: questa sembra essere la “versione beta” della trasformazione dell’Europa. Qui si sfrutterà l’ignavia del potere, il servilismo dei boiardi di stato e l’attitudine allo spreco sfrenato delle Regioni. Magari altrove in Europa il grimaldello, l’anello debole sarà un altro, ma l’obiettivo sembrerebbe individuato.
Tocca alle persone, lottare per difendere quello che ancora è di tutti».

